User Tag List

Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Silente
    Data Registrazione
    28 Jul 2005
    Località
    Oesterreichisch Schuler
    Messaggi
    3,072
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Manifesto Per L'europa Che Vogliamo

    MANIFESTO PER L'EUROPA CHE VOGLIAMO

    Vaclav Klaus, presidente della Repubblica Ceca, si scaglia contro il totem illiberale dell’ultimo europeismo. In un recente discorso tenuto presso l’ambasciata del proprio paese in Lussemburgo, Klaus ha espresso concetti impressionanti, per portata culturale ed ampiezza della riflessione filosofica, che squarciano il velo di euroconformismo ipocrita tanto caro alle cariatidi della Vecchia Europa, Romano Prodi su tutti. Il presidente ceco ha espresso seri dubbi circa il futuro “sempre più unificato” dell’Unione Europea. E colpisce il fatto che questi dubbi siano condivisi dai leader di quella che fu la dissidenza dell’Est Europa, come Vladimir Buchowsky, che tempo fa a Bruxelles ha ammonito contro la trasformazione dell’Europa in una nuova Unione Sovietica, la EURSS, il superstato totalitario.

    Spiega Klaus (traduzione del dott. Mario Seminerio, segretario del club Rif. Lib. "A. de Tocqueville" di Milano):

    I costi, dimostrabili, del rallentamento economico dell’Unione non sono stati riconosciuti. Le modalità dell’allargamento a nuovi membri, per lo più paesi ex-comunisti dell’Europa centrale ed orientale, hanno aumentato il deficit democratico della UE. L’Unione ha continuato ad espandere a passo accelerato il numero di pagine della propria legislazione, che ora si occupa di quasi ogni aspetto della vita e dell’attività umana. L’ambizioso tentativo di accelerare il processo di unificazione per mezzo del Trattato Costituzionale è stato rigettato, ma l’unificazione procede in modo strisciante, come se nulla fosse accaduto.” E’ importante sottolineare che, per il presidente ceco, Unione Europea ed Europa non sono lo stesso concetto:

    “Quando guardo all’ultimo mezzo secolo, vedo due diversi stadi del processo di integrazione europea, con due differenti modelli di integrazione. Il primo stadio è stato caratterizzato dal processo di apertura inter-governativa, dalla liberalizzazione complessiva delle attività umane, dalla rimozione delle barriere confinarie tra stati, quelle che ostacolavano il movimento di merci, capitali, persone, idee e modelli culturali. Il secondo stadio, che io chiamo il modello di armonizzazione, è caratterizzato da centralizzazione, regolamentazione dall’alto, armonizzazione di ogni tipo di parametro del sistema politico, economico e sociale, standardizzazione delle condizioni di produzione e consumo, omogeneizzazione dell’esistenza umana. La sua principale caratteristica è l’unificazione orchestrata dall’alto e la nascita del sovrannazionalismo. Io sono a favore del primo modello, non del secondo. So che, ovviamente, noi abbiamo sempre un mix dei due modelli, ma il punto è capire quale dei due è dominante in questo momento. La mia posizione è chiara. Io sono convinto che la centralizzazione del processo decisionale a livello di UE, e l’armonizzazione di tutti i tipi di parametri della società sia andato troppo oltre quanto fosse necessario in base a razionalità e logica economica. Sono consapevole che esistono delle “esternalità” e dei “beni pubblici” di ampiezza continentale. Questi fenomeni esistono, senza alcun dubbio, ed è opportuno che essi siano riflessi nelle istituzioni e nella legislazione europee. Ma dire che “esistono” non equivale a dire che esse dominano. Il secondo stadio dell’integrazione europea è stato basato sul concetto, del tutto erroneo, che esse siano dominanti. Imporre artificialmente questa soluzione istituzionale è sbagliato. Perdiamo tutti, nessuno guadagna.

