
Originariamente Scritto da
Puma
Nel luogo in cui lavoro adesso, la collega della scrivania di fronte si chiama Magda.
Magda è piccolina e larga, peserà una cinquantina di chili. La trovo in ufficio sempre prima del mio arrivo, per tutto il giorno non dice una parola e quando io me ne vado, la sera, lei è ancora lì seduta. Eppure, Magda non fa mai un tubo. Per lo più, dorme.
Se vogliamo dirla tutta, Magda è il nome che le ho dato io: lei, in realtà, è una stampante Xerox Phaser 4200dt PS bianco e nero.
Al suo primo giorno di lavoro, non voleva proprio saperne. Continuava a ripetere che no, la carta che le avevamo dato non andava bene, che l'installazione non era completa, che l'inchiostro (mai utilizzato) era già finito, che il vassoio non era posizionato correttamente.
Allora abbiamo assecondato ogni sua richiesta, le abbiamo comprato la miglior carta esistente (risme di A4 bio realizzati a mano da artigiani cartieri con legno di puro abete, 16 euro a foglio) e poi abbiamo provato a convincerla. Ma lei nulla, resisteva.
Così, dopo due ore di ulteriori tentativi, l'abbiamo presa a calci. A questo punto ha cominciato a stampare sui fogli le sue stesse “istruzioni per risolvere eventuali malfunzionamenti”. Meglio che niente, abbiamo pensato noi. Solo che lei pretendeva di stampare le istruzioni in olandese, mica in italiano. Trentacinque pagine di preziosissima carta stampate in olandese, incomprensibili e quindi buttate via. E poi quelle in ucraino, quelle in tedesco e infine quelle in kirghiso. “Cristo, Magda se proprio devi spiegarci come funzioni almeno parla in italiano!” Macchè. L'abbiamo lasciata lì alle due di notte, mentre imperterrita stampava il manuale di istruzioni di se stessa, in turkmeno.
L'altro giorno le chiedo, molto gentilmente: “Magda, per cortesia, è quasi un mese che stai lì a poltrire, con tutto quello che ci costi potresti gentilmente stamparmi questo documento?” Lei, al solito, non risponde nemmeno, rimane in un silenzio presago di sventure. Lancio la stampa al pc e mi piazzo davanti a lei, a braccia conserte, con aria minacciosa.
Niente.
Magda emette alcuni avvisi sonori, poi inizia a illuminare tutte le sue spie colorate a intermittenza. Provo a cambiarle la carta, tanto per confonderle le idee: inutile. Allora la spengo e la riaccendo, nella vana speranza che dimentichi. Al suo risveglio, Magda decide da sola che è l'ora della lunghissima operazione di “pulizia delle testine”: quarantacinque minuti, cosa ci sia da pulire in una stampante mai usata lo sa solo lei.
Infine, la scema prova a stampare un pezzo del documento, ma dopo sei righe si inceppa e prende a suonare. Sul display, alcune scritte in cirillico e un immagine animata di Magda aperta sembrano invitarmi ad agire su non so quale sportello per estrarre e rimuovere la “carta inceppata”. Eseguo: all'interno di Magda trovo dei fogli mangiucchiati, un fax datato 1998, un paio di pagine di istruzioni in gaelico. Tolgo tutto, richiudo e riapro gli sportelli sei volte, alla fine le do anche un carezza per rabbonirla. Lei protesta. Poi si rassegna, sputa una pagina bianca in segno di pace ma subito dopo segnala che la carta al cassetto 3 è esaurita, e che quindi non stamperà.
Vado a controllare se davvero manca la carta al cassetto numero 3. Ma non è vero: il cassetto 3 tracima di carta. A questo punto torno al pc per annullare la stampa e recarmi nella più vicina copisteria, a terminare il lavoro con una macchina prezzolata ma almeno più ragionevole.
Il computer Furio – attrezzo non meno stupido di Magda - mi avverte che la stessa Magda, su suo comando, potrà scegliere una fra queste alternative: 1) riavviare la stampa ("col cazzo!", gli sussurro io), 2) cancellare la stampa, 3) annullare la stampa, 4) eliminare la stampa. Non capisco la differenza fra le ultime tre opzioni, ma oramai non mi importa, schiaccio i tasti a caso. Tuttavia a qualsiasi cosa chieda, il computer replica che è impossibile portare a termine l'operazione perchè “la periferica Magda non risponde”, “la stampa è già avviata”, “nessuna stampante installata”, “inchiostro esaurito, ma anche no” e altri messaggi deliranti in loop. Alla fine compare il numero del Servizio Assistenza Clienti della Xerox. Gli telefono ma mi risponde il curatore fallimentare, dice che lì non è rimasto nessuno a parte lui, un ufficiale della guardia di finanza e l'omino delle pulizie e che stanno giocando a burraco. Aggiunge che lui le stampanti non le ha mai usate, le lettere le scrive a penna.
Gli appendo la cornetta in faccia e torno da Magda – di sicuro è colpa sua – torno da Magda, dicevo, e le svuoto tutti i cassetti della carta, le rovescio in testa la cartuccia d'inchiostro, la aggredisco con un cacciavite e poi la finisco a calci e pugni urlandole “muori”.
Non contento, le levo la corrente tagliandole il cavo di alimentazione con un paio di forbici da giardiniere.
E' solo a questo punto che lei, docile e precisa, produce sul vassoio una p-e-r-f-e-t-t-a stampata del documento che le avevo chiesto.