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  1. #1
    Blut und Boden
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    Predefinito LA PADANIZZAZIONE DELLE BANCHE

    LA PADANIZZAZIONE DI DUE SUPERBANCHE

    Con due Regioni Bossi padanizza le grandi banche
    La padanizzazione delle superbanche di GIULIANO ZULIN

    Se la Lega prende Veneto e Piemonte potrà "padanizzare" le grandi banche del Nord. Il derby con il PdL non è solo politico. Con due governatori in casa, Luca Zaia in Veneto e Roberto Cota (...) segue a pagina 7

    Con due Regioni Bossi padanizza le grandi banche. II Senatur ha già dalla sua parte numerose Popolari ma con due governatori può influenzare le nomine nelle fondazioni locali, grandi azioniste di Intesa e Unicredit in Piemonte, il Senatur potrà influenzare i poteri fortì. I grandi totem della finanza italiana: Unicredit e Intesa Sanpaolo. Soprattutto la banca di Alessandro Profumo, primo istituto italiano, potrebbe trovarsi tra i suoi azionisti molti leghisti. Tutto passa dalle fondazioni, quegli enti eredi delle vecchie casse di risparmio, che determinano i nomi dei consigli d'amministrazioni dei due colossi finanziari del Nord.

    SENATUR IN UNICREDIT
    Già adesso la Lega può sfoderare una potente influenza su Cariverona, primo socio di Unicredit con oltre il 5%. Il perché è presto detto. Fra gli oltre trenta consiglieri dell'ente presieduto da Paolo Biasi - che tra l'altro scade a ottobre di quest'anno - ben ventidue devono provenire per statuto dagli enti territoriali. Quattro sono di nomina del sindaco di Verona, cioè del padanissimo Flavio Tosi. La lista non finisce qui. Un altra "carega" sarà decisa dal sindaco di Legnago, Roberto Rettondini, leghista pure lui. Deciderà un nome anche Attilio Schneck, presidente della Provincia di Vicenza in quota Carroccio. Gianvittore Vaccari, senatore e sindaco di Feltro (Belluno), nominerà un altro consigliere ancora. Se poi l’attuale ministro delle Politiche Agricole conquisterà Palazzo Balbi, sicuramente le scelte delle Camere di Commercio di Verona e Vicenza saranno influenzate dal vento leghista. Cosi come il cambio in Regione potrebbe pesare nella doppia scelta che spetta al Rettore dell'Università di Vero- na. In pratica quasi metà degli uomini che occupano la stanza dei bottoni di Cariverona potrebbero essere leghisti o amici di leghisti. Dal Veneto al Piemonte, dove la Cassa di Risparmio di Torino governata da Fabrizio Palenzona meglio conosciuta come fondazione Crt - ha quasi il 3,7% di Unicredit. Qua dodici su 22 consiglieri "sono espressione del territorio di riferimento": uno deve uscire da una tema di nomi preparati dalla leghista Gianna Gancia, presidente della provincia di Cuneo, molto vicina a Roberto Calderoli. Un altro deve essere espressione del numero uno della provincia di Biella, l'onorevole padano Roberto Simonetti. E poi spetterà direttamente alla Regione - quindi eventualmente a Cota - un altro consigliere. Gli "eletti" poi continuano con le nomine ad opera della Camera di Commercio di Torino e dell'unione piemontese delle Camere di Commercio. Anche qui vale lo stesso discorso del Veneto: quando cambia il presidente della Regione, i poteri locali si adeguano al mutamento d'aria. Tirando le somme, Bossi potrebbe dire la sua su quasi F8% di Unicredit. Tirando all'estremo le conseguenze il Senatur sarebbe primo azionista di piazza Cordusio. Un paradosso giornalistico, ma dal grande peso politico-eco. nemico.

    INTESA DIFFICILE
    Ma se il Carroccio potrà parcheggiare davanti all'Unicredit, sarà più difficile entrare nelle stanze di Intesa Sanpaolo. I padani devono sperare in qualche favore da parte degli alleati delPdLper conquistare delle poltrone nella Cariparo, ovvero la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, azionista con il 4,18% della banca di Giovanni Bazoli: tré sono di nomina della Camera di Commercio di Padova e due del presidente della provincia di Padova. Sarà difficile, ma nel "Cencelli" degli equilibri politici post Galan, qualche posto potreb be andare a un leghista. Qualche speranza in più per i bossiani nella Compagnia Sanpaolo, potentissimo azionista di Intesa con il 7,684%: là c'è un consigliere di nomina della Regione Piemonte, due della Camera di Commercio di Torino, uno della Camera di Commercio di Milano e uno dell'unione piemontese delle Camere di Commercio.

