E basta con queste leggi ad-personam, fatte ad uso e consumo del Cavaliere. Non è possibile annullare migliaia di processi per favorire uno solo.
No, non sono improvvisamente impazzito, non ho preso la tessera del partito di Di Pietro. E' del tutto evidente che le proposte sui processi-brevi, pure interessanti in vista di un accorciamento sostanziale della durata dei procedimenti, rischiano di rinfocolare le polemiche, dare nuova linfa alla sinistra giustizialista, e alienare consensi al centrodestra, che dovrebbe occuparsi, più che dei guai giudiziari del Cavaliere, delle grandi riforme istituzionali, del risanamento economico, dei problemi comuni a tutti i cittadini.
Certo, anche la giustizia necessita di riforme urgenti, radicali. Va disarticolata, innanzitutto, quella congrega di magistrati schierati che lavorano su impulso politico ormai da troppo tempo. Vanno limitati i poteri e l'arroganza del Consiglio Superiore della Magistratura, dominato dalla correnti. Vanno puniti i giudici fannulloni, poco preparati, quelli - per intenderci - che interpretano a loro piacimento le norme, fanno uscire gli indagati e i condannati per decorrenza dei termini. Vanno separate le carriere, va restaurato l'equilibrio fra i poteri dello Stato. Non con l'immunità parlamentare, bensì con provvedimenti stringenti sulla riservatezza e la correttezza degli indagini.
Non sono più accettabili fughe di notizie, avvisi di garanzia recapitati ai giornali prima ancora che alle persone indagate, sentenze ad orologeria, "strane coincidenze" che capitano regolarmente a fagiuolo. Siamo stufi di giudici politicizzati che firmano appelli dichiaratamente schierati (a sinistra), di magistrati che partecipano a conferenze di partito.
La giustizia va riformata, ma non per favorire il Premier, ma per stoppare le toghe rosse, eliminare le correnti deviate, ristabilire correttezza ed equilibrio. Solo così tutti i cittadini potranno sentirsi garantiti, e guardare con rispetto ad ogni sentenza, senza il sospetto di inquinamento politico.




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