    Suggerisco di tornare al modello intergovernativo dell’integrazione europea. Suggerisco di tornare all’antico modello di eliminazione di ogni tipo di barriera e di apertura di ogni mercato, non solo di quelli economici. Suggerisco di minimizzare l’intervento politico nelle attività umane e, dove esso è inevitabile, di realizzarlo in prossimità ai cittadini (il che significa a livello di municipalità, regioni e stati), non a Bruxelles. Lo stato-nazione è un insostituibile garante della democrazia, in opposizione a tutti i tipi di Reichs, imperi e conglomerazioni di Stati. Noi dovremmo rendere le nostre società libere, democratiche e prospere. Ciò non sarà raggiunto con un deficit democratico, con il sovrannazionalismo, con lo statalismo, con un aumento della legislazione che ci regolamenta, scruta e monitora. Abbiamo bisogno di un sistema politico che non deve essere distrutto da un’interpretazione post-moderna dei diritti umani (con la sua enfasi sui diritti positivi, con il dominio dei diritti di gruppo su diritti e responsabilità individuali, e con la sua denazionalizzazione della cittadinanza), con l’indebolimento di istituzioni democratiche che hanno le proprie insostituibili radici sul territorio degli Stati, con la “multiculturalmente” indotta perdita di coerenza entro gli stati, e con le rendite di posizione di portata continentale delle varie istituzioni non governative.
    Abbiamo bisogno di un sistema di idee che deve essere basato su libertà, responsabilità personale, individualismo, cura degli altri basata sul diritto naturale ed una condotta di vita genuinamente morale.”


    Se qualcuno ritiene che queste affermazioni siano il prodotto piuttosto naif di un esponente di società basate sul nazionalismo, dovrebbe invece riflettere su quanto simili proposizioni siano ricche del vero europeismo, quello dei Padri fondatori della costruzione europea. Coniugare diritti e responsabilità individuali, senso della comunità e tradizione, liberalizzazione economica e tutela dei più deboli fuori dall’ormai esausto modello di welfare che ci sta condannando al declino è la vera sfida che i cittadini d’Europa hanno di fronte. Perderla equivarrebbe al declino economico, identitario e delle libertà democratiche, a tutto vantaggio della creazione di un superstato dominato da suggestioni e prassi totalitarie, ipercorporativo, infiltrato da pulsioni liberticide e fanatismo religioso, entrate nel continente grazie al cavallo di Troia della negoziazione di diritti collettivi, che rappresentano l’essenza dell’antiliberalismo.

    Mario Seminerio, segretario del club Rif. Lib. "A. de Tocqueville" di Milano.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    ART
    ART è offline
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Apr 2009
    Località
    EU
    Messaggi
    7,974
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    MANIFESTO PER L'EUROPA CHE VOGLIAMO: NESSUNA EUROPA

    Nell'esame di questo tipico esempio di propaganda anti-europeista bisogna distinguere fra le dichiarazioni di Valclav Klaus e il contesto in cui vengono inserite da tale dott. Mario Seminerio: lo scopo di questo "attacco congiunto" varia in base ai soggetti presi in esame, e in questo caso è ben evidente come la base propagandistica fornita da Klaus venga rivoltata con poche, semplici aggiunte verso il bersaglio di Seminerio. Esaminiamo prima la "cornice" aggiunta da Seminerio:

    - discorso iniziale

    Vaclav Klaus, presidente della Repubblica Ceca, si scaglia contro il totem illiberale dell’ultimo europeismo. In un recente discorso tenuto presso l’ambasciata del proprio paese in Lussemburgo, Klaus ha espresso concetti impressionanti, per portata culturale ed ampiezza della riflessione filosofica, che squarciano il velo di euroconformismo ipocrita tanto caro alle cariatidi della Vecchia Europa, Romano Prodi su tutti.
    L'arcano è svelato fin dall'inizio: si tratta di una manovra per colpire il rivale Prodi, mentre per "cariatidi della Vecchia Europa" si dovrebbe a rigor di logica intendere gli elettori di sinistra, i quali a parole sono spiccatamente europeisti.
    Il tutto è preceduto da alcuni paroloni rafforzativi ("concetti impressionanti, per portata culturale ed ampiezza della riflessione filosofica") che hanno lo scopo di attirare l'attenzione del pubblico.

