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    Thumbs up A Sassuolo Tramonta Il Buonismo Cattocomunista

    Nella roccaforte rossa sono tutti con la Lega: un successo la raccolta di firme a favore dei carabinieri
    A SASSUOLO TRAMONTA IL BUONISMO CATTOCOMUNISTA


    SIMONE GIRARDIN
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    I leghisti di Sassuolo, nel Modenese, guardano i fogli pieni di firme e sorridono: «C’è stata un’affluenza mai vista. Siamo molto soddisfatti». A parlare sono i numeri: oltre 2 mila persone, tra sabato e domenica, hanno fatto tappa sotto il gazebo del Carroccio per scrivere nero su bianco la propria solidarietà e gratitudine alle forze dell’ordine. Due domeniche fa, nel quartiere ghetto di Braida, due carabinieri erano stati... ...accusati di aver usato un’eccessiva energia durante l’arresto di un marocchino ubriaco e senza permesso di soggiorno. Il blitz era stato filmato da un telefonino. Le immagini (in onda solo l’ultimo minuto) avevano poi fatto il giro di tutti i media nazionali. Tanto che i due agenti dell’Arma sono stati trasferiti in tutta fretta fuori città. Ma la difesa dei sassolesi per il comportamento delle forze dell’ordine non si è fatta attendere. Come dimostra la raccolta firme organizzata dalla Lega Nord. Nella due giorni di lavoro in quella che da molti viene definita la “roccaforte rossa”, il banchetto dei militanti leghisti è stato letteralmente preso d’assalto da centinaia di cittadini che hanno voluto dare il proprio sostegno all’impegno quotidiano di carabinieri e poliziotti nella lotta alla criminalità.
    «La gente ha capito la bontà della nostra iniziativa - ci dice il segretario cittadino del Carroccio, il combattivo Gianfranco Renani -. Sono anni che la Lega si batte da sola contro l’imbarbarimento di questa città causato dagli extracomunitari». Adesso «i sassolesi sono esausti - continua Renani -. Stanchi di aver paura di uscire alla sera per colpa della violenza dei clandestini». Domenica nella piazza del centro città, davanti a quelli leghisti, c’erano anche gli stand dell’Unione: ma erano deserti. Addirittura i dirigenti locali del centrosinistra si sono visti molte volte restituire il volantino in cui, tra l’altro, si condannava il gesto dei due carabinieri. Un segnale - come ha ricordato l’eurodeputato Mario Borghezio durante il suo intervento in piazza sabato pomeriggio - che «anche il popolo di sinistra è stanco». “Ian fat bein, hanno fatto bene”, era il sentimento dominante in città nei confronti dell’azione delle forze dell’ordine.
    Da qualche giorno a questa parte, nei palazzoni di via Braida e via Circonvallazione regna un silenzio irreale. Marocchini e albanesi sembrano essere spariti. «Ma sarà così ancora per poco. Aspettano che le acque si calmino. Poi torneranno a spacciare e rubare», è la denuncia di uno degli abitanti del quartiere. La maggior parte dei clandestini starebbe cercando un’altra sistemazione in periferia. Intanto i pusher continuano a lavorare all’interno dei phone center sparsi per Sassuolo. Luoghi - fanno notare alcuni cittadini - non a norma e senza servizi igienici. Tanto che molti extracomunitari si ritrovano a fare i propri bisogni nei giardini dei condomini circostanti. Un problema più volte denunciato a cui l’amministrazione comunale di centrosinistra no ha mai dato alcuna risposta adeguata.
    Eppure qualcosa sembra muoversi. In questi ultimi giorni le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli. Ma la preoccupazione dei sassolesi è che tra qualche mese tutto tornerà come prima. Anche per questo il consiglio comunale, su proposta del consigliere leghista Tiziana Risola, ha votato un ordine del giorno con cui si richiede un rafforzamento della presenza di carabinieri e poliziotti in città. Tutti favorevoli tranne Rifondazione Comunista e una parte di Forza Italia.
    E sabato e domenica prossima si replica. La Lega Nord infatti sarà nuovamente in piazza per raccogliere le firme a sostegno delle forze dell’ordine. Fogli che saranno poi spediti direttamente all’attenzione del ministro degli Interni Giuseppe Pisanu. Nella speranza che almeno a Roma qualcuno prenda delle iniziative «perchè se aspettiamo il sindaco è meglio andare via dalla città», chiosa un pensionato.
    In molti, anche dal vicino commissariato di polizia, parlano di via Adda e via Circonvallazione come di una polveriera pronta a esplodere. Spaccio, furti e prostituzione sono all’ordine del giorno. Otto mesi fa, durante un blitz delle forze dell’ordine, due dei 150 appartamenti del palazzone islamico, un tempo di proprietà della Cisl, sono stati murati. Al loro interno i clandestini spacciavano di tutto. Quando i carabinieri sono tornati per sgombrare i locali, ad aspettarli non c’erano solo decine di islamici armati di spranghe e bottiglie rotte, ma anche un gruppo di no global che al grido “poliziotti in galera” hanno cercato di impedirne l’arrivo. Là, in quelle strade di periferia dove comandano gli immigrati, ogni 11 settembre si scende ancora in piazza per festeggiare l’attacco alle Torri gemelle...


