OMNIA SUNT COMMUNIA
IRAQ LIBERO – COMITATI PER LA RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO
Bollettino del 9 marzo 2006
Questo bollettino contiene:
1. CHI RAPPRESENTA CHI – Il Movimento contro la guerra e le manovre del centrosinistra
2. TUTTI A ROMA IL 18 MARZO CON LA RESISTENZA IRACHENA – l’appello di Iraq Libero
3. RITIRI ED ELEZIONI – La corsa a chi è più servo
4. “NOI CONTROLLAVAMO OGNI PASSO DI CALIPARI” – Nuove smentite alla tesi dello “sfortunato incidente”
5. TORTURE 1 – Il rapporto di Amnesty International
6. TORTURE 2 – Stupri ad Abu Ghraib
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CHI RAPPRESENTA CHI
Il movimento contro la guerra e le manovre del centrosinistra

Il movimento contro la guerra, che in Italia ha avuto negli anni scorsi un notevole seguito di massa, è oggi ad un passaggio decisivo. Da tempo i mestatori del “politically correct” di movimento, per lo più funzionari pagati dall’indotto del centrosinistra, si stanno adoperando per svuotarlo di contenuti, per impedire che si realizzi la naturale saldatura con la lotta di Resistenza dei popoli oppressi.
E’ naturale che, avvicinandosi la scadenza elettorale in cui si misureranno fatturato ed utili dei loro committenti, questi personaggi siano assillati dall’esigenza di non sfigurare davanti al loro principale.
Il pompieraggio è la loro specialità. Ma non sempre può bastare: ecco allora la provocazione.
Ieri, il Comitato organizzatore della manifestazione ha diffuso un nuovo testo di convocazione con un’aggiunta assolutamente provocatoria: “A coloro che in questo paese credono giusto esaltare le stragi o l’intolleranza diciamo che consideriamo questa esaltazione incompatibile con le nostre iniziative, che al contrario vogliono mettere al centro il valore della pace, dei diritti, della giustizia e della convivenza”.
Ora, siccome appare chiaro che qui non ci si riferisce alle stragi compiute dagli occupanti in Iraq e neppure all’intolleranza di Pera per tutto ciò che non è “occidentale”, o di Bertinotti verso chiunque non accetti il suo dogma della “nonviolenza” ieri esaltato da Mieli sul Corriere della Sera; è evidente che ci si vuol riferire invece (senza nominarle per pudore) alle forze antimperialiste, antagoniste, comuniste, anarchiche che sostengono la Resistenza irachena e quella palestinese.

Gli autori di questa provocazione hanno passato il segno. Chi li ha delegati a porre un simile veto? Chi rappresentano? Il Movimento contro la guerra è di loro proprietà?
Da tempo stanno lavorando per una manifestazione sottotono, diluita su diversi appuntamenti e soprattutto politicamente innocua, una passeggiata “politicamente corretta” per non disturbare il manovratore”.
Siamo certi che non andrà così. Siamo sicuri che in tanti respingeranno questa arrogante pretesa.
Vediamo con piacere che altri settori del movimento si esprimono ormai apertamente per il sostegno alla Resistenza. Bene, è questo il segno di quanto siano servite le battaglie di questi anni. E’ il segno, soprattutto, della centralità oggettiva della Resistenza e delle lotte antimperialiste nel mondo.

I Comitati Iraq Libero, insieme ad altre realtà antimperialiste, manifesteranno per il pieno sostegno alla Resistenza irachena, quest’anno rappresentata da Jabbar al Kubaysi, presidente dell’Alleanza Patriottica Irachena e reduce da una detenzione di un anno e tre mesi nelle carceri americane in Iraq.

TUTTI A ROMA IL 18 MARZO!
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IL 18 MARZO A ROMA PARLERA’ LA RESISTENZA IRACHENA
Uniamo le voci del Movimento e della Resistenza nella lotta di liberazione dalla guerra e dall’oppressione imperialista

Il 18 marzo, terzo anniversario dell’inizio dell’aggressione all’Iraq, il movimento contro la guerra sarà nuovamente in piazza per manifestare contro l’occupazione dell’Iraq e per il ritiro immediato di tutte le truppe straniere.
Sarà questa l’occasione per accomunare la voce del movimento a quella della Resistenza popolare.

