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  1. #1
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    Predefinito ma come si fa a dichiararsi ancora fascisti dopo

    che, ormai è chiaro a tutti, i fascisti si sono messi sempre a 90 gradi di fronte al capitale e alle chiese????
    se l'europa non cambia sistema conviene andarsene...altrimenti ci ridurrà come e peggio della grecia.

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas
    che, ormai è chiaro a tutti, i fascisti si sono messi sempre a 90 gradi di fronte al capitale e alle chiese????
    NIHIL DIFFICILE VOLENTI

  3. #3
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    I comunisti solo a 90° davanti al capitale e alle moschee...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas
    che, ormai è chiaro a tutti, i fascisti si sono messi sempre a 90 gradi di fronte al capitale e alle chiese????
    Cciappas,un cretino integrale!

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas
    che, ormai è chiaro a tutti, i fascisti si sono messi sempre a 90 gradi di fronte al capitale e alle chiese????

    In difesa
    del "male assoluto"

    Ma quale "resistenza"? Ma quale "liberazione"? Ma quale ritorno alla "democrazia"?

    Invece di vergognarsi e di sputarsi ignominiosamente in faccia da soli, per avere intenzionalmente o inconsapevolmente collaborato o contribuito alla sconfitta, all'umiliazione ed alla sessantennale (o perpetua?) occupazione militare e servitù politica della Patria comune, i cosiddetti "resistenti" ed i loro spudorati, insolenti e tracotanti epigoni ideologici e spalleggiatori politici attuali, preferiscono sfrontatamente recitare il ruolo delle vittime innocenti, arrogantemente atteggiarsi a virtuosi e morigerati censori del "male assoluto" e spavaldamente continuare a festeggiare, in "pompa magna", la peggiore delle catastrofi che possa mai accadere nella storia di un Popolo-Nazione: la disfatta militare.
    I suddetti "gentiluomini", inoltre, come se non bastasse, nel corso delle loro capziose, viziose e rituali "celebrazioni", hanno ugualmente la "faccia tosta" e la vanagloriosa tronfiezza - per giustificare l'illegittimo e costante mantenimento delle loro indicibili ed inconfessabili "posizioni" di disgustosi e vomitevoli tirannucoli del loro stesso popolo e di miserabili e spregevoli "aspiranti-aiuto-sotto-valvassini" della finanza internazionale - di erigersi a sadici e pusillanimi giudici o legali ed intoccabili inquisitori e carnefici di chi, invece, contrariamente a loro, ha comunque fatto il suo dovere di uomo e di cittadino, di civile e di soldato, in pace ed in guerra, nella gioia e nel dolore, nella vittoria e nella sconfitta, per il bene e la grandezza della Patria!
    Mi riferisco, naturalmente, di tutti coloro che - in uno specifico e travagliato periodo della nostra storia (1922-1945) - hanno coraggiosamente ed altruisticamente portato la loro modesta ed indispensabile "pietra" al cantiere della libertà, dell'indipendenza, dell'autodeterminazione e della sovranità politica, economica, culturale e militare della Nazione italiana ed europea (ed implicitamente di ogni Nazione del mondo). Ed hanno altresì anticipatamente e duramente pagato, sulla loro pelle, il fervente anelito ed il doveroso e disperato tentativo di fare risorgere, dalle sue ceneri, la propria Civiltà, attraverso le indispensabili e sacrosante battaglie per la liberazione del proprio popolo dalle feroci e costringenti catene del suo quasi bimillenario servaggio e per l'affermazione del diritto di ogni Nazione di essere, di esistere e di agire in ordinaria armonia - ed identica considerazione e rispettabilità - all'interno del medesimo consesso internazionale.
    Quello fu il Fascismo. E quello, il sacrificio di chi, ancora oggi, continua ad essere vigliaccamente ed abiettamente calunniato e diffamato, per avere tentato - con le unghie e con i denti, e contro ogni "logica bottegaia" ed ogni vile o timorosa "circospezione borghese" - di raddrizzare la schiena e di ridare fierezza e dignità ad un popolo di "cantastorie", di "lustrascarpe" e di "signorine" (il "modello" di italiano che è ancora tanto caro alla City ed a Wall Street!), ad un popolo di "accattoni", di "servi della gleba" e di "lacchè" che nel corso di 17 interminabili ed inenarrabili secoli era stato irrimediabilmente ridotto alla sottomissione generalizzata, alla schiavitù più completa ed al servaggio perpetuo da popoli che - quando la Grecia e Roma erano civili e potevano vantare Imperi che coprivano la quasi totalità del mondo allora conosciuto - ignoravano ancora completamente i più elementari rudimenti dell'ordinario vivere in società.
    Il tutto, quando fu necessario, anche a suon di bastonate e di sacrosanti e salutari calci nel culo, a chi li meritava!
    Sì, perché quando si parla di Fascismo, ci si sbraccia esclusivamente a rimettere moralisticamente sul "tappeto" le bastonate ed i calci nel culo, ma - allo stesso tempo - si fa del tutto per occultare e tenere segreti i "perché" di quelle apparentemente gratuite violenze, preferendo volpinamente continuare a fare credere - alle giovani ed ignare generazioni - che quel modo di fare o di agire, nei confronti degli antifascisti, fosse automaticamente endemico e strutturale al Regime di Mussolini ed, addirittura, improvvisamente scaturito o sprizzato fuori dal "cappello di un mago"!
    Ed allora, per farla davvero completa e ristabilire adeguatamente le realtà documentabili della Storia, vediamo pure da quale "pulpito", da più di 60 anni, sono normalmente recitate e diffuse certe "prediche" o certi "sermoni".
    Per quale ragione, dunque, le odierne ed "incontaminate vestali" della cosiddetta rinata "democrazia", non ci dicono ugualmente "chi erano" coloro che furono drasticamente e sonoramente presi a bastonate ed a calci nel culo dai fascisti?
    Scopriamo i loro "altarini"…
    Ricordano nulla, per caso - agli attuali ed amnesici "paladini" del diritto e della morale "democratica" - i traditori della Patria, che in piena Prima Guerra mondiale, predicavano la defezione e la diserzione delle nostre truppe? Che incitavano queste ultime a sparare sui propri ufficiali? Che spingevano la popolazione alla disobbedienza civile? Che creavano disordine e confusione nelle retrovie? Che facevano soldi a palate e seminavano zizzania e corruzione, sulla schiena ed alla faccia di chi versava altruisticamente il proprio sangue, per portare a termine l'ultima guerra d'indipendenza del nostro popolo?
    Ricordano niente - agli odierni e distratti "paladini" del diritto e della morale "democratica" - le bande di scalmanati e di delinquenti politici e comuni che, nel corso di due lunghissimi ed indescrivibili anni (1918-1921: il famoso "biennio rosso"), misero volontariamente e criminalmente a ferro ed a fuoco l'intero paese, beffeggiando ed oltraggiando i reduci, uccidendo i combattenti ed i decorati, devastando le città e le campagne, invadendo e distruggendo le proprietà private e le infrastrutture industriali, accanendosi contro i tutori dell'ordine ed i normali cittadini, mettendo a repentaglio l'ordine civile, le istituzioni dello Stato e l'avvenire medesimo della nostra Nazione?
