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  1. #1
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    Predefinito Fare Pulizia, che male c'è?

    Fare pulizia, che male c’è? Crevalcore Padana


    di Marco Malaguti

    Era da un po’ che avevo intenzione di scrivere al riguardo dei due casi che stanno mettendo in subbuglio la stampa (anche all’estero) in questa ultima metà di Dicembre, ovvero quello che sta accadendo nei comuni di Coccaglio (Brescia) e di Alzano Lombardo (Bergamo). Le forze della sinistra, come sempre dicotomiche e incapaci di avere un giudizio univoco su di un qualsivoglia argomento, mantengono un atteggiamento ambiguo sul cosiddetto “pacchetto sicurezza”, le cui norme sono note da tempo. Da una parte lo si definisce un pericoloso atto razzista e discriminatorio, capace di riportare indietro (al 1936, precisamente) le lancette dell’orologio della storia in Italia, dall’altra lo si dipinge come qualcosa di inefficace, vuoto, privo di senso, parolaio, insomma: scartoffie, fogliaccio da propaganda per una massa di deficienti (noi) che ci crediamo. Ora che il pacchetto sicurezza comincia a venire tradotto in atti pratici sul territorio scoppia il caso, poichè non è possibile nascondere l’evidenza, ovvero che la Lega le cose le scrive e poi le fa, a differenza di altri, anche nel governo. Il pacchetto sicurezza, tra le numerose norme sancisce anche un ampliamento di potere per i sindaci, che hanno ora mano libera sulle ordinanze che riguardano la residenza, le graduatorie per gli alloggi comunali, e altri argomenti, non tutti connessi direttamente al fenomeno migratorio. Ora questo sta diventando realtà, mentre i sindaci di Verona, Treviso, Cittadella e altri piccoli comuni del Nord hanno osato, a costo di querele, inasprire le norme in tempi non sospetti, ora tutti hanno più libertà d’azione, e tale libertà è sancita dalla legge, fortemente voluta dalla Lega, che si chiama proprio pacchetto sicurezza. Cominciano così a diventare realtà provvedimenti come quello del paese bresciano di Coccaglio dove il sindaco Franco Claretti ha emesso l’ordinanza che prevede il controllo casa per casa di tutte le residenze degli immigrati, per verificare se esistano casi di clandestinità o che non sussistano condizioni igienico-sanitarie incompatibili con gli standard essenziali. Chiunque sarà pizzicato privo del permesso di soggiorno verrà espulso da Coccaglio prima e dall’Italia poi, passando da un CIE. Si è gridato di tutto contro questa ordinanza, si è gridato al rastrellamento, alle leggi razziali, si sono tirati in ballo i soliti Ebrei (che non ne possono più di sentirsi presi in causa per difendere gente che li considera infedeli da sterminare, altro che “buon selvaggio”), e tutte le trite e ritrite retoriche da salotto buono che infarciscono la cultura italiota da decenni a questa parte. Il sindaco di Coccaglio è stato molto chiaro, nel suo comune la criminalità non c’è, ma vuole solo fare pulizia. Frase che ha gettato nello scompiglio non solo l’Italia ma anche l’Europa. E allora? E’ un delitto voler fare pulizia? Se ci sono dei clandestini, e la clandestinità in Italia è un reato (e lo è anche in Francia e Germania, noti paesi razzisti), perchè non bisogna prenderlo e metterlo alla porta? Questa sinistra così razionalista, così metodica nei suoi logici disegni politici si dimostra profondamente emotiva, irrazionale ed isterica. Non è infatti il provvedimento a spaventarli, quanto il fatto che tale provvedimento venga condotto in maniera efficace, puntigliosa e metodica. E’ il metodo a spaventarli, e la voglia di attuare un programma simile, le teste della gente che cambiano e che capiscono che davvero si può fare ad agitare il sonno dei dirigenti del PD e di quei rimasugli rossi che oggi compongono la sinistra extraparlamentare. E’ razionalismo questo? E’ metodo? No, si chiama paura, la paura di chi non ha niente da dire e che vede sgretolarsi giorno dopo giorno, in pochi anni, i pilastri di una cultura di tolleranza (leggi: sopportazione) verso il diverso che ha retto proprio perchè fino ad oggi il diverso non c’era e che quindi, alla prova dei fatti, rivela tutta la debolezza intrinseca di un’impalcatura ideologica nata sessant’anni fa col solo scopo di far pavoneggiare il super-io di intellettualoni, poetastri e artistoidi. I provvedimenti come quello di Coccaglio dimostrano che padroni a casa nostra possiamo esserlo e che, se non fermare in maniera totale (per adesso) è possibile mettere i bastoni tra le ruote all’immigrazione, scoraggiarla, in molti modi, senza far chiasso e in perfetta legalità. Questo temono, non temono certo per la sorte del povero Abdullah. Figuriamoci, ne sono i primi sfruttatori, ogni giorno, pensate si commuovano per Abdullah espulso? Per il fatto in sè? No, si preoccupano solamente perchè l’espulsione di Abdullah è la prova tangibile che il loro disegno di suicidio assistito della civiltà occidentale, fatto di continue istigazioni alla resa nei confronti di fenomeni globali incontrollabili (non in quanto immensi, si badi bene, ma in quanto globali). Viene a meno insomma, il loro diktat di infallibilità, che al confronto quello del Papa gli fa un baffo. Viene poi il caso di quel cattivone di Roberto Anelli, sindaco della cittadina bergamasca di Alzano Lombardo, colpevole, secondo i media sinistrorsi di “apartheid”, “segregazionismo etnico” e altre simili amenità. Qual’è il reato di questo sindaco? Il voler contrastare l’attuale trend di popolamento del centro storico del capoluogo