    PARTITO POPOLARE
    Per Bossi la partita finanziaria è fondamentale. Dalla parte sua anche grazie al lavoro di Giancarlo Giorgettì - ha già i dipendenti e il nuovo entourage della Popolare di Milano, capitanato da
    Massimo Ponzellini. Anche al Banco Popolare riscontra numerose simpatìe. Per non parlare del mondo cooperativo, vicino ai sempre più numerosi sindaci leghisti. Se Bossi prenderà due regioni (con un vice governatore anche in Lombardia) potrà dunque ricreare quel meccanismo partito-banca-famiglia che ha permesso alla De di dominare il Nord per mezzo secolo.

    Libero 07/01/10
    Data Rassegna: 07/01/10 08.09

    TOSCA T-Web
    Ultima modifica di Eridano; 07-01-10 alle 12:25
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #2
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    Predefinito Rif: LA PADANIZZAZIONE DI DUE SUPERBANCHE

    Ussignùr!

  3. #3
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    Predefinito Rif: LA PADANIZZAZIONE DI DUE SUPERBANCHE

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #4
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    Predefinito Rif: LA PADANIZZAZIONE DI DUE SUPERBANCHE

    sono VENTANNI che le banche padane non appartengono piu' alle amministrazioni locali ... vi ricordate le famose LIBERALIZZAZIONI ? ...

    adesso le banche appartengono alla " societa' civile" ...

    .. quella che e' terrorizzata dal RITORNO del " localismo" ...:giagia:

    e che quindi rendera' difficilissima l' elezione non solo di cota ma dello stesso Zaia ( come dimostra questo incipit di " campagnaelettorle " :giagia

    e questo dovrebbe dimostrare anche a piu feroci aiperpadanisti ... che. ....comunque ..

    " anche questa lega e' meglio di niente " ...:sofico:
    vulgus vult decipi

  5. #5
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    Predefinito Rif: LA PADANIZZAZIONE DI DUE SUPERBANCHE

    Parlare di lega e di banche padanizzate crea dei timori.

    La lega ha una storia di banche.

  6. #6
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    Predefinito Rif: LA PADANIZZAZIONE DI DUE SUPERBANCHE

    Unicredit, ora comanda la Lega

    Il Carroccio si mette di traverso dopo l'appoggio di profumo alle Olimpiadi a Roma. Forti dubbi sul progetto di Profumo di banca unica, che intendeva unificare sotto il proprio controllo le cinque controllate di piazza Cordusio con centrali in tutta Italia.

    Comunque vada, adieu M. Arrogance. Il soprannome - dato negli anni ruggenti dei banchieri di scuola McKinsey ad Alessandro Profumo e che lui si diceva indossasse con compiacimento, - non potrà più andar bene per l'amministratore delegato di Unicredit. Che ieri per la prima volta ha dovuto adattarsi ai voleri dei suoi azionisti: in prima fila la Fondazione Cariverona, ossia per esteso la Fondazione Casse di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona. Cariverona. Ma anche le altre due fondazioni forti, Caritorino e Carimonte, e la tedesca Allianz fino alla piccola Cassamarca (Treviso), e soprattutto a Luigi Maramotti, il primo dei soci singoli con quota fino al 2 per cento, hanno forti dubbi sul progetto di Profumo di banca unica, che intendeva unificare sotto il proprio controllo le cinque controllate di piazza Cordusio con centrali in tutta Italia: Unicredit Banca (l'area retail), Unicredit Banca di Roma, Unicredit Pivate Banking, Unicredit Corporate Banking e Banco di Sicilia.

    Tutto rinviato ad un cda straordinario fissato il 13 aprile, e nel frattempo non sono da escludere colpi di scena. Il primo motivo di malumore è squisitamente finanziario: i soci, chiamati a sottoscrivere un doppio aumento di capitale per 7 miliardi complessivi, con i quali si è evitato all'Unicredit l'onere di prendere i Tremonti-bond, si vedono offrire un ritorno al dividendo che l'ad avrebbe stimato in tre centesimi, un po' meglio dello zero del 2009, ma lontano dagli 0,26 euro del 2008. Ma, neppure troppo sullo sfondo, si affaccia la politica. Che stavolta e dichiaratamente indossa i colori verdi della Lega. La banca unica sarebbe una «one man company» tagliata addosso a Profumo, e questo non piace alle fondazioni del Nord, Cariverona e Carimonte in testa. Ma chi nomina i 22 consiglieri della principale azionista di Unicredit? A norma di statuto, 4 sono designati dal sindaco di Verona (Flavio Tosi, Lega), uno da quello di Legnano (Roberto Rettondini, Lega), uno dal presidente della provincia di Vicenza (Attilio Schneck, Lega), ancora uno dal sindaco di Feltre (Gianvittore Vaccari, Lega).

    Tre sono di competenza dei vescovi di Verona, Vicenza e Belluno-Feltre: cioè l'ex «sagrestia d'Italia» alla quale tra pochi giorni il leghista Luca Zaia, oggi ministro dell'Agricoltura, andrà a mostrare in modo non ostile il vessillo di governatore del Veneto. Proprio Zaia, a febbraio, aveva animato una furibonda polemica contro Profumo, reo di avere aderito al Comitato per le Olimpiadi di Roma, in concorrenza con quelle di Venezia. Ed in particolare aveva dato una strigliata a Dino De Poli, ex onorevole Dc poi trasmigrato nel centrosinistra, ora alla presidenza di Cassamarca. In quella occasione Zaia aveva mandato a dire senza troppi giri di parole «al dottor Profumo» che d'ora in poi la Lega avrebbe vigilato «sui soldi dei veneti».

    Dunque, passati i tempi in cui i fidi di Umberto Bossi limitavano le bramosie finanziarie al Credieuronord, una banca di provincia dal destino non brillantissimo (tentativo di salvataggio della Bpl, e poi asset ceduti al Banco Popolare), oggi la Lega decide di avere voce in capitolo nel primo istituto italiano. E non solo. Di area leghista è Marcello Sala, consigliere di Intesa SanPaolo che Giulio Tremonti, d'accordo con Giovanni Bazoli, vorrebbe mettere a capo del fondo per le Piccole e medie imprese che verrà gestito dalla Cassa depositi e prestiti e dalle grandi banche. Ed alla Cdp è già stato designato, come amministratore delegato, Giovanni Gorno Tempini, ex direttore generale della Mittel, uomo di fiducia di Bazoli, anche lui anello di una nuova alleanza che pare delinearsi tra i banchieri «bianchi» del Nord ed il ministro dell'Economia. Con la benedizione del delegato di Bossi per le questione di potere finanziario, ossia Giancarlo Giorgetti, ex sottosegretario, oggi presidente della Commissione Bilancio di Montecitorio.

    Scontata la crescita della Lega alle prossime Regionali, aumenterà l'influenza «verde» anche sul mondo bancario del Nord, grazie anche al rinnovato ruolo (e ai soldi) delle fondazioni rispetto alla precedente centralità dei top manager stile Profumo e Corrado Passera. In questo panorama – che comprende i buoni rapporti tra Carroccio, Tremonti e Chiesa – gli unici banchieri in grado di tenere botta, a cavallo tra nuovo e tradizione, tra Nord e resto d'Italia, ma anche tra l'anima leghista e quella istituzionale del centrodestra, appaiono due personaggi legati a Roma. Il primo è Cesare Geronzi, il secondo Fabrizio Palenzona. Geronzi, presidente di Mediobanca, e candidato naturale al vertice di Generali, era stato a lungo bersaglio del vecchio asse tra finanza cattolica ed Ulivo.

    Un asse che ora quasi non c'è più. Il secondo, vicepresidente dell'Unicredit, numero uno di Aeroporti di Roma, uomo forte di Caritorino, politicamente duttile, è artefice di un progetto assieme alla Fondazione Carige (Genova) per dare vita ad una banca del Nord-Ovest che potrebbe richiamarsi Cassa di Risparmio di Torino. L'idea ha tra gli sponsor Claudio Scajola ed avrebbe un impulso dal successo di Roberto Cota in Piemonte. L'ambizione è infatti di erodere il ruolo del San Paolo, già vicino agli Agnelli e al centrosinistra torinese. Quella che si sta delineando è dunque una piramide finanziaria a vari strati, con molte venature bianche, verdi e azzurre, dove il potere dei manager verrebbe bilanciato da quello degli azionisti. Un modello bancario e finanziario meno «global» e più «glocal», cioè rispettoso delle multiformi e scalpitanti realtà locali, secondo l'attuale filosofia tremontiana. Ed al vertice della piramide, con un ruolo di garanzia ma appunto anche di bilanciamento, potrebbe collocarsi proprio Geronzi.

