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Discussione: Il Falco Moderato

  1. #1
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    Predefinito Il Falco Moderato

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Sharon il falco inventa il partito dei moderati


    Pagina 15


    « Lascio il partito che ho fondato più di trent'anni fa » , ha dichiarato Ariel Sharon, annunciando contemporaneamente che alle elezioni anticipate del marzo prossimo lui sarà alla guida un nuovo partito, al quale ha già trovato il nome, " Responsabilità Nazionale ". Chi pensava che si sarebbe ritirato dopo la rivolta all'interno del suo stesso partito, deve prendere atto che il dissolvimento del Likud, causato dalla sua uscita, è stato un gesto di magistrale capacità politica. In pochi giorni la scena israeliana è stata messa sottosopra da un cambiamento epocale. Sharon, qui sta il suo capolavoro politico, contrariamente a quel succede sempre in politica, non ha cercato di ricucire, modificare, ritrattare, giustificare, come accade, tanto per fare un esempio, nel nostro paese quando un governo traballa, quando i voti per governare scendono al di sotto del 50% o quando un ribaltone annulla il risultato elettorale. E' vero che Israele ha problemi diversi dai nostri, ma quello della governabilità è comune. Da noi, un partito che sembrava nuovo, di fatto si è trasformato nella levatrice di uno che si riteneva morto e sepolto, da noi, invece di mettere alla porta chi non mantiene i patti sottoscritti ma strizza l'occhio a destra e a manca, rimane saldo al governo, non causa elezioni anticipate, anche se gli si imputa di impedire al governo di governare. Con i risultati che conosciamo. Sharon avrebbe potuto dire che l'uscita da Gaza, lo smantellamento di alcuni villaggi in Cisgiordania non avrebbero avuto un seguito, tacitando l'opposizione interna e la destra religiosa. Con gli alleati laburisti, prima delle loro primarie, avrebbe potuto rinsaldare l'alleanza di governo concedendo poltrone, allontanando la minaccia dell'arrivo del capo del sindacato. Sharon ha fatto l'opposto. Gli è bastato un fine settimana nel suo ranch insieme ai consiglieri più fidati e la decisione era presa. Ai suoi deputati, che comunque non gli avrebbero mai più garantito una maggioranza solida anche in caso di vittoria, ha detto accomodatevi, tenetevi pure il Likud, una vittoria con voi non mi interessa, sarei continuamente sotto ricatto, sareste voi a governare e non io. A Shimon Peres, ma questa è soltanto una supposizione, non lontana però dal vero conoscendo l'uomo, Sharon offrirà di continuare l'alleanza, ben sapendo che non sarà solo un gesto verso il partner di governo che ha reso possibile e concreto il piano di pace con i palestinesi. Peres, se ad 82 anni avrà ancora la voglia politica di continuare la lotta, potrà raccogliere intorno a sé quella fetta più che ragguardevole di voto laburista che mal sopporterà la deriva statalista impressa dall'altro Peretz al partito che fu anche di Rabin. In fondo si assomigliano nel destino politico. Entrambi sono fuori dai loro partiti, entrambi antepongono un progetto politico a quello partitocratrico. Se Peres è di fatto isolato dal gruppo dirigente laburista, diverso è l'elettorato, che nei mesi scorsi si era espresso in maggioranza addirittura in favore di una alleanza Likud- Laburisti con a capo Sharon. E' a questo elettorato, insieme a quello di centro che l'ha seguito nel suo distacco dalla destra più estrema, che Sharon guarda. Per sapere se lo appoggerà ancora ha scelto la strada del coraggio, esattamente l'opposto dei quello che avviene in Europa, dove in Germania, per esempio, i democristiani della Merkel, pur avendo vinto le elezioni, si alleano con i socialdemocratici riformando sì subito, ma nel senso opposto a quello promesso durante la campagna elettorale. Nei prossimi giorni vedremo con più chiarezza i contorni definitivi di " Responsabilità Nazionale". Per intanto il nome è stato registrato e la corsa elettorale è iniziata. E il regista è sempre lui, Ariel Sharon. Angelo Pezzana
    "

    Shalom

  2. #2
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    sempre dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Ariel: « Restare nel Likud? Uno spreco di tempo »