    comunale che è chiamato ad amministrare. Come si forma questo degrado? Secondo il malefico moto perpetuo che avevamo illustrato nell’articolo “La Rivoluzione Veneta” pochi immigrati cominciano ad insediarsi nel centro di una città. Cosa fa l’immigrato? Siccome l’immigrato schiavo in campagna è una realtà eminentemente meridionale (altro che schiavisti padani col sigaro in bocca e la frusta in mano) il soggetto in questione fa la cosa più naturale per gli immigrati: apre un’attività, che può essere un kebab, un phone center, un centro “money transfer”, un emporio-bazar, una macelleria islamica, un ristorante cinese, insomma, queste cose qua. Tranne il ristorante cinese queste attività che abbiamo messo a mo’ di esempio attraggono prevalentemente una clientela extracomunitaria, regolare e non. Questo, viste le sconsiderate abitudini della stragrande maggioranza dei cittadini extracomunitari (schiamazzi, odori molesti, strade come latrine, preghiere in strada, accoltellamenti), cui si avvicinano molto italianissimi e padanissimi rappresentanti dei centri sociali, provoca una rapida svalutazione dell’intera zona a contatto con costoro. Presi dal panico di vedere svalutati i propri immobili i cittadini italiani vendono gli immobili a costo ribassato. Di questo ribasso dei costi approfittano coloro che hanno ridotte disponibilità economiche, che sono appunto gli immigrati. Voi direte: ma esistono anche tantissimi padani che hanno ridotte possibilità economiche. Vero! Ma quanti europei sarebbero disposti a vivere ogni giorno nelle condizioni di cui sopra? Pochi. Gli immigrati invece, che vengono da posti ben peggiori, non si fanno affatto problemi, e increduli di poter mettere le mani su alloggi e locali tanto comodi, ben situati nei centri storici, acquistano tutto, spesso indebitandosi o facendo collette familiari che coinvolgono anche i parenti rimasti in patria. Questo fenomeno aumenta esponenzialmente le fughe degli autoctoni, compresi coloro che avevano deciso di resistere stoicamente a questo “scambio di culture”. Si formano così i ghetti, e i nostri centri storici, un chiaro esempio è Nonantola, diventano enclavi non-europee. I centri storici, simboli della nostra più intrinseca Anima Etnica, si popolano così di gente che non c’entra assolutamente nulla col nostro tessuto sociale e con la nostra Storia. Questo fa comodo ai palazzinari (sovente poco padani) che investono in cementificazione per gli autoctoni in fuga, e a tutti quegli intellettuali che hanno interesse a sradicare etnicamente gli autoctoni dalla loro terra. Tenendoli lontani dai centri storici si dimenticheranno più facilmente da dove vengono, mentre avranno molta più dimestichezza con il supermercato (coop), il giardinetto (con spacciatore senegalese), e il multisala (casalese). Il disegno è chiaro, sradicare gli autoctoni, radicare gli immigrati, di modo da creare un caos generico che porti ad uno spaesamento totale, che è il terreno più fertile per procedere all’omogeneizzazione di massa voluto dal sistema tecnocratico e mondialista, contro di noi e contro gli immigrati, in fondo, contro tutti i popoli della Terra. Sono certo che ha pensato anche a questo il sindaco di Alzano Lombardo, quando ha deciso di incoraggiare con finanziamenti le giovani coppie del suo comune, a stabilirsi in centro e in più di dare loro gratis il parcheggio, e di farlo pagare, invece agli