Cosa succederebbe se caccia israeliani lanciassero un attacco contro le centrali nucleari iraniane? Questa settimana American Free Press esamina un nuovo studio fatto da un esperto in terrorismo internazionale che avverte che un bombardamento dell’Iran potrebbe trascinare gli Stati Uniti in un lungo e sanguinoso scontro di civiltà. AFP lo ha predetto quasi un anno fa. Ma i neocon sono così pazzi?

DI RICHARD WALKER

Un recente studio, condotto da un esperto in terrorismo internazionale, avverte che un attacco militare lanciato da Israele contro le centrali nucleari dell’Iran si allargherebbe sicuramente coinvolgendo anche Stati Uniti, Iraq e Libano, insieme ad altri stati del Golfo Persico, trascinandoli in una guerra.



All’inizio provocherebbe molte migliaia di vittime civili e militari.

In un approfondito resoconto commissionato dal Gruppo di Ricerca di Oxford e intitolato “Iran: Consequences of a War” [Iran, le conseguenze di una guerra], il professor Paul Rodgers scrive che Israele ha acquistato (o gli sono state date, ndr.) dagli Stati Uniti tutte le armi necessarie per un simile attacco, inclusi aerei caccia a lungo raggio ed una buona scorta di bombe cosiddette “bunker-buster”, cioè bombe capaci di penetrare bunker sotterranei fortificati.

I bersagli di un simile attacco sarebbero inizialmente sia il reattore nucleare di Teheran che l’impianto per la produzione di radioisotopi ed una serie di laboratori ed altre centrali, tutti in zone ad alta densità di popolazione.

Se il nuovo reattore di Bushehr dovesse essere il bersaglio, dopo che sarà entrato in funzione nel corso di quest’anno, si creerebbe un disastro delle dimensioni di Chernobyl, con nuvole radioattive che si solleverebbero sulla maggior parte degli stati del Golfo.

Secondo Rodgers, se gli Stati Uniti prendessero parte all’attacco con lo scopo di distruggere il programma nucleare dell’Iran, anche la Gran Bretagna verrebbe coinvolta perché le si chiederebbe di utilizzare le sue basi militari per il rifornimento di carburante degli aerei americani, come successe quando gli F-111 furono usati per bombardare la capitale della Libia, Tripoli, nel 1986.

La relazione di Oxford dice che se si lanciassero bombardamenti sull’Iran, verrebbero effettuati simultaneamente sui vari centri di ricerca nucleare, per poter eliminare il maggior numero possibile di tecnici. L’Iran non sarebbe in grado di prevenire tale attacco aereo perché non è dotato di un arsenale antimissilistico e antiaereo.

Alcuni esperti, però, confutano questo aspetto della relazione, poiché di recente l’Iran ha acquistato armi di alta tecnologia sia dalla Corea del Nord che dalla Cina e dalla Russia.

Si sa infatti che negli ultimi dieci anni l’Iran ha acquistato centinaia di missili di media gittata dalla Cina e dalla Corea del Nord ed un numero sconosciuto di missili Sunburst a lunga gittata dall’Ucraina, che, si pensa, potrebbero essere usati per affondare le navi USA ormeggiate nel Golfo Persico.

I falchi israeliani a Tel Aviv e i loro alleati a Washington vogliono che gli statunitensi vedano nell’Iran una grave minaccia agli interessi USA e israeliani in Medio Oriente.

Israele e i suoi sostenitori neocon speravano che il successo di un’invasione dell’Iraq e la fine di Saddam Hussein avrebbe pregiudicato la leadership religiosa in Iran, portandola ad una caduta che l’emergente movimento democratico giovanile del paese avrebbe provocato; ma, con grande dispetto di Washington e Tel Aviv, la guerra in Iraq non ha raggiunto questo scopo, anzi, il potere dei capi religiosi in Iran è significativamente aumentato.

La prospettiva di un Iran con armi nucleari è d’intralcio all’egemonia di Israele nel Medio Oriente. I sostenitori della linea dura israeliani hanno convinto molti statunitensi che Israele dev’essere l’unico stato del Medio Oriente a possedere armi nucleari. Si stima che l’arsenale nucleare israeliano raggiunga le 400 testate.

Resoconti recenti affermano che Israele, per poter pianificare un attacco all’Iran, ha comprato versioni a lungo raggio di aerei caccia americani F-15 e F-16. Fin dal 2003 l’aeronautica israeliana ha comprato 102 F-16 e 500 bombe antibunker.

Si stanno anche equipaggiando i sottomarini israeliani, inclusi quelli regalati dalla Germania, e le navi da guerra, con missili da crociera che possono raggiungere l’Iran.

La relazione di Oxford evidenzia una tendenza allarmante; negli ultimi due anni si sono rafforzati i legami tra la Difesa israeliana e il comando statunitense delle forze armate.

E nello studio si fa notare che “Nonostante non sia pubblicizzato dai media occidentali, questo legame è ben conosciuto in Medio Oriente, e contribuirebbe a far pensare che qualsivoglia azione offensiva di Israele contro l’Iran sarebbe intrapresa con il totale beneplacito e l’assistenza degli USA. È certo che un attacco aereo da parte israeliana all’Iran coinvolgerebbe lo spazio aereo al momento sotto il dominio degli Stati Uniti.”

Rodgers sottolinea che il Medio Oriente è molto più consapevole degli gli stretti legami fra Israele e Stati Uniti di quanto non lo siano Stati Uniti ed Europa, per cui qualsiasi azione intrapresa da Israele sarebbe vista come un’azione fatta di comune accordo con gli Stati Uniti, nella quale “Israele agirebbe da surrogato, ma facendolo con il supporto totale degli USA”.

Questo per dirci che la reazione iraniana sarebbe diretta ad interessi statunitensi nel golfo e a forze USA in Iraq. Hezbollah, considerata la più potente organizzazione terroristica del pianeta, verrebbe incoraggiata da Teheran a lanciare attacchi su Israele dal Libano e a coordinare assalti contro bersagli statunitensi in tutto il Golfo Persico, in Iraq e negli Stati Uniti stessi. Nonostante un iniziale, breve vantaggio sulle forze di Hezbollah nel Libano, le conseguenze sarebbero gravi e a lungo termine sia per Israele che per gli Stati Uniti.

Sarebbe molto costoso sia sotto il profilo delle vittime che a livello finanziario, che a livello di immagine. Probabilmente la conseguenza più pesante, sostiene Rodgers, sarebbe la probabilità di un conflitto militare prolungato che si estenderebbe anche agli altri Paesi del Golfo.

Qualsiasi attacco di Israele all’Iran, ribadisce Rodgers, non importa di quale entità, coinvolgerebbe senza dubbio gli Stati Uniti e le sue forze, già impantanate in Iraq.

Richard Walker
Fonte: http://www.americanfreepress.net/htm..._neo-con_.html
Link: http://www.americanfreepress.net/
27.02.2006