    Pagina 15

    GERUSALEMME. Il primo ministro israeliano Ariel Sharon ha presieduto ieri mattina la prima riunione del nuovo partito di cui ha annunciato la creazione in vista delle elezioni anticipate, che dovrebbero tenersi in marzo ( l' 8 secondo la radio dell'esercito). Nel corso della riunione, che si è svolta negli uffici della presidenza del Consiglio a Gerusalemme, è stato scelto il nome del nuovo partito che si chiamerà " Responsabilità naziona le" ( Ahrayout leoumit, in ebraico). Dieci deputati del Likud, l'ex partito di Sharon, hanno partecipato alla riunione: si tratta dei mini stri delle Finanze, Ehud Olmert, della Sicurezza interna, Gideon Ezra, della Giustizia, Tzippi Livni e del Turismo, Abraham Hirshson. Presente an che il figlio primogenito del premier, Omri. Sha ron ha spiegato che avrebbe « sprecato tempo in baruffe politiche » se fosse rimasto nel partito che ha contribuito a fondare. Il premier ha definito la sua decisione piena di rischi. Ha descritto come « liberale » la sua nuova formazione politica e ha annunciato che offrirà al Paese una nuova speran za di pace. Il disimpegno da Gaza ha dato a Israele una « opportunità storica » , ha sottolineato Sha ron, « e non permetterò a nessuno di non sfruttar la » . Il primo ministro ha chiarito di non avere un nuovo piano nel caso fosse rieletto. Ha ribadito, come fatto in precedenza in giornata, di restare impegnato per la realizzazione della roadmap, il piano di pace sostenuto dagli Stati Uniti che pre vede la creazione di uno stato palestinese « Non c'è alcun piano di disimpegno aggiunti vo » , ha chiarito " Arik" con un'allusione al piano di ritiro unilaterale da Gaza, « c'è la roadmap » . Se condo il premier, è possibile che alcuni degli inse diamenti in Cisgiordania siano smantellati nel l'ambito di un accordo di pace conclusivo. Riguar do alle dimissioni, Sharon ha spiegato che la vita all'interno del Likud era diventata insostenibile. Ha rivelato di aver pensato per la prima volta in modo serio di abbandonare il partito a inizio me se, quando il suo tentativo di nominare due nuovi ministri fu bloccatodai " falchi". « Il Likud nella sua configurazione attuale non può guidare la nazio ne verso i suoi obiettivi » , ha accusato Sharon. « Ho fondato il Likud per dare speranza a Israele. Sfortunatamente, non è più così. Se fossi rima sto, avrei potuto vincere le primarie. Ma restare avrebbe significato sprecare tempo con la politi ca piuttosto che lavorare per il bene della nazione » .
    "

    Shalom

  3. #3
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    Sharon è un grande uomo politico, ha ottenuto risultati che nessuno si aspettava nemmeno quelli che lo avevano sostenuto

  4. #4
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    " 22-11-2005
    Almeno 14 parlamentari nella nuova formazione di Sharon

