questo tizio riciclato, questo bancarottiere doc, sarebbe il paladino della sinistra?
In un dibattito sostanzialmente piatto con Silvio Berlusconi si è notato che Romano Prodi ha l’intenzione d’incoraggiare l’immigrazione in Italia. Tramite l’inserimento di “sponsor” che dovrebbero adottare un immigrante a testa e invitarlo a venire da noi, mediante la legge del raggruppamento familiare (legge che in Francia e in Belgio ha portato alla triplicazione delle quote in pochi anni). Il tutto nell’ottica di farne presto “cittadini italiani”.
Non è però questo il punto che intendevamo sottolineare bensì la concezione che anima il progressista Prodi quando pensa agli immigrati. Ha parlato testualmente di “mercato dell’immigrazione”. È chiaro che li considera braccia da lavoro, clientes elettorali, produttori involontari di piogge di denari assistenzialistici (una pacchia la vita per i parassiti che si occupano di “inserimenti” nei paesi multietnici). Uomini? No, che vogliamo scherzare! A considerare uomini gli altri ci pensano solo quelli del “male assoluto”, quelli che rivendicano le differenze e le identità. O magari gli utopisti anti/imperialisti alla Guevara, non di certo i rappresentanti del “progresso”. Per loro si tratta sempre e solo di “merce”.
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