    Il presidente ceco ha espresso seri dubbi circa il futuro “sempre più unificato” dell’Unione Europea. E colpisce il fatto che questi dubbi siano condivisi dai leader di quella che fu la dissidenza dell’Est Europa, come Vladimir Buchowsky, che tempo fa a Bruxelles ha ammonito contro la trasformazione dell’Europa in una nuova Unione Sovietica, la EURSS, il superstato totalitario.
    In questa seconda parte si riassumono i concetti espressi in seguito da Klaus: il centro del discorso è lo spauracchio del "superstato totalitario" europeo, uno dei temi caratteristici della retorica anti-europeista.

    - discorso finale

    Se qualcuno ritiene che queste affermazioni siano il prodotto piuttosto naif di un esponente di società basate sul nazionalismo, dovrebbe invece riflettere su quanto simili proposizioni siano ricche del vero europeismo, quello dei Padri fondatori della costruzione europea. Coniugare diritti e responsabilità individuali, senso della comunità e tradizione, liberalizzazione economica e tutela dei più deboli fuori dall’ormai esausto modello di welfare che ci sta condannando al declino è la vera sfida che i cittadini d’Europa hanno di fronte. Perderla equivarrebbe al declino economico, identitario e delle libertà democratiche, a tutto vantaggio della creazione di un superstato dominato da suggestioni e prassi totalitarie, ipercorporativo, infiltrato da pulsioni liberticide e fanatismo religioso, entrate nel continente grazie al cavallo di Troia della negoziazione di diritti collettivi, che rappresentano l’essenza dell’antiliberalismo.
    La posizione del "dottore" emerge con tutta chiarezza: fa parte di quei gruppuscoli di estremisti fortemente ideologizzati e comunque totalmente di parte che considerano l'UE un mostro socialista anti-liberalista, una specie di epigono dell'ex-URSS che fa da cavallo di Troia a una rinascita del comunismo. Questo tipo di soggetti è l'esatto opposto degli estremisti comunisti, i quali rivolgono all'UE praticamente le stesse accuse girate di 180°: l'UE è un'invenzione della destra, un mostro capitalista anti-socialista, un burattino in mano agli USA che fa da cavallo di Troia all'avvento del turbocapitalismo più sfrenato. Si tratta in entrambi i casi di soggetti che hanno raggiunto un livello d'indottrinamento politico patologico, che vedono tutto solo nero o solo bianco e credono di essere qualcosa di simile a principi azzurri che combattono contro il drago.
    Ma qui viene commesso quello che potrebbe essere un errore madornale o una falsità volutamente dichiarata: si sotiene in pratica che i Padri Fondatori del processo d'integrazione europea fossero estranei a quel "sovrannazionalismo" che viene additato come una grave minaccia, il che è una cazzata di dimensioni davvero ragguardevoli. Per rendersene conto non servono chissà quali complicati studi storici ma basta semplicemente andarsi a leggere lo stesso atto fondatore del processo d'integrazione europea, la Dichiarazione Schuman scritta da Jean Monnet, proclamata il 9 maggio 1950 e condivisa dagli altri "Padri dell'Europa". Riporto i passi salienti per il nostro discorso:

    (...)
    "L'Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L'unione delle nazioni esige l'eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l'azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania."
    (...)
    "La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime."
    (...)
    "Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace."

    I Padri Fondatori che Seminerio decanta come gli esempi da seguire non erano vagamente "sovrannazionalisti"... erano addirittura federalisti europei!
    Ma questo gigantesto strafalcione (per non usare termini volgari benchè più appropriati ) del "dottore" è provocato dalla volontà di prendere per il culo eventuali lettori inesperti oppure dall'ignoranza totale dell'argomento in cui pretende di fare il maestro? Non lo sapremo mai


    Passiamo ora all'esame del discorso di Klaus, che non ha un bersaglio in particolare ma è una tirata-standard di retorica eurofoba unita a un discorso di parte in campo economico.

    I costi, dimostrabili, del rallentamento economico dell’Unione non sono stati riconosciuti. Le modalità dell’allargamento a nuovi membri, per lo più paesi ex-comunisti dell’Europa centrale ed orientale, hanno aumentato il deficit democratico della UE. L’Unione ha continuato ad espandere a passo accelerato il numero di pagine della propria legislazione, che ora si occupa di quasi ogni aspetto della vita e dell’attività umana. L’ambizioso tentativo di accelerare il processo di unificazione per mezzo del Trattato Costituzionale è stato rigettato, ma l’unificazione procede in modo strisciante, come se nulla fosse accaduto.
    Klaus prende come base di partenza fatti veri, le difficoltà seguenti il processo d'allargamento dell'UE e il deficit di democrazia, per collegarli a qualcosa che non centra assolutamente niente, la legislazione europea, accusata del grave crimine di occuparsi "di quasi ogni aspetto della vita e dell’attività umana", affermazione che pur essendo decisamente esagerata parla comunque di ciò che fanno le legislazioni di tutti i paesi. Inoltre Klaus non sa o fa finta di non sapere che molte delle direttive europee divenute famosi ritornelli eurofobi hanno in realtà origine nazionale. Emblematico di questa diffusa bastardaggine disinformatrice è l'esempio della famosa "curvatura dei cetrioli": leggi che in molti stati esistevano autonomamente da tempo e che alcuni governanti, dietro richiesta delle stesse associazioni di trasportatori, avevano proposto di trasformare in direttiva europea al fine di armonizzarle... proposta che fra l'altro in seguito è stata rifiutata in sede Consiglio europeo per mancanza di sostegno della maggioranza.

    Quando guardo all’ultimo mezzo secolo, vedo due diversi stadi del processo di integrazione europea, con due differenti modelli di integrazione. Il primo stadio è stato caratterizzato dal processo di apertura inter-governativa, dalla liberalizzazione complessiva delle attività umane, dalla rimozione delle barriere confinarie tra stati, quelle che ostacolavano il movimento di merci, capitali, persone, idee e modelli culturali. Il secondo stadio, che io chiamo il modello di armonizzazione, è caratterizzato da centralizzazione, regolamentazione dall’alto, armonizzazione di ogni tipo di parametro del sistema politico, economico e sociale, standardizzazione delle condizioni di produzione e consumo, omogeneizzazione dell’esistenza umana.
    Klaus commette un errore comune a molti polemisti come lui: esagera troppo. Quello che secondo lui è il "secondo stadio" dell'integrazione europea porterebbe addirittura all' "armonizzazione di ogni tipo di parametro del sistema politico, economico e sociale, standardizzazione delle condizioni di produzione e consumo" e nientemeno ad una "omogeneizzazione dell’esistenza umana"...
    E' presto spiegato perchè questo delirio è stato notato dagli estremisti come Seminerio: a pronunciarlo è qualcuno della sua stessa risma o che ha forse voluto dimostrare per suoi fini personali di esserlo... e immaginatevi che orgasmo dev'essere stato per il "dottore" sentir dichiarare apertamente simili cazzate dal presidente di uno stato dell'UE

