"Io non condanno nessuno che si scaglia contro chi fa professione di nazifascismo". Francesco Caruso rompe il silenzio sugli scontri di sabato Milano. Il leader dei disobbedienti candidato alle elezioni nelle liste di Rifondazione è intervenuto oggi con un'intervista al Quotidiano Nazionale, per difendere i responsabili delle violenze, tornando così ad agitare le acque all'interno del centrosinistra.
"Prima di condannare, prima di giudicare, vediamo come sono andate le cose - riflette Caruso - cerchiamo di capire se ci sono state provocazioni". "In passato - aggiunge - di provocazioni nei nostri confronti ce ne sono state tante. D'altra parte, vedere sfilare gente di fede nazista, con la svastica sul petto dovrebbe far salire il sangue alla testa a molti".
"Invece di demonizzare - aggiunge Caruso - il ministro Pisanu dovrebbe dire la verità su quello che succede in alcune questure del Sud". "Io non condanno nessuno che si scaglia contro chi fa professione di nazifascismo. Prima di condannare, come stanno facendo in queste ore, i dirigenti dell'Unione - osserva ancora il candidato di Rifondazione - dovrebbero interrogarsi sul perché di quella manifestazione".
"Sono - conclude Caruso - uno dei settemila ragazzi inquisiti in Italia per cinque anni di lotte e mobilitazioni contro il governo di Silvio Berlusconi. E' per loro che mi batterò se arriverò in Parlamento. Chiedendo un'amnistia generalizzata".
Affermazioni che hanno subito messo in allarme il centrosinistra. "Sono parole gravissime e inaccettabili, inconcepibili nella politica e nei valori dell'Unione", commenta la responsabile Welfare dei Ds, Livia Turco. I fatti di sabato, chiarisce, sono "teppismo e violenza inaudita" e "non a caso Fassino è andato subito ad esprimere la solidarietà alle forze dell'ordine". Certe frasi, insiste la Turco, "sono incompatibili con il programma dell'Unione e Caruso ne deve trarre le conseguenze
DA REPUBBLICA.IT




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