
Originariamente Scritto da
Italianhawk83
Berlusconi ha appena finito di parlare davanti al Congresso americano. L’antipolitica del premier mi piace poco, gli amici conservatori lo sanno bene. Ma ieri il presidente si è superato. Il suo discorso è stato alto e profondamente politico. Dalla prima all’ultima riga.
Il passaggio più vibrante è stato quello sull’unicità dell’Occidente. Che è inscindibile e va dalla California a Gerusalemme. Subito hanno caricato a corda Prodi che, dopo un fiato e un sospiro, è riuscito ad emettere un bisbiglio tonante: “Berlusconi è antieuropeista”. Sono proprio contento: il premier è antieuropeista come me.
Sì, io che pratico l’anticonformismo militante sono contro questa Europa, che è talmente viscida e posticcia che sono contrario a tutte le europe possibili. Perché non potrebbero essere diverse da “questa”, visto che l’Europa non c’è stata e – proprio per questo – mai ci sarà. L’hanno disegnata a tavolino, castrando le differenze tra gli Stati membri. Cercando di cancellare i legittimi interessi nazionali, che sempre saranno italiani, francesi, tedeschi, e mai “comunitari”.
Ma non c’è spazio per chi è contro questa costruzione solo monetaria. Si viene trattati come paria del pensiero. Come “scettici” che ancora non si convincono della “grande opportunità”, ma che forse domani se ne faranno una ragione. Basta solo che superino la loro “grettezza”, la loro “chiusura”. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Chi non si adegua all’europeismo trionfante non merita legittimità politica. E’ fuori dall’”arco costituzionale”, è stretto nell’angolo della vergogna.
Siamo stati obbligati a togliere il tricolore dai pennoni per metterci il blu stellato di una cosa che non c’è. Ci lavano il cervello a colpi di Schumann e Jean Monnet. Esaltano il “grande sogno” continentale, accusando di ogni nefandezza i grandi movimenti nazionalisti. Che becera disonestà. Il nazionalismo, per lorsignori, è solo “ultra”. Non poteva che partorire Hitler e i suoi cugini fascisti. Ridiamoci su un’altra volta.
Nazionalismo, una parola che non deve scusarsi di niente. Non è affatto sinonimo di fanatismo e non porta meccanicamente a far dormire la ragione.
Ma per fortuna il pensiero non è solo “debole”, ma può essere anche “forte” e radicalmente “anticonformista”. Sono in troppi, però, a dare patenti di legittimità sempre e soltanto a una parte.
Non voglio morire europeista perché, vivaddio, ci sono anche i nazionalisti. E io sono con loro. Così come, su un altro piano, mi schiero dalla parte dei monarchici (borbonici, ben inteso) e non dei filorepubblicani, perché deve essere riconosciuto il diritto di poter tifare per il re e non solo per il presidente.
E ho pure il diritto di pensare che la costruzione europea debba essere seppellita. Se mi oppongo all’Europa con un referendum, e quel no va a vincere sul sì, devo pretendere di non essere insultato da quelli che in questi casi parlano puntualmente di “incidenti di percorso” o di “pause di riflessione”. Se siamo in “democrazia” e se c’è la possibilità che l’unione europea trionfi, ci deve essere pure quella che i cristalli di Bruxelles si rompano per sempre. Se un no si afferma, quel no deve essere rispettato fino in fondo, senza stare a ripetere il voto finché il sì non vince. C’è un limite all’indecenza di essere considerati rozzi e incapaci di intendere.
Non abbiamo bisogno della bandiera blu con le stelle. Di vessilli ce ne servono solo quattro. Quelli delle nostre Patrie, quello degli Stati Uniti, di Israele e della Nato. Per ricordarci che l’Europa è solo un’illusione perché esiste soltanto l’Occidente, da San Francisco a Tel Aviv, unito e armato sotto le insegne dell’alleanza atlantica.
Grazie Silvio, lo hai sottolineato con il pennarello blu. Quello dei pensieri forti.
Italianhawk