    Il Tempo - Economia - Unicredit, ora comanda la Lega

  7. #7
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    Predefinito Rif: LA PADANIZZAZIONE DI DUE SUPERBANCHE

    Dire padanizzazione è fuorviante, al massimo leghizzazione.

  8. #8
    Drugrillo
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    Predefinito Rif: LA PADANIZZAZIONE DI DUE SUPERBANCHE

    Citazione Originariamente Scritto da Victimae Visualizza Messaggio
    Dire padanizzazione è fuorviante, al massimo leghizzazione.
    Certo il tuo termine è più corretto tuttavia anche per semplice "traslamento" leghizzazione significa almeno un in parte padanizzazione.
    Ed io preferisco sempre che le Fondazioni e Banche varie siano in mano ad un potere , anche politico , che si sottopone ad elezioni e che deve rispondere al territorio , che non ad oscure e nascoste lobbies , che nessuno conosce , slegate dalla comunità e che magari rispondono a poteri forti che stanno all'estero...
    Salvini, finto sovranista e vero neocon (sionista, americanista, ricchista)
    Maduro ce l'ha duro e ve lo mett'ar culo!

  9. #9
    phasing out
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    Predefinito Rif: LA PADANIZZAZIONE DI DUE SUPERBANCHE

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Visualizza Messaggio
    Certo il tuo termine è più corretto tuttavia anche per semplice "traslamento" leghizzazione significa almeno un in parte padanizzazione.
    Ed io preferisco sempre che le Fondazioni e Banche varie siano in mano ad un potere , anche politico , che si sottopone ad elezioni e che deve rispondere al territorio , che non ad oscure e nascoste lobbies , che nessuno conosce , slegate dalla comunità e che magari rispondono a poteri forti che stanno all'estero...
    Robert, secondo te i partiti rispondono agli elettori e non alle oscure lobbies? Ti ricordo il primo ministro che si è fatto fare un servizietto da un'igienista dentale e poi l'ha messa nel listino di modo che sia "eletta" anche senza il voto degli elettori. E ti ricordo lo strapotere dei potentati economici e finanziari del sud, del centro e del nord che si arricchiscono producendo nulla e derubando i cittadini grazie all'appoggio dei partiti itaglioni tutti.

    Cittadini sovrani. Politici al guinzaglio corto, stretto e scorsoio. Tutti, senza eccezione.

    Ultima modifica di semipadano; 20-03-10 alle 20:33
    L'occasione fa l'uomo italiano

  10. #10
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    Talking Rif: LA PADANIZZAZIONE DI DUE SUPERBANCHE

    Nestlé
    Critiche alla politica commerciale di Nestlé [modifica]
    Fin dai tardi anni settanta, la Nestlé è stata oggetto di numerose critiche circa la sua politica commerciale. Movimenti di opposizione a questa azienda, iniziati su vari fronti e in diversi paesi, sono approdati all'istituzione di un International Nestlé Boycott Committee ("comitato internazionale per il boicottaggio della Nestlé") di cui fanno parte, formalmente o informalmente, numerose associazioni analoghe in diversi paesi del mondo. Tra i maggiori esponenti nelle critiche contro questa azienda spicca lo svizzero Jean Ziegler.

    Latte per neonati [modifica]
    La Nestlé viene accusata di una politica commerciale aggressiva e irresponsabile per quanto riguarda la promozione di latte per neonati nei paesi in via di sviluppo, soprattutto attraverso forniture gratuite a strutture ospedaliere[1].

    Secondo l'UNICEF, la sostituzione dell'allattamento materno con il latte in polvere, porterebbe nei paesi del Terzo Mondo alla morte di circa un milione e mezzo di bambini ogni anno[2], a causa di problematiche legate alla difficoltà di sterilizzazione dell'acqua e dei biberon utilizzati. Vi è evidenza che anche in paesi sviluppati l'utilizzo del latte in polvere per neonati comporta un aumento dei rischi di mortalità post-neonatale rispetto all'allattamento materno[3].

    Per queste ragioni l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) adottò il 22 Maggio del 1981, l'International Code of Marketing of Breast-milk Substitutes, un regolamento internazionale sulla promozione di surrogati del latte materno, linea guida non legalmente vincolante al quale la Nestlé aderì nel 1982[4].

    I controlli eseguiti nel 1988 dalla International Baby Food Action Network[5] riscontrarono però infrazioni da parte della Nestlé e di altre compagnie produttrici di latte per neonati e provocarono la ripresa del boicottaggio dell'azienda nato nel 1977 e successivamente interrotto con la sua adesione al Codice dell'OMS[6].

    Diverse indagini hanno mostrano come la Nestlé ed altre compagnie produttrici di latte in polvere per neonati negli ultimi anni abbiano ripetutamente infranto, soprattutto in regioni sottosviluppate, il Codice internazionale dell'OMS al quale hanno ufficialmente aderito[7][8][9].

    Azione legale contro il governo dell'Etiopia [modifica]
    Nel 2002, l'agenzia Oxfam rivelò che la Nestlé aveva fatto causa all'Etiopia per 6 milioni di dollari. L'Etiopia, uno dei paesi più poveri del mondo, si trovava in un periodo di carestia che metteva in pericolo la vita di oltre 11 milioni di persone. La Nestlé chiedeva un risarcimento per un'azienda del settore agricolo di sua proprietà, nazionalizzata nel 1975 dal regime marxista di Mengistu.

    Nel dicembre del 2002 Nestlè ha accettato di accordarsi con le autorità etiopi per ricevere 1,6 milioni di dollari che devolverà interamente per la lotta alla fame[10].

    Nestlé Purina nel Venezuela [modifica]
    Nel 2005, la Nestlé Purina commercializzò tonnellate di cibo per animali contaminato nel Venezuela. I marchi incriminati includevano Dog Chow, Cat Chow, Puppy Chow, Fiel, Friskies, Gatsy, K-Nina, Nutriperro, Perrarina e Pajarina. Morirono oltre 500 fra cani, gatti, uccelli e animali da allevamento. Il problema fu attribuito a un errore di un produttore locale che aveva immagazzinato in modo scorretto il mais contenuto in tali cibi, portando alla diffusione di un fungo tossico nelle riserve.

    Nel marzo del 2005, l'Assemblea Nazionale del Venezuela stabilì che la Nestlé Purina era responsabile a causa di insufficienti controlli di qualità, e condannò l'azienda a risarcire i proprietari degli animali intossicati.

    Cibo transgenico [modifica]
    Nell'agosto 2004 un test di Greenpeace riscontrò la presenza di organismi geneticamente modificati in una confezione di Nesquik. Una donna cinese denunciò Nestlé, poiché l'uso di OGM nei prodotti per l'infanzia era proibito dalle leggi locali. Un secondo test condotto in dicembre diede risultati negativi.[11]
    Nel novembre 2005 Nestlé si oppose alla decisione svizzera di bandire gli OGM.[12]

    Schiavitù e manodopera minorile [modifica]
    Nel 2005 l'ONG International Labor Rights Fund, seguita da Global Exchange, denunciarono Nestlé e le aziende fornitrici di commodity, Archer Daniels Midland e Cargill per l'uso di manodopera ridotta in schiavitù, testimoniata da un caso di minori, trafficati dal Mali alla Costa d'Avorio e lì costretti a lavorare in piantagioni di cacao gratuitamente dalle 12 alle 14 ore al giorno, con poco cibo, sonno e frequenti percosse[13][14][15]. L'Organizzazione Internazionale del Lavoro, infatti, stima che 284.000 minori lavorino nelle coltivazioni di cacao nell'Africa Occidentale, soprattutto in Costa d'Avorio[16], dove Nestlé è la terza compratrice mondiale[17]. L'esportazione di cacao, oltretutto, sarebbe stata la principale fonte finanziaria per le forze militari della guerra civile[18]
    Nel 2001 Nestlé e altri grandi produttori di cioccolato hanno firmato un accordo, il protocollo Harkin-Engel (o Protocollo sul cacao), per affermare che avrebbe certificato, da luglio 2005, che il suo cioccolato non era stato prodotto attraverso manodopera minorile, debitoria, forzata o proveniente da traffico di esseri umani. Il protocollo, secondo il più recente report dell'International Labor Rights Fund pubblicato nel 2008, sarebbe stato disatteso[19].

    Finanziamenti a Partiti Politici [modifica]
    Secondo alcune fonti[20], Nestlé finanzia i maggiori partiti statunitensi: l'azienda avrebbe investito nel 2002 153.000 dollari, destinati per il 77% al Partito Repubblicano e per il restante 23% al Partito Democratico. La pratica del finanziamento ai partiti politici rimane nonostante questo, uno strumento legalmente riconosciuto negli Stati Uniti d'America.

    Latte inquinato in Italia [modifica]
    Nel 2009 La Nestlé italiana è stata condannata, insieme alla Tetrapak, al pagamento dei danni, per l'inquinamento del latte Nidina con Itx, un tipo di inchiostro[21].
    Nestlé - Wikipedia

    UBS
    Nell'aprile del 2005, la filiale UBS di Warburg ha perso un processo per discriminazione e mobbing a sfondo sessuale, vinto dalla signora Zubulake. La querelante ha convinto la giuria che il suo superiore immediato l'aveva derisa per il suo aspetto fisico di fronte ai colleghi. La prova della distruzione di documenti elettronici compromettenti per l'UBS è stata portata dall'accusa, cosa che si è rivelata essere determinante per l'esito del processo. L'UBS è stata condannata a pagare 9,1 milioni di dollari per danno e interessi, e 20,2 milioni di dollari di multa. Questo caso ha fatto scuola nel settore delle risorse umane e dell'archiviazione informatica, per l'impossibilità da parte di UBS di presentare gli originali dei documenti forniti dalla difesa.
    Il 9 settembre 2005, UBS ha vinto in India un processo d'appello che l'opponeva al Securities and Exchange Board of India (SEBI). Il SEBI sosteneva che UBS fosse implicata nel lunedì nero del 2004 - la caduta dei mercati che seguì alla sconfitta del governo alle elezioni legislative indiane. La decisione del SEBI del 17 maggio 2005 aveva imposto a UBS di cessare l'emissione di derivati offshore su azioni contro posizioni detenute dall'istituto in titoli indiani. Questa imposizione è però stata ritirata dopo la sentenza d'appello.
    Nel novembre 2009 tre dirigenti italiani di UBS e la persona giuridica Ubs Limited sono stati rinviati a giudizio in seguito ad un'inchiesta sui derivati al Comune di Milano; l'accusa è di truffa aggravata[1].
    UBS - Wikipedia

    Fastweb
    Il 23 febbraio 2010 la procura di Roma fa richiesta formale di commissariamento di Fastweb per "mancata vigilanza" (in base della legge 231 del 2001 che prevede sanzioni per quelle società che non predispongono misure idonee ad evitare danni all'intero assetto societario) nell'ambito dell'Operazione Phuncards-Broker (riciclaggio internazionale e associazione a delinquere) che vede coinvolti, tra gli altri, funzionari ed ex-amministratori Fastweb[3].

    Hoffmann–La Roche
    [edit] Vitamin price fixing
    Stanley Adams, Roche's World Product Manager in Basel, contacted the European Economic Community in 1973 with evidence that Roche had been breaking antitrust laws, engaging in price fixing and market sharing for vitamins with its competitors. Roche was fined accordingly, but a bungle on the part of the EEC allowed the company to discover that it was Adams who had blown the whistle. He was arrested for unauthorised disclosure — an offence under Swiss law — and imprisoned. His wife, having learnt that he might face decades in jail, committed suicide.[9] Adams was released soon after but arrested again more than once before eventually fleeing to Britain, where he wrote a book about the affair, Roche Versus Adams (London, 1984, ISBN 022402180X).

    In 1999 Roche was the worldwide market leader in vitamins, with a market share of 40%. Between 1990 and 1999, the company continued to participate in an illegal price fixing cartel for vitamins, which also included BASF and Rhone-Poulenc SA. In 1999, Roche pleaded guilty in the United States and paid a US$500 million fine, then the largest fine ever secured in the U.S.[10] The European Commission fined Roche €462 million for the same infraction in 2001, also a record fine at the time.[9]
    Hoffmann–La Roche - Wikipedia, the free encyclopedia

    Zurich Financial Services
    In 2006, Zurich Financial Services settled a $171 million case relating to bid rigging and price fixing.[6] "Businesses shopping for commercial insurance were deceived into believing they were getting the best deals available," said Abbott. "The whole anti-competitive scheme was an intentional smoke screen by several insurance players to artificially inflate premiums and pay improper commissions to those who brokered the deals." The states included in the settlement were Texas, California, Florida, Hawaii, Maryland, Massachusetts, Oregon, Pennsylvania and West Virginia. Zurich is also required to pay about $122 million[7] in refunds to commercial policyholders in a New Jersey class action lawsuit[8] settlement.