    In Israele è nato un nuovo partito: il primo ministro israeliano Ariel Sharon è riuscito a reclutare tredici parlamentari del Likud nella sua nuova formazione, Ahrayut Leumit (Responsabilità Nazionale), rendendola in questo modo titolare del diritto di godere di finanziamenti pubblici elettorali nella sua qualità di “gruppo parlamentare separato”.
    Lunedì la nuova formazione ha tenuto la sua prima riunione nell’ufficio di Sharon a Gerusalemme, dopo che il primo ministro, con una lettera indirizzata al presidente del comitato centrale Tzahi Hanegbi, aveva ufficialmente annunciato la proprie dimissioni dal Likud, il partito di cui è stato uno dei fondatori 32 anni fa.
    “Sono felice che siate qui – ha detto Sharon ai membri della nuova formazione – Ci stiamo avviando su una nuova strada e dobbiamo attrezzarci per il futuro”. Sharon ha detto che la formazione di riunirà una volta ogni settimana e che ognuno dei suoi membri avrà l’opportunità di esprimere la propria opinione e il proprio punto di vista.
    La piattaforma del nuovo gruppo parlamentare, ha poi aggiunto Sharon, si baserà sulla Road Map coniugata con la lotta contro il terrorismo. “Non vedo un altro disimpegno unilaterale nel prossimo futuro” ha specificato il protagonista del ritiro dalla striscia di Gaza, aggiungendo che il suo nuovo partito si adopererà per modificare i meccanismi di governo in Israele allo scopo di stabilizzarne il sistema politico.
    Secondo fonti dell’ufficio del primo ministro, l’atmosfera durante la riunione è stata molto positiva e tutti i partecipanti si sono complimentati con Sharon per la sua decisione, affermando che ha fatto la scelta giusta.
    Alla riunione hanno partecipato, oltre allo stesso Sharon, i ministri Tzipi Livni, Ehud Olmert, Avraham Hirschon e Gideon Ezra, e i parlamentari Omri Sharon, Marina Solodkin, Roni Bar-On, Ruhama Avraham, Eli Aflalo e Ze'ev Boim. Più tardi il ministro Meir Sheetrit è diventato il 14esimo parlamentare ex Likud ad unirsi alla nuova formazione di Sharon.
    Numerose le personalità non appartenenti al Likud che hanno espresso interesse verso il nuovo partito, definito di centro. Fra queste, l’ex capo dei servizi di sicurezza Avi Dichter, il presidente dell’Università Ben Gurion Avishai Braverman, il professor Uriel Reichman, e l’ex ministro Likud Dan Meridor, che avrebbe intenzione di tornare alla politica attiva.
    Prima della riunione dei parlamentari aderenti ad Ahrayut Leumit (Responsabilità Nazionale), Sharon aveva incontrato il presidente d’Israele Moshe Katsav per informarlo della sua decisione di chiedere lo scioglimento anticipato della Knesset. Katsav ha risposto che le elezioni anticipate dovranno tenersi al più presto possibile.
    Cambiamenti si registrano intanto anche in campo laburista. Il ministro Haim Ramon ha già annunciato che probabilmente lascerà il partito, alla luce della nascita della nuova formazione guidata da Sharon, mentre Shimon Peres non si è ancora pronunciato in modo definitivo. Circolano voci anche su possibili cambiamenti nel futuro politico del ministro laburista Dalia Itzik.
    Nel frattempo, dopo le dimissioni dal governo dei ministri laburisti, il presidente Katsav ha il compito di svolgere consultazioni per conferire a un parlamentare l’incarico di formare un nuovo governo entro tre settimane, con eventuale prolungamento di altre due settimane.
    Tra coloro che sono rimasti nel Likud vi sono alcuni, come Uzi Landau o il capogruppo Gideon Sa'ar, che si dicono convinti che non sia impossibile formare in extremis un governo di Likud-partiti di estrema destra, con eventuale appoggio esterno di alcuni partiti religiosi. Al momento, tuttavia, sia Shinui (laici) che Shas (religiosi sefarditi) hanno detto di preferire le elezioni anticipate.
    In ogni caso, la decisione del primo ministro Sharon di scogliere la Knesset senza attendere un voto in questo senso della Knesset stessa, gli dà la possibilità di procedere al rimpasto del governo che dovrà portare il paese alle elezioni anticipate, verosimilmente alla fine di marzo 2006.

    (Da: YnetNews, Ha’aretz, 21.11.05)
    "
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    Shalom

  5. #5
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    A pagina 12 del quotidiano torinese La Stampa del 22 novembre 2005, Fiamma Nirenstein ha firmato un articolo da titolo

    " L'azzardo di Sharon "
    Addio ingrato Likud. Subito le elezioni" ".