Al termine del corteo di Roma, in piazza Venezia, parlerà Jabbar al Kubaysi, presidente dell’Alleanza Patriottica Irachena, da sempre impegnato nella costruzione di un ampio fronte di liberazione nazionale che unisca le forze dell’opposizione e della Resistenza in un progetto di liberazione ed autodeterminazione del popolo iracheno.
Per questa sua attività, al Kubaysi, dopo essere stato sequestrato dalle forze speciali americane il 3 settembre 2004, è stato detenuto per un anno e tre mesi in un carcere USA a Bagdad fino alla sua scarcerazione avvenuta nel dicembre scorso.

Per la prima volta dunque, dopo l’incredibile negazione del visto ad Haj Ali, simbolo dei torturati di Abu Ghraib, un prigioniero iracheno potrà finalmente parlare in Italia.

I Comitati Iraq Libero sono impegnati per la massima riuscita della manifestazione, particolarmente importante quest’anno nel nostro paese anche per dare vita ad un’opposizione politica e sociale assolutamente necessaria chiunque vada al governo con il voto del 9 aprile.

La sfida che il movimento contro la guerra è chiamato a raccogliere è quella della costruzione di un ampio fronte antimperialista internazionale come quello proposto al Forum Sociale di Caracas dal presidente del Venezuela Hugo Chavez.
Le resistenze all’imperialismo crescono, in varie forme, in diverse parti del mondo. In Medio Oriente, anche come riflesso dei risultati raggiunti dalla resistenza irachena, il popolo palestinese ha detto a chiare lettere, con le elezioni del 25 gennaio scorso, di voler continuare a lottare per i propri diritti, rifiutando il negoziato a perdere (la cosiddetta “Road Map”) imposto dagli Usa.

Ma l’agenda della guerra infinita scatenata da Bush non conosce soste. Ora è la volta dell’Iran, deferito all’Onu in palese contrasto con le norme del diritto internazionale ed applicando ancora una volta – nella maniera più plateale – la politica dei “due pesi e due misure”, dato che (limitandoci al Medio Oriente) l’incredibile arsenale atomico detenuto da Israele non viene messo in discussione da nessuno.
Se negli ultimi tre anni il bellicismo americano è stato frenato ciò è dovuto soltanto alla straordinaria resistenza opposta dal popolo iracheno agli invasori.

Una ragione di più per unire idealmente e politicamente questa lotta con quella di chi si batte contro la guerra, contro chi la fa in nome del proprio “diritto” al dominio planetario, per affermare invece i diritti dei popoli alla libertà ed all’autodeterminazione.

Roma – 18 marzo 2006
Movimento contro la guerra e Resistenza irachena:
due voci, un’unica battaglia
Comitati IRAQ LIBERO

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RITIRI ED ELEZIONI
La corsa a chi è più servo

Le elezioni si avvicinano, il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq no.
Sia chiaro, il ritiro da Nassyria è ormai nelle cose. I militari italiani se ne stanno asserragliati nella loro base e se subiscono meno attacchi è solo perché hanno rinunciato al controllo del territorio. Ecco perché il ritiro è stato di fatto concordato con gli USA e resta solo da stabilire il calendario effettivo.
Ma l’Iraq non è affatto normalizzato e le vie del servilismo non passano solo da Nassyria.
Ed ecco allora la solita commedia. Il centrodestra, prevedibilmente sconfitto il 9 aprile, indica come data limite per il ritiro il prossimo 31 dicembre; il centrosinistra, prevedibilmente al governo dopo le elezioni, parla di ritiro ma senza alcuna data certa. Non potendosi rimangiare del tutto l’impegno a ritirarsi, l’Unione (o quantomeno la sua parte maggioritaria) cerca una via per riaffermare la sua collocazione al fianco degli americani.
Qualche giorno fa, in due interviste radiofoniche, Piero Fassino ha detto che “il ritiro si farà entro il 2006”, esattamente come dice il centrodestra. Ma ha proposto al tempo stesso “un pacchetto forte di aiuti economici, politici e anche sul terreno della sicurezza, per esempio dislocando un contingente significativo e importante di forze di polizia, di carabinieri che possano contribuire insieme alle autorità irachene alla sicurezza sul terreno”.
E così, mentre Berlusconi se ne andava da Bush per pronunciare uno dei discorsi più vergognosamente servili mai uditi al Congresso degli Stati Uniti, Fassino se ne usciva con l’offerta concreta di un nuovo dislocamento dei carabinieri in Iraq.
Ben si capisce il perché i vertici del centrosinistra si siano lamentati della visita di Berlusconi a Washington: non per i contenuti espressi, ma solo perché avrebbero voluto esserci loro.
Nella lotta contro la guerra imperialista la Resistenza irachena è decisiva; in quella per un minimo di dignità nel nostro paese è necessario resistere tanto a Berlusconi quanto a Fassino, al centrodestra quanto al centrosinistra.