    [Data pubblicazione: 07/03/2006]

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  2. #2
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    ancora proteste in toscana
    A Colle Val d’Elsa tutti i cittadini contro la moschea
    La sinistra che prima ha sostenuto il referendum e ora lo dichiara inammissibile rischia di essere travolta

    Tommaso Massei
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    Colle Val d’Elsa - L’hanno rinominata “Colle Val d’Islam” e adesso anche a sinistra scricchiola il consenso e cresce l’insofferenza per quella discussa e discutibile moschea che il Comune, con i soldi del Monte dei Paschi di Siena, intende costruire all’interno di un parco pubblico di Colle Val d’Elsa.
    Un comitato civico locale e la lista “Insieme per Colle”, collocati politicamente a sinistra, hanno, infatti, presentato una richiesta per indire un referendum e tanto è bastato al vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam, per rilanciare in chiave nazionale la notizia, parlando di «caso emblematico dell’insofferenza profonda nei confronti della temuta prospettiva di uno stravolgimento identitario, di una involuzione culturale e di un degrado sociale da parte di una cittadinanza cresciuta con il mito del multiculturalismo e della solidarietà terzomondista».
    «Come al solito, con l'approssimarsi delle elezioni, la Lista Civica e il Comitato per l’Abbadia cercano di mischiare le carte nel tentativo di mettere il bastone fra le ruote alla Lega Nord - ha subito però precisato il rappresentante comunale Leonardo Butini - Ma ai colligiani è ormai chiara la differenza fra chi, come noi del Carroccio, ha portato avanti da sempre una battaglia con coerenza ed impegno, e chi si è limitato a strumentalizzare la vicenda-moschea a soli fini elettorali». «I consiglieri della Lista Civica e il Presidente del Comitato per l’Abbadia - precisa ancora Butini - mai hanno affermato di essere contrari alla moschea: si sono detti sempre e soltanto contrari alla costruzione nel Parco di San Lazzaro, ma favorevoli alla costruzione in un’altra zona, quando da anni il Comune afferma che solo alla Badia c’è la possibilità di costruire un’opera del genere e senza comunque individuare e proporre una locazione alternativa. Insomma, tanto fumo e niente arrosto: non è certo affidandosi a certi personaggi che è possibile risolvere una questione tanto delicata».
    A tale proposito nell’articolo a firma di Allam, si parla di una petizione popolare del 2004 contro la costruzione della moschea, ma non si fa mensione di quella della Lega Nord Toscana e dell’annessa richiesta di referendum presentata nell’estate 2005. «In realtà - precisa ancora Butini - mentre nella nostra si esprimeva un secco no all’opera, quella del comitato civico prevedeva, al solito, solo che la moschea venisse costruita altrove».
    Si tratterà del primo referendum contro una moschea, come ha scritto il vicedirettore del Corriere? Quasi certamente no, perché i cittadini non saranno mai chiamati ad esprime il loro parere sull’opportunità di costruire la moschea, poiché nell’ottobre del 2005 il Consiglio Comunale aveva già alzato un muro su ogni ipotesi referendaria, rigettando la domanda della Lega Nord Toscana presentò l’agosto precedente. «Il quesito referendario viene dichiarato inammissibile perché chiede la revoca di un atto che ha esaurito i propri effetti, e che è ormai irrevocabile», sentenziò la maggioranza di centro-sinistra in riferimento ad un’analoga richiesta referendaria. E ancora: «Non ammettere per referendum la realizzazione del nuovo centro culturale islamico all’interno del complessivo progetto di riqualificazione del parco di San Lazzaro - continuava il consiglio - equivale ad introdurre nel sistema giuridico-amministrativo limitazioni al libero esercizio del diritto di culto e dei diritti connessi a questo. (...) La richiesta di destinare l’area relativa al parco di San Lazzaro ad altre destinazioni appare illegittima per contrasto con lo strumento urbanistico vigente». In quell’occasione Leonardo Fiore, oggi promotore della nuova richiesta di referendum affermò: «La Lista civica non è contraria alla realizzazione del centro culturale islamico, ma si oppone alla sua localizzazione nel parco di San Lazzaro». Le speranze di Magdi Allam di veder stoppata la costruzione della moschea con il voto popolare, stanti i precedenti, saranno quindi disilluse subito dopo le elezioni politiche. Di vero c’è però quanto scritto in riferimento ai cospicui finanziamenti pubblici diretti e indiretti, del contributo di quasi 700 milioni di lire della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e l’opposizione da parte di Yassin Belkassem, vicepresidente della
    Federazione delle Associazioni della comunità marocchina in Italia, che disconosce la rappresentatività della sedicente «Comunità dei musulmani di Siena e Provincia».


