Olanda: no ai cristiani dell'Iran che chiedono asilo politico
AMSTERDAM - E' di pochi giorni fa la notizia che l'Olanda, come «prova d'ammissione» agli extracomunitari che chiedono di stabilirsi nel paese - e specie ai musulmani - mostrerà un video in cui tra l'altro si vedono due gay che si baciano: «questa» è la nostra civiltà, se non vi piace andatevene, è il messaggio implicito.
Vorrà dire allora che gli omosessuali provenienti dal mondo islamico saranno
accolti a braccia aperte nell'Olanda dai liberi costumi?
Nient'affatto: Rita Verdonk, ministra all'Immigrazione, vuole rispedire in
Iran gli iraniani che si dicono omosessuali e per questo chiedono asilo,
sostenendo di fuggire alle persecuzioni che la loro categoria incontra nel loro paese. Sono in attesa di verdetto circa 500 iraniani entrati in Olanda l'anno
scorso; 166 sono già stati rimandati a casa, qualunque sia il loro destino laggiù.
La Verdonk ritiene che costoro non corrono alcun rischio nel loro paese.
La porta dei Paesi Bassi non viene chiusa solo davanti ai gay; anche ai cristiani, ossia a musulmani dell'Iran convertiti, che rischiano davvero la
vita (1).
Ma con una differenza: a sostegno degli omosessuali persiani, o sedicenti
tali, l'opinione pubblica olandese si è mobilitata.
I partiti dell'opposizione, e due della maggioranza (democristiani e
liberali di sinistra) hanno chiesto il blocco delle espulsioni degli omosex persiani, perché «non sia presa alcuna decisione irrimediabile».
Hanno citato il caso di due gay che sono stati impiccati in Iran: caso
alquanto dubbio, perché pare che i due siano stati condannati alla pena capitale non per le loro semplici inclinazioni sessuali, bensì per rapimento e violenza carnale di un bambino, ed altri reati comuni.
Ma a questo punto è insorto Human Right Watch, la ONG dei diritti umani: in
una lettera alla ministra dell'8 marzo, cita un articolo del codice iraniano che
prevede la fustigazione degli omosessuali e delle lesbiche, e la pena di
morte se vengono colti tre volte a commettere il reato.
La Corte europea dei diritti dell'uomo, nota Human Right Watch, proibisce
l'espulsione di persone che rischiano di subire nel loro paese «trattamenti
inumani o degradanti».
Ed ha aggiunto: le dichiarazioni tranquillizzanti fatte giungere da Teheran
per via diplomatica non possono essere credute, perché vengono da uno stato dove la tortura è «endemica».
Risultato: la Verdonk, criticata persino dal capo del suo partito (il
liberale), ha ceduto.
Ha disposto una sospensione temporanea delle procedure d'espulsione per gli
omosex.
E per i cristiani?
Per gli iraniani che chiedono asilo in quanto, se tornassero al loro Paese,
sono passibili della pena che il Corano prevede per gli «apostati»?
Per loro niente.
La Verdonk si è rifiutata di concedere alcuna proroga: «i cristiani non sono minacciati in Iran», ha sancito, «purchè non esprimano pubblicamente la loro fede». Sic.
Ma contro questa assurda frase, e a favore dei cristiani, non è insorto
nessuno. Nessun partito, nessuna lobby, nessun gruppo di pressione.
Non una parola dai difensori dei diritti umani, e men che meno da Human
Right Watch.
E ancor meno i «cristianisti» italiani, tipo Socci, Fallaci e Ferrara. Si avvicina il tempo in cui anche in Europa i cristiani non saranno minacciati, a condizione che non esprimano pubblicamente la loro fede, e la pratichino clandestinamente. L'Olanda ci precede, all'avanguardia della civiltà e libertà occidentali.
Maurizio Blondet
Note
1) Jean Pierre Stroobants, «Aux-Pays-Bas, des iraniens se déclarant
homosexuels ou chrétiens sont menacés d'expulsion», Le Monde, 15 marzo 2006.




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