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  1. #1
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Angry Ecco a cosa portano le politiche di deregulation(tanto care alla destra e a certa sx)

    il caso affitti...


    I ragazzi che studiano lontano dalla propria abitazione lo sanno: sistemarsi, all'inizio, è molto difficile. Tra tugurii, monolocali e prezzi esorbitanti

    A.A.A. cercasi casa disperatamente
    Viaggio nel "calvario" dei fuori sede

    Un viaggio nel mondo del mercato immobiliare attraverso una ricerca dell'Eurispes e le inchieste di molte scuole di giornalismo
    di DANIELE SEMERARO


    ROMA - Innumerevoli telefonate, giri da una parte all'altra della città con in mano il fedelissimo giornale degli annunci, visite interminabili a case improponibili, tugurii che arrivano a costare anche 600 euro al mese. Per gli studenti universitari fuori sede, trovare una sistemazione non è cosa facile. E, con l'arrivo della bella stagione, affittuari e agenzie immobiliari si sbizzarriscono alzando i prezzi agli (spesso ignari) inquilini.

    Un argomento che, anno dopo anno, viene trattato, discusso, studiato soprattutto dai protagonisti: gli studenti. E quale occhio migliore se non quello degli studenti delle scuole di giornalismo e delle radio d'ateneo, che spesso organizzano inchieste su questo problema, per addentrarci in un mondo ancora troppo oscuro?

    Il settimanale online della Scuola di giornalismo dell'Università di Bologna, "La Stefani", ha condotto un'indagine, uscita questi giorni, che risulta piuttosto allarmante: solo la metà dei contratti di affitto (51%), infatti, risulta in regola, e il rimanente 49% si divide tra coloro che hanno solo un impegno senza valore legale (24%) e quelli che sono totalmente in nero (25%).

    Bologna. Secondo quanto riporta l'inchiesta di Alessandro Antonelli e Chiara De Felice, che è stata condotta su un campione di 350 studenti (tra i 18 e i 25 anni), emerge che la responsabilità di questa "metà oscura" degli affitti studenteschi pesa sia sui proprietari che sugli studenti. Alla domanda, infatti, sul perché dell'assenza di un contratto, 81 su 350 rispondono che la decisione è del proprietario, ma sono in 74 ad ammettere che è una scelta concordata. Anche se poi, pur stando così le cose, il 66% degli studenti in nero è convinto che questo torni quasi esclusivamente a vantaggio dei proprietari, che così intascano soldi ed evadono le tasse.

    Dalla ricerca, inoltre, emerge che solo 108 tra gli intervistati possono permettersi una stanza tutta per sé, con prezzi che salgono oltre i trecento euro spese incluse, mentre il restante 60% divide la camera con un'altra persona. Vera spia del sovraffollamento, però, spiegano, è il totale degli "occupanti" l'appartamento: due terzi hanno risposto di essere almeno in quattro a casa, ma il 24% convive con più di cinque persone. E non mancano gli appartamenti da sette. A Bologna, inoltre, è abbastanza alto anche il problema delle discriminazioni: 120 studenti su 350 intervistati dichiara di aver subito delle discriminazioni nella ricerca di una sistemazione, e il 40% di questi crede che a chiudergli le porte in faccia sia stato il proprio attestato di frequenza al Dams, la facoltà di Discipline dell'arte, della musica e dello spettacolo.

    Roma. "Roma caput mundi, ma non sa di esserlo. Perché Roma sa di essere la capitale d'Italia e della cristianità, ma ignora di essere anche la capitale europea dell'università". Inizia così l'approfondita indagine dei giornalisti praticanti dell'Agenzia di stampa "Lumsa News" di Roma, che sottolinea come servizi e infrastrutture non soddisfino il problema dell'emergenza abitativa per gli studenti che arrivano da ogni parte d'Italia. Parliamo di costi: per una stanza singola nella Capitale ormai i prezzi arrivano a sfiorare anche i 500 euro al mese, e anche una doppia non si trova sotto i 350. Racconta un'intervistata: "Inizialmente pagavo 400mila lire al mese ma ogni anno il proprietario ha chiesto un aumento del prezzo di locazione, fino ad arrivare a quello attuale: 450 euro. Inutile dire che paghiamo in nero, ma è l'unica soluzione che abbiamo trovato". E se si gira tra collegi e residenze universitarie le lamentele non cambiano: dall'"impossibilità di trovare un posticino" per i 30mila di Tor Vergata (perché i posti letto a disposizione dello studentato sono 120) e per gli studenti di Roma Tre (le richieste sono 2500 l'anno per 70 posti) fino ai limiti della zona di San Lorenzo, a ridosso della Città Universitaria de "La Sapienza", ridotto ormai a un quartiere dormitorio che ospita migliaia di appartamenti - alcuni anche fatiscenti - destinati ai "poveri" ragazzi che vogliono studiare nei tanti atenei, grandi e piccoli, della Capitale.

