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    Predefinito L’ "impero" ha scelto l’India?

    L’ "impero" ha scelto l’India ?
    giovedì 9 marzo 2006 di Mazzetta

    Da: http://www.altrenotizie.org

    George Perkovich, vice presidente agli studi della Carnegie Endowment for International Peace, lo ha definito “l’accordo di Babbo Natale” confermando un parere che coltivo fin da quando fu annunciata la nuova collaborazione tra USA e India nel giugno scorso. L’America di Bush ha elevato l’India al rango dei migliori partner, offrendole doni e una serie di accordi tanto sbilanciata da sollevare più di un sospetto e molti dubbi. I primi a sospettare sono gli indiani che se per il 54% ritengono che: “l’accordo con gli USA farà diventare l’India una potenza”, per un rispettabile 51% ritengono allo stesso tempo che :“Non ci si può fidare degli USA sul lungo termine”.

    Oggi sono a disposizione maggiori dettagli, ed è possibile fare un bilancio abbastanza accurato del do ut des complessivo di questa svolta che è assolutamente epocale che influenzerà gli equilibri mondiali nel prossimo secolo, anche se per ora i commentatori occidentali non paiono avervi un gran interesse . Tace la politica europea, tace la Russia, si alza solo la flebile voce della Cina, che si limita ad auspicare che “tutti i paesi dotati di tecnologia nucleare siglino il Trattato di Non Proliferazione, e quella ilare del Pakistan che rivendica pari trattamento, in quanto alleato fedele.

    Il presidente Bush negli ultimi due anni ha spostato il baricentro dell’interesse americano verso l’Asia e l’Africa. Ultimamente il Dipartimento di Stato ha rinforzato le rappresentanze diplomatiche in Asia e svuotato quelle europee. Bush punta a una forte presenza in Asia, che però non si può realizzare senza il placet di almeno uno dei due giganti del continente, inoltre gli Stati Uniti hanno ormai metabolizzato l’evidenza dell’inaffidabilità del regime pachistano come alleato nell’area, e rischiano di veder svanire la loro influenza sugli equilibri asiatici, minacciata dai crescenti legami regionali che negli ultimi anni hanno fatto dell’Asia un’immensa area a bassissima intensità di conflitti, ma che ultimamente hanno cominciato ad escludere gli Stati Uniti dalle negoziazioni regionali.

    Da qui l’idea dell’alleanza con l’India, in altri tempi considerato un paese sospetto perché si proclamava un mondo terzo rispetto al blocco atlantico e a quello comunista. Improvvisamente l’anno scorso Bush è passato da un regime di embargo verso l’India a una regime di piena cooperazione. Bush ha dovuto fare il Babbo Natale anche perché gli indiani, e lo stesso governo indiano, non erano per nulla ben disposti verso gli esportatori di democrazia a stelle e strisce. Tanta urgenza è sicuramente dettata dall’imperiosa crescita della Cina, l’amministrazione Bush sente evidentemente la minaccia di un futuro mondiale determinato da Pechino e sceglie di aiutare la crescita della -potenza- indiana. L’India è già una potenza, ma con l’accordo americano consegue allo stesso tempo investimenti, tecnologia, accesso al mercato dell’uranio e ai mercati americani.

    L’accordo si può dividere in due parti, quella che riguarda la collaborazione politico-militare e quella più propriamente economica. L’India acquisirà grazie a questo accordo tutto quanto le occorre per sviluppare il suo ambizioso programma di sviluppo nucleare, un settore nel quale è comunque all’avanguardia, disponendo già di 36 centrali nucleari, con altre 18 già progettate, e di un robusto apparato di ricerca. Gli USA concedono l’accesso alla loro tecnologia nucleare, alle tecnologie satellitari e delle comunicazioni e la piena disponibilità del loro supermarket militare. Già nei mesi scorsi si sono avute le prime esercitazioni militari indo-americane congiunte, anche se ancora su scala ridotta. Squadre americane hanno fraternizzato con quelle indiane impegnate i azioni anti-guerriglia.

