di Nancy Barolo per Novopress Italia

La festa della donna nei miei ricordi risale agli anni delle elementari, anni in cui, nella mia scuola cattolica, ci facevano preparare il famoso lavoretto per la festa della mamma e del papà… In effetti per me la festa della donna è sempre stata quella della mamma.
Col passare degli anni, già alle scuole medie ed in maniera più politicizzata al liceo, le professoresse spiegarono a me ed ai miei compagni di classe che la Festa della Donna è il simbolo dell’emancipazione femminile, ma anche la memoria di un giorno doloroso.

In questo giorno del 1908 (ma le date cambiano a seconda delle parti politiche, dei sindacati, delle associazioni femminili e via speculando, come anche la storia, il luogo, i fatti, elementi incerti, cangianti e quasi mitizzati nell’isteria femminista dell’era moderna) ed a seguito di una serie di giornate di protesta e scioperi organizzate da un gruppo di operaie di New York, oppure di Chicago a seconda della vostra fonte (!), il padrone della fabbrica tessile blocca le donne all’interno dell’officina, in cui disgraziatamente divampa un incendio che ferirà mortalmente 129 lavoratrici.

Nei miei ricordi - forse per colpa di qualche professoressa ignorante o in malafede - questo orribile incidente avviene in Italia, durante il ventennio, in una fabbrica tessile… il racconto è probabilmente frutto di una mistificazione antifascista in una scuola “storicamente” rossa. Ad ogni modo, non sono riuscita a trovare una fonte in altre lingue che parli dell’episodio, quando mi aspettavo, come minimo, di trovarne tracce in inglese, visto che il piccolo capitalista assassino era di New York o di Chicago.

La prima giornata mondiale delle donne ha luogo un anno dopo il 1908, con la Dichiarazione del Partito Socialista Americano, ma altre fonti riportano come primo anno il 1911.
O almeno, così riporta il sito http://www.internationalwomensday.com, che, magari è una mia impressione, sembra essere quello “ufficiale” della celebrazione.

Il mio articolo non voleva assolutamente vertere su queste squallide imprecisioni, mancanze ed inesattezze; quel giorno lontano delle operaie sono morte, quasi sicuramente a New York, quasi sicuramente nel numero di 129, quasi sicuramente a seguito di uno sciopero, ma sarebbe bello poter riportare la storia esatta. Perchè quando si parla di ribelli e martiri, c’è sempre del sangue caldo che scorre.

Allora la domanda è: come ha fatto la celebrazione in ricordo della morte di 129 giovani lavoratrici a diventare la serata di pizza con le amiche e successivo spettacolino grottesco di uomini troppo depilati per essere tali? E perchè così tante inesattezze e confusioni su di una storia che ha come protagoniste le vittime del liberismo/capitalismo e non è nemmeno troppo remota per aver subito le modificazioni del tempo?

La mia personale riflessione di fronte a tutto questo, come donna, è immaginare un mondo finalmente libero dal “Marchio Registrato - Festa della Donna” ed un’attitudine - da parte nostra - più rispettosa verso tutte quelle povere vittime costrette a rischiare la vita per un bieco ed altrui interesse monetario.
Per quanto riguarda, invece, spogliarelli e drag queen tempestati di mimose, vorrei solamente sottolineare quanto sia blasfema l’idea di riscattarsi in una pseudo eguaglianza tra uomo e donna, cadendo negli stessi vizi scollacciati, nelle stesse perversioni drogate, nello stesso horror vacui in cui sono da quel dì affogati i nostri “fratellini”.

Ultima Provocazione:

Nell’abiezione di una catena di montaggio,
tra il non-senso di fotocopiatrici e scrivanie,
un solo coro: liberiamoci dal lavoro!