IRAQ LIBERO – COMITATI PER LA RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO
Bollettino del 29 marzo 2006
http://www.iraqiresistance.info
Questo bollettino contiene:
1. DOMENICA 9 APRILE – RIUNIONE NAZIONALE DEI COMITATI IRAQ LIBERO
2. QUATTROCCHI, DUE POLI E UN PRESIDENTE
3. “GLI IMPOSTORI STANNO AL PENTAGONO” – Intervista ad Haj Ali
4. ISAHAQUI: UNA NORMALE STRAGE AMERICANA
5. I TORTURATORI – Le tecniche suggerite dall’esercito americano
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DOMENICA 9 APRILE , ORE 10
FIRENZE
ex Scuola Elsa Morante, Via Gian Paolo Orsini 44
RIUNIONE NAZIONALE DEI COMITATI IRAQ LIBERO
La riunione avrà il seguente ordine del giorno:
1. A 3 anni dall'inizio: il movimento contro la guerra ad una svolta - Bilancio della manifestazione del 18 marzo e prospettive future.
2. Programma dell'attività nei prossimi mesi ed organizzazione di Iraq Libero.
3. La necessità del fronte antimperialista internazionale.
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QUATTROCCHI, DUE POLI E UN PRESIDENTE
Non ci sono parole in grado di esprimere a sufficienza il disgusto per la decisione del presidente della repubblica di assegnare la medaglia d’oro al valor civile alla memoria del mercenario Fabrizio Quattrocchi.
Noi rispettiamo il dolore dei familiari per la morte del loro congiunto, ma il presidente della repubblica avrebbe il dovere di rispettare i valori e i principi costituzionali, non di calpestarli facendone carta straccia.
Quattrocchi è andato in Iraq, assoldati insieme ad altri italiani, per partecipare all’occupazione del paese sotto il comando delle forze armate americane. Quando è stato catturato ed ucciso, nell’aprile 2004, stava prendendo parte al primo assedio di Falluja, la città martire dell’eroica resistenza del popolo iracheno.
Quelli come Quattrocchi (i cosiddetti “contractors”) hanno certamente contribuito all’oppressione di un popolo, hanno ucciso persone innocenti, hanno torturato i prigionieri fuori e dentro alle carceri americane (vedi la testimonianza di Haj Ali, pubblicata nel bollettino del 25 febbraio scorso).
Carlo Azeglio Ciampi, presidente di questa repubblichetta fondata sull’ipocrisia, il cui primo ministro è andato recentemente a prostrarsi davanti al congresso degli Stati Uniti, ha ritenuto invece di premiare questo personaggio, facendo il bis della medaglia data qualche tempo fa ad una fautrice della “guerra di civiltà” come Oriana Fallaci.
Certo, non ci siamo mai aspettati niente di buono da un presidente eletto bipartiticamente nel 1999, in piena guerra di aggressione alla Jugoslavia, da quello stesso schieramento altrettanto bipartisan che decise e approvò quella guerra criminale. Se il suo settennato è iniziato in mezzo alle bombe su Belgrado, oggi si chiude con una decisione vergognosa che vorrebbe fare di un mercenario un eroe.
A quando la riscrittura del vocabolario della lingua italiana per completare l’opera?
I due poli in lizza alle elezioni del 9 aprile hanno ritenuto di brindare a questa decisione (il centrodestra al completo), o comunque di approvare più o meno silenziosamente (il centrosinistra) evitando in ogni caso la critica esplicita all’operato del presidente della repubblica.
Non stupisce che tanto a destra (Fini in maniera esplicita), quanto nell’Unione, in molti si siano già espressi per la riconferma di Ciampi al Quirinale. Le forze politiche che hanno voluto schierarsi al fianco degli USA contro la Jugoslavia, l’Afghanistan, l’Iraq riavrebbero il loro presidente, alla faccia dell’articolo 11 della Costituzione!
Ma gli italiani se lo meritano?
Sarebbe bene che almeno il movimento contro la guerra pronunciasse un chiaro, unitario ed esplicito giudizio negativo sul settennato che si chiuderà a maggio.