    Ricordano nulla - ai contemporanei e smemorati "paladini" del diritto e della morale "democratica" - le campagne di odio e di rivolta civile fomentati quotidianamente dai loro organi di stampa, tra il 1922 ed il 1925?
    Ricordano niente - ai presenti e sbadati "paladini" del diritto e della morale "democratica" - gli eversori, gli attentatori ed i terroristi che, tra il 1922 ed il 1932, organizzarono più di 7 attentati al Duce e 2 al Re ed al Principe ereditario? Che fecero esplodere bombe, seminarono la morte ed il panico tra la popolazione civile ed organizzarono attentati e delitti in serie, in decine e decine di città italiane? Che progettarono sovversive invasioni para-militari del territorio nazionale, sia da terra che da mare? Che attaccarono i Consolati e le Ambasciate italiane all'estero? Che uccisero a sangue freddo Deputati del Parlamento italiano, come Cesare Casalini, davanti alla propria figlia a Roma, oppure che troncarono le mani (e ci composero pure una ballata!) del giovane studente Giovanni Berta, a Firenze? Che fecero più di 800 morti tra i Fascisti o presunti tali, dopo che questi ultimi avevano regolarmente vinto le elezioni e si erano conseguentemente insediati al governo della Nazione?
    Ricordano nulla - ai contemporanei e disattenti "paladini" del diritto e della morale "democratica" - i venduti allo straniero che, in piena Guerra d'Africa (1936-1936), preferirono schierarsi dalla parte dei nostri più acerrimi nemici (Inghilterra e Francia: cioè, gli affamatori di popoli che già detenevano ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze di tutto l'oro della Terra, occupavano complessivamente 46'476'407 chilometri quadrati di territori di altre nazioni e sottomettevano e sfruttavano indiscriminatamente 516'493'500 ex-liberi cittadini del Terzo mondo)? Oppure, che scelsero di sollecitare e di incitare i membri dell'allora Società delle Nazioni di Ginevra ad applicare durissime ed inibenti Sanzioni contro l'Italia (nel momento del suo decollo industriale!), per l'insignificante "francobollo di territorio africano" che quest'ultima si era andata a conquistare o "rubare", per dare lavoro e tranquillità economica alle allora legioni di braccianti e di diseredati italiani?
    Ricordano niente - agli attuali ed immemori "paladini" del diritto e della morale "democratica" - le bande di sanguinari fuoriusciti, al soldo di Mosca, che, tra il 1936 ed il 1939, da Parigi o da Londra, da Madrid o da Barcellona, reclutavano sicari e killer per mettere ad esecuzione i progetti di sovversione mondiale voluti dal Komintern? Oppure, che organizzavano Brigate internazionali di provetti e sperimentati taglia gole, per fucilare le statue o gli oggetti sacri della devozione cattolica, per devastare chiese e monasteri, per fucilare vescovi, preti, frati e monache, per espropriare o incendiare proprietà private, nonché per sparare addosso ai volontari italiani, in Spagna?
    Ricordano nulla - ai coevi e sicuramente inavveduti "paladini" del diritto e della morale "democratica" - i rifiuti societari che, in piena Seconda Guerra mondiale, spiavano per conto degli Alleati e fornivano loro le esatte coordinate per i loro bombardamenti terroristici sulle nostre città, collaboravano con i nemici della nostra Patria e/o dissertavano comodamente da Radio Londra o da Radio Mosca, per incitare alla fellonia o alla diserzione i nostri soldati, per istigare alla disobbedienza civile le nostre popolazioni, per spingere i senza patria a sabotare le infrastrutture economiche e militari della nostra Nazione, per esortare i vigliacchi a tradire e per persuadere i rinnegati ed i senza onore ad assassinare o uccidere a tradimento i migliori ed i più spassionati patrioti della nostra terra?
    Siccome le succitate "faccenduole" ricordano loro senz'altro qualcosa… i sopraindicati "gentiluomini" farebbero bene, una volta per tutte, a finirla di parlarci di "resistenza", di "liberazione" e di "democrazia"…
    Guardiamoci nello specchio
    La loro "resistenza", infatti, si può riassumere in qualche mese (ed anche se fosse durata 20 anni…, nessuno si accorge che i Fascisti sono 60 anni che resistono, senza nessuna autocommiserazione, nessun piagnisteo, nessun vittimismo, né tanto meno sfacciate ed inopportune pretese di risarcimenti o di pensioni?) di "ardimentosissima" renitenza alla leva, di "audacissima" emigrazione in paesi neutri o rivali, di "temerarissimo" imboscamento dietro le linee nemiche o di "coraggiosissima" ed "intrepidissima" clandestinità in montagna, a rubare o razziare polli, abbacchi e vitelli agli onesti contadini e ad implorare impazientemente il "soldo" o la "meritata paga dei giuda" dalla solerte e generosa borsa degli invasori; oppure, "eroicamente" rintanati nelle sagrestie e nei conventi di mezza Italia, travestiti da preti o da monache (anche gli atei!) o "abnegatamene" eclissati o "appiattiti" dietro le persiane sbarrate di casa loro, ad aspettare l'immancabile e provvidenziale arrivo dei loro "liberatori"; sempre pronti, naturalmente, a sparare infidamente e vigliaccamente nella schiena dei loro fratelli in armi ed in uniforme, ed a trasformarsi - a guerra ormai finita - in "valorosissimi" ed "eroicissimi" maramaldi e carnefici dei loro avversari disarmati o che si erano già arresi.
    La loro "liberazione"? Basta farsi un giretto per l'Italia, per constatare l'esistenza di più di 107 basi militari e logistiche americane (ci hanno talmente "liberato" che, dopo sessant'anni, oltre ad averci "preso gusto", continuano spavaldamente ed impunemente ad occupare militarmente il nostro suolo, a ricattare politicamente la nostra Nazione ed a calpestare i più elementari rudimenti del diritto e del vivere civile tra i popoli - i casi della funivia del Cermis, dei bombardamenti d'alemiani in Serbia, delle truppe italiane in Iraq e dell'agguato/esecuzione del povero Calipari, docent! - come se la guerra fosse finita soltanto ieri); basta sfogliare le cronache dell'ultimo mezzo secolo, per verificare il significato ed il senso della nostra effettiva libertà (quella, cioè, dei "polli in batteria" che hanno la più ampia libertà di saltellare, stridere e crocchiare individualmente o collettivamente, all'interno del prestabilito perimetro della loro predestinata segregazione!), della nostra reale autodeterminazione, della nostra tangibile indipendenza e della nostra concreta sovranità politica, economica, culturale e militare; basta controllare ed accertare chi detiene effettivamente il potere in Italia, quando è platealmente risaputo che le principali prerogative del "Principe" ("battere moneta" e "disporre della forza armata"), sono interamente ed indiscutibilmente devolute, da un lato, alla Banca d'Italia ed alla Banca Europea (degli istituti bancari privati, cioè, che sono interamente controllati dalla finanza cosmopolita internazionale) e, dall'altro, alla NATO (Organizzazione del Trattato dell'Atlantico Nord - l'alleanza militare che fu espressamente costituita per sconfiggere militarmente i paesi dell'Asse): in altri termini, un organismo politico-militare sopranazionale che è totalmente infeudato, controllato e disciplinato dalle Forze Armate USA che, a loro volta, obbediscono meccanicamente e ciecamente agli indicibili ed inconfessabili voleri e "schiribizzi" della finanza internazionale di cui sopra!
