| Giovedì 9 Marzo 2006 - 13:46 | Alessia Lai |
100 milioni di dollari.
A tanto ammonta la cifra stabilita per coprire i costi iniziali dell’istituzione di un tribunale internazionale per l’uccisione dell’ex premier libanese Rafiq Hariri.
La nuova corte approntata appositamente per mettere alla sbarra la Siria, accusata da Usa e soci di aver commissionato l’omicidio, dovrebbe essere varata entro la prossima estate.
Almeno secondo quanto rivelato ieri dal quotidiano saudita ‘ash-Sharq al-Awsat’, che ha citato fonti vicine alla commissione internazionale d’inchiesta sulla strage di San Valentino guidata dal giudice belga Serge Brammertz. Il fatto che sia proprio l’Arabia Saudita ad essersi assunta l’incarico di promuovere una nuova iniziativa araba che risolva la crisi politica interna libanese e quella con la Siria (il ministro degli Esteri saudita Saud al-Faysal dovrebbe arrivare a Beirut entro la fine di questa settimana), avvalora la fondatezza delle informazioni in possesso del giornale saudita.
Secondo le fonti, la corte che giudicherà i presunti mandanti ed esecutori dell’attentato di San Valentino opererà a Vienna o a Ginevra e verrà guidata da un giudice di nazionalità belga, britannica o svizzera e da un vice libanese.
“Per il momento è stato raggiunto un accordo tra Libano ed Onu sulle procedure generali del tribunale ma non sui dettagli. Per questo motivo - ha precisato ‘ash-Sharq al-Awsat’ - è atteso tra qualche settimana a Beirut Nicolas Michel, consigliere di Kofi Annan per gli affari legali”, che già si era recato a Beirut nel gennaio scorso. L’ingente somma stabilita per avviare il tribunale non comprende il denaro necessario a finanziare il trasporto e il soggiorno all’estero delle centinaia di testimoni che dovranno comparire davanti alla corte, somma valutata in circa 3mila dollari ‘ a testimone’ secondo il giornale libanese ‘Daily Star’. Lo stesso quotidiano ha poi rivelato che dal Palazzo di Vetro starebbero arrivando forti “pressioni per convincere i Paesi europei a coprire gran parte delle spese del tribunale internazionale”.
Washington, insomma, tramite l’Onu impone di fatto una nuova corte che servirà quale ulteriore arma di pressione contro Damasco, a sostenerne le spese dovrà però essere l’Europa.
Alessia Lai




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