| Giovedì 9 Marzo 2006 - 13:47 | Marzio Paolo Rotondò |

L’annuncio che la Corte Internazionale di giustizia dell’Aja possa condannare la Serbia ed il Montenegro a pagare per i danni ed i crimini commessi a Sarajevo e Srebrenica ha creato un vero e proprio polverone. La delegazione serba al processo per aggressione e genocidio che si è aperto il 27 febbraio all’Aja, ha giudicato “assurda” la possibilità che venga inflitta una simile pena a discapito del governo di Belgrado.
Il caso non è così semplice da risolvere, ha affermato la delegazione serba, ricordando che le parti rappresentate oggi davanti alla Corte non sono le stesse di quelle del 1993, anno in cui la Bosnia denunciò la Serbia con l’accusa di appoggiare la Repubblica serba nei suoi crimini.
La Corte Internazionale di Giustizia all’Aja (nella foto) è Principale organismo giuridico delle Nazioni Unite, dal 1946 la Corte è chiamata a risolvere in conformità con il diritto internazionale le controversie di ordine giuridico tra Stati e dare pareri consultivi su questioni giuridiche poste da organi ed istituzioni specifici dell’Onu. Le udienze dovrebbero protrarsi fino al 9 maggio ma una decisione non è attesa prima della fine dell’anno.
Oltre ad essere additati come gli unici ‘criminali’ di una guerra che ha visto atrocità da una parte e dall’altra, adesso il Tpi progetta anche una sanzione economica per Belgrado. Una visione della guerra, da parte del Tpi e dei principali Stati occidentali, che ha teso a creare il ‘mostro’ serbo. Un capro espiatorio che cela dietro di esso grandi interessi geopolitici ed economici, che siedono ovviamente dalla parte di coloro che giudicano.
Marzio Paolo Rotondò