Perché non pensare ad una campagna per il NO alla riconferma di Ciampi?
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“GLI IMPOSTORI STANNO AL PENTAGONO”
Intervista con Haj Ali sulle accuse di impostura lanciate dal Pentagono
Premessa
Nei giorni scorsi il Pentagono ha lanciato una campagna mediatica contro Haj Ali, l'uomo simbolo dei torturati di Abu Ghraib.
Obiettivo di questa azione lo screditamento dell'uomo e della causa che rappresenta.
Le denunce di Haj Ali sulle torture nelle carceri a stelle e strisce in Iraq hanno fatto evidentemente male agli americani che hanno così pensato di accusarlo di millanteria.
Del resto, non dimentichiamoci cosa è successo nell'autunno scorso, quando Iraq Libero lo ha invitato a Roma: visto negato dal governo. E la stessa cosa è avvenuta un mese dopo in Austria.
La campagna del Pentagono è stata ripresa in Italia da alcuni organi di informazione (in prima fila La Stampa e Il Foglio), subito smentiti in maniera netta da Rai News 24.
La cosa grave è che, pur di attaccare i Comitati Iraq Libero, anche qualcuno che a parole si dice amico della resistenza irachena aveva già iniziato a riprendere le infamie della disinformazione imperiale contro Haj Ali.
Una significativa convergenza con chi a Washington lavora per confondere le acque.
INTERVISTA CON HAJ ALI SULLE ACCUSE DI IMPOSTURA LANCIATE DAL PENTAGONO
Come reagisci alle accuse apparse su diversi quotidiani, basate su fonti militari USA, secondo cui tu non saresti l'uomo nelle foto che è diventato il simbolo degli abusi e delle torture ad Abu Ghraib?
Haj Ali: La verità è che io non sono stato l'unico a venire torturato in questa maniera barbara. Quasi tutti i prigionieri nella parte del carcere che io conosco sono stati torturati in questo modo. Ciò non cambia il fatto che io sia uno di quelli che sono stati costretti a stare in piedi su quella scatola di cartone, con un cappuccio nero in testa e gli elettrodi attaccati alle mani. Come iracheno che ha subito Abu Ghraib, io rappresento tutte quelle persone torturate.
Qual è il motivo di questa campagna per screditarti?
Haj Ali: Prima, hanno negato di aver mai torturato qualcuno in questo modo. Poi hanno detto che si trattava solo di casi isolati. Adeso ammettono di aver torturato moltissima gente in questo modo. Lo fanno per screditarci, ma dall'altra parte, significa anche che questo tipo di tortura non era affatto un caso isolato, e questo è diventato di dominio pubblico. E' il risultato del lavoro della nostra campagna.
Da quando sono stato rilasciato, e da quando è stata fondata la nostra Associazione delle Vittime delle Carceri dell'Occupazione Americana, abbiamo organizzato 1300 attività di protesta contro l'occupazione, particolarmente contro le aziende private di torturatori i cui servizi vengono adoperati dall'esercito statunitense.
Nessuno avrebbe potuto immaginare che la nostra piccola associazione sarebbe stata in grado di fare tanto, senza alcuna assistenza economica ufficiale. Semplicemente grazie alla nostra determinazione, ai donatori e all'aiuto fornitoci dagli amici e da alcuni media, abbiamo realizzato qualcosa, persino negli Stati Uniti. Abbiamo alzato le nostre voci, e il Pentagono non lo gradisce.
Il New York Times sostiene che l'uomo nella foto è in realtà Abdou Hussain Saad Faleh.
Haj Ali: Conosco quel signore. Ci sono anche foto di Said Saleh Shain da Mosul. Lo hanno soprannominato "Joker", ed è stato torturato alla stessa maniera. C'era anche un tale di nome Saddam Rawi. Gli hanno messo gli elettrodi alle orecchie. Ancora oggi ha problemi neurologici, e ha portato il proprio caso davanti alle Nazioni Unite.
Avete anche promosso cause legali?