    La sua principale caratteristica è l’unificazione orchestrata dall’alto e la nascita del sovrannazionalismo. Io sono a favore del primo modello, non del secondo. So che, ovviamente, noi abbiamo sempre un mix dei due modelli, ma il punto è capire quale dei due è dominante in questo momento. La mia posizione è chiara. Io sono convinto che la centralizzazione del processo decisionale a livello di UE, e l’armonizzazione di tutti i tipi di parametri della società sia andato troppo oltre quanto fosse necessario in base a razionalità e logica economica.
    Qui Klaus fa un'altra classica furbata: dichiara la sua netta opposizione a minacce inesistenti.
    La "centralizzazione del processo decisionale a livello di UE" non esiste, perchè chiunque conosca il funzionamento delle istituzioni comunitarie sa che i veri pardoni dell'UE, quelli che stanno al vertice del potere decisionale e fra l'altro nominano il presidente stesso della Commissione europea, stanno nel Consiglio dei Ministri: sono i capi di governo degli stati dell'UE. Non esiste quindi nessuna "centralizzazione" intesa come accentramento del potere in un'istituzione comunitaria indipendente dagli stati, ma semplicemente gli stessi governanti degli stati si riuniscono in un'assemblea per decidere a maggioranza sulle politiche fondamentali europee, allargamenti compresi.
    Di conseguenza anche se l'inesistente "unificazione orchestrata dall'alto" di cui si parla all'inizio esistesse sarebbe in realtà orchestrata dal basso degli stessi membri dell'UE.

    Sono consapevole che esistono delle “esternalità” e dei “beni pubblici” di ampiezza continentale. Questi fenomeni esistono, senza alcun dubbio, ed è opportuno che essi siano riflessi nelle istituzioni e nella legislazione europee. Ma dire che “esistono” non equivale a dire che esse dominano. Il secondo stadio dell’integrazione europea è stato basato sul concetto, del tutto erroneo, che esse siano dominanti. Imporre artificialmente questa soluzione istituzionale è sbagliato. Perdiamo tutti, nessuno guadagna.
    Questo intervento è molto interessante: sembra quasi che Klaus si sia reso conto del suo strafare e almeno si sforza di ammettere l'esistenza di non meglio precisati "beni pubblici di ampiezza continentale", che in ogni caso non sono dominanti. Tradotto in italiano vuol dire che secondo lui esistono degli interessi comuni europei, ma questi interessi sono sempre e comunque secondari rispetto a quelli nazionali. Si tratta di una delle tesi fondamentali degli anti-europeisti, non bisogna certo stupirsi di ritrovarla qui. Che gli interessi nazionali debbano venire per forza sempre prima di quelli comuni è qualcosa che va contro la logica dei fatti dell'Europa di oggi oltre che contro il buon senso: la forte interdipendenza economica degli stati dell'UE suggerisce quantomeno molta cautela nell'esercitare l'arte del farsi i cazzi propri alle spalle degli altri tanto cara a quelli come Klaus, che è sempre stata il cavallo di battaglia di ogni buon nazionalista. Basta guardare ad esempio i dati dell'intersambio commerciale interno europeo o il semplice fatto che abbiamo una valuta comune per capire che non possiamo continuare a ragionare e comportarci come cent'anni fa.

    Suggerisco di tornare al modello intergovernativo dell’integrazione europea. Suggerisco di tornare all’antico modello di eliminazione di ogni tipo di barriera e di apertura di ogni mercato, non solo di quelli economici. Suggerisco di minimizzare l’intervento politico nelle attività umane e, dove esso è inevitabile, di realizzarlo in prossimità ai cittadini (il che significa a livello di municipalità, regioni e stati), non a Bruxelles. Lo stato-nazione è un insostituibile garante della democrazia, in opposizione a tutti i tipi di Reichs, imperi e conglomerazioni di Stati.
    Il primo suggerimento non ha semplicemente senso: il modello intergovernativo è quello che di fatto ha sempre regnato e ancora regna sul processo d'integrazione europea. Il vertice dell'UE sono per l'appunto i governi dei suoi stati, e frutto di decisioni intergovernative anche nella stessa formalità sono alcune delle conquiste davvero concrete dell'Europa di oggi, ad esempio il trattato di Schengen.
    Il secondo suggerimento è semplicemente un volere la realizzazione del liberalismo più ampio possibile... ma questo con l'unificazione europea in sè ha ben poco a che fare: un conto è volere che l'Europa progredisca nella sua unità, un altro è il suo tipo di sistema economico.
    L'ultima è una tipica dichiarazione nazionalista che non ha certo bisogno di commenti.