immigrati. Che è ben poca cosa rispetto a quanto costoro costano al sistema sociale tra sussidi, spese ospedaliere, sportelli di ascolto (che remunerano principalmente personale che c’entra poco coi nostri territori), iniziative di integrazione, finanziamenti a onlus, parrocchie e via dicendo. Un modo sano, semplice, e soprattutto legale, per mantenere etnicamente legato alla terra un centro storico che è prima di tutto espressione di una storia, della mente e del modo di pensare che aveva chi lo creò, dei quali i cittadini bergamaschi di Alzano sono i legittimi (per Ius Sanguinisi) eredi. Un centro storico che non sia anche etnicamente legato (ma non solo il centro storico, l’intera città, l’intera Europa, l’interno mondo) alle popolazioni che l’hanno creato e “pensato” come idea-forma, prima ancora che come complesso architettonico, è una forma di violenza verso la storia e verso i posteri. Equivale ad una scritta di vernice spray su di un marmo romano, ad una tomba etrusca saccheggiata dai tombaroli, ad un quadro rinascimentale scarabocchiato a pennarello. Perchè è bene pensare, che non solo i prodotti dell’uomo sono Arte, ma anche quelli della Natura, soprattutto quelli della Natura, e della Storia. E noi Padani, come prodotti e figli del nostro clima, del nostro paesaggio, e della nostra Storia, siamo un’opera d’arte, anche fisicamente parlando, perchè siamo espressione di quanto sopra. Così come un guerriero masai, che vive radicato nella sua terra, secondo i ritmi delle sue tradizioni e della sua religione, è un’opera d’arte in quanto essere esistente. Noi amiamo il mondo come mosaico di opere d’arte, fisiche e artificiali. Il mondo del pastone dei costumi, delle religioni mescolate, dell’annientamento delle differenze lo lasciamo ad altri. Noi siamo per la Differenza.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Fare Pulizia, che male c'è?

    Non sono i nostri popoli ad essere per il kaos hefico: , basta guardarsi intorno per capirlo .

  3. #3
    MaxRed
    Ospite

    Predefinito Rif: Fare Pulizia, che male c'è?

    Interessante ed ovviamente condivisibile. A proposito, ciao Kranzler!!!!

  4. #4
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    Predefinito Rif: Fare Pulizia, che male c'è?

    Ben trovato Max! Dovrei essere più presente ora, sono stato impegnato in questo periodo. Buon Anno Padano a tutti!

  5. #5
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Fare Pulizia, che male c'è?

    Complimenti per il blog!
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  6. #6
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    Predefinito Rif: Fare Pulizia, che male c'è?

    Fare pulizia è un dovere.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #7
    Io non esisto
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    Sono solo frutto della tua immaginazione
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    Predefinito Rif: Fare Pulizia, che male c'è?

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Fare pulizia è un dovere.
    Probabilmente anche un piacere :mmm:
    L'impossibile non esiste :giagia:

  8. #8
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: Fare Pulizia, che male c'è?

    Citazione Originariamente Scritto da Una Qualsiasi Pietra Visualizza Messaggio
    Probabilmente anche un piacere :mmm:
    :sofico:

 

 

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