    Milano. A Milano, secondo bacino universitario dopo Roma, l'argomento è stato affrontato diverse volte. In particolare, scrive Paola Brianti su "Mag", il quotidiano online della Scuola di giornalismo dell'Università Cattolica, il problema principale è quello di una "carenza cronica" di affitti che interessa spesso gli studenti fuori sede. I problemi? È presto detto: i prezzi e le condizioni dell'appartamento offerto, "spesso al limite della decenza".

    Napoli. "Assenza di riscaldamento, aumento degli affitti e condizioni fatiscenti delle abitazioni". Questi i principali problemi che lamentano gli studenti che vivono nel capoluogo partenopeo nell'inchiesta che Francesco Tortora ha condotto per "Inchiostro", la rivista della Scuola di giornalismo dell'Università "Suor Orsola Benincasa". Tra gli studenti intervistati, alcuni addirittura lamentano che, con l'introduzione dell'euro, il proprio affitto sia passato "magicamente" da 250mila lire a 200 euro. A questo bisogna aggiungere anche frequenti azioni di taglieggiamento da parte della camorra locale. "Come se non bastasse - continua Tortora - le stanze che gli studenti affittano a caro prezzo sono anche vecchie e non riscaldate". E i contratti? Nessuno li regolarizza. Per non parlare, poi, spiega un'altra neo-giornalista, Caterina Scilipoti, di "una tendenza tutta napoletana: cambiare alloggio molte volte durante la carriera universitaria", alla ricerca di sistemazioni migliori e prezzi convenienti. E c'è anche chi, non potendosi permettere un affitto, come spiega il loro collega Davide De Paola, occupa un'abitazione "per sopravvivere".

    Urbino. Esistono, e di questo ci stupiamo, anche delle città universitarie in cui gli affitti sono in crisi e i prezzi calano. Dove? Ad Urbino, ad esempio. Scrive Alessio Sgherza dell'Istituto di formazione giornalistica del capoluogo marchigiano che "molti alloggi restano vuoti, i contratti diventano più brevi" e, di conseguenza, gli affitti calano anche di cinquanta euro in meno di due anni. Secondo l'inchiesta, circa l'8% dei posti letto rimane vuoto, "mentre fino a qualche anno fa c'era la fila fuori dalla porta, gli alloggi si riempivano già da settembre". E così, può capitare che nelle case "le stanze triple diventino doppie, una stanza diventi un salone".

    C'è da aggiungere, inoltre, che i controlli, nel nostro Paese, sono pressoché nulli: in Italia, infatti, le associazioni degli inquilini e dei proprietari sono impossibilitati a intervenire direttamente, e lo Stato può rilevare l'illecito solo a fronte di una denuncia da parte dello studente, cosa rarissima considerati i costi, in tempo e soldi, di battaglie legali.

    In Italia. E a livello nazionale, cosa accade? Secondo una recente ricerca dell'Eurispes, contenuta nel Rapporto Italia 2005, "non si può fare un calcolo medio nazionale" sui prezzi degli affitti, perché questi "variano in funzione della città: al centro-nord si hanno prezzi mediamente più alti di quelli del meridione a causa del diverso costo della vita. Quello che però è indiscutibilmente estendibile a tutto il territorio riguarda il rincaro che ha assalito il mercato degli affitti per gli studenti. Al punto che oggi, più che mai, studiare in una regione diversa dalla propria è diventato un privilegio per pochi eletti".

    I prezzi. Dai risultati della ricerca, ad esempio, si ricava che per l'affitto di una camera singola possono essere richiesti fino a 500 euro mensili, come avviene ad esempio a Roma, che detiene il record del caro affitti. La Capitale è seguita, poi, da Siena, dove una stanza costa mediamente 350 euro, poi troviamo Pavia (300 euro) e Parma (255 euro). Meno cara Bari, con i suoi 230 euro per una camera singola. A preoccupare, però, sono soprattutto gli aumenti degli ultimi anni: a Pavia, spiegano i ricercatori dell'Eurispes, negli ultimi sei anni il costo delle stanze si è raddoppiato, a Siena c'è stato un aumento del 50-70%. A Roma, addirittura, dal 1999 a oggi c'è stato un aumento che ha sfiorato quota 76%, come è confermato anche dall'Adisu (l'Azienda per il diritto allo studio universitario) del Lazio.