    La loro "democrazia"? Per rendersene veramente conto, è sufficiente riesumare e sfogliare le polverose e sgualcite pagine della "legislazione d'eccezione" che i difensori del "bene assoluto" hanno imposto ai vinti (i quali non possono nemmeno fregiarsi del qualificativo di belligeranti… - il tutto, naturalmente, senza nemmeno accorgersi che così decretando, non si sa proprio contro chi l'abbiano fatta la guerra civile, in Italia, i loro famosi partigiani!) e che, dopo 60 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, continuano immancabilmente, drasticamente ed anacronisticamente a mantenere - su ordine espresso, perentorio ed inappellabile dei loro "liberatori" e tutori - a discapito della parte sconfitta dei loro stessi concittadini:
    - la "XIIª Disposizione transitoria (sic!) e finale della Costituzione", emanata il 27 Dicembre 1947 - in stretta e letterale osservanza dell'Art. 30 della "Convenzione d'Armistizio" del 1943 e dell'Art. 17 delle clausole del "Trattato di pace" imposto all'Italia, nel 1947, dagli eserciti Alleati vincitori - entrata in vigore il 1° Gennaio 1948 e nel cui primo comma viene specificato: "E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista";
    - la "Legge Scelba" (Legge del 1952, n. 645 - pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 23 giugno 1952, n. 143) che esplicita e prescrive le norme di attuazione della suddetta XIIª disposizione transitoria;
    - la "Legge Reale" (Legge del 13 Ottobre 1975, n. 654 - pubblicata sulla G.U. del 23 Dicembre 1975, n. 337), in "ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966";
    - la "Legge Mancino" (Legge n. 205 del 1993), che contempla, ad usum delphini, i reati di "discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi".
    Non parliamo dei loro cosiddetti "liberatori"… cioè, i peggiori delinquenti che la Storia - di ieri e di oggi - abbia mai ricordato:
    1. gli Stati Uniti d'America (ma come sono "buoni" e "democratici" gli Americani!): cioè, gli sterminatori di più di 85 Nazioni indiane/pellerossa (all'incirca 6/7 milioni di aborigeni scomparsi nel nulla!); i principali propagatori - insieme con gli Spagnoli, i Portoghesi, gli Olandesi e gli Inglesi - della moderna schiavitù (5/6 milioni di Neri importati illegalmente dall'Africa, con più di 3 milioni di morti durante i viaggi di trasferimento); gli inventori della "segregazione razziale" (che hanno invariabilmente continuato ad applicare fino a tutti gli anni '60); i realizzatori di più di duecento anni di imperialismo e di guerre di aggressione, di conquista, di oppressione e di sfruttamento nella maggior parte dei territori del nostro Pianeta; i promotori ed i realizzatori dei "campi di concentramento" per la quasi totalità dei loro stessi cittadini di origine italiana, tedesca e giapponese (tra i 3 ed i 4 milioni di persone di ogni età, pensiero e condizione che furono arbitrariamente arrestati, deportati manu militari nelle zone più desolate ed impervie del paese e rinchiusi dietro ai fili spinati "democratici", con morie generalizzate avvicinanti il 25-30% degli internati, dal 1941 a tutto il 1949-50, ed in certi casi fino al 1951-52, per il solo "crimine" di avere un'origine etnica e culturale diversa da quella anglo-sassone!) - in particolare, quelli di: Opelika, Pinal County/Gila River, Aliceville, Yuma County/Colorado River, Florence, Crossville, Jerome-Chicot/Drew Counties, Rohwer/Descha County, Manzanar/Inyo County, Trinidad, Granada/Prowers County, Fort Carson/Canon City, Avon Park, Minidoka/Jerome Counties, Chanute AFB/Rantoul, Concordia, Livingston, Houlton/Northern Maine, Scottsbluff, Northern Vermont/Lake Francis, Fort Bragg, McAlester, Fort Sill/Lawton, Mexia/East of Waco, Millard County/Central Utah, Indiantown/Harrisburg, Brigham City, Wendover, Beckley/Alderson/Lewisburg, Heart Mountain/Park County, ecc.; i fucilatori di Biscari e di Piano Stella, in Sicilia (vedere, in proposito : Gianfranco Ciriacono, "Le Stragi Dimenticate - Gli eccidi americani di Biscari e Piano Stella", Cdb Editore, 2004) ; i responsabili della strage di Gorla (232 bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, la Direttrice, 14 insegnanti e 4 bidelli!); i sanguinari e bestiali annientatori di Hiroshima (140 mila morti) e di Nagasaki (70 mila morti) e degli oltre 3'500'000 civili spazzati via dai loro raid aerei sui diversi paesi dell'Asse; i volgari criminali di guerra che fecero morire di fame e di stenti, a guerra finita, in Francia, più di all'incirca 800'000 prigionieri tedeschi (vedere, in proposito: James Bacque, "Morts pour raisons diverses", ed. Sand, Parigi, 1990); i principali (se non i soli, fino ad oggi!) e criminali utilizzatori dell'insieme delle armi di distruzione di massa (nucleari, biologiche, chimiche, ecc.) che esistono a tutt'oggi sul mercato, ivi compresi gli obici ed i missili perforanti forgiati con il mortale ed inquinante (per millenni) uranio "impoverito" (sic!); i cinici carnefici di almeno 2 milioni di Coreani del Nord, di 3 milioni di Vietnamiti e di Cambogiani, di almeno 250 mila Iracheni (durante la prima Guerra del Golfo, nel 1991), di centinaia di migliaia di Afgani, senza contare i Serbi, i Somali, i Sudanesi, i Filippini, i Cubani, i Nicaraguensi, i Costaricani, i Panamensi, gli Haitiani, i Colombiani, i Messicani, i Domenicani, ecc., caduti sotto le loro "bombe liberatrici"; i maggiori inquinatori del Pianeta e noncuranti snobbatori del "Protocollo di Kyoto"; i solerti propagatori, per fini di lucro, dell'insieme delle débauches, delle depravazioni, delle perversioni, delle corruzioni, dei malcostumi e dei vizi che esistono attualmente sulla Terra; i responsabili - insieme agli Inglesi - della morte di più di 500'000 bambini iracheni, per malnutrizione e mancanza di medicine, tra il 1991 ed il 2003; i realizzatori delle prigioni "fuori legislazione nazionale" di Guantanamo, di Abu-Ghraib, di Diego Garcia e dell'insieme dei luoghi di detenzione e di tortura segreti del mondo; gli occupatori dell'Europa e del Mediterraneo, nonché del nostro territorio nazionale (come abbiamo visto, con più di 107 basi militari e logistiche); gli odierni torturatori e seviziatori - pardon, "liberatori"! - delle popolazioni irachene; e qui mi fermo!