Haj Ali: La causa che abbiamo presentato è certamente uno dei motivi dell'attuale campagna di diffamazione. La nostra è un'ONG indipendente. Hanno cercato invano di comprarci. La causa è stata presentata un anno e mezzo fa negli Stati Uniti. 200 casi sono stati presentati in un'azione collettiva (class-action lawsuit). Adesso abbiamo portato altri cinquanta ex-prigionieri, tra cui diverse donne, dall'Iraq in Giordania. E abbiamo pubblicato un'ampia documentazione sui rapiti e sui torturati, le vittime della politica americana.
Avete fatto causa anche ai contractor della tortura?
Haj Ali: La nostra campagna è diretta soprattutto contro il Titan Group [di San Diego]. Si tratta di un'azienda privata che conduce interrogatori nelle carceri. Assumono delinquenti che estorcono informazioni dai prigionieri adoperando i metodi più brutali.
Siamo ben coscienti che gli Stati Uniti sono governati con la mentalità di una corporation. Tra i principali motivi della guerra contro l'Iraq c'erano gli interessi di quelle corporation: innanzitutto la Halliburton, di proprietà di Dick Cheney, e tutte le aziende associate alla famiglia Bush. Gli Stati Uniti non possono permettere che si prendano di mira le sue aziende. Si tratta di un regime capitalista che si regge sui profitti delle aziende, e sul disprezzo totale per le esigenze degli esseri umani.
Cosa è successo alla vostra organizzazione?
Haj Ali: I nostri uffici a Baghdad sono stati attaccati e presi d'assalto sei volte dalle forze di sicurezza. Ogni volta, hanno devastato gli uffici, e ogni volta hanno preso in custodia diversi dei nostri membri più attivi. Eppure siamo riusciti ad andare avanti.
Concretamente, di cosa vi accusano?
Haj Ali: E' sufficiente dire di essere membri della nostra associazione. Hanno chiesto che cambiassimo il nome da "occupazione" a "coalizione". Non possono nemmeno accettare la parola "occupazione".
Amman, Giordania; 21 marzo, 2006
intervista condotta da Doris Höflmayer e Mohamed Aburous e pubblicata in inglese e tedesco sul sito del Campo Antimperialista.
Tradotto dall'inglese e dal tedesco, in italiano da Miguel Martinez, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica (www.tlaxcala.es). Questa traduzione è in Copyleft.
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ISAHAQUI:
UNA NORMALE STRAGE AMERICANA
Le stragi di civili ad opera dei militari americani si susseguono senza sosta dal marzo 2003. Negli ultimi tempi non passa praticamente giorno senza che vengano denunciati e portati alla luce crimini di ogni tipo.
Quella di Isahaqui è dunque una “normale” strage americana, una delle tante.
Ma è proprio per combattere l’assuefazione a tutto ciò che è necessario parlarne.
Riceviamo e pubblichiamo
Figli di Abramo - Morte nel deserto
di Chris Floyd
Che cosa è successo nel villaggio di Isahaqi, a nord di Bagdad, il giorno delle Idi di marzo? Le tenebre della guerra - il normale offuscamento di un evento che è trapelato e quindi una artificiosa amplificazione da parte di mestatori professionisti - velano dettagli della reale operazione. E questo
è ciò che sappiamo.
Sappiamo che le forze statunitensi hanno condotto un'incursione su una casa del villaggio il 15 marzo. Sappiamo che il Pentagono ha detto che le truppe americane "stavano mirando a un individuo sospettato di dare appoggio ai combattenti stranieri della rete terroristica di Al-Qaeda in Iraq," quando squadra statunitense è finita sotto tiro e che le truppe "hanno risposto al fuoco utilizzando sia mezzi aerei che mezzi di superficie." Sappiamo che il Pentagono ha detto che "soltanto" un uomo, due donne ed un bambino sono stati uccisi nell'incursione, che ha distrutto una casa nel villaggio.
