
Originariamente Scritto da
ennerre
Non ho mai avuto un buon rapporto con i bordighisti, ma questo comunicato di Rivoluzione Comunista sul contratto firmato dai Sindacati di Regime è pienamente condivisibile (lo dico da Operaio).
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Lavoratori metalmeccanici, compagni,
l'accordo per il rinnovo del contratto raggiunto da Federmeccanica e FIOM-FIM-UILM concede mano libera alle aziende, toglie dignità, tempo di vita e salario ai lavoratori. Esso infatti prevede:
Salario - Il tanto pubblicizzato aumento medio di Euro 100,00 lordi è parametrato sul V livello. Per la massa degli operai, che sono inseriti nel III e IV livello, l'aumento è di Euro 86 o 91 lordi a regime. Per il 2005 è prevista solo l'una tantum di Euro 320 lordi medi in due rate. Nel 2006 e 2007, gli aumenti sono scaglionati in tre rate: 1/1/2006 - 1/10/2006 - 1/3/2007. L'una tantum non copre il carovita del 2005 e gli aumenti sono inferiori all'inflazione prevista nel 2006 e 2007. Quindi il salario reale non aumenta, diminuisce. Inoltre, il contratto mette la parola fine alla contrattazione aziendale in cambio di 10 Euro mensili a partire da giugno 2007.
Flessibilità totale e dispotismo padronale - Il padronato ottiene la facoltà di imporre l'orario plurisettimanale che generalizza i turni variabili da 32 a 48 ore settimanali, a seconda delle esigenza aziendali (le cosiddette ragioni produttive o di mercato). Il nostro tempo di vita è messo nelle mani dei padroni, che non pagano nemmeno lo straordinario.
Più precariato ed apprendistato - Il contratto lascia mano libera ai padroni nell'utilizzo dei contratti a termine ed interinali, riservandone la regolamentazione ad una futura trattativa. Per intanto, le aziende ottengono la possibilità di imporre ai giovani neo-assunti il contratto di apprendistato, con durata fino a 60 mesi, e con un inquadramento dei nuovi assunti due livelli sotto a quello degli altri lavoratori.
Tassa sul rinnovo contrattuale - I non iscritti a FIOM-FIM-UILM dovranno pagare Euro 30.
Il contratto metalmeccanici ricalca quello recentemente stipulato dai telefonici. Entrambi si ispirano al massimo sostegno della efficienza e competitività aziendali, cui subordinano salario, tempo di vita e dignità dei lavoratori. Sono veri e propri regolamenti anti-operai, che sanciscono il potere illimitato del padronato.
Simili regolamenti impongono più ore di lavoro per salari sempre più miseri, più precariato, più infortuni e morti sul lavoro, più sfruttamento in nome del profitto. E, in quest'epoca di crisi generale del sistema capitalistico, spingono i lavoratori non solo a fare sacrifici in fabbrica, ma a scannarsi e farsi la guerra nel nome della "competitività" dei vari padronati nazionali e dei loro Stati.
Le decise manifestazioni e gli scioperi compatti di gennaio hanno dato una spallata alla conclusione delle trattative che logoravano la categoria. Tuttavia, alla piattaforma confederale, basata sulla competitività, non si è contrapposta una piattaforma di difesa operaia, basata sui bisogni e gli interessi di classe e sostenuta dalla volontà di lotta antipadronale e anti-capitalistica. Per questo motivo Federmeccanica e confederali hanno potuto stipulare questo Regolamento anti-operaio.
L'alternativa a questo Regolamento non sta nel referendum, ma nel passaggio all'organizzazione autonoma di lotta, alla costruzione dei comitati di lotta proletari e del sindacato di classe, per difendere gli interessi dei lavoratori attaccando il sistema del sottosalario, della precarietà senza fine e del supersfruttamento.
Battersi, insieme alle altre categorie, in un fronte comune di lotta proletaria che unisca i lavoratori italiani ed immigrati, giovani ed adulti per i seguenti obbiettivi:
Aumento del salario non inferiore a 250 euro al mese in paga base uguali per tutti. Riduzione dell'orario di lavoro a 33 ore settimanali in cinque giorni. Contro la divisione tra precari e fissi parità salariale e normativa. Difesa del TFR e del trattamento pensionistico.