    [Data pubblicazione: 07/03/2006]

  3. #3
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    Stanno colonizzando l’Italia, solo la Lega ha la forza di opporsi»
    CASO ENEL-SUEZ - Intervista a Massimo Pini, storico commis d’État (già Rai e Iri): che paradosso, è il Carroccio a tutelare l’interesse nazionale

    CARLO PASSERA
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    «È in atto da tempo una “colonizzazione” economica del nostro Paese, operata grazie ad oligarchie nazionali “collaborazioniste” e interessate solo al proprio vantaggio. L’unica forza politica che si oppone a questo disegno è la Lega; proprio il Carroccio difende l’interesse del cittadino e, paradossalmente, anche quello nazionale». Massimo Pini ci perdonerà questo riassunto brutale, ma sincero, del suo pensiero. Tra le menti più brillanti del nostro Paese, ci riceve nella sua abitazione milanese con la consueta cordialità. Scrittore, economista, già consigliere di amministrazione di Iri e Rai, consulente («dissidente») del primo governo guidato da Giuliano Amato, è oggi membro del cda di grandi imprese assicurative; ha vissuto in prima persona - criticandola - la stagione delle privatizzazioni, o delle svendite, all’inizio degli anni Novanta. Ora vive con preoccupazione la seconda fase dello “shopping” straniero in Italia.
    «Sono questioni che si trascinano da vent’anni. Andavano affrontate allora. Invece la classe dirigente del nostro Paese sembrò voler ignorare la novità rappresentata dall’Europa e dalle sue regole; quando si parlò di trasformare le partecipazioni statali in spa, che non avrebbero più potuto ricevere aiuti di Stato - siamo nel 1992 - l’allora ministro dell’Industria, Giuseppe Guarino, ebbe l’idea delle super-holding, blocchi italiani a metà tra finanza e industria, competitivi sul mercato internazionale. Esito: Guarino venne cacciato dal governo, solo ora Tremonti sta riprendendo il suo progetto».
    Intanto però buona parte dell’industria italiana è finita in mani straniere, mentre interi comparti produttivi sono stati spazzati via…
    «L’industria di un Paese può anche essere a proprietà estera, ma lo deve decidere il Paese stesso. Prendiamo l’Inghilterra: quando ha avviato il programma di privatizzazioni, non si è curata se marchi industriali prestigiosi, come Rolls Royce o Bentley, finissero in mano tedesca. Ma quello è uno Stato che vive sulla finanza (i famosi british invisibles) e ha mantenuto il controllo su altri aspetti del sistema economico. Oggi in Italia assistiamo invece alla sparizione proprio della proprietà delle banche…».
    …in un Paese con un’elevata propensione al risparmio.
    «Esatto, l’Italia è una preda ghiotta. I capitali risparmiati dalla casalinga di Voghera sono in mano straniera, usati per finanziare operazioni in giro per il mondo. Soldi che se ne vanno».
    Senza contare che al comparto bancario appartiene gran parte del sistema economico.
    «C’è anche questo aspetto. Il capitale straniero nelle nostre banche ha superato quello delle fondazioni... Siamo alle prese con una situazione preoccupante, anche perché si nota una totale assenza di strategia. Non si cura la malattia, ci si agita solo quando il malato ha una crisi. Così lo si porta alla tomba».
    È quanto sta accadendo in questi giorni?
    «Tutti strillano, sento certi ministri: “Io l’avevo detto” o “Io ho cambiato idea”. Anche qualche amico della Lega. Ma una classe dirigente - politica e imprenditoriale - deve essere in grado di prevedere i fatti. Leggo sul Corriere Francesco Giavazzi: sarebbe lui l’ideologo di questa Italia? Poveri noi!».
    Lei intravede una “regia” dietro questo processo di re-distribuzione dei poteri e spossessamento dei nostri capitali?
    «A parlar di complotti ci si attira le critiche di Sergio Romano o Ernesto Galli della Loggia. Ma rimane un fatto, e vedo con piacere che la Lega Nord ci riflette: le nazioni esistono ancora, anche nella globalizzazione. Alcune sono più attrezzate, altre meno, e l’Italia fa parte di queste ultime. Eravamo la quarta potenza, siamo retrocessi».
    Tale arretramento è la conseguenza della debolezza del nostro sistema economico, povero di capitali e con una piccola e media impresa oggi in difficoltà? O c’è la complicità di una classe politica debole, che ci consegna ai grandi interessi internazionali?
    «La pmi è stata fattore di lavoro e sviluppo di tutto il Paese. Ricordiamoci che l’economia è un modo per far star bene la gente: se tutto diventa grande aggregazione e finanza, come si mantiene in vita il popolo dei consumatori? Le pmi sono servite per sostenere lo sviluppo, hanno avuto un ruolo sociale».
    Ricordo Bill Clinton, al G7 di Detroit del 1994. Additava la “Padania produttiva” delle pmi come modello fecondo di sviluppo economico possibile per l’intero pianeta.
    «Proprio così. Poi cos’è successo? I proventi di quel boom non sono finiti in Borsa, favorendo un ulteriore sviluppo. Le pmi sono rimaste a proprietà familiare. Ma di chi è la colpa? Del risparmiatore o dei capitalisti?».
    Non c’è una responsabilità anche della politica, debole, distratta, attaccata dalla magistratura? Avrebbe forse dovuto accompagnare il processo che lei auspica…
    «La politica poteva fare poco perché in quel momento - siamo all’inizio degli anni Novanta - alcune forze economiche si erano illuse di guidare essere stesse la svolta italiana. I partiti non erano più efficienti, non lo sono più stati, non hanno mai più avuto un progetto d’insieme. L’ultima idea forte (di Fiat ed Enrico Cuccia) è stata quella di impadronirsi dei monopoli statali, di rilanciarli: ma è stato un tentativo abortito, si è passati dal monopolio pubblico a quello privato. Il nostro Paese sconta sempre una carenza di capitali. O meglio, ci sono: ma mancano le persone che li attirino per collocarli sapientemente nel sistema produttivo. Ora poi, attraverso le banche, finiscono addirittura al di là dei confini. Siamo come nel Seicento: ogni signorotto organizza un sistema di alleanze con l’estero, per cercare di sottomettere il signorotto concorrente».
    Con la conseguenza che il Paese finisce in mani straniere.
    «Infatti. Franza o Spagna purché se magna. Leggiamo la lista delle società italiane che i francesi si sono accaparrati. A parte le banche, ci sono le società della grande distribuzione. Noi mangiamo sempre più quello che loro decidono di mandare sugli scaffali. Fate un’analisi dei prodotti venduti in supermercati ormai basati su capitali stranieri (salvo forse la sola Esselunga di Bernardo Caprotti, ma fino a quando?): sono in gran parte importati, a danno dei nostri».
    Ci resta la moda.
    «Che non è un comparto importante. I settori strategici sono: banche, assicurazioni, grande distribuzione, logistica, al limite un po’ di industria automobilistica. E il turismo».
    Che invece è in crisi, l’Italia scivola nella graduatoria tra le destinazioni turistiche.
    «È gravissimo. Stiamo perdendo tutte le prospettive».
    Lei ha citato alcuni settori strategici: sono tutti in crisi. Cosa fare per reagire? Creare nuove grandi aggregazioni tra i pochi “gioielli” rimastici, si parla ad esempio del progetto di Nanni Bazoli per unire Banca Intesa, Mediobanca e Generali?
    «Il problema non è quello di fare le concentrazioni, serve la volontà politica di mettersi al servizio dell’interesse nazionale».
    Cosa vuol dire?
    «Che un popolo deve essere tutelato dalle sue classe dirigenti. Una volta che si comprende come vada perseguito l’interesse nazionale, il come (attraverso concentrazioni o altro) viene di conseguenza».
    Lei dice: da anni, nessuno tutela l’interesse nazionale.
    «L’unico movimento che ci prova è la Lega Nord».
    È paradossale, per un partito accusato di volere il male dell’Italia…
    «È paradossale, ma è così. Ritengo e auspico che con questa posizione responsabile il Carroccio si candidi a diventare partito nazionale. A onor del vero, la Lega ha sempre avuto una visione di lungo periodo, una strategia magari un po’ incongrua con l’immagine populista-locale. Ha le carte in regola e il buon senso, anche perché queste questioni non sono complicate».
    Perché gli altri partiti non hanno perseguito l’interesse comune, come accade in Paesi meno deboli del nostro?
    «In passato, io credo per incapacità e ignoranza. Non hanno capito cosa stesse succedendo. Ricordo una frase di Beniamino Andreatta, nel periodo di Maastricht: “Finalmente l’Italia vedrà aprirsi le verdi vallate d’Europa”. Ma le vallate non erano affatto verdi! E Andreatta era considerato uno dei più intelligenti!».
    Nessuno ha capito?
    «Solo Guido Carli. Odiava la classe politica e i capitalisti italiani, così mentre ci spingeva nell’ambito europeo profetizzava: “L’Ue li metterà in riga”».
    Il problema è che “in riga” è finito tutto il popolo italiano...
    «Carli era uomo dell’élite, non si preoccupava del popolo. Gianni De Michelis gli correva dietro per ignoranza, infine Romano Prodi ha completato il lavoro».
    Appunto, Prodi. Ha avuto ruoli sempre importanti nel confronto Italia-Europa. Quale il giudizio?
    «Prodi è un democristiano, un leader di mediazione. Non è mussoliniano: “Se avanzo, seguitemi”. Lui dice: “Avanzate e io (forse) vi seguirò”. Poveraccio: ha fatto quel che ha potuto, ma non è un uomo di visione strategica. Lo è molto di più Silvio Berlusconi: solo che si è fatto sfuggire il lato populista del suo ruolo, pur avendo un alleato come Umberto Bossi che glielo ricordava. Non ha capito che il suo successo era dovuto proprio a quell’Italia mite e lavoratrice sempre tenuta in grande considerazione dalla Prima Repubblica. Il Cavaliere invece a un certo punto l’ha snobbata. Solo ora sta cercando di recuperare».
    È forse dovuto scendere a patti coi “poteri forti”?
    «Dopo la vittoria del 2001 aveva una maggioranza con la quale poteva fare ciò che voleva».
    Esistono oggi in Italia reali poteri forti?
    «Credo di no. Ci sono oligarchie collegate ai poteri europei o internazionali. Come nella Penisola del Cinquecento e Seicento, i prìncipi locali sono forti solo perché alleati di volta in volta con Carlo V o Francesco I. Il tutto, a vantaggio di questi ultimi».
    Quasi un ruolo da “collaborazionisti”…
    «Non ci siamo lontani. Sa come Karl Marx chiamava questo tipo di borghesia? I compradores. È la borghesia delle colonie».
    Il quadro, infatti, è quello di un’Italia colonizzata.
    «È così».
    Scommetterebbe su questo Paese?
    «Lo vedo molto male. Come si fa a vivere in un Paese che dipende completamente da centrali decisionali esterne?».
    Eppure c’è chi continua a essere alfiere di questa impostazione.
    «Per ragioni di piccolo potere. La paura di certi ambienti è che torni una forma di dirigismo della politica. Hanno capito che, attraverso alcuni giornali e il legame con certa parte della magistratura, si può dominare la vita italiana. È un progetto preciso, ma faccio fatica pensare che poi tutto sia collegato. Diciamo così: c’è chi in Italia pensa di avere in mano la chiave per intervenire in qualsiasi situazione. Coloro che dall’estero mirano a mangiarsi il Paese appoggiano questi ambienti».
    …in quanto funzionali alla loro strategia.
    «Esatto. Invece l’oligarchia italiana si muove sempre in chiave tattica, mai strategica».
    Sono questi i piccoli-grandi poteri dell’Italia?
    «Sì, questa commistione mass media-magistratura, con pesanti interessi economici».
    Maroni ha parlato di un’Europa che non c’è.
    «Ormai è solo un’area di moneta comune aggredita dagli imperialismi, quello Usa e quello cinese. Le verdi vallate del povero Andreatta si sono dissolte».
    Insomma: l’Italia è l’anello debolissimo di una catena europea fragile già di suo.
    «Siamo il peggio del peggio. Almeno la Francia difende la propria grandeur, la Germania si espande ed egemonizza l’Est, la sua Grossdeutschaland. La Spagna è dinamica…».
    Ecco, la Spagna: ci supera di slancio. Ho un’impressione: che sia favorita anche da una forte dinamicità sociale. Gli italiani mi sembrano stanchi, fermi, apatici.
    «Non sono gli italiani a essere stanchi, è la nostra élite. L’oligarchia è ferma, viziata e soddisfatta, ha case, denaro, amanti: gli stranieri la cooptano nei propri progetti, poiché è in vendita e non ha a cuore il Paese. Vogliamo dirla tutta? In Italia vi è stata una colossale rapina, in cui pochi si sono arricchiti».
    La rapina presuppone certamente il dolo…
    «Non c’è rapina colposa».
    Non c’è più speranza?
    «Sa cosa dovrebbe succedere? Le elezioni dovrebbero premiare quelle forze che sono più critiche nei confronti della tecno-burocrazia, della struttura europea, dell’oligarchia nazionale. Rendendole in grado di condizionare la maggioranza vincente».
    Ossia?
    «Rc e Lega Nord».
    Mi sorprende che lei parteggi per Bossi e Bertinotti.
    «Nei momenti difficili, servono minoranze coraggiose, che colpiscano il sistema di potere. In fondo, cos’eravamo noi craxiani all’inizio, nel 1976? Una piccola minoranza. Eppure siamo stati il motore della ripresa dell’Italia».
    In seguito c’è stata però molta degenerazione…
    «Certo, il potere contagia. È difficile mantenere la “carica” degli inizi. Ma la Lega è ancora lontana da questa fase. Potete farcela, faccio il tifo per voi».
    [email protected]
    --------------------------------------------------------------------------------


    [Data pubblicazione: 07/03/2006]

  4. #4
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    Riprende in piena campagna elettorale l'attività della Sezione di Alfonsine (RA) della "Lega Nord Romagna". Infatti, venerdì prossimo, 10 marzo, alle ore 21, presso la "Casa In Comune" di Piazza Monti 1 (vicino alla sede della Polizia Municipale), si terrà un incontro pubblico sul tema "Autonomismo e identità: le nuove frontiere della politica". Interverranno Alessandro Ortenzi, collaboratore de "la Padania" e de "Il Foglio", e Silvano Lorenzoni, scrittore e saggista. La novità più importante di questo "nuovo corso" consiste nella precisa volontà di rinnovare ed affrontare in maniera autenticamente anticonformista le principali tematiche politico-culturali legate al Movimento bossiano, attraverso la promozione di una serie di conferenze sintetizzate dall'ambiziosa formula "Progetto Teodorico", ovvero ispirate ad un "nordismo europeista" capace di rilanciare il "principio di autodeterminazione dei Popoli" ed una forte tensione identitaria padana ed europea. Insomma, una sorta di "osservatorio tradizionalista" lontano dalla logica neocon degli "esportatori di democrazia" ma vicino alle radici profonde della nostra millenaria civiltà.
    Si partirà in questa serata, quindi, con i temi forti del "Carroccio": si valuteranno le ragioni storiche e culturali dell'autonomismo romagnolista (con uno sguardo anche alle rivendicazioni indipendentiste del Sud, alla luce dell'accordo tra la Lega Nord ed il "Movimento per l'Autonomia" di Raffaele Lombardo) e si cercherà di approfondire il problema immigrazione, analizzando gli sviluppi esiziali dell'internazionalismo di stampo marxista e dell'apertura indiscriminata delle frontiere.

    Al termine dell'incontro (verso le 23 circa) si terrà una cena conviviale presso un ristorante della zona (prezzo indicativo: 15 euro).

    Ricordo inoltre che nell'occasione partirà anche il "Tesseramento 2006".

    Tutti gli interessati sono invitati a partecipare!

    Saluti Padani!

    Federico Pattuelli
    Capogruppo in Consiglio Comunale de "La Casa delle Libertà per Alfonsine"
    e militante della "Lega Nord Romagna"
    cell. 339 4599717


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