    I fuochi d’artificio per la nascita del nuovo partito di Ariel Sharon ci hanno pensato gli Hezbollah a organizzarli sul confine del nord, bombardando tutte le cittadine della zona, mandando con le loro «katiushe» all’ospedale una decina di israeliani fra cui uno molto grave. Israele, così, non ha dormito né a Gerusalemme e a Tel Aviv dove le sedi politiche hanno inagurato la convulsione che durerà fino alle elezioni, forse il 28 marzo; nè a Kiriat Shmone o a Metulla dove i vecchi, i bambini, tutti i cittadini, hanno dormito nei rifugi sotterranei. Sharon ha dato il via a una frenetica danza di scelte fatali, di pressioni per restare o andare la mattina presto quando s’è recato a casa del presidente Katsav per annunciargli le sue decisioni e pregarlo di indire le elezioni quanto prima.
    Da quel momento fino alla sera (al momento della conferenza stampa alle 19,30 in cui in quattro minuti di linguaggio militare ha spiegato di non essere stato «eletto per scaldare la seggiola» e che aveva intenzione di andare avanti senza gli impicci dell’inimicizia intensa del suo partito verso la Road Map) Sharon ha indossato il volto dell’ironia sferzante e della sfida. E a ragione: ci vuole coraggio per affrontare un terremoto come quello che ieri ha scosso Israele, determinazione, forza, ha detto parlando in apertura dell’attacco degli hezbollah e mandando i suoi augurio ai feriti. «Guardate come ci tocca a vivere qui», ha detto. E parlava di sé: tutta la vicenda attuale ruota intorno al tema del coraggio di un settantottenne di rimettersi in giuoco intero, di sfidare un elettorato abituato a un bipolarismo superato dallo sgombero di Gaza, e nel coraggio di Israele di voltare pagina.
    Sharon dopo aver portato il Likud a 40 seggi e battuto Netanyahu alle primarie, avrebbe potuto correre su un’autostrada verso le prossime elezioni. E poi, a 79 anni, diventare di nuovo Capo di Stato. Sì, sarebbe stato combattuto dalla metà del Likud nella sua scelta di - come ha detto alla conferenza stampa - realizzare la Road Map; è vero, sarebbe stato anche privato dell’aiuto di Shimon Peres e del suo partito, ormai guidato da Amir Peretz. Ma avrebbe mantenuto una posizione che invece adesso si è giocata alla roulette della politica israeliana, fino a correre il rischio che Peretz e il suo Partito Laburista tutto volto alle questione sociali vincano le prossime elezioni.
    Al momento attuale le previsioni dei sondaggi danno 28 punti a testa a Sharon e a Peretz e 18 al Likud di Netanyahu o di Uzi Landau. E spiegano anche che già ieri un quarto dei votanti del Likud voterebbe per Sharon. Tuttavia, secondo le indagini, oggi l’interesse maggiore della popolazione è spostato sul problema della povertà e in genere sulle questioni sociali che Amir Peretz mette in prima linea, e la sinistra, a fronte di una destra spaccata da una secessione così importante, potrebbe vincre. D’altra parte, purtroppo, l’area mediorientale è talmente soggetta ai problemi della sicurezza che ad esempio una giornata sotto le «katiushe» degli Hezbollah, può cambiare l’umore del votante e gettarlo nelle braccia del più duro dei concorrenti, che sia esso Netanyahu o quant’altri.
    Quindi Sharon rischia, e lo sa. Ma la sua scommessa è di contenuto, e quindi irrinunciabile: se non lo fa lui, nessuno potrà guidare il Paese nello stesso tempo alla guerra contro il terrorismo e alla politica della mano tesa verso Abu Mazen. «Ma non ci saranno più sgomberi, solo la Road map seguita pedissequamente, con l’adempimento degli impegni dei palestinesi, prenda tutto il tempo che ci vuole», ha detto Sharon. «Io per me intanto sgombererò gli outpost».
    E dov’è Shimon Peres in tutto questo? Triste dirlo, ma è a casa. Sharon ha bofonchiato e balbettato alla domanda. Peres è orfano del suo partito, che lo ha scansato in maniera piuttosto stupefacente per far largo a Peretz così da ristabilire una propria identità fuori dall’ombra di Sharon. Sarebbe logico pensare che come il ministro laburista Haim Ramon, anche l’altro grande vecchio nazionale («Ci presentò Ben Gurion nel secolo scorso, nel ‘53 - ha riso Sharon - quando lui era direttore del ministero della Difesa e io capo dell’Unità antiterrorismo Commando 101. Mi sembra che sia stufo della politica, e che abbia magnifici programmi di intervento economico».
    Peres stufo della politica? Ma quando mai! È più facile che Sharon, subito addentato a sangue dai superstiti del Likud che gli danno di traditore, corrotto, dittatore che non sopporta un’opposizione, buffone, cerchi di non esasperare quella parte di elettorato di destra che spera di recuperare per la prossima puntata di una vita spericolata.
    "


    Shalom

  6. #6
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    Che sia la volta buona per la nascita di uno stato palestinese, in pace accanto ad Israele? Speriamolo davvero, avrebbe conseguenze politiche, locali e globali, oggi forse nemmeno pienamente valutabili.