    Zurich Financial Services settled a bid-rigging and improper "finite reinsurance" transactions probe.[9] Zurich Financial agreed to pay $153 million in restitution and penalties and agreed to a series of reforms. Zurich apologized and acknowledged that "certain of its employees violated both acceptable business practices and Zurich's own standards of conduct by engaging in improper bidding practices and the ‘finite reinsurance’ transactions described in the Assurance of Discontinuance." The states included in the settlement were New York, Connecticut and Illinois.

    In May 2007, Zurich Capital Markets, a subsidiary of Zurich Financial Services, paid $16.8 million to settle with the United States Securities and Exchange Commission for helping four hedge funds disguise their identities to avoid detection when making frequent trades in mutual fund shares.[10] An SEC director stated, “By knowingly financing their hedge funds clients' deceptive market timing, ZCM reaped substantial fees at the expense of long-term mutual-fund shareholders" [11]

    On May 5 2008 Zurich announced a further 900 job losses in the general insurance sector of their UK operation.[12]
    Zurich Financial Services - Wikipedia, the free encyclopedia



    Credit Suisse
    In 2007, Credit Suisse was criticised for coordinating the listing of the Malaysian logging corporation Samling at the Hong Kong stock exchange. Environmentalists accuse Samling of rainforest destruction and illegal logging. Credit Suisse maintains that Samling was critically assessed prior to its initial public offering by experts from the banks that participated in the listing and by an independent agency. The conclusion was that the company meets all relevant national and international standards on sustainable forestry.[4][5][6]
    In an article published by Reuters on February 23, 2008, Brazilian public prosecutor Karen Kahn announced that several employees of Credit Suisse as well as others from UBS, Clariden Leu and AIG were under investigation by federal authorities.[7] In 2007, police arrested 20 people, including bankers at UBS, Credit Suisse unit Clariden and AIG Private Bank after the discovery of illegal activities including money laundering, tax evasion, fraudulent banking and operating without a banking license.[8] During the course of Operation Switzerland in 2008, Christian Peter Weiss and 13 other employees of Credit Suisse were arrested in Rio de Janeiro for helping operate an illegal money transfer scheme.
    The New York Times reported on December 16, 2009, that Manhattan District Attorney Robert Morganthau, the Justice Department and Federal Reserve had reached an agreement with Credit Suisse in which Credit Suisse was fined $536 million. Credit Suisse settled on charges that it violated sanctions regulating financial transactions with Iran. The charges included "stripping", the practice of removing the identity and origin of funds used in transactions. Credit Suisse employees stripped the identities of Iranian banks enabling funds to be transferred to the Atomic Energy Organization of Iran and the Aerospace Industries Organization, entities respectively involved in the production of nuclear weapons and long range missiles. Credit Suisse advised Iranian banks such as Bank Melli and Bank Saderat on methods to hide their identities and send more than a billion dollars through New York banks.

    Novartis
    Challenge to India's patent laws
    In 2006, Novartis launched a court case against India seeking to prohibit the country from developing generic drugs based on patented medicines.[22] Novartis had challenged a law that allows India to refuse to recognize a patent for an existing medicine if there is a modified formula resulting in a re-patent of the drug.[23] On August 5, 2007 an Indian court in Chennai ruled against Novartis saying that, "Novartis’ legal challenge - mounted to limit competition to its own patented medicines - was a threat to people suffering from cancer, HIV and AIDS, diabetes and other diseases who are too poor to pay for them."[24] The high court also claimed to have no jurisdiction on whether Indian Patent law complied with WTO patent guidelines.

    In the months leading up to the hearing, over half a million people wrote to the CEO of Novartis expressing their opposition to the suit. Novartis has decided not to appeal the ruling.[25]

    [edit] Relationship with Huntingdon Life Sciences
    The company and its shareholders have been targeted by animal rights activists because it is a customer of Huntingdon Life Sciences.[citation needed] , a controversial animal testing company that has been the subject of an international campaign by Stop Huntingdon Animal Cruelty and the Animal Liberation Front. After footage shot covertly by People for the Ethical Treatment of Animals (PETA) aired on British television showing HLS staff abusing animals, Novartis offices were vandalized, and its executives' homes picketed.[citation needed]

