dal quotidiano del "banana" Il GIornale:
" il Giornale del 23/10/2002
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Caso Boccassini, «Intervenga il Csm»
I giudici di Mi: «Gravissime le sue affermazioni, ha deligittimato la Cassazione»
Patricia Tagliaferri
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La requisitoria di Ilda Boccassini al processo Imi-Sir un effetto lo ha avuto, oltre a quello di averle garantito titoli d'apertura su giornali e Tg: ha innescato una guerra tra magistrati. Tra quelli che non hanno gradito sentir parlare in un aula di Tribunale della Cassazione come di un «territorio controllato militarmente», e che per questo hanno sollecitato l'intervento del Consiglio Superiore della Magistratura e dall'Associazione Nazionale Magistrati, e quelli che non hanno trovato nulla da ridire su certe affermazioni . Non importa se un pubblico ministero ha dipinto il Palazzaccio come un ufficio giudiziario dove convivono giudici corrotti e avvocati corruttori, dove spariscono documenti e circolano informazioni riservate.
«Affermazioni gravissirne», tuonano invece i rappresentanti della sezione di Magistratura Indipendente presso la Cassazione. Che chiedono a Csm e Anm di prendere provvedimenti per tutelare l'immagine della Suprema Corte e lontanare il «clima di sospett giustificatamente alimentato le parole del Pm milanese. « Le gravissime affermazioni della Boccassini - sostengono gli "ermellini" di Mi, la corrente moderata dell'Anm - mirano a coinvolgere gratuitamente e indiscriminatemente i magistrati della Suprema Corte e delegittimano l'organo giurisdizionale di controllo della legalità degli atti giudiziari, proprio nel momento in cui la Corte dovrà pronunciarsi su processi di estrema delicatezza ». Tutti d'accordo? Niente affatto. I togati di Magistratura Democratica, la corrente di sinistra [anzi marxista-leninista: che negli anni settanta osannava alla rivoluzione culturale cinese, costata milioni di morti : nota di pieffebi] dei giudici, non condividono l'iniziativa dei colleghi di Mi. Anzi, la bollano come un'«interferenza indebita in un procedimento in corso». «Risulta del tutto evidente - spiega il segretario di Md Claudio Castelli - come sia del tutto inopportuno e foriero di strumentalizzazioni, entrare nel merito oggi delle argornentazioni svolte nella requisitoria del Pm, che tra l'altro riguardano fatti ed episodi specifici su cui è chiamato a pronunciarsi un Tribunale della Repubblica».
Parole pesanti, quelle della Boccassini, che ieri ha ricevuto la visita dell'ex procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli [ quello che secondo il compianto presidente emerito della Corte Costituzionale ha pronunciato un discorso di apertura dell'anno giudiziaro "al limite dell'eversione" : nota pfb]. Le sue accuse generalizzate hanno diviso i magistrati e scosso il Palazzo di giustizia di Roma. Negli austeri corridoi della Cassazione si respira un'aria pesante. Ai giudici non è piaciuto essere descritti come una categoria che pilota processi a suon di denaro, anche se a prevalere è la riservatezza che impone la carica. Il presidente aggiunto della Suprema Corte, Aldo Vessia, preferisce non pronunciarsi: «Non intendo fare commenti sulle dichiarazioni della dottoressa Boccassini». Certe frasi di Ilda la Rossa hanno indispettito i magistrati, soprattutto quelli che in qualche modo hanno avuto a che fare con la discussa sentenza. Come Renato Granata, che della questione Imi-S ir si occupò prima come giudice di Cassazione, poi come giudice della Corte Costituzionale, di cui è stato anche presfdente. «Ho presieduto il collegio che ha deciso la prima sentenza di annullamento della Corte d'Appello, quella che aveva dato ragione ai Rovelli - spiega Granata - e sono tornato a occupannene quando nella seconda vicenda la Cassazione investì la Consulta. Ecco, storicamente la vicenda l'ho vissuta cosi. Ma trovo azzardato, per ora, fare dichiarazioni, anche se ci sto riflettendo seriamente. Sono molto tormentato, perché in cinquant'armi non ha mai parlato fuori dalle sedi istituzionali» [come fanno i magistrati onesti e coscienziosi e non manovrati dall'ideologia : nota pfb] . Anche il giudice Michele Cantillo ha lavorato sulla vicenda Imi-Sir, pur se in un procedimento marginale. E in pensione dopo aver presieduto la sezione Tributaria. «Quelle della Boccassini - dice - sono dichiarazioni a dir poco avventate. Ho vissuto la Corte per venticinque anni e posso garantire che non c'è alcun elemento per fare simili affermazioni. Non mi sono mai sentito condizionato, né ho mai sentito colleghi lamentarsi di aver subito pressioni. I collegi "incriminati", peraltro, erano composti da persone di alto ingegno e integerrime». Anche l'avvocato Carlo Taormina si scaglia contro la requisitoria della Boccassini e ne approfitta per lanciare un messaggio in codice: « L'apparato militare non è l'avvocatura deviata, ma la magistratura rossa. Il segreto professionale mi impedisce di dare un contributo all'accertamento della verità, a meno che non ne sia sciolto dall'interessato ». "
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Occorre una riforma radicale della giustizia che ridia ai cittadini tutti la certezza del diritto e il primato della legge.
Saluti liberali




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