  7. #7
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    " Lo scossone politico in Israele

    Alcuni commenti dalla stampa israeliana

    Scrive Ha’aretz: L’addio di Sharon al Likud, che sia stato per ragioni personali o ideologiche, costituisce un evento costruttivo nella storia della politica israeliana. È stato il ritiro dalla striscia di Gaza che ha innescato l’attuale scossone politico, il cui effetto cumulativo è impossibile esagerare. Dopo lo sgombero degli insediamenti da Gush Katif e dalla Cisgiordania settentrionale la scorsa estate – ad opera di un primo ministro del Likud, in modo unilaterale e senza alcun contraccambio diplomatica immediato – non era più possibile fingere che Uzi Landau e Tzipi Livni, due “cavalli di razza” del Likud dai modi assai schietti che si sono nettamente separati, potessero continuare a stare insieme nello stesso partito. Dopo anni di dinieghi, un considerevole numero di membri del Likud è giunto alla conclusione che non c’è futuro per gli insediamenti nel cuore della popolazione palestinese, e che l’occupazione deve presto finire. (…) Il Likud nella sua forma attuale è arrivato al capolinea, e tutto ciò che ne resta è il marchio e la demagogia, entrambi probabilmente meglio rappresentanti da Binyamin Netanyahu. (…) Quale che sarà l’equilibrio di forze fra i partiti dopo le elezioni, sembra possibile affermare fin d’ora che vi sarà uno sconvolgimento che rifletterà i le aspirazioni dell’opinione pubblica, e che il campo dei moderati si guadagnerà la maggioranza dei voti.

    Scrive il Jerusalem Post: Ora vi saranno tre principali formazioni politiche, ciascuna assai meglio definita ideologicamente di quanto non fossero i due precedenti partiti laburista e Likud fino a poche settimane fa. Grazie all’elezione del neo leader laburista Amir Peretz a, e nonostante la sua recentissima infarinatura di centro su questioni diplomatiche, il partito laburista sarà chiaramente identificato con la sinistra, innanzitutto in economia ma anche in politica estera. Dall’altra parte, il Likud si installerà chiaramente a destra, con il compito principale, ai propri stessi occhi, di bloccare eventuali futuri ritiri unilaterali. Sharon, infine, correrà al centro, rinnovando il suo impegno verso la Road Map, ma anche con dei precedenti da unilateralista che si differenziano assai sia dall’approccio “negoziati senza condizioni” della sinistra, sia dall’approccio “neanche un centimetro di terra” della destra.

    Scrive Yediot Aharonot che il primo ministro Ariel Sharon aveva preso la decisone già mesi fa, tanto che il suo discorso del mese scorso all’Assemblea Generale dell’Onu era una vera e propria dichiarazione di divorzio dal Likud e dalla sua ideologia. Secondo Yediot Aharonot, Binyamin Netanyahu da tempo aspettava e si preparava a subentrare alla testa di un Likud senza Sharon, Shimon Peres è destinato a restare dietro ad Amir Peretz se Sharon non lo accoglierà nel nuovo partito, Ehud Barak potrebbe ancora entrare nel nuovo partito, il leader dello Shas (religiosi sefarditi) Eli Yishai è tutto contento per la spaccatura del Lilud, il leader dello Shinui (laici) Yosef Lapid potrebbe perdere voti a vantaggio della nuova formazione di centro, mentre il ministro della difesa Shaul Mofaz non potrà restare a lungo dentro un Likud più falco e più a destra.

    (Da: Ha’aretz, Jerusalem Post, Yediot Aharonot, 22.11.05)

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    Shalom

  8. #8
    Assatanata, cogliona & indegna
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    Già cogliona ed oggi anche "indegna di essere italiana"!!!
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    Eeeeh, "falco moderato" è come "morto vivente" o simili.... sono il positivo e il negativo che si elidono a vicenda...