    [edit] Advertising practices
    In September 2008 the FDA sent a notice to Novartis Pharmaceuticals regarding its advertising of Focalin XR, an ADHD drug, in which they overstated its efficacy.[26]

    [edit] 'No' to free flu vaccines
    In June 2009, Novartis declined to provide a donation to the poor of vaccines to counter the latest flu pandemic, saying developing nations or donor nations should cover the costs. Daniel Vasella, Novartis chief executive, told the Financial Times that he would consider offering discounted pricing to low-income nations, but unlike GlaxoSmithKline, would not offer vaccines for free.[27]
    Novartis - Wikipedia, the free encyclopedia


    Syngenta
    Syngenta and its predecessor companies have been involved in numerous legal actions over the years.

    Following a series of fatalities due to accidental consumption in the 1960s, the company’s herbicide, Gramoxone (Paraquat), gained notoriety in the 1970s and 80s due to a rash of suicides using the product, similar to the use of Monsantos herbicide Roundup/glyphosate for suicidal purposes. Although the World Health Organization (WHO) classifies it as only moderately hazardous, in the United States it is labeled a restricted use pesticide and it is banned in several countries. The U.S. Center for Disease Control describes the herbicide as "dangerously poisionous" to humans if ingested, inhaled, or absorbed into the body. Syngenta has added a blue dye, a foul odor, and a powerful emetic to Gramoxone to help prevent mistakes and misuse.

    Atrazine has been banned in several Wisconsin counties in the United States and in the European Union. Syngenta has been linked to attempts to block the publications of UC Berkeley Professor Tyrone Hayes - Syngenta has denied those claims. Tyrone Hayes researches the herbicide Atrazine, which he has found to cause hermaphroditism in frogs.[10] However, EPA and its independent Scientific Advisory Panel (SAP) examined all available studies on this topic - including Hayes' work - and concluded there is "currently insufficient data" to determine if atrazine may affect amphibian development. Hayes, formerly part of the panel, resigned in 2000 to continue studies independently. The EPA and its SAP made recommendations concerning proper study design needed for further investigation into this issue. As required by the EPA, Syngenta conducted two experiments under Good Laboratory Practices (GLP)and inspection by the USEPA and German regulatory authorities. In 2007 the EPA held another Scientific Advisory Panel (SAP) on the topic and concluded "that atrazine does not adversely affect amphibian gonadal development"[11].

    The company has also faced questions on its Galecron insecticide’s possible relationship to bladder cancer and other illnesses. Production of Galecron stopped between 1976 and 1978 for new safety assessments, and then halted permanently in 1988 after more research showed potential risk. In a 1995 class action in the US, Ciba-Geigy agreed to cover costs for employee health monitoring and treatment.

    In 2001, the United States Patent and Trademark Office ruled in favor of Syngenta when the company filed suit against Bayer to protect its patent on a class of neonicotinoid insecticides. The following year Syngenta filed suit against Monsanto and a number of other companies claiming infringement of its U.S. biotechnology patents covering transgenic corn and cotton.

    In 2004, the company again filed suit against Monsanto, claiming antitrust violations related to the U.S. biotech corn seed market.

    In September 2008 Syngenta's U.S. subsidiaries announced settlements with the United States Environmental Protection Agency totalling $284,000. In various separate cases, the company had been alleged to have failed to store PPE away from areas contaminated with pesticides;[12] distributed its Mesotrione Wet Paste herbicide with a chemical composition different to that registered with the EPA; and violated rules governing the advertisement of restricted-use pesticides.[13]

    In October 2008 Syngenta was found guilty of wrongful termination in a federal lawsuit in Baltimore, Maryland. A female employee who complained to management about an abusive manager was terminated after the complaint was filed. A jury awarded her $1.85 million.[14] On May 8, 2009 the judge in the case awarded the woman an additional $244,113.24 in legal fees. The judge, Benson Everett Legg, noted in his order that the counsel for the defense, Whiteford, Taylor and Preston, had billed Syngenta $264,003 for 2,025.5 hours of work. The judge ruled that the fees charged by the counsel for the plaintiff were reasonable.[15] The Syngenta legal record also includes citations by regulators, NGOs, and individuals for health issues related to its products.
    Syngenta - Wikipedia, the free encyclopedia
    NIENTE MALE PER UNO STATO DI SOLI 7.779.200 DI ABITANTI...
    Ultima modifica di Hic sunt leones; 21-03-10 alle 05:25

 

 
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