    2. la Gran Bretagna (ma come sono "buoni" e "democratici" gli Inglesi!): cioè, gli sterminatori di all'incirca 500 tribù aborigene dell'Australia e della quasi totalità degli autoctoni della Nuova Zelanda (in tutto, almeno 4/5 milioni di persone), senza dimenticare le tribù indiane/pellerossa del Canada; i fomentatori di ben due Guerre dell'oppio in Cina, con milioni di morti e distruzioni incalcolabili; i primi gasatori di Curdi, negli anni '20; i più efferati e bestiali colonizzatori (insieme ai Francesi) del mondo moderno, con 34'621'642 chilometri quadrati di territorio occupato e 449'213'000 autoctoni sottomessi ed oppressi (colonie, naturalmente, mantenute fino a tutto il 1948-1950 ed in moltissimi casi fino al 1967/68, senza contare quelle che ancora posseggono… come l'Irlanda del Nord; le isole di Jersey, Guernesey, Aurigny e Sercq sulla costa francese; l'isola di Anguilla; l'arcipelago delle Bermude nel Golfo del Messico; le isole Falkland sulla costa argentina; le isole Cayman; Gibilterra in territorio spagnolo; nonché l'isola di Man, l'isola di Montserrat, le isole Chagos, le isole Pitcairn, le isole di Sant'Elena, Tristan De Cunha e Ascension, le isole Sandwich, le isole Turks e Caicos, le isole Vergini - come Tortola, Anegada, Virgin Gorda, ecc.; e poi, erano i Fascisti, i "colonialisti"!); gli spietati assassini delle indifese e martirizzate popolazioni di Dresda (oltre 50/60 mila morti) e di Amburgo (42 mila morti); i despoti e gli aguzzini - per secoli - delle popolazioni Scozzesi, Irlandesi, Gallesi, ecc.; gli inventori della pirateria moderna ed i predatori delle ricchezze delle allora potenze marittime europee (con i principali pirati, naturalmente, onorati e nobilitati dalla Corona britannica!); i realizzatori delle prime deportazioni forzate di massa delle loro popolazioni nazionali presso le colonie, per "risolvere" il problema sociale interno del loro paese; gli inventori, tra il 1899 ed il 1902, dei primi Campi di concentramento della storia, contro i Boeri, in Sud Africa (vedere: Andrzej Kaminski, "I campi di concentramento dal 1896 a oggi" - Storia, funzioni, tipologia - Torino, Bollati Boringhieri, 1997); i creatori e gli applicatori dell'Apartheid e della segregazione razziale, fino agli anni '90; i realizzatori dei Bantustan; i tirannici e criminali sopraffattori e sfruttatori del Sud Africa, della Rodhesia, della Zambia, della Namibia, della Tanzania, del Botswana, dell'India, dell'Afghanistan, dell'Egitto, del Sudan, del Kenia, della Nigeria, del Ghana, dell'Uganda, dell'Iraq, del Bahrein, del Kuwait, dello Yemen, del Qatar, di Cipro; gli attuali carnefici - pardon, "liberatori"! - delle popolazioni irachene; ecc.; e qui mi fermo!
    3. la Francia: cioè, gli sterminatori della quasi totalità delle popolazioni della Vandea; i decimatori di buona parte degli schiavi neri di Haiti; i massacratori delle popolazioni siriane e libanesi, del Ciad e della Costa d'Avorio, della Guaiana e della Martinica, della Mauritania e del Malì, del Marocco e della Tunisia, della Cambogia e della Cocincina, del Madacascar e delle Comorre, della Nuova Caledonia, ecc.; gli stupratori ed i sodomizzatori - con le loro "gentilissime" truppe marocchine (i tristemente celebri "Goumiers") del Generale Alphonse Juin - di all'incirca 3.500 donne - di età compresa tra gli 8 e gli 85 anni - e di 800 uomini della Ciociaria, nel 1944 (vedere in proposito: Luciano Garibaldi, "L'assalto alle ciociare", in periodico "Noi", 1994); senza contare le carneficine, le torture e gli scempi praticati in Algeria (più di 1 milione di morti tra l'8 Maggio del 1945, giorno della fine della Seconda guerra mondiale in Europa, ed il 1962, data dell'indipendenza di questo paese!), dell'Indocina, del Laos e della Cambogia (più di 2 milioni di morti, per non abbandonare e restituire, ai loro legittimi proprietari, quei territori!); i realizzatori - insieme agli Inglesi - delle più importanti deportazioni forzate di popolazioni nazionali presso le colonie, per "risolvere" il problema sociale interno del loro paese; i più feroci e spietati colonizzatori (dopo gli Inglesi, naturalmente!) del mondo moderno, con 11'854'765 chilometri quadrati di territorio occupato e 67'280'500 autoctoni soggiogati, calpestati ed angariati (colonie, naturalmente, mantenute fino a tutto il 1948-1953 ed in moltissimi casi fino al 1962, senza contare quelle che ancora posseggono…come la Guadalupe, la Martinique, la Guyana Francese, la Réunion, la Nuova Caledonia, la Polinesia Francvese, Wallis-et-Futuna, le Terre australi e antartiche Fr. o Kerguelen, la Mayotte, Saint-Pierre-et-Miquelon, Saint-Paul; una serie di possedimenti che, ancora oggi, vengono ufficialmente e pudicamente definiti "Territoires d'Outre Mer".; e poi - repetita iuvant… - erano i Fascisti che erano "colonialisti"!); et j'en passe…
    4. i Comunisti in generale: cioè, quella banda di incalliti criminali di guerra e di pace che, tra il 1917 ed il 1991 - senza entrare nei dettagli dei diversi paesi che questi ultimi hanno governato nel mondo (o che continuano a governare) - ha causato, fino ad oggi, tra i 100 ed i 120 milioni di morti, senza contare i milioni di deportati, internati, torturati, seviziati nelle migliaia di Gulag e di Laogai disseminati dei loro territori, come i campi di lavori forzati e di annichilazione sistematica che erano istallati nelle regioni sovietiche di Sverdlovsk, di Kurgan, di Tjumen, di Omsk, di Tomsk, di Novosibirsk; oppure, in Siberia (come Irkutsk, Ustí-Ordyndij,, Cita, Tajset, Ulan.Ude, Chanyga, Ustí-Nera, Magadan, Jakutsk, Aldan, ecc.); o ancora, nelle regioni di Amur (come Svobodnyj e Blagovescensk), di Chabarovsk (come Birodizan, Chabarovsk, Komsomol-na-Amue, Nikolaevsk-naAmure, Vanino, Sovetskaja Gavan, ecc.), di Primor (Vladivistok), di Sachalin (Juzno-Sachalinsk, ecc.); ovvero, sulle isole Nazino; ossia, ai bordi del deserto del Kazakhstan (come Karaganda, Celinograd, Pavlodar, Dzezkazgan, Alma-Ata, Guiev, Aktjubinsk, ecc.); senza dimenticare quelli di, Ulan-Bator, Murmansk, Archangelísk, Vorkuta, Norilísk, Baku, Kirovabad, Erevan, Tiblisi, Salechard, Perm, Sverdlovsk, Kazan, Astrachan, Rostov-na-Donu, Taskent, Kisinev, Sinferopoli, Kiev, Vinnica, Poltaya, Zaporozíe, Doneck, Abakan, Krasnojarsk, Kansk, Kemerovo, Novokuznetsk, Barnaul, Omsk, ecc.? (per saperne di più, dare uno sguardo al libro di: Stéphane Curtois, ed altri, "Libro Nero del Comunismo", Ed. Mondadori, Milano, 1998); il tutto, naturalmente, senza prendere in conto i 60/70 mila fascisti o presunti tali trucidati o barbaramente freddati o macellati dai partigiani rossi, in Italia, tra la fine della Seconda guerra mondiale ed il 1948 (per rendersene conto, vedere: Giorgio Pisanò, "Storia della guerra civile in Italia 1943-1945", FPE, Milano, 1965 ; Claudio Pavone, "Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza", Bollati Boringhieri, Torino, 1991 ; Gianni Oliva, "I vinti e i liberati - 8 Settembre 1943 - 25Aprile 1945, storia di due anni", Mondadori, Milano, 1994; Giampaolo Pansa, "Il sangue dei vinti", Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2003 ; oppure, andare direttamente alla pagina internet http://www.italia-rsi.org/arpabirman...03dicembre.htm, per ottenere l'elenco completo degli sterminati).
    Se tutto ciò è il "bene assoluto"…, scusatemi, ma non mi resta nient'altro da fare - per tentare di mantenere integro il mio onore di uomo e di italiano, e per cercare di seguitare a vivere in pace e tranquillità con la mia coscienza - che continuare ostinatamente e caparbiamente a difendere quello che gli antifascisti si permettono il lusso di definire, il "male assoluto"!

