Lettera aperta ai coraggiosi e ai dementi dell’ultrasinistra
Cari compagni,
orfani di rivoluzioni oramai antiche, nostalgici di sanguinose epurazioni dal sapore del sabba, l’undici marzo avete sfiorato due stragi, una a Roma e l’altra Milano.
Nella città lombarda, con una bomba-carta ricolma di chiodi, solo per poco non avete massacrato decine e decine di bambini e di mamme in un Mc Donald. È un simbolo, è vero, emblema della globalizzazione, dell’imperialismo, dell’abbrutimento culturale e gastronomico; e se le mamme avessero un minimo di coscienza si renderebbero conto che, portando lì i loro pargoli ad alimentarsi, sono pericolose per essi quasi quanto le vostre bombe. Ma non lo sanno, e non è del tutto colpa loro; non lo sanno ma non per questo, per la “mancata coscienza” dovrebbero rischiare di morire o di venire sfigurate; e che c’entrano poi i bambini? Sono imperialisti che non volete veder crescere? Sono “nemici di classe”?
A Roma, sette ore prima dei fatti milanesi, qualche indomito cavaliere dell’antifa aveva scagliato molotov contro le finestre di Casa Italia al Torrino. Un centro sociale fascista? No, una casa occupata da famiglie di senza tetto, da donne, bambini, vecchi, handicappati. Ma possono morire, possono ardere vivi, perché, per aiutarli, non hanno scelto i bravi di Don Veltrigo, i professionisti di Action, quelli che li stipano in tuguri affollati, bensì le Osa che sono politicamente scorrette e che pretenderebbero – orrore! – che ogni famiglia italiana divenisse proprietaria della propria casa.
Una lunga tradizione v’incita, in casi del genere, a odiare il popolo e anche a sterminarlo perché, se non segue gli agitpop dalle rosse bandiere, non è più popolo, non è nemmeno massa rivoluzionaria, è selvaggina senza diritto di voce e persino di vita.
L’incendio a Casa Italia non ha attecchito perché, nel medesimo istante in cui venivano lanciate le “bocce” iniziava a piovere a dirotto: a volte c’è un Giove lassù per chi ha fede!
Ma poteva essere una ripetizione della vostra peggiore ignominia, ovvero della strage di Primavalle, quando, per opera di coraggiosissimi guerriglieri altoborghesi, bruciaste vivi un giovane e un bimbo proletari in nome della “lotta di classe”.
È, questa, una lunga tradizione terroristica che s’iscrive alle radici del vostro comunismo che nacque come intento di trasformazione teologica del socialismo in una chiesa messianica.
Non è un mistero per nessuno che il bolscevismo nasca bombarolo, stragista e cresca sterminatore.
I cento milioni di morti che sono il frutto diretto della sua fabbrica delle utopie non li ha di certo inventati Berlusconi.
Che la vostra ideologia vi faccia smarrire il senso degli uomini, delle cose, dei sentimenti, è cosa assai frequente e del tutto spiegabile. Innanzitutto categorizza troppo, astrae, semplifica, annichila. E poi, essendo ricopiata pari pari sugli schemi clericali (quanti dei vostri santoni escono dai seminari, a iniziare da Stalin!), la “dottrina” comunista è teologica, dualistica, dunque distruttiva e così “satanizza” tutto quello che non comprime e che non controlla. E tutto quel che è in odore di Satana, si sa, può essere umiliato, stroncato; le sue creature possono essere torturate, disarticolate e bruciate sul rogo con grande gaudio della plebe plaudente.
E potremmo cavarcela così, dicendo che siete accecati e irrecuperabili; potremmo limitarci ad additare a tutti quello che significa essere comunisti, aiutati in questo da recente letteratura di successo che riporta – anche nello spirito – i vostri crimini degli anni settanta.
Ma non intendiamo cavarcela così perché noi (quelli autentici di noi, cioè i fascisti, non i neoguelfi), noi, ripeto, non siamo teologici, dualisti e non amiamo demonizzare.
Perché per noi anche voi siete popolo e nazione, anche voi siete uomini, anche voi siete altro da una massa gassosa e informe. Perché tra di voi c’è stato il peggio, la feccia, la canaglia, l’ignominia ma anche il coraggio, la determinazione, il romanticismo, la dignità.
Non ci piace mettervi tutti nello stesso paniere; ci piacerebbe però che da quel paniere venisse fuori una scelta apprezzabile, anche nostra nemica, ma sensata e degna di rispetto.
Sta solo a voi scegliere, a ciascuno di voi e soprattutto a chiunque tra di voi abbia una qualche autorevolezza.
Sta a voi scegliere se è più comodo rilanciare quello stantio quanto idiota antifascismo al quale si contrapporrebbe presto l’anticomunismo producendo, quindi, la sintesi hegeliana (o forse sarebbe meglio dire pisanuoide) della nuova DC. Dovete decidere se, in crisi di programma e di ideologia, per inseguire qualche minuscolo successo immediato e consolidare la posizione di qualche piccolo ras demagogo, sia davvero il caso di fare i bravi non più solo del sindaco romano ma della Balena Bianca.
Non si tratta però soltanto di orientamento politico, che pure è fondamentale, ma di scelta a monte. Nella vita, specie nella vita delle rivoluzioni, delle utopie, degli ideali, ognuno prova a sviluppare il modello al quale s’ispira. Scegliete allora se volete somigliare a Che Guevara o a Bentivegna, a Bordiga o a Secchia, a Scalzone o a Negri, a Curcio o a Savasta, a Durruti o a Bertoli, a Mara Cagol o ad Achille Lollo. Scegliete e comportatevi di conseguenza. Se v’orientate verso il primo soggetto di ognuna di queste coppie opposte recupererete dignità e soggettività, ma sarete anche costretti a mettervi in discussione, a mettervi alla prova, ad allargare gli orizzonti. E, francamente, ce lo auguriamo e ve lo auguriamo.
Se invece oscillate drammaticamente verso il secondo termine – così come state facendo da tempo – allora vorrà dire che volete essere pattumiera; e non stupitevi se la folla vi si rivolta contro e se solo la polizia vi può trarre in salvo dalle sue ire; se tutti, i vecchi in prima fila, vi prendono a calci in culo. Ve la siete cercata, meritata e guadagnata.
Gabriele Adinolfi


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