Si vive sempre più con fastidio la giornata dell’8 marzo “Giornata Internazionale della donna”. E’ sempre più difficile abbozzare un sorriso, evitando di rispondere, agli auguri che molti, troppi, uomini e non solo, rivolgono all’indirizzo delle donne.

Non è il fastidio per la commercializzazione della giornata, in atto da qualche tempo, bensì il fastidio per un bilancio di genere ogni anno più negativo.

“Attentati” quotidiani ai diritti, faticosamente, raggiunti dalle donne negli ultimi decenni: maternità libera e consapevole, diritto all’autodeterminazione, parità salariale, presenza nei luoghi decisionali e parità legislativa.

Ed ancora, in questo periodo d’offensiva neoliberista dove l'economia detta le priorità alla politica e dove la struttura sociale è messa sotto pressione, le donne sono quelle toccate per primo e più duramente: la discriminazione sul lavoro continua, le donne guadagnano meno dei loro colleghi maschi e continuano a coprire la maggior parte del lavoro non remunerato (casa, educazione, cura dei bambini, ecc.).

Il neoliberismo e gli attacchi dei conservatori si traducono in una rimessa in questione dei diritti acquisiti dal movimento delle donne.

I valori conservatori sono di nuovo in ascesa, le libertà conquiste dalle donne sono rimesse in causa. Sul lavoro, le donne continuano ad essere le ultime assunte e le prime licenziate.

Le violenze contro le donne sono pericolosamente aumentate. Le risposte delle istituzioni sono, invece, pericolosamente, diminuite.

Vogliamo ancora sognare, vogliamo ancora credere che un mondo diverso sia possibile, vogliamo che sempre più donne possano governare i processi politici, sociali ed economici.

La composizione delle liste(!) elettorali è una pessima risposta al bisogno d’inclusione che le donne esprimono, niente più parole di protesta bensì la necessità di riorganizzarci in modo trasversale per raggiungere diritti sanciti nella nostra Costituzione.



L’8 marzo sia una giornata di riflessione, d’elaborazione e di presenza delle donne che coinvolga la società e obblighi le istituzioni a dare risposte ai vecchi e nuovi bisogni che esse pongono.



Ivana Dettori

Presidente di Amistantzia