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sunrise
Bordate di fischi, numerosi, crescenti, senza pietