ROMA - "Occorre che il reddito torni a crescere in modo stabile". E' il monito lanciato dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, in una lezione all'Università di Torino aggiungendo che "una ripresa della crescita del consumo è fondamentale per il benessere generale, per la crescita del prodotto, per la stessa stabilità finanziaria. Destinatari e protagonisti di questo processo sono in particolare i giovani".
"La spesa pro capite per consumi è oggi più che raddoppiata rispetto al 1970", dice Draghi, sottolineando come "nell'ultimo quindicennio in Francia e, soprattutto, nel Regno Unito il reddito pro capite sia cresciuto a ritmi sostenuti, favorendo una rapida espansione dei consumi. In Germania, che ha condiviso con noi una fase di quasi stagnazione della crescita economica fino a due anni fa, la dinamica della spesa è risultata inferiore a quella del reddito, che ha beneficiato degli intensi processi di ristrutturazione, dei miglioramenti della produttività e della rafforzata capacità esportatrice del sistema produttivo tedesco. Viene confermata la fondamentale diversità dei casi italiano e tedesco: il nostro sistema ha sofferto di una crisi di competitività internazionale, quello tedesco di una crisi di fiducia dei consumatori".
"Secondo stime che saranno diffuse entro l'anno dalla Banca d'Italia - annuncia il numero uno di Bankitalia - la ricchezza delle famiglie italiane, non considerando quella pensionistica pubblica, in accordo con le norme statistiche internazionali, ha mostrato un deciso incremento dalla metà degli anni novanta: pur tenendo conto delle difformità nazionali nella valutazione delle attività reali, alla fine del 2004 essa era pari a circa otto volte il reddito disponibile, un valore in linea con quello del Regno Unito e nettamente più elevato di quelli di Giappone, Francia, Germania e Stati Uniti. Nel nostro paese le attività finanziarie rappresentano poco meno della metà della ricchezza totale netta, una quota superiore a quella francese, pressoché pari a quelle della Germania e del Regno Unito e molto al di sotto di quelle degli Stati Uniti e Giappone. L'indebitamento delle famiglie italiane, pur in significativo aumento, rimane molto inferiore nel confronto con gli altri paesi".
RIFORMARE SPESA PUBBLICA E ALZARE ETA' PENSIONE
La politica economica "può aiutare il rilancio della produttività e della crescita" e la diagnosi dei mali porta "in primo piano l'esigenza di misure volte a riformare le regole dell'economia e della spesa pubblica". Lo dice il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, aggiungendo che "il ventaglio dell'azione pubblica è ampio". Draghi suggerisce "una coraggiosa riforma del sistema di istruzione" e "un innalzamento dell'età effettiva di pensionamento" che può ricostruire "l'equilibrio fra attesa di vita, attività lavorativa e modelli di consumo".
AI GIOVANI: IN FLESSIBILITA' C'E' CREATIVITA'
"La politica economica avrà successo se aiuterà i giovani a scoprire nella flessibilità la creatività, nell'incertezza l'imprenditorialità". E' il messaggio con cui il governatore Mario Draghi conclude la sua lezione all'Università di Torino dopo aver sottolineato che "nel confronto europeo l'Italia è il paese con la quota più alta di giovani che convivono con i genitori e con la quota più bassa di nuclei familiari con capofamiglia al di sotto dei 30 anni". "Negli ultimi dieci anni - osserva Draghi - la quota di giovani tra i 25 e i 35 anni che vive ancora nella famiglia d'origine è cresciuta di circa cinque punti percentuali; al 45%; la quota è più elevata per i maschi che per le femmine. I tassi di fecondità sono tra i più bassi in Europa".
Il governatore passa quindi in esame l'andamento demografico del paese e mette in evidenza come "nel 1996 il numero di persone con oltre 65 anni sopravanzava quello degli individui con meno di 15 anni di circa il 15 per cento; nel 2006 lo superava del 40 per cento, circa tre anziani ogni due adolescenti. La durata media della vita continua ad aumentare: la speranza di vita dei sessantacinquenni è cresciuta di circa due anni tra il 1993 e il 2003. Si è ridotto il numero dei figli. Molte ne sono le ragioni, ma vi ha influito la percezione crescente che le condizioni reddituali e l'organizzazione della vita familiare, soprattutto nelle grandi città, siano di ostacolo alla procreazione. Queste sono tendenze comuni a tutte le economie avanzate, ma particolarmente pronunciate in Italia".
"Il progressivo invecchiamento della popolazione contribuirà a frenare la dinamica della spesa privata nei prossimi anni - dice Draghi - insieme con la riduzione della dimensione dei nuclei familiari concorrerà a modificarne la composizione. Questa conclusione è parziale, perché assume implicitamente che i profili dei redditi e della ricchezza, come di altri fattori che influenzano le decisioni di spesa, saranno per le generazioni future simili a quelli delle generazioni passate. Tuttavia, già oggi si osservano in queste variabili tendenze in contrasto con questa ipotesi".
IN ITALIA LIVELLI RETRIBUTIVI TRA PIU' BASSI D'EUROPA
"Nel confronto internazionale i livelli retributivi sono in Italia più bassi che negli altri principali paesi dell'Unione europea". Lo afferma Mario Draghi nella sua lezione all'Università di Torino sottolineando come "secondo i dati Eurostat relativi alle imprese dell'industria e dei servizi privati nel 2001-2002 la retribuzione media oraria era, a parità di potere d'acquisto, di 11 euro in Italia, tra il 30 e il 40 per cento inferiore ai valori di Francia, Germania e Regno Unito".
"L'Italia - osserva Draghi - mostra, come la Francia, un profilo ascendente per età, mentre in Germania e Regno Unito il profilo è a U rovesciata: le retribuzioni raggiungono un apice in corrispondenza delle età più produttive, calano negli anni successivi. Le differenze salariali rispetto agli altri paesi sono appena più contenute per i giovani, si ampliano per le classi centrali di età e tendono ad annullarsi per i lavoratori più anziani. Il differenziale è minore nelle occupazioni manuali e meno qualificate. Questi dati rappresentano valori medi e risentono delle diverse caratteristiche individuali dei lavoratori e delle loro occupazioni; parte delle differenze è per esempio spiegabile con il più basso livello di istruzione della manodopera italiana". In ogni caso, afferma il governatore, "anche a parità di caratteristiche individuali le retribuzioni mensili nette italiane risultano in media inferiori di circa il 10% a quelle tedesche, del 20 a quelle britanniche e del 25 a quelle francesi".
I più bassi salari d'ingresso - mette in evidenza il numero uno di Palazzo Koch - in un contesto in cui quelli medi nell'economia hanno continuato anche solo moderatamente a crescere, non hanno schiuso profili di carriera più rapidi. la riduzione del reddito da lavoro appare, almeno in parte, di natura permanente e, cosa più importante per le decisioni di spesa, è percepita come tale dai lavoratori".
http://www.ansa.it/opencms/export/si..._70558298.html


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