«Non credevo assolutamente, uccidendomi, di venire meno all’idea di immortalità che ho sempre sentito pulsare dentro di me. É proprio, al contrario, perché credo all’immortalità che mi precipito così urgentemente verso la morte.
Sono convinito che ciò che noi chiamiamo morte non é che la soglia al di là della quale continua la vita, o almeno, qualche cosa che noi chiamiamo vita, qualcosa che ne rappresenti l’essenza.»
Diario

15 marzo 1945

Con un mandato d’arresto emesso contro di lui, Pierre Drieu La Rochelle manda giù tre scatole di medicinali e strappa il tubo del gas (morirà ufficialmente la mattina del 16 marzo). Lascia una breve nota alla sua fedele domestica: “Gabrielle, lasciami dormire, questa volta.” La governante, infatti, lo salvò dal suicidio, svegliandolo, qualche tempo prima.

Il 14 marzo, nel diario che costituisce il suo testamento politico, egli si immagina innanzi ai suoi giudici ai quali così si rivolge: «Siate fedeli all’orgoglio della resistenza, così come io lo sono a quello del collaborazionismo. Non barate più di quanto io lo abbia fatto. Condannatemi alla pena capitale. Abbiamo giocato, ho perso. Reclamo la morte.»