    Noi dovremmo rendere le nostre società libere, democratiche e prospere. Ciò non sarà raggiunto con un deficit democratico, con il sovrannazionalismo, con lo statalismo, con un aumento della legislazione che ci regolamenta, scruta e monitora. Abbiamo bisogno di un sistema politico che non deve essere distrutto da un’interpretazione post-moderna dei diritti umani (con la sua enfasi sui diritti positivi, con il dominio dei diritti di gruppo su diritti e responsabilità individuali, e con la sua denazionalizzazione della cittadinanza), con l’indebolimento di istituzioni democratiche che hanno le proprie insostituibili radici sul territorio degli Stati, con la “multiculturalmente” indotta perdita di coerenza entro gli stati, e con le rendite di posizione di portata continentale delle varie istituzioni non governative.
    A giudicare dalla prima frase si direbbe che Klaus non abbia mai messo piede fuori dalla Repubblica Ceca. Dandogli anche l'attenuante di aver vissuto di persona il dominio sovietico sul proprio stato gli farebbe bene una panoramica della situzione mondiale prima di dire con tanta leggerezza simili cazzate.
    Il resto è ulteriore invocazione di maggiore liberalismo: daccordo, ma viene illogicamente collegato al "sovrannazionalismo", quasi come se il fine ultimo del processo d'integrazione europea fosse la sola UE nella sua forma odierna. Bisognerebbe spiegare a Klaus che gli stati che decanta come unico livello possibile della libertà in pochi casi si trovano in condizioni di vera libertà: siamo nel XXI secolo e ci sono paesi con centinaia di milioni o più di un miliardo di abitanti che tengono mezzo mondo appeso per le palle o sono in procinto di farlo. Ma questi sono concetti troppo difficili da capire per chi sa pensare solo a dimensione di staterello da qualche milione di abitanti.
    Ci sono anche velati accenni alla multietnicità, ai diritti umani e ad altri argomenti che ben poco hanno a che fare in modo diretto con la questione integrazione europea.

    Abbiamo bisogno di un sistema di idee che deve essere basato su libertà, responsabilità personale, individualismo, cura degli altri basata sul diritto naturale ed una condotta di vita genuinamente morale."
    Libera opinione, nulla da eccepire... ma con la questione integrazione europea in sè e per sè ha ben poco a che fare.


    Comunque questo documento ha un suo interesse estrinseco: rappresenta nel suo piccolo un "ciclo completo" di disinformazione anti-europea. Sulla base delle molte leggende urbane, convinzioni più o meno imprecise o mezze verità che costituiscono il repertorio tipico del nazionalista/anti-europeista/finto-europeista sfrenato, consapevole o meno della loro natura, viene steso un discorso propagandistico che successivamente può essere modificato o integrato per adattarsi alle necessità particolari di chi lo utilizza.
    Il modo migliore per contrastare questo scempio è semplicemente la conoscienza dell'argomento Europa e integrazione europea: data la scarsità d'informazione sulle questioni comunitarie di cui l'opinione pubblica spesso si lamenta, molti non sono in grado di discriminare fra retorica politica e dibattiti seri o riescono a farlo solo fino a un certo punto, finendo per rimanere vittime della "sindrome da curvatura dei cetrioli" con gran danno e perdita di tempo per tutti.

 

 

Discussioni Simili

  1. Manifesto Per L'europa Che Vogliamo
    Di Hayekfilos (POL) nel forum Politica Europea
    Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 25-03-06, 09:27
  2. Manifesto Per L'europa Che Vogliamo
    Di Hayekfilos (POL) nel forum Padania!
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 16-03-06, 09:43
  3. Manifesto Per L'europa Che Vogliamo
    Di Hayekfilos (POL) nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 16-03-06, 08:48
  4. Manifesto Per L'europa Che Vogliamo
    Di Hayekfilos (POL) nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 15-03-06, 18:09

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225