CUORI SI', MA TRICOLORI?
ROMA - Assemblea di An, ieri sera, alla Fiera di Roma. Dal palco parla Maurizio Gasparri: "E' uscito in questi giorni un libro che racconta le storie dei nostri ragazzi caduti negli anni di
piombo. Un libro che si intotola Cuori neri". (parte l'applauso dalla platea) e Gasparri continua: "Bene, i titoli gli scelgono gli autori, e sono giudizi insindacabili. Solo che questo è un titolo a cui iio ne preferirei un altro. Preferirei molto di più che parlando di questi ragazzi si dicesse quello che erano, Cuori tricolori".
LA DALTONIA DEI QUARANTENNI
Le parole di Mauru zio Gasparri sono dette con ottime intenzioni, ma meritano una risposta. Anche perchè non è la prima volta che le sento, in questi giorni. Qualcuno - incredibilmente a destra - si è spinto a dire che "neri" avrebbe una accezione negativa, qualcun altro mi rimprovera: "Perchè quel titolo ostile?" Credo che sia necessario rispondere, a queste obiezioni: Cuori neri non è un titolo che contiene un giudizio, ma che semmai registra un fatto innegabile. L'ho modellato su una celebre canzone di Marcello De Angelis che non a caso è nella prima pagina del
libro, e l'ho scelto proprio perchè era l'unico che teneva insieme tutte le diverse identità di questi ragazzi. Ed è quindi indicativo registrare questo strano disagio. Il paradosso per cui qualcuno, a destra, senta la necessità, magari in ottima fede, di "sterilizzare" la memoria di questi Cuori, di rimodellarla, magari di adeguarla alle esigenze del presente, magari per regalare loro una iscrizione retrodatata ad An, a Fiuggi, alla svolta dello Yad Vashem.
Ha scritto Stenio Solinas, nella bellissima recensione pubblicata su Il Giornale che potete trovare nella sezione sulla rassegna stampa, che questi Cuori Neri (con tutto il loro colore) pongono dei problemi alla attuale classe dirigente di An. Che i post missini non possono continuare a ricordare gli ex camerati negli anniversari, e poi consegnare la loro memoria agli altri, magari a Veltroni che intitola loro delle strade. E anche io scrivevo nell'introduzione del libro che il ragionare su di loro avrebbe comportato l'esigenza di porre fine alla versione
aggiornata a schizofrenica del doppio petto: Cuori venerati in privato e dimenticati in pubblico. Non potevo certo immaginare che sia Stenio, sia quelle righe, mettessero il dito nella piaga. I dirigenti di An dimostrano di soffrire lo stesso vizio terribile dei post comunisti che
hanno rinnnegato alla Bolognina la propria identità, e che adesso vivono con disagio (vedi D'Alema) il rapporto con il loro passato.
Perchè queste classi dirigenti "post" - la definizione è di Ezio Mauro e di Paolo Mieli - pretendono, forse inconscoamente, di tenere due piedi in due staffe: vogliono rappresentarsi come erano da ragazzi, affermare la propria corerenza con gli ideali di gioventù, e poi allo stesso tempo dirci che sono cambiati, che sono (contemporaneamente) anche un'altra cosa, un drappello di uomini nuovi pronti al governo, al mercato e alle regole dell'alternanza, alle identità pret a porter, liberali, liberaldemocratiche e (apparentenente) incontestate.
No, non è così. Forse bisognerà spiegare a D'Alema che non si può essere sia con Berlinguer che con l'Unipol di Consorte, e a Gasparri che questi cuori non possono essere confusi in qualche bagliore di daltonia. E' paradossale che lo debba ricordare io, che vengo da un'altra storia,
magari rispetto a qualcuno che li ha conosciuti di persona. Erano proprio NERI questi Cuori - altro che tricolori! - così come quelli che stavano dall'altra parte erano proprio rossi (non rosa, ne arancioni e nemmeno socialdemocratici). Se c'è una cosa a cui tengo, del mio libro,
e che non ci sono sbiancamenti e candeggiamenti, e che si prova a recuperare gli anni di piombo come erano, con le loro angoscie e le loro passioni. Quei Cuori erano neri perchè tutti neo-fasciscti, e ci credevano. Ed erano neri perchè avevano respirato quella che allora si
chiamava "l'idea", perchè erano missini, extraparlamentari, tippini, radicali, o "nazionalrivoluzionari" (come dice nel libro Gianni Alemanno). Se qualcuno prova a spiegarci che i Cuori degli anni di piombo erano già pronti all'amnesia del grande nulla non fa un buon
senrvisio a loro. Ma nemmeno a se stesso.
Luca Telese




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