    Alberto B. Mariantoni

  6. #6
    MazingaZ
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    Citazione Originariamente Scritto da FCYMan
    I comunisti solo a 90° davanti al capitale e alle moschee...


  7. #7
    Super Troll
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    E BERUS!!!!
    GENTI MACCA CIN D'ESTI DE PRUSU IN FORAS..
    se l'europa non cambia sistema conviene andarsene...altrimenti ci ridurrà come e peggio della grecia.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da impresentabile
    In difesa
    del "male assoluto"

    Ma quale "resistenza"? Ma quale "liberazione"? Ma quale ritorno alla "democrazia"?

    Invece di vergognarsi e di .............................................e tranquillità con la mia coscienza - che continuare ostinatamente e caparbiamente a difendere quello che gli antifascisti si permettono il lusso di definire, il "male assoluto"!

    Alberto B. Mariantoni
    La tua lista (dei cattivi) mi sembrava incompleta...:
    L'Associazione per i popoli minacciati (APM) ha chiesto al Governo tedesco di pronunciare le proprie scuse per il genocidio degli Herero in Namibia. 100 anni fa le truppe imperiali tedesche, le Schutztruppen, massacrarono 75.000 Herero e Nama nell'allora colonia tedesca dell'Africa del Sud-Ovest.

    Anche l'Italia è riuscita finora ad evitare una presa di posizione e il pronunciamento delle proprie scuse per i crimini di genocidio commessi dall'Italia fascista in Africa. Nell'inverno 1929/30 l'Italia ha dato il via alla riconquista militare della Libia, ex-colonia italiana. Secondo gli storici italiani Giorgio Rochat e Giulio Massobrio durante la campagna militare in Libia furono massacrate oltre 40.000 persone (per una popolazione totale di 800.000 persone).

    L'APM considera il crimine di genocidio come tale, in quanto le truppe imperiali eseguirono gli ordini di annientamento del proprio Generale luogotenente Lothar von Trotha; dopo aver sedato la rivolta nel sangue spinsero gli Herero nel deserto di Omaheke in totale assenza di acqua, tagliandoli fuori dal mondo. Migliaia di donne, uomini e bambini morirono di sete oppure "vennero risparmiati dalle proprie sofferenze" dai soldati. Dopo che i coloni tedeschi chiesero di sterminare con gli Herero allo stesso modo anche i Nama, anche questi insorsero e rimasero vittime della politica della "terra bruciata" del regime coloniale.

    In Libia l'Italia fascista si è comportata in modo simile con i popoli nomadi della Cirenaica. Incoraggiata dal successo, nel 1935 l'Italia diede inizio alla conquista del regno d'Etiopia facendo partire l'azione militare dall'Eritrea, allora colonia italiana conquistata nel 1887. Per la conquista dell'Etiopia l'Italia si servì di truppe ausiliarie eritree, oltre mezzo milione di soldati italiani e di gas nervini. Dopo la fine della guerra il governo etiope denunciò oltre 730.000 morti, ma storici italiani stimano che il colonialismo italiano fece tra il 1887 ed il 1941 oltre 300.000 vittime. Anni fa la giornalista Fiamma Nirenstein ha criticato l'atteggiamento italiano volto a "dimenticare" in nome della cosiddetta pacificazione i crimini fascisti in Africa. Lo storico Angelo Del Boca accusò l'Italia del Dopoguerra di aver cercato degli accordi d'intesa con i dittatori della Libia, Somalia ed Etiopia, ma ha tralasciato di riconoscere i propri crimini di guerra e quindi di erogare un corrispondente risarcimento.

    In Italia La mancata elaborazione dei propri crimini è stata politica di stato: delle 259 condanne a morte pronunciate in tutta Italia nel Dopoguerra, 168 non sono state eseguite. Dei 5.594 condannati 5.328 sono stati assolti o hanno beneficiato di un'amnistia in un secondo momento. Dopo 20 anni di fascismo, nel 1952 risultarono esserci solo 266 colpevoli di crimini di guerra. La Commissione per i crimini di Guerra dell'ONU contava 1.200 italiani nelle liste dei colpevoli di crimini di guerra. Essi erano responsabili di massacri in Libia (tra 40.00 e 80.000 morti per deportazione; 20.000 profughi su 800.000 abitanti), in Etiopia (tra i 300.000 e 730.000 morti uccisi), in Slovenia (12.000 morti e 40.000 deportati).