Sappiamo dall'evidenza fotografica che i corpi di due uomini, di quattro figure nascoste (donne, secondo gli abitanti del villaggio) e di cinque bambini - tutti loro apparentemente sotto l'età di cinque anni, uno di appena sette mesi - sono stati estratti dalle macerie della casa e sono stati stesi fuori per la sepoltura, sotto il luminoso e terso cielo del deserto. Sappiamo che un reporter di Associated Press sulla scena ha visto la casa distrutta e che un fotografo di Agence Francia Presse ha scattato delle foto dei corpi.
Sappiamo che due funzionari iracheni della polizia, il Maggiore Ali Ahmed e il colonnello Farouq Hussein - entrambi impiegati del governo iracheno sostenuto dagli USA - hanno dichiarato alla Reuters che 11 occupanti della casa, compresi i cinque bambini, sono stati legati e che hanno sparato loro alla testa prima che la casa fosse fatta esplodere. Sappiamo che la polizia irachena filo-americana ha detto alla Reuters che un elicottero americano era atterrato sul tetto della casa nelle prima ore del mattino, quindi la casa è esplosa, ed allora sono state scoperte le vittime. Sappiamo che la polizia irachena filo-americana ha detto che un'autopsia effettuata sui corpi ha trovato che "tutte le vittime avevano ferite di arma da fuoco alla testa." Sappiamo che la polizia-fantoccio irachena ha detto che hanno trovato "cartucce usate, di fabbricazione americana, tra le rovine."
Noi sappiamo quel che Ahmed Khalaf, fratello del proprietario della casa, ha detto ad AP, ossia che nove delle vittime erano membri della famiglia e che due erano degli ospiti, aggiungendo che "la famiglia uccisa non faceva parte della resistenza, erano donne e bambini. Gli Americani ci hanno promesso una vita migliore, ma otteniamo soltanto la morte."
Sappiamo dalle fotografie che un bambino, il più piccolo, il neonato, ha una ferita aperta sulla fronte. Possiamo vedere che un'altra bambina, una ragazzina con un nastro rosa fra i capelli, giace su un lato ed ha fuoriuscita di sangue sulla parte posteriore della testa. Le facce degli altri bambini sono girate verso l'alto, verso il sole; se fossero stati colpiti, gli avrebbero sparato alla parte posteriore della testa e le loro ferite non si potrebbero notare. Ma possiamo vedere che i loro corpi, comunque coperti dalla polvere delle macerie, non hanno altri segni; evidentemente non sono stati schiacciati nel crollo della casa, durante per esempio una feroce battaglia fra le forze statunitensi e il "sostenitore di al Qaeda". Sono sicuramene morti in altro modo.
Sappiamo dalle fotografie che due dei bambini - due femmine, ancora in pigiama - giacciono con gli occhi morti aperti. Possiamo vedere che la luce e la tenerezza che animano gli occhi di ogni bambino piccolo sono spariti; niente rimane se non il bruto sguardo fisso dal nulla al nulla. Possiamo vedere che gli altri tre bambini hanno gli occhi chiusi; due sono mollemente abbandonati, ma il neonato ha un braccio irrigidito alzato fino alla guancia, come se stesse tentando di evitare il colpo che ha sfregiato e ridotto in poltiglia la faccia, così terribilmente.
Questi fatti sono ciò che sappiamo dai funzionari americani, dai funzionari e reporter iracheni filo-americani e dai reporter delle agenzie di stampa occidentali presenti sulla scena. Ciò è probabilmente tutto ciò che noi sapremo mai per certo dei fatti accaduti ad Isahaqi il 15 marzo. Il resto rimarrà oscurato dalle tenebre volute dai portavoce militari degli Stati Uniti, che evidentemente non stanno dicendo la verità circa il conteggio dei corpi dopo l'incursione, e dalla confusione naturale che ci si deve attendere dalle descrizioni degli abitanti del villaggio di un attacco che ha colpito senza avvisaglie nel bel mezzo della notte. Ma oltre questa nube i non-so, ci sono alcuni altri fatti relativi al caso che possono essere stabiliti chiaramente.