    Le cause? In primo luogo sicuramente l'aumento degli studenti universitari e la disponibilità sempre costante degli alloggi universitari (come ad esempio gli studentati) che spingono molti fuori sede a rivolgersi a privati. Secondo uno studio, addirittura, il numero dei posti alloggio messi a disposizione da comuni e atenei copre solo l'1,9% sul totale degli studenti: circa 33mila posti alloggio su oltre un milione e 730mila studenti.
    (13 marzo 2006)

    http://www.repubblica.it/2005/l/sezi...oaffitti.html#
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  2. #2
    Neutrino NO-TUNNEL
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    chil'ha detto che il libero mercato è la soluzione per ogni male?
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  3. #3
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    su
    mi sembra un argomento troppo importante questo,a differenza delle solite polemicuccie elettorali
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  4. #4
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    Da sostenitore del libero mercato ritengo che in questo caso lo Stato debba intervenire attraverso la creazione di strutture da assegnare agli studenti fuori sede secondo reddito e merito.

  5. #5
    Cometa Rossa
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    Anzi dirò di più. Data la teoria dei costi di transazione questo è un mercato che non funziona, o almeno non è efficiente. Calmieramento dei prezzi se non controllo statale, non si scherza con le menti del futuro.

  6. #6
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Z.
    Da sostenitore del libero mercato ritengo che in questo caso lo Stato debba intervenire attraverso la creazione di strutture da assegnare agli studenti fuori sede secondo reddito e merito.

    quello che bisogna fare secondo me sono 2 cose

    primo: un piano massiccio di costruzioni e di edilizia a prezzi modici(che non vuol dire schifosa) più disponibilità di case c'è piu diminuiscono i prezzi, per una semplice legge economica..purtroppo i prezzi tendonop ad aumentare perchè non c'è mai abbastanza disponibilità di case

    secondo: ristabilire l'equo canone

    peccato che, almeno a Roma, si stia facendo tutto il contrario: si pensa solo a creare spazi verdi e non si costruisce più(almeno non dentro il raccordo, che sono le zone meglio collegate...) e intanto la gente non riesce a trovare una casa libera, e le poche che ci sono costano un capitale
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  7. #7
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Z.
    Anzi dirò di più. Data la teoria dei costi di transazione questo è un mercato che non funziona, o almeno non è efficiente. Calmieramento dei prezzi se non controllo statale, non si scherza con le menti del futuro.
    non è solo una questione di menti, anche fra i non studenti(soprattutto fra i pensionati) c'è gente normale che ormai va a mangiare alla caritas perchè non può piu permettersi di comprare il cibo, perchè spende tutti i soldi per l'affitto...questo è vergognoso!
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  8. #8
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    Predefinito Quali Cause ?

    Il problema impostato nella dicussione merita certamente molta attenzione.

    Ma chi mi dice che tale problema é la conseguenza del libero mercato ? NOn ne sarei tanto sicuro, visto che c' é, in U.E., una differenza enorme tra le istituzioni che funzionano in altri Paesi europei e le istituzioni che gli Italiani non sono capaci di far funzionare.

    La incapacità di gestione italiane, che sono frutto di una società che non funziona, sono evidenti agli europei che vengono in Italia.

    Eccovi alcuni esempi di gestioni "all' italiana".



    E LA BARCA ITALIA VA, MA FA ACQUA, ACQUA DA TUTTE LE PARTI
    Un equipaggio che non sa navigare

    L`aria, in Italia, é pesante. Per rendersene conto, stare un anno fuori e poi tornare. Allora si respira pesante, si cammina su terreno fangoso. E fangosa quella terra ove diventa complessa, difficile, un`azione che nel resto dell’Europa é ovvia, immediata, senza storia. In Italia invece essa puo avere una storia negativa, puo’ effettuarsi solo in tempi lunghi, o con estrema difficoltà, o con l`intervento di un padrino.

    E pesante l`aria di quel Paese ove persino persone dotate di qualità eccelse stentano a emergere, a portare a termine le proprie iniziative. Ove invece le stesse persone, andando in un altro Paese europeo, di latitudine poco piu alta, emergono senza problemi, hanno successo.