    Lo storico italiano Rochat accusa l'Italia fascista di una politica di genocidio. Ciononostante nessuno dei responsabili dei crimini di guerra commessi in Africa ha mai dovuto assumersene le proprie responsabilità. I crimini fascisti in Africa e nei Balcani vengono taciuti ricordando i crimini assai peggiori del nazismo. Anche questo è un modo per non affrontare il proprio passato razzista, reso possibile dopo il 1945 da un governo di centro sinistra che ha sempre cercato la pacificazione e dalle potenze occidentali che non erano veramente interessate alla persecuzione dei criminali di guerra fascisti.
    http://www.gfbv.it/2c-stampa/04-1/040113it.html

  9. #9
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    Tutto Per Far ArriccHIRE La Dinastia Savoia E Un Altro Po Di Ricchi Magnacci Ammanigliati .....
    Ma Loro La Chiamano grandezza Della Patria
    se l'europa non cambia sistema conviene andarsene...altrimenti ci ridurrà come e peggio della grecia.

  10. #10
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    il «Fascio»:
    questo sconosciuto…


    Un «Fascio.», in generale, può essere un partito, un movimento, un gruppo politico come tutti gli altri? Può essere la «Destra» (o di «Destra»)? La «Sinistra» (o di «Sinistra»)? Il «Centro» (o di «Centro»)? L’ «estrema-Destra» (o di «estrema-Destra»)? L’ «estrema-Sinistra» (o di «estrema-Sinistra»)? Può rappresentare un pensiero, degli atti, degli interessi e/o delle finalità esclusivamente di «Destra»? Oppure, esclusivamente di «Sinistra»? O ancora, esclusivamente di «Centro»? Ossia, esclusivamente di «estrema-Destra»? Ovvero, esclusivamente di «estrema-Sinistra»?

    Dal latino «fascis, is», la parola «fascio» indica o segnala l’affastellamento di un certo numero di verghe precedentemente separate e distinte che, riunite attorno ad un asse, sono tenute insiemeda una medesima stringa. Dal canto loro, invece, i vocaboli «destra» (dal latino, «dexter, dextera, dexterum» o «dexter, dextra, dextrum»), «sinistra» («sinister, sinistra, sinistrum»), «centro» («medium, a, um»), «estrema-destra», «estrema-sinistra», designano o evidenziano ciò «che sta a destra», oppure «a sinistra», o ancora «al centro», ossia all’ «estrema-destra», ovvero all’ «estrema sinistra», di qualcuno o di qualcosa.

    Da un punto di vista politico, dunque, il termine «Fascio» indica o segnala l’aggregazione, il raggruppamento o la coalizione di un certo numero di forze d’origine eterogenea che, riunite attorno ad un minimo comune determinatore (rappresentato quasi sempre da uno scopo o da una finalità da perseguire, raggiungere, attuare, ottenere, conseguire o realizzare), sono tenute insieme da una simile e complementare percezione della realtà e da una paragonabile e sussidiaria intenzione, disponibilità e determinazione a volere mettere in pratica quella loro scelta, quel loro impegno e/o quel loro progetto (esempio tipico, nella Storia del nostro paese, il «Fascio operaio e proletario» di Milano del 1880; i «Fasci Siciliani» o «dei Lavoratori», 1892-1893; i «Fasci Interventisti», 1914-1915; i «Fasci Italiani di Combattimento», 1919-1921). Per quanto le concerne, invece, le locuzioni «Destra», «Sinistra», «Centro», «estrema-Destra» o «estrema-Sinistra», designano o evidenziano semplicemente quelle «fazioni» o quelle «tendenze» (partiti, movimenti, gruppi, ecc.) «che stanno a Destra, oppure a Sinistra, o ancora al Centro, ossia all’estrema-Destra, ovvero all’estrema Sinistra, di un comune sistema». Nel caso particolare: il sistema politico che fu inaugurato il 28 Agosto del 1789, a Versailles, nel corso di una delle prime fasi della «Rivoluzione francese» (1789-1799) e che, tuttora in vigore (in Italia, in Europa ed in diversi paesi del mondo), usiamo inquadrare e definire con il nome di, «Sistema parlamentare rappresentativo».

    In altre parole, un qualunque «Fascio» è «l’unione trasversale di un certo numero di forze politiche eterogenee che decidono d’aggregarsi, raggrupparsi o coalizzarsi per raggiungere un fine comune, in aperta e radicale contrapposizione ed alternativa all’insieme delle forze politiche che invece si riconoscono in un altro, comune e collettivo sistema»; mentre invece, una qualsiasi «Destra», una qualsiasi «Sinistra», un qualsiasi «Centro», una qualsiasi «estrema-Destra» o una qualsiasi «estrema-Sinistra», è esclusivamente «l’unione lineare di un certo numero di forze politiche omogenee(o tendenti ad esserlo) che decidono d’aggregarsi, di riunirsi o di raggrupparsi all’interno di un medesimo organismo, sia per difendere, giustificare o propagandare i comuni punti di vista o le comuni le scelte, sia per valorizzare o mettere in luce i comuni progetti e/o i comuni programmi, sia per aumentare o accrescere i propri consensi o la propria popolarità (e/o, la propria influenza, la propria autorità, il proprio potere, i propri privilegi, ecc.), in accordo e complementarità o in competizione e concorrenza con le altre forze che coesistono, agiscono e/o interagiscono all’interno dello stesso sistema».

    Come precisa il Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, la «Destra» è «l’insieme dei partiti conservatori, i cui deputati siedono in Parlamento alla destra del presidente»; la «Sinistra» è «l’insieme dei partiti (innovatori e progressisti), i cui deputati siedono alla sinistra del presidente»; il «Centro» è «la parte centrale dello schieramento parlamentare o la tendenza politica intermedia tra le correnti estreme» (XIXª edizione, Milano, 1980, pag. 515; 1642; 341); «l’estrema-Destra» e «l’estrema-Sinistra», essendo una semplice intensificazione, acutizzazione o esacerbazione dei punti di vista, delle scelte, dei progetti e/o dei programmi ideologici, politici e pratici delle sopraindicate «tendenze» o «fazioni» capofila.

    Ora, se per aggregare, raggruppare o riunire una qualsiasi «tendenza» o «fazione» che coesiste, agisce e/o interagisce all’interno di uno stesso sistema, è sufficiente enunciare delle idee, dei programmi e/o dei progetti particolari, univoci e comuni; per aggregare, raggruppare o coalizzare gli elementi di un qualunque «Fascio» (un organismo che - come abbiamo già verificato - si pone in contrapposizione frontale ed alternativa globale con un intero sistema), lo stesso esercizio diventa, a dire poco - non solo impossibile da realizzare (in quanto «quot homines, tot sententiae»), ma addirittura - contraddittorio, controindicato e controproducente. Tale, cioè, da non permettere, in nessun caso ed in nessuna circostanza, nessun tipo o genere di aggregazione, di raggruppamento o di coalizione.