  9. #9
    SENATORE di POL
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    Non direi....

    Shalom

  10. #10
    SENATORE di POL
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    Shimon Peres entrerà nel nuovo partito fondato da Sharon

    A pagina 16 del Corriere della Sera del 28 novembre 2005, Francesco Battistini firma un articolo dal titolo........


    " «Sharon convince Peres, entrerà nel nuovo partito»



    GERUSALEMME — È l'eterno rieccolo della politica israeliana. Si mise alla guida del Paese un giorno che faceva l'autostop, giovane immigrato polacco, e incontrò il mitico Ben Gurion. Da allora, non ha mai perso un autobus: in mezzo secolo, senza vincere un'elezione, è stato eletto dappertutto. Due volte premier.
    Un'infinità diministeri fra difesa, esteri, finanze, informazione, trasporti... Falco negli anni '70, colomba nei '90, piccione viaggiatore nel 2005: a ottant'anni suonati, il premio Nobel per la pace Shimon Peres si prepara al salto della quaglia su un'altra spiaggia politica. Quella del Kadima, l'Avanti, il nuovo partito di Ariel Sharon. Dicono che è quasi fatta: un paio d'incontri con un deputato laburista già trasvolato, Haim Ramon, e Peres si sarebbe convinto. In cambio di una poltrona di prestigio, naturalmente: Onu, presidente d'Israele, un importante portafoglio. «Non ci sono considerazioni personali — si schermisce lui —. L'unica cosa è l'interesse del Paese».
    Non ha altra scelta. Peres ha provato in ogni modo a contrastare Amir Peretz, il nuovo capo laburista che l'ha estromesso dal partito: accusandolo d'irregolarità alle primarie, ritardando l'incontro, facendo sapere delle trattative in corso con Sharon... «Mi riservo la decisione fino all'ultimo minuto», ripete da due settimane. «In realtà, forse nessuno lo vuole — è l'analisi dura dello scrittore Danny Rubinstein —. Da Peretz, ci sono solo cariche onorifiche. Sharon teme che ormai sia una zavorra». La riserva si scioglierebbe in questi giorni: un altro emissario del premier, Uri Shani, sostiene che tutti saranno preziosi nella nuova avventura di Sharon e anche il vecchio Peres, che non si sa quanti voti pesi, è comunque meglio non averlo contro.
    La campagna acquisti è frenetica. Il
    Kadima corteggia la lobby degli ebrei russi e tratta con gli arabi israeliani. Coi suoi 6 ministri e i 17 deputati fuorusciti da Likud e sinistra, è già il terzo partito della Knesset. Si votasse ora, i sondaggi continuano ad attribuirgli una maggioranza di 32-34 seggi, contro i 28 dei laburisti e i 12-13 di quel che rimane a destra. Premier di transizione, Arik rispolvera il sogno di sempre: cambiare la forma di governo, fare d'Israele una piccola America. «Sharon — anticipa il fedele Meir Sheetrit — introdurrà l'elezione diretta del premier. È la cosa più importante che il nuovo partito può fare».
    Non sarebbe una prima volta: già nel '92 ci provarono, qui, ma poi tornarono subito al sistema attuale, coi partiti che indicano i candidati, gli elettori che scelgono, l'incarico di governo affidato al leader della lista più votata. Sharon no, lui vuole un premier designato direttamente dal popolo e una Knesset su base regionale. «Noi cerchiamo sempre medicine per guarire questi governi deboli — commenta Menahem Megidor, costituzionalista dell'Università di Gerusalemme —, ma il problema non è come votare il premier: è dargli i poteri necessari a comandare». I giuristi non la vedono facile: «Il sistema americano o inglese non può funzionare in Israele — dice il politologo Gal Nor —. Avremo sempre sette o otto partitini. Dopo le elezioni di marzo, le grandi coalizioni andranno in pezzi un'altra volta. E Sharon si troverà a rifare la cosa che più odia, quella che l'ha spinto a mollare il Likud: mediare».
    "


    Shalom

 

 
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