    In gennaio ‘98 il procuratore generale segnala che la giustizia italiana non é proprio a livelli europei. Il direttore delle F.S. ha detto poco prima qualcosa di simile delle ferrovie. In luglio ’99 il magistrato capo del pool Mani Pulite denunzia il rischio che una buona metà delle inchieste su tangentopoli cada in prescrizione, in quanto ….”la giustizia non funziona. E spiacevole, aggiunge, poiché sarebbe un segno di impunità”.. Altri responsabili di grosse strutture pubbliche italiane, nel fare paragoni cogli altri Paesi dell’Unione, potrebbero arrivare a conclusioni fallimentari di simile tipo. Non sarebbe sorprendente.

    E la barca Italia va, continua a navigare, ma fa acqua da tutte le parti.

    Le ultime eclatanti notizie confermano quello che sapevamo: il Paese non funziona. Se uno degli uomini chiave del vecchio centrosinistra si rifugio’ in Tunisia per sfuggire alla giustizia, se un ex-premier é stato indagato per complicità con la mafia, allora non si possono aver dubbi: il sistema Italia ha i piedi d’argilla e rischia il sottosviluppo.

    Guardando fuori dalle frontiere, dove ti volti, vedi qualcosa che gli altri sanno fare, e noi no. O meglio, fingiamo di fare la stessa cosa, o proviamo a farla. O diciamo di volerla fare. Ma poi succede che ci fermiamo a metà strada. O che abbiamo un risultato che non é paragonabile a quello ottenuto negli altri Paesi dell’Unione, ma lo é a quello ottenibile in un Paese del Nord-Africa.

    I media hanno parlato recentemente di due fra i tanti ospedali in sofferenza. Sigilli al Policlinico di Roma nel ’97, a seguito di un’infezione diffusa. Inoltre le notizie di luglio ’99 dallo stesso ospedale dicono: perquisite dai carabinieri le sale operatorie. Immodizia, ferri arrugginiti, provette sporche. Undici bimbi infettati da un piccolo germe, il quale si é preso il compito (due volte in 24 mesi, o forse erano due germi diversi ?) di mostrare a tutti che il grosso ospedale universitario é sporco e mal gestito. Cosa che chi lavora in esso sa da anni, ma finge di non sapere, per non essere danneggiato da un sistema mafioso che gestisce personale e risorse in base ai proprii interessi.

    IL Caldarelli, cuore dolente della sanità partenopea, non va meglio. Per cui la marcia della salute, organizzata da un partito, si chiude davanti ai suoi cancelli. Bindi, ministro della Sanità, dichiara: “…Il problema é comune alle grandi strutture. Al Caldarelli mancano le camere sterili, a Firenze chiudono le sale operatorie del Careggi, a Pesaro muoiono dieci persone. Realtà diverse, accomunate da un’emergenza.” Solo dieci mesi prima lo stesso ministro, con faccia tosta (o per ignoranza ?), aveva sostenuto nel talk-show “Porta a porta” che la Sanità italiana é al livello di quella degli altri Paesi sviluppati d’Europa !…… Ma la serietà dei politici italiani é ormai conosciuta in Europa !

    Nel tratto Parigi-Roma dormire in cuccetta puo’ portare a strani confronti. Se il vagone cuccette é francese, il condizionamento é in funzione. Se la carrozza é italiana, una volta su cinque il viaggio (in inverno) sembra fatto in Siberia. In estate sembra fatto in Africa. La differenza: in Francia una carrozza che ne ha bisogno, va in manutenzione. In Italia viaggia. C’é da soprendersi del numero di incindenti ferroviari in Italia ?

    Le condizioni di costruzione dell’Eurotunnel (Parigi-Londra) e del passante ferroviario Milano-aeroporto sono state elencate da Radice sul Corriere della Sera. Eurotunnel, 50 km, il passante milanese 10.5 km. Eurotunnel, 380 miliardi/km, il passante 571 miliardi/km. Eurotunnel finito in 7 anni, il passante milanese non finito in 17 anni.

    Da La Repubblica (27-1-99), contenente un articolo intitolato Bassa Velocità : « Sui lavori lungo la direttrice Milano-Napoli emerge una realtà sconcertante : uno spaccato di una commedia dell’assurdo, un’inestricabile matassa di contraddizioni ed errori della quale sarà impossibile venire a capo. Cominciando dall’elemento macroscpico dei ritardi e dei rinvii …..tra un progetto bocciato e un cantiere contestato, la data di apertura dell’intera tratta é fissata al 2006. E un gap incolmabile rispetto agli standards degli altri Paesi Europei. »
    « L’altro intoppo riguarda invece Napoli. La stazione terminale dei convogli ad alta velocità non sarà quella di Napoli, ma un apposito scalo ad Afragola. Un interscambio, ove i passeggeri dovranno cambiare treno per arrivare a destinazione. » Un modo come un’altro per vanificar’e il riparmio di tempo conseguito ! L’articolo conclude : « Poca Europa in tutto questo».