    L’accordo politico sottostante non è un’alleanza, o almeno non è un’alleanza dichiarata. Il premier indiano Singh non potrebbe mai permettersi di portare un documento del genere al parlamento, nel quale regna ancora il dogma per il quale l’India non deve allearsi proprio con nessuno. Per Bush e l’amministrazione USA si tratta, quindi, di sviluppare rapidamente legami che portino la collaborazione ad un livello oltre il quale l’alleanza diventi nei fatti, un insieme di importanti rapporti difficili da mettere in discussione.

    L’idea è quella di rendere l’India “dipendente” dalle forniture strategiche americane condizionando in questa maniera l’azione dei prossimi governi indiani. La sintesi di questo dice che l’India ne giro di 20 anni potrebbe diventare la seconda potenza nucleare nel mondo, sorpassando Russia e Cina per numero e qualità delle testate possedute. Gli Stati Uniti ottengono poco, perché il governo indiano non può permettersi di formalizzare un’alleanza, nemmeno dopo aver detto davanti a tutto il paese che “Oggi è una giornata storica” che farà la grandezza dell’India. L’accordo incidentalmente fa stracci di tutti i principi della dottrina della non-proliferazione nucleare, ma Bush ha fatto spiegare che “l’India è un paese unico”. La più tipica concezione neo-conservatrice del diritto: le leggi quando si arriva agli Stati Uniti diventano un’opinione e riguardano solo gli “stati canaglia” indicati da Washington.

    L’India ha accettato un regime “speciale” di controlli internazionali, per il quale deciderà quali impianti far controllare e quali no. Per l’India non ci sono quindi limiti al riarmo che può anzi essere sviluppato nell’assoluta riservatezza, in particolare nei reattori auto-fertilizzanti, tanto utili alla produzione bellica. Quella del riarmo atomico è per l’India molto più che una tentazione, visto che rappresenterebbe una bella garanzia di tranquillità, ed è pure molto più economica di un riarmo convenzionale, costosissimo viste le grandezze in gioco.

    La parte economica dell’accordo apre lo scambio commerciale tra i due paesi, ed è stata preceduta dagli altri corpi speciali USA, le grandi corporation che solo nel mese scorso hanno investito miliardi di dollari nel subcontinente indiano. Aziende dell’Information Technology e delle infrastrutture, attirate dai grandi investimenti infrastrutturali indiani, dalla crescita del mercato e dal basso costo del lavoro. L’interscambio tra i due paesi crescerà impetuosamente, ma questa crescita andrà a beneficio di pochi fortunati americani, visto che gli indiani continueranno ad esportare negli States un valore triplo di quanto importano, aumentando ovviamente la già grave passività del commercio americano con l’estero. L’India è stata la star degli ultimi incontri di Davos e grazie ai buoni uffici di Bush ha anche iniziato ad avere rapporti ad alto livello con l’Arabia Saudita, preludio all’accesso ai pozzi in Medioriente.

    L’accordo significa sicuramente una grossa perdita di posti di lavoro in America, perché gli indiani compreranno soprattutto tecnologia e forniranno lavoro e materie prime a basso costo. Ci perderanno quindi le produzioni agricole ed i lavoratori americani che già ora vedono le “loro” aziende investire ovunque tranne che in America, vedranno calare l’offerta di lavoro.

    Per l’India è un affarone, sperando che tanto know-how e l’atterraggio delle corporation non si tramutino in futuro in un frutto avvelenato, ma a pagare il prezzo di questa improvvisa generosità di Bush saranno gli americani. A guadagnarci saranno, ancora una volta, solo le corporation e alcuni amici del clan di Bush.