    Come è facile dedurlo, infatti, l’unità trasversale ed eterogenea che invariabilmente si realizza all’interno di un qualsiasi «Fascio», presuppone o sottintende originalità, specificità, differenziazione, complementarietà, e quindi, di conseguenza, spontaneità, perspicuità, singolarità, inalienabilità di ogni specifica capacità e di ogni distinta potenzialità; mentre l’unità lineare ed omogenea che invece si realizza sistematicamente all’interno di una qualunque «tendenza» o «fazione» partigiana, presuppone o sottintende affinità, generalità, livellamento, uniformità, e quindi, di conseguenza, artificiosità, imperscrutabilità, standardizzazione, alienabilità.

    Ne risulta che, differentemente da un’unità di tipo lineare ed omogeneo (che, come possiamo immaginare, presuppone o sottintende ugualmente, assimilazione, concrezione, ottundimento, mescolanza, e quindi, di conseguenza, alterazione, trasfigurazione, rabberciamento, allotropia della maggior parte delle capacità e potenzialità che originariamente qualificavano o caratterizzavano i singoli elementi costitutivi di quei differenti «assemblaggi», «miscugli» o «amalgami» ideologici, politici e pratici che definiamo i «partiti», i «movimenti», i «gruppi», ecc.), l’unità trasversale ed eterogenea che tende invece a realizzarsi nel contesto di un qualsiasi «Fascio» - più che alle idee, i progetti e/o i programmi specifici a cui i suoi possibili adepti potrebbero, ancora per qualche tempo, fare riferimento - deve piuttosto badare all’essenzialità degli scopi o delle finalità che l’insieme delle componenti si è concordemente e solidariamente prefissato o imposto di perseguire (oppure, di raggiungere, attuare, ottenere, conseguire o realizzare), nonché alla sostanzialità e dinamicità della sua effettiva configurazione (che - come sappiamo - è quella che invariabilmente risulta, sia dalla « somma » delle diverse capacità e potenzialità che in essa sono contenute o raccolte, che dalla « moltiplicazione » delle singole capacità e potenzialità, per quelle che, individualmente e collettivamente, sono espresse o rappresentate da tutte le altre).

    Se vogliamo, quindi, un «Fascio» è la forma allegorica e figurativa che meglio d’ogni altra si addice all’unione ed all’eventuale collaborazione tra tutte le differenze umane (o la maggior parte di esse) che normalmente esistono, agiscono o interagiscono all’interno di una società; mentre «Destra», «Sinistra», «Centro», «estrema-Destra», «estrema-Sinistra» - per antonomasia e definizione - sono delle allegorie che tendono rispettivamente a limitare ed a circoscrivere le possibilità di unione e di collaborazione,all’interno della medesima società, alle sole differenze umane che si percepiscono, si considerano o si riconoscono in quella particolare posizione o specifica collocazione.

    Detto diversamente, un qualunque «Fascio» può sempre facilmente riunire e, contemporaneamente, rappresentare tutte quelle capacità e potenzialità della società che - prese individualmente o collettivamente, ed al di la di ogni schema ideologico, politico e pratico, preconcetto - sono virtualmente simili, parallelamente equidistanti, di qualità o valore più o meno equivalente ed, allo stesso tempo, praticamente uniche, originali, irripetibili e complementari. Per quanto la riguarda, invece, una qualsiasi «Destra», una qualsiasi «Sinistra», un qualsiasi «Centro», una qualsiasi «estrema-Destra» o una qualsiasi «estrema-Sinistra», può unicamente sperare di riunire e di rappresentare quelle capacità e potenzialità della stessa società che - prese individualmente o collettivamente - tendono esclusivamente ad identificarsi o riscontrarsi nei principi, nei valori, negli schemi, nei programmi e/o negli scopi ideologici, politici e pratici della propria «fazione» o «tendenza», nonché ad opporsi a (o a distinguersi da) quei principi, quei valori, quegli schemi, quei programmi e/o quegli scopi ideologici, politici e pratici che sono simultaneamente e rispettivamente espressi o manifestati dalle «individualità», dalle «fazioni» e/o dalle «tendenze» rivali che - da «Destra», da «Sinistra», dal «Centro», dall’ «estrema-Destra» o dall’ «estrema-Sinistra» dello stesso sistema - condividono, ammettono o accettano comuni istituzioni, vi partecipano e vi agiscono dall’interno (o dai suoi margini) e concorrono - direttamente o indirettamente, consciamente o inconsciamente, volontariamente o involontariamente - al loro funzionamento ed alla loro perennità.

    Per essere ancora più precisi e per evitare ulteriori e spiacevoli “qui pro quo” o noiosi ed antipatici fraintendimenti, diciamo che un «Fascio» può costantemente riunire ed invariabilmente rappresentare - al suo interno - delle tendenze ideologiche, politiche e pratiche (che, per facilità di linguaggio, possiamo pure continuare arbitrariamente a definire) di «Destra», di «Sinistra», di «Centro», di «estrema-Destra» e di «estrema-Sinistra»; mentre, una qualunque «Destra» (sia essa, «moderata» o «estrema», «istituzionale» o «antagonista», «nazionale» e/o «sociale», «radicale» o «possibilista», «parlamentare» o «extra-parlamentare»), una qualunque «Sinistra» («moderata» o «estrema», massimalista o riformista, rivoluzionaria o istituzionale, parlamentare o extraparlamentare) o un qualunque «Centro» - oltre a non potere essere in grado, in nessuna maniera e con nessun espediente, di riunire e di rappresentare l’insieme delle tendenze ideologiche, politiche e pratiche che normalmente esistono, agiscono o interagiscono all’interno di una medesima società - può tutt’al più (qualora lo volesse o decidesse di farlo) riunire e rappresentare:

    - nel caso della «Destra», le sole tendenze di «Destra» («moderata» o «estrema», «istituzionale» o «antagonista», «nazionale» e/o «sociale», «radicale» o «possibilista», «parlamentare» o «extra-parlamentare») che potrebbero fare parte o, eventualmente, riferirsi o ispirarsi ad una soggettiva interpretazione, specifica decodificazione o parziale rappresentazione di quel medesimo «Fascio»;

    - nel caso della «Sinistra», le sole tendenze di «Sinistra» («moderata» o «estrema», massimalista o riformista, rivoluzionaria o istituzionale, parlamentare o extraparlamentare) che potrebbero fare parte o, eventualmente, riferirsi o ispirarsi … (omissis);

    - nel caso del «Centro», le sole tendenze di «Centro» che potrebbero fare parte o, eventualmente, riferirsi o ispirarsi ad una soggettiva interpretazione, specifica decodificazione o parziale rappresentazione di quel medesimo «Fascio».

    Contrariamente all’opinione più diffusa, infatti, un «Fascio» - nel momento della sua formazione o costituzione - non è, né può mai essere, un semplice partito, movimento o gruppo politico di «Destra», di «Sinistra», di «Centro», di «estrema-Destra» o di «estrema-Sinistra». A mio giudizio, è qualcosa di più ed, in tutti i casi, qualcosa di totalmente «differente» e/o di completamente «altro».