Per esempio, sappiamo che le truppe americane che hanno causato le morti di questi bambini - che sia legadoli e sparando loro, un'atrocità indicibile, oppure anche "soltanto" assaltando o bombardando una casa piena di civili in un'incursione notturna "sia con mezzi aerei che terrestri" - sono state mandate in Iraq per una missione dimostrabilmente falsa, per "disarmare" armi che non esistono e per vendicarsi dell'11 settembre su una nazione che non ha avuto nulla a che fare con l'attacco. E ora noi sappiamo che la Casa Bianca - e George W. Bush in modo particolare - sapeva benissimo che l'intelligence non forniva alcun sostegno, né mai avrebbe potuto fornirlo, agli argomenti che egli aveva dato per la guerra.
Sappiamo che l'unica ragione per cui questo bambino morto ha il suo braccino irrigidito sulla faccia senza vita è che tre anni fa, proprio questa settimana, George W. Bush ha dato l'ordine di incominciare questa non provocata, ingiusta e non necessaria invasione dell'Iraq. Egli non ha sparato un singolo colpo o non ha lanciato un solo missile; non ha torturato o non ha ucciso alcun prigioniero; non ha rapito o decapitato civili o piantato bombe lungo i bordi delle strade, nelle moschee o nei mercati. Tuttavia ogni singola atrocità della guerra - da entrambi i lati - ed ogni
singola morte causata dalla guerra, ed ogni atto di repressione religiosa perpetrata dalle sette estremiste rese più potenti dalla guerra, è il risultato diretto della decisione presa da George W. Bush tre anni fa.
Niente che egli dica può cambiare questo fatto; niente di ciò che fa, o fa sì che sia fatto, nel bene o nel male, può lavare il sangue di questi bambini - e delle decine di migliaia di altri civili innocenti uccisi nella guerra - dalle sue mani.
E chiunque conosca questi fatti, veda questi fatti, e non riesca a gridare contro di loro - anche se soltanto nel proprio cuore - sarà per sempre macchiato da questo stesso sangue.
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I TORTURATORI
Le tecniche suggerite dall’esercito americano
“Tecniche alternative di interrogatorio - lista suggerita”. Ecco un titolo che parla da se. Si tratta di un manuale della Divisione di Fanteria dell’esercito USA, reso pubblico dall’avv. Susan Burque.
Quella che segue è una lista dei metodi consigliati:
-Colpi a mano aperta nella parte superiore e media del corpo a distanza non superiore a 60 centimetri.
-Manipolazione di punti di pressione del corpo, alcuni punti specifici del corpo umano possono causare un acuto e temporaneo dolore senza lasciare traccia a lungo termine o danni.
-Chiusura del soggetto in luoghi estremamente piccoli. Il disagio induce complicità e cooperazione.
-Esposizione a rumore bianco. Esposizione del soggetto a rumori senza significato e spesso monotoni usati in congiunzione alla privazione del sonno
-Privazione del sonno. Un periodo iniziale di privazione del sonno generalmente dalle 12 alle 24 ore, seguito da intervalli di sonno regolari ed irregolari per diversi giorni
-Privazione sensoriale. La mente umana richiede stimolazione anche minima per mantenere una forma di resistenza alle suggestioni, la manipolazione mentale ed emozionale e l’autovolontà. Il soggetto è privato di questa stimolazione per 12-24 nella sua fase iniziale .Gli effetti sulla resistenza del soggetto sono monitorati con interrogatori forti ed intensi di 15 – 60 minuti al massimo. La resistenza del soggetto generalmente decade dopo 36-48 ore. Questa tecnica non richiede che sia applicata una pressione fisica. Comunque il soggetto deve essere monitorato con attenzione.
-C'è un certo numero di tecniche coercitive che possono essere applicate e non causano danni permanenti al soggetto. Queste tecniche, comunque richiedono spesso la disponibilità di personale medico per eventuali complicazioni. Queste tecniche includono (ma non sono limitate alle seguenti):
colpi dati con l’elenco telefonico
elettrocuzione con bassi voltaggi
serie di pugni
induzione all’affaticamento muscolare




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