Autocritica di Berlusconi: ora cambio strategia

«Non ricordavo nulla». E chiama un medico. Sugli alleati: ho tolto An dai margini, ridato dignità agli ex dc

ROMA - Ha detto di non essere stato bene: «Avevo davanti una lavagna bianca, non ricordavo più nulla». Qualcuno a Palazzo Grazioli parla di calo di zuccheri. Altri di semplice stanchezza. Rientrato a casa, martedì sera, l’entourage del Cavaliere ha chiesto un consulto medico. E il medico è arrivato, ha visto il paziente e ha detto che per il prossimo confronto Berlusconi dovrà riposarsi più del solito, abbassare i ritmi. Da 24 ore nello staff del premier, il primo cerchio e quello allargato, quello dove le notizie circolano veloci ma indirette, c’è una certa preoccupazione. Davanti a Prodi Berlusconi non è stato sciolto, non ha bucato il video, si è persino confuso. Colpa di strategie non univoche, di troppi consiglieri, di un probabile tilt nella comunicazione (Bonaiuti non voleva il duello, Berlusconi ha ignorato il consiglio; Letta suggerisce una linea, Ferrara un’altra), ma soprattutto colpa della stanchezza. Il Cavaliere fa di solito un vanto della sua forma, per la prima volta ha dovuto ammettere smagliature mai avvertite prima.
L’altra ammissione è arrivata ieri mattina: «Manca troppo poco tempo al voto per continuare così, devo cambiare strategia». Cambiare significa buttare al vento le cifre, l’ossessione per l’elenco delle riforme fatte, la contabilità dei risultati, l’atteggiamento istituzionale. Una linea suggerita anche da Gianni Letta e smontata a caldo, ieri notte, da Giuliano Ferrara. Con foga tale da convincere il Cavaliere. «L’operazione verità è terminata», conferma Bonaiuti. La campagna elettorale è dunque da rivedere.
«Si accelera, parleremo più del futuro», promette Berlusconi. Ma a tre settimane dal voto non deve essere agevole cambiare marcia. E il rammarico per un approccio sbagliato si somma al magro risultato del duello tv. Non poteva permettersi un pareggio e invece il premier ammette che «è stata un’occasione persa, soprattutto se penso alle risposte che potevo dare e che non ho dato, ai 16 milioni di italiani che ci guardavano; avevo ragione quando dicevo che occorreva farlo, che era un’opportunità». Ovviamente da non giocare così.
Come? Alla domanda lo stesso Berlusconi ha fornito ieri alcune risposte. A Palazzo Grazioli sono tornate alla mente le parole della moglie Veronica, il consiglio di buttare al vento i noiosi numeri sulle cose realizzate e parlare d’istinto. Farà così il Cavaliere, in teoria: tornerà alle origini, per parlare più di valori e meno di cose fatte, cercando ancora di emozionare e meno di informare.
In attesa di trovare il nuovo mix di comunicazione ieri ha testato un pizzico in più di aggressività, altro ingrediente carente del confronto. Prodi è quello «con quell'aria perennemente afflitta da bulldog esausto». Mentre ci sono meriti da rivendicare, in un’intervista a Liberal , verso gli alleati: «La «piena costituzionalizzazione di Bossi»; avere tolto «An dai margini della politica, consentendo a Fini un nuovo cammino»; l’aver «restituito dignità alla tradizione democristiana», ovvero a Casini. Parole dette prima delle critiche arrivate dagli alleati.
Marco Galluzzo

mannaggia, dimenticavo che questo articolaccio - offensivo, calunnioso, Komunista - proviene dal Corriere Rosso di Sera bel tempo ecc.