    Il dato più rilevante, storicamente parlando, è che con questo accordo la presidenza più “imperiale”, o forse solo più imperiosa, degli Stati Uniti sembra passare il testimone della potenza anglofona all’India; un riconoscimento realista della necessità di favorire il futuro “campione naturale” del sistema del mercantilismo anglosassone, l’unico ad avere le risorse per poter fronteggiare l’affermarsi della Cina. Testimone che era già passato da Londra a Washington, e che si troverà rifugio nei prossimi decenni a Delhi, protetto da una selva di missili e bombe atomiche. In effetti Bush insieme al potere nucleare sta passando all’India il peso del testimone di campione planetario della “democrazia” affidandogli pubblicamente l’Excalibur nucleare e il know-how più avanzato

    Non è strano che pur non notando questo passaggio epocale, mentre a Delhi protesta solo l’opposizione, l’accordo abbia trovato una forte opposizione bipartisan a Washington, dove il Congresso americano sarà chiamato ad approvarlo e dovrà modificare decine di provvedimenti legislativi che ne vieterebbero la realizzazione. Molti congressisti sono preoccupati sia per la sorte della politica ostile verso l’Iran, che dopo un tale accordo sul nucleare lascerebbe senza argomenti Washington, che per il costo dell’accordo. Facendo i conti si scopre che a guadagnarci saranno soprattutto alle aziende del settore energetico (che potranno liberarsi delle scorie nucleari vendendole agli indiani o utilizzandole nella prossima serie di centrali nucleari che prepara l’amministrazione, un altro affare imponente a beneficio di pochi) e alle grandi aziende dell’IT e della finanza.

    Quando Bush disse, al discorso sullo stato dell’unione, che Gli USA sono drogati di petrolio, intendeva dire che voleva costruire molte centrali nucleari; non era certo l’inaugurazione di una linea “verde” repubblicana, visto che l’amministrazione continua a demolire ogni tutela ambientale e ogni limite all’inquinamento.

    L’accordo viene ancora valutato più esaminandone i singoli effetti, che apprezzando il quadro d’insieme, che è quello di un indubbia cessione di potenza dagli USA all’India, con l’accelerazione della creazione di una superpotenza planetaria, un dato che certifica un indubbio declassamento della stessa potenza statunitense. Gli anni della presidenza Bush sono stati erroneamente interpretati come anni “imperiali”, e questo accordo è la definitiva sanzione dell’evidenza che la presidenza Bush ha in realtà frantumato il potere degli Stati Uniti. Un processo violento e tanto veloce che ancora fatica ad essere registrato dalla storia, ma che non viene neanche riconosciuto dalla cronaca. In pochi anni gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan, l’Iraq e anche l’ONU, ma i piani e i modi un po’ ignoranti dei terribili vecchietti neocon hanno in realtà messo gli Stati Uniti in ginocchio. La battaglia su questi tre fronti ha fatto perdere completamente di vista i tradizionali assetti strategici, inaugurando una specie di fiera del dilettante.

    Completamente inosservata è passata anche la perdita totale della tradizionale influenza sul Sudamerica. La tradizionale “dottrina Monroe” per la quale il Sudamerica è zona di competenza statunitense ad escludere la colonizzazione europea, e l’ancor più rigido “corollario Roosvelt” per il quale gli Stati Uniti si riservavano di invadere un paese sudamericano qualora fosse in gioco “l’interesse americano”, sono ormai dottrine morte. Gli USA non hanno quasi più punti di riferimento in America Latina, e la loro influenza si è letteralmente dissipata, ma pochi, anche in Europa, l’hanno notato. L’immagine degli USA nel mondo non è mai stata così in ribasso, ma gli americani, non hanno ancora realizzato appieno l’entità del fallimento, forse perché tutto l’Occidente vive in un orizzonte a brevissimo termine nel quale è difficile ricordare come fosse il mondo anche solo 10 anni fa.