    Alcune e non esaustive ragioni spiegano questa sua peculiarità (sono tentato di dire, unicità):

    1. un qualunque «Fascio», infatti, non prende mai vita, non si riunisce, né si costituisce mai, come una delle tante «tendenze» o «fazioni» che popolano o animano un qualunque sistema parlamentare; tanto meno, come una «tendenza» o una «fazione» che entra in contesa, competizione o concorrenza con altre «tendenze» o «fazioni» dello stesso sistema, magari per tagliarsi - al suo interno - un qualsiasi spazio d’influenza, d’autorità o di potere; meno ancora, come una «tendenza» o «fazione» che tenta, dall’interno di un sistema, di riformare, modificare o migliorare il sistema stesso;

    2. un qualsiasi «Fascio», in realtà, prende vita, si riunisce o si costituisce (o tende a farlo) solo in particolari momenti della Storia: quelli in cui, ad esempio, le vecchie ed inadeguate categorie politiche di un sistema, non corrispondono più alla percezione della realtà, oppure ai momenti contingenti della storia o alle attese popolari, ed esigono - di conseguenza - una loro qualsiasi ricomposizione e/o ri-classificazione; o ancora, quando è necessario o indispensabile aggiornare o rinnovare gli antichi schieramenti ideologici, politici e pratici, per costituirne dei nuovi, più adatti o conformi alle esigenze del presente o del futuro della società; ossia, quando le diverse «tendenze» o «fazioni» di un qualsiasi sistema sono al servizio di interessi stranieri; ovvero, quando le diverse «tendenze» o «fazioni» di un qualsiasi sistema - non solo non sono più in grado di offrire o di fornire delle risposte plausibili, efficaci o risolutive alle problematiche che esse stesse hanno precedentemente sollevato, ma senza volerlo e senza saperlo e, in certi casi, addirittura senza nemmeno accorgersene - paralizzano il sistema di cui sono l’espressione, con vaniloqui, astrattezze o bloccaggi istituzionali che, di sé per sé, rappresentano il principale ostacolo o il maggiore impedimento a qualsiasi genere di soluzione. In altri termini, quando un qualunque «Fascio» prende vita, si riunisce o si costituisce, lo fa solo ed esclusivamente, come estremo ricorso ad una situazione di estremo rimedio o di effettiva e comprovata emergenza; in tutti i casi, come un qualcosa che - da un punto di vista globale - ha vocazione, inclinazione, volontà ed ambizione a rappresentare il solo ricorso possibile o la sola alternativa avverabile, concretizzabile e credibile al sistema delle «tendenze» o delle «fazioni» inconcludenti, infeconde e distruttive della società che sente il bisogno di combattere, sconfiggere ed eradicare, per edificare o mettere a punto un altro sistema;

    3. un qualsiasi «Fascio», in fine, non tende mai a riunire gli uomini sulla base delle idee o dei progetti che questi ultimi già esprimono o manifestano individualmente o collettivamente, ma - fregandosene altamente delle loro precedenti e specifiche inclinazioni o collocazioni ideologiche, politiche e pratiche - cerca semplicemente di riunirli sull’essenziale: in particolare, lo scopo o la finalità che, in quel momento, è necessario o indispensabile perseguire, raggiungere, attuare, ottenere, conseguire o realizzare; le capacità, le competenze, la responsabilità, la volontà ed il coraggio che ognuno è pronto a sviscerare e mettere in comune per raggiungere quell’obiettivo; l’abnegazione che, per quel fine, è in grado di dedicare o di consacrare; il sacrificio ed i mezzi che è risoluto ad offrire o a destinare, per potere realmente raggiungere e conseguire quell’ambito e comune traguardo.

    In altre parole, un qualunque «Fascio» è simultaneamente e potenzialmente un mezzo ed uno strumento di «disintegro/concrezione» di un sistema immobilizzato ed inoperante. Oppure, se si preferisce, un mezzo ed uno strumento di disgregazione e di ricomposizione su nuove basi di una realtàpolitica, economica, sociale e culturaleche si è totalmente anchilosata o sclerosata, diventando, allo stesso tempo, praticamente incapace di favorire o facilitare una sana e salutare circolazione delle élites, di realizzare le più banali innovazioni societarie ed i più insignificanti mutamenti istituzionali, nonché di dare delle risposte, attendibili, affidabili ed accettabili, agli infiniti perché ed alle insistenti e pressanti attese dell’uomo della strada.

    E’ in questo senso che un «Fascio» è sempre e comunque «rivoluzionario». Rivoluzionario, in quanto non si propone mai di sostituire, al governo di una Nazione, una particolare «tendenza» o «fazione», in alternanza, correzione o variazione a quello di altre «fazioni» o «tendenze» rivali, ma scombinando e disperdendo l’insieme delle «tendenze» o delle «fazioni» che concorrono ad inibire o paralizzare un sistema, tende ad aggregare, raggruppare o coalizzare i soli elementi volitivi, risoluti, energici e dinamici di queste ultime e, con il loro concorso e collaborazione, ad edificare o a strutturare un altro sistema.

    Non per niente, il concetto di «rivoluzione»[1] a cui un «Fascio» fa (o dovrebbe fare) normalmente riferimento, prende etimologicamente origine dal verbo latino «revolvo, is, revolvi, revolutum, revolvere» che significa: «rivoltare» (nel senso di «ribaltare completamente»): una «rivoluzione», cioè, che compie davvero una rerum mutatio o «completa mutazione della situazione»!
    Alberto B. Mariantoni



    1. Da non confondersi con una volgare seditio (dal latino, seditio, seditionis che vuole dire « rivolta », « sedizione »), né una qualsiasi restaurazione; tanto meno, una comune ed inconcludente « rivoluzione» in senso astro-fisico (cioè, che parte da un punto, per ritornare inevitabilmente e ciclicamente allo stesso punto), oppure di stile «gattopardiano» (« cambiare tutto, per non cambiare niente... »), «sessantottino» (come la cosiddetta « rivolta studentesca » del 1968, in Francia o in Italia, che ha emancipato ed elevato la maggior parte degli ex-“rivoluzionari” di allora, a banali o radicali conservatori del medesimo sistema che pretendevano combattere) o «piccolo borghese» (come quelle che ebbero a compiere nei secoli passati e che continuano a realizzare oggi nel mondo, ii “bottegai senza bottega”, gli “avvocati senza clienti”, i “professori senza studenti”, gli “studenti senza voglia di studiare”, i “giornalisti senza giornale”, gli “architetti senza progetti”, ecc.); meno ancora, una classica e monotona «conquista del potere» in senso marxista-leninista che - come tutti sappiamo - annuncia, ogni volta, la solita, inefficiente e corrotta dittatura di una «classe» a danno, detrimento e pregiudizio di un’altra o di tutte le altre!

    [1]

 

 
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