Il fascismo è una parte della nostra storia. C'è chi la considera una pagina nera - i più - e c'è chi la considera una pagina gloriosa - i meno - ma è indubbio che esso è parte integrante della nostra storia. Non lo possiamo rimuovere e non è neppure giusto che in un Paese libero e democratico quale l'Italia si fregia di essere, debba esistere un'interpretazione dominante del fascismo che annulli tutte le altre.
Secondo me il fascismo non sarebbe mai arrivato al potere se il sistema democratico che l'aveva preceduto si fosse rinnovato. Non si rinnovò e l'impotenza politica di chi abbandonò il Parlamento per andarsene sull'Aventino fu la goccia che fece traboccare il vaso, spingendo la Monarchia ad affidare il Paese al Duce. Decisione tragica, ma forse - in quel momento - priva di alternative.
Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio invece sottolineare che sul fascismo ognuno ha il diritto di pensarla come vuole, E SOPRATTUTTO HA IL DIRITTO DI ESPRIMERE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO.
Capisco, sia chiaro, la legge che vieta l'apologia del fascismo. Ma è una legge che ha fatto il suo tempo. Il fascismo negli ultimi anni fu l'artefice di due tragedie: l'intervento dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale e le leggi razziali. Due scelte che la dicono lunga sulla totale subordinazione dell'Italia alla Germania di Hitler.
Da quei fatti, tuttavia, sono passati sessant'anni. Questo non vuol dire che quei fatti vanno dimenticati. Questo vuol dire che il fascismo e i suoi proseliti non vanno combattuti attraverso la legge, ma attraverso il confronto dialettico. La legge di un Paese moderno non deve punire il pensiero, ma gli atti violenti commessi eventualmente da chi la pensa in un certo modo.
E in ogni caso non spetta alla canea dei Centri Sociali decidere chi debba parlare o meno. Questi vermi ieri non hanno sfidato a Milano i fascisti, e nemmeno le forze dell'ordine. Questi vermi ieri hanno sfidato la città, e la città ha risposto, a muso duro, sebbene i tentativi di linciaggio non vadano in alcun modo giustificati.
Ma è ora che chi è stato per troppo tempo costretto al silenzio possa parlare, possa esprimersi, possa avere interlocutori politici. Solo su un elemento io non mi sento di smentire i fascisti; solo su un elemento non so cosa rispondere. Ed è quando i fascisti mi dicono che il loro regime ha avuto il consenso di gente come Giovanni Gentile e Luigi Pirandello, di fronte ai quali Umberto Eco non è che una cacchina di capra. Ecco, là sinceramente non so cosa rispondere, perchè è la verità.
Ciao
Elios




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