    Il tramonto del potere americano, che solo pochi anni fa sembrava incontestabile, è indubbiamente merito, o colpa, delle deliranti teorie dei neoconservatori e degli ultraliberisti che hanno diretto la politica americana negli ultimi anni, o forse più semplicemente della loro avidità, visto che non hanno esitato a sperperare cifre immense per perseguire piani assurdi immersi nella corruzione più evidente. Evidentemente un’atmosfera da basso impero, che trova il suo logico epilogo nel passaggio del testimone all’India emergente.

  2. #2
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    Ma se gli USA hanno la febbre, anche l'India non scherza...

    L'india ha evitato più gravi problemi politici e sociali solo 'grazie' al suo sottosviluppo, alla sua arcaicità, che la concorrenza cinese ha messo in crisi.

    L'India, se più popolosa degli USA, ha però meno risorse, e non ha la possibilità di sollevare centinaia di milioni di miserabili.

    La Cina dal canto suo, oltre le interessanti possibilità di espansione in Siberia, ha altresì la possibilità di federarsi col resto dell'Asia gialla', altri 800 milioni di uomini, fra cui l'avanzatissimo Giappone...
    Addio Tomàs
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  3. #3
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    Lungimiranmti gli Indiani, se vogliono combattere il fondamentalismo devono allearsi con gli USA, il sogno dei più fabnatici dei movimenti Islamisti è proprio che il resto del mondo tagli i rapporti con questo paese; un sogno quanto mai campato per aria, soprattutto per quanto riguarda l'europa, il cui cordone con l'oltreoceono è sempre ben saldo e non può essere intaccato in nessuna maniera

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da tigermen
    Lungimiranmti gli Indiani, se vogliono combattere il fondamentalismo devono allearsi con gli USA, il sogno dei più fabnatici dei movimenti Islamisti è proprio che il resto del mondo tagli i rapporti con questo paese; un sogno quanto mai campato per aria, soprattutto per quanto riguarda l'europa, il cui cordone con l'oltreoceono è sempre ben saldo e non può essere intaccato in nessuna maniera
    gli americani harotto in europa, solo quello scimunito del berlusca e il traditore blair stanno con lui..
    Addio Tomàs
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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar


    La Cina dal canto suo, oltre le interessanti possibilità di espansione in Siberia, ha altresì la possibilità di federarsi col resto dell'Asia gialla', altri 800 milioni di uomini, fra cui l'avanzatissimo Giappone...


    cosa intend x espansione in siberia?????????

  6. #6
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    se intendi dire che i cinesi stanno mandando milioni di immigrati in russia x poi incitarli a scatenare rivolte secessioniste contro mosca,allora,l'unica soluzioneè la pulizia etnic di tutti i musi gialli dalla russia

  7. #7
    Gaeta resiste ancora!
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    traditore blair stanno con lui
    blair nn è un traditore da sempre gli inglesi NON SI SENTONO EU, hanno un legame mlt + forte con gli Usa, quindi lui rispetta el tradizioni dell'UK,
    berlusconi sta facendo quello ke ha smp fatto lo stato italiano dai tempi "gloriosi" dei saBOIA, il voltagabana, nn mi meraviglierei di vederlo al fianco dell'Iran o della Cina o degli EX, purchè si mangi !!!

  8. #8
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    A me l'idea che l'India diventi l'erede degli USA mi sembra un pò balzana: va bene che è in crescita ma con le sue centinaia di milioni di ultrapoveri prima o poi dovrà fare i conti e non la vedo in grado nel frattempo di diventare una superpotenza leader. A meno che non dia inizio a un nuovo colonialismo FASE II per dare sbocco alle sue masse di poveri in paesi stranieri e a questo punto sarebbero 'azzi amari...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da MEROVINGIO
    cosa intend x espansione in siberia?????????
    Che la siberia si stacca dall'urss ed entra a far parte della UA(unione asiatica)
    Addio Tomàs
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  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar
    Che la siberia si stacca dall'urss ed entra a far parte della UA(unione asiatica)
    Potrebbe anche unirsi alla Groenlandia e far parte della UART (unione artica)...

 

 
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