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“NOI CONTROLLAVAMO OGNI PASSO DI CALIPARI”
Nuove smentite alla tesi dello “sfortunato incidente”
Un anno fa, a caldo, commentavamo così l’uccisone dell’agente del Sismi, Nicola Calipari, nella fasi immediatamente seguenti alla liberazione di Giuliana Sgrena:
«Quello che è successo venerdì sera a Bagdad non può essere archiviato come un incidente.
La dinamica dei fatti e la testimonianza diretta di Giuliana Sgrena indicano esattamente il contrario.
Sia che abbia ragione Pier Scolari, il compagno della Sgrena, secondo cui “volevano ucciderla”; sia che sia trattato di un pesante avvertimento USA contro ogni forma di trattativa e di pagamento di riscatti, la cosa che ci pare da escludere è proprio lo “sfortunato incidente” di cui parla il comando americano».(dal bollettino di Iraq Libero del 6 marzo 2005)
Agli elementi emersi successivamente se ne aggiunge ora un altro assai significativo, l’intervista rilasciata da un agente della Nsa (National Security Agency).
Wayne Madsen, questo è il suo nome, ha dichiarato fra l’altro: “L’Nsa sapeva esattamente la posizione di Nicola Calipari al momento della sua uccisione”.... “L’Nsa in una zona di guerra come quella dell’Iraq, ha un registro con tutti i numeri dei telefoni cellulari, le frequenze usate e i nomi delle persone che vengono monitorate continuamente”.

Ognuno tragga le sue conclusioni, ma ad un anno di distanza nessuno sembra più credere in realtà alla tesi dell’incidente, nessuno tranne il ministro della difesa Martino per il quale fu tutta “colpa del fato”.
Un “fato” però piuttosto preciso nel mandare il giusto segnale ad alleati fedelissimi ma un pò troppo pasticcioni nel risolvere i sequestri di persona.

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TORTURE 1
Il rapporto di Amnesty International
Gli esportatori di “democrazia” continuano ad esportare ogni tipo di tortura. Tutto ciò è risaputo. E’ importante tuttavia che anche Amnesty International lo denunci nel suo ultimo rapporto.

dal Manifesto del 7 marzo 2006

Abu Ghraib non è mai finita
Amnesty: in Iraq, tra torture e 14mila detenuti di sicurezza, per i diritti umani è un disastro



MANLIO DINUCCI
«Mi hanno legato le mani dietro la schiena con un cavo e tirato su con una catena appesa al soffitto. Mi hanno quindi bagnato e sottoposto a scosse elettriche alle gambe e altre parti del corpo. La prima volta sono svenuto. Mi sembrava di cadere dall'alto di un edificio, la testa mi scoppiava, non ero in grado di camminare»: così racconta l'imam iracheno Karim R. (47 anni) il quale, dopo essere stato imprigionato e torturato dalle forze statunitensi nell'ottobre 2003 a Baghdad, è stato rilasciato senza alcuna incriminazione per essere di nuovo imprigionato e torturato nel maggio 2005 da forze del ministero dell'interno che lo hanno costretto a «confessare» davanti a una telecamera. È questa una delle testimonianze su cui si basa il rapporto Beyond Abu Ghraib: detention and torture in Iraq, diffuso ieri da Amnesty International. Il documento denuncia che «circa tre anni dopo che gli Stati uniti e le forze alleate hanno invaso l'Iraq, la situazione dei diritti umani nel paese rimane disastrosa». Le immagini dei detenuti torturati ad Abu Ghraib, diffuse per la prima volta nell'aprile 2004, suscitarono nel mondo una ondata di orrore, costringendo i militari statunitensi a svolgere un'inchiesta che confermò «il sistematico e illegale abuso dei detenuti» imprigionati in quel carcere tra l'agosto 2003 e il febbraio 2004. I responsabili delle torture e uccisioni, sottolinea Amnesty, anche quando sono stati processati hanno avuto condanne estremamente lievi: un militare addetto agli interrogatori, responsabile dell'uccisione di un detenuto, ha avuto una multa di 6mila dollari e 30 giorni di «confino» tra casa, ufficio e chiesa. Successivamente, nel rapporto presentato nel giugno 2005 alla Commissione delle Nazioni unite contro la tortura, il Dipartimento Usa della difesa ha dichiarato di aver «migliorato le operazioni di detenzione in Iraq e altrove, sulla base delle lezioni apprese». La documentazione raccolta da Amnesty dimostra però che in Iraq le torture e uccisioni sono continuate dopo che sono venuti alla luce i casi di Abu Ghraib. Tra i nuovi, verificatisi nel 2005, vi è quello di quattro palestinesi, sospettati di un attentato, prelevati di notte dalle loro case a Baghdad dalle brigate wolf: sono stati messi in una stanza con acqua sul pavimento da cui passava corrente elettrica e sottoposti a bruciature in tutto il corpo. Alle torture era presente un ufficiale statunitense. Mentre erano incappucciati, sono stati costretti a firmare un documento in cui hanno «confessato» di aver compiuto altri cinque attentati. Il loro avvocato ha però successivamente dimostrato che questi attentati non si erano mai verificati. Le condizioni fisiche dei quattro detenuti sono tali che il responsabile di un centro di detenzione si è rifiutato di prenderli in consegna. Risultano ancora vivi, a differenza di tanti altri, come il religioso sunnita Hassan al-Nuaimi, torturato e assassinato nel 2005 con un trapano.

In situazioni come queste si sono trovati e si trovano decine di migliaia di iracheni. Solo in base ai fascicoli esaminati da una commissione congiunta statunitense-irachena tra l'agosto 2004 e il novembre 2005, i detenuti risultano 22mila. Di questi, 14mila sono «internati in condizioni di sicurezza». Essi sono imprigionati in «quattro principali centri di detenzione sotto controllo statunitense»: Abu Ghraib e Camp Cropper a Baghdad, Camp Bucca vicino a Bassora, Fort Suse vicino nei pressi di Suleimaniya. Oltre che in questi centri, «le forze Usa tengono i detenuti temporaneamente in varie sedi di brigata e divisione sparse in tutto il paese». Un piccolo numero viene detenuto anche dalle forze britanniche a Camp Shualba.


«Nonostante la retorica precedente la guerra e le giustificazioni portate dopo l'invasione dai leader politici statunitensi e britannici - conclude Amnesty International - sin dall'inizio le forze occupanti hanno attribuito un peso insufficiente alle considerazioni sui diritti umani: la Forza multinazionale ha stabilito procedure che privano i detenuti dei diritti umani garantiti dal diritto e gli standard internazionali». Chissà cosa avrà pensato Tony Blair leggendo il rapporto. Anche lui, come il presidente Bush, si è detto ispirato da Dio nel decidere sulla guerra in Iraq e che «sarà Dio a giudicarmi». Dovrebbero però intanto essere gli uomini a farlo, deferendo Bush e lui davanti al Tribunale internazionale sui crimini di guerra.


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TORTURE 2
Stupri ad Abu Ghraib

Quando l’esportazione della “democrazia” risulta poco credibile, ci riempiono la testa con l’occidente difensore dei “diritti delle donne”, altra pregiata merce da esportazione per alimentare la Guerra di Civiltà e l’oppressione dei popoli.
La realtà è un pò diversa e ce la racconta Fatimah, una donna irachena prigioniera ad Abu Ghraib.
da www.islam-online.it

FATIMAH, PRIGIONIERA AD ABU GHRAIB...


(Questa lettera è la testimonianza della nostra sorella Fatimah, prigioniera ad Abu Ghraib...)


A'udhubillah mina-sh-Shaytâni-r-rajîm BismillahirRahmanirRahim


Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Di': "Egli, Allah, è Unico, Allah è l'Assoluto. Non ha generato, non è
stato generato e nessuno è eguale a Lui" (Corano CXII. Al-Ikhlâs 1-4)

Ho scelto questa nobile Sûrah del Libro di Allah (SWT) per il grande impatto che essa ha in me e in tutti voi, e perché essa fa nascere un particolare timore reverenziale (Taqwâ) nei cuori dei credenti...
Oh miei fratelli Mujahidîn sulla Via di Allah! Che cosa posso dirvi? Vi dirò che i nostri ventri sono stati resi gravidi dei figli della zinâ' (fornicazione) da questi figli delle scimmie e dei porci che ci hanno stuprate...

O forse dovrei dirvi che hanno sfigurato i nostri corpi, sputato sui nostri visi, e strappato le piccole copie del Sublime Corano che tenevamo appese al collo?
Allahu Akbar, Allahu Akbar
Potete comprendere la nostra situazione? E' vero che non sapete cosa ci è accaduto? Siamo le vostre sorelle, siamo le vostre sorelle...Allah (SWT) vi chiamerà a rendere conto di tutto ciò un domani...
Giuro su Allah, non abbiamo passato una notte di tutte quelle trascorse in prigione, senza che uno delle scimmie e dei porci ci saltasse addosso per squarciare i nostri corpi con arrogante lussuria.
E noi facciamo parte di coloro che avevano conservato la propria verginità per Timore di Allah (SWT)
Temete Allah, temete Allah!

Venite ad ucciderci insieme a loro! Distruggeteci insieme a loro! Non lasciateci qui. Non lasciateci qui concedendo loro il piacere di stuprarci. Sarà un atto nobile dinanzi al Trono di Allah l'Altissimo.
Temete Allah guardandoci. Lasciate là fuori i loro carri armati e i loro aerei, venite qui da noi nella prigione di Abu Ghraib, venite qui da noi nella prigione di Abu Ghraib.

Sono la vostra sorella per Allah, Fatimah.
Sono la vostra sorella per Allah, Fatimah.
Sono la vostra sorella per Allah, Fatimah.
Mi hanno violentata, un giorno, per più di nove volte. Per più di nove volte, potete comprendere?
Potete comprendere? Immaginate una delle vostre sorelle che viene violentata...

Perché non potete immaginarlo? Poiché io sono la vostra sorella...
Io sono vostra sorella.
Con me ci sono 13 ragazzine, tutte non ancora sposate. Tutte sono state violentate dinanzi alla vista e all'udito di chiunque. Non ci hanno mai permesso di pregare. Ci hanno rubato tutti gli abiti e non ci permettono di vestirci.
Mentre scrivo questa lettera una delle ragazzine si è suicidata. Era stata stuprata selvaggiamente, un soldato l'aveva ferita alla testa e alla gamba dopo averla violentata. Dopo essere stata assoggettata ad incredibili torture, ha cominciato a sbattere la testa contro il muro della cella, fino alla morte.
Fino alla morte, sì, perché non poteva più resistere, benché il suicidio sia proibito dall'Islâm...
Ma io comprendo questa ragazzina, e spero che Allah (SWT) voglia perdonarla, poiché Egli è il Più Misericordioso...Oh fratelli, vi dico ancora: temete Allah, uccideteci insieme a costoro, perché finalmente possiamo trovare la pace.


Oh Mu'tasima! Al-Jumu'a 05.11.1425 H. (17.12.2004), prigione di Abu Ghraib, Iraq occupato



TUTTO E' DI TUTTI