    Panorama,nel novembre 99, tenta di ripôndere alla domanda: “Di chi la colpa del caos dei trasporti ?”con qualche rilevamento. “I tempi medi di realizzazione delle grandi infrastutture restano dalle tre alle cinque volte superiori a quelli europei. Per la direttissima ferroviaria Roma-Firenze ci sono voluti più di 30 anni. Qualsiasi persona di buon senso sa che , per liberare le strade, le merci dovrebbero viaggiarre in mare e su treno. Ma la % di merci trasportatat sui vagoni F.S. rimane inferiore al 15%.”
    Le Ferrovie dello Stato hanno ammesso (lettera al Corriere del 1-11-99): “Il quadruplicamento degli assi Nord-Sud e Est-Ovest e il potenziamento dei nodi fondamentali, partiti 20 anni fa, subiscono ritardi a causa delle interrminabili procedure amministrative.”

    L’indagine ISTAT sulle università (Il Corriere, 5-11-99) mette in rilievio l’alto tasso di insuccesso che non ha eguali negli altri Paesi evoluti: solo il 40 % degli iscritti raggiunge il traguardo della laurea. Inoltre, nel ’98, l’esercito dei fuori corso nelle università supera l’88 % del totale iscritti.

    C’é da chiedersi come mai l’Italia sia in Europa e non in Africa !

    Le Poste Italiane hanno da decenni il primato europeo per la lentezza della consegna, per la lunghezza delle code agli sportelli e per l’inaffidabilità dei servizi. Nel luglio ’99 la proposta del ministro Piazza per l’abolizione della coda agli sportelli: un coacervo di buone intenzioni, indice del livello della maturità civile italiana. In un’altro Paese il problema dalla coda si sarebbe risolto senza impegnare il parlamento, in modo più semplice: rilevamento delle cause del problema e realizzazione pratica dei correttivi necessarii ad eliminarlo. In Italia si propone una legge. La commedia dell’arte é italiana !

    Sergio Bocca afferma : « Ferrovie e crimininalità. Non passa giorno o settimana senza morti o ammazzati dalla malavita organizzata o senza treni che deragliano e locomotive che s’incendiano….. Al ministro dell’interno va bene che esista una non piccola provincia italiana, la Aspromontana, in cui lo stato in cento anni non ha mai trovato uno dei sequestrati della ‘ndrangheta. ».

    Nelle riunioni internazionali ove vengono discussi e definiti gli standards di trasmissione per le telecomunicazioni, o dei collegamenti internazionali, o per la costruzione di apparecchi industriali, i rappresentanti degli altri Paesi dell’Unione Europea proteggono gli interessi delle proporie economie. I rappresentanti italiani raramente ci provano, se lo fanno rischiano brutte figure.

    Nel 2002 la sorpresa di Marino, re dei trapianti. Lui , che nel ’92 era il 1° direttore straniero del centro trapianti governativo USA, nel ‘99 diviene direttore dell’ISMETT di Palermo. Nel 03, stanco di combattere per poter lavorare, sbatte la porta e se ne va a dirigere la divisione trapianti a Philadelphia, dicendo: qui in Italia non posso lavorare, son costretto ad andarmene. Un’altro esempio del pantano italiano.

    Vale la pena di ricordare che non c’é nessun Paese dell’Unione Europea che sia al livello italiano, cosi basso, in tutti i settori menzionati ? E quali ne sono i motivi ? E come mai nessuno li ricerca e li scopre ? L’intellighentia italiana dorme, o non esiste ?
    Se vogliamo andare a fondo e scoprire le cause del sottosviluppo italiano, non c’é alternativa ad un riesame dei nostri comportamenti. Questa lettera dall’Europa é un piccolo contributo preliminare.

    Antonio Greco

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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da thematrix
    chil'ha detto che il libero mercato è la soluzione per ogni male?
    Per la verità con le case per gli studenti fuori sede, il libero mercato non c'entra un bel niente. Eventualmente questo è uno dei (pessimi) risultati sociali di questo governucolo.

  10. #10
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    Info con tutto il rispetto non mi sembra che prima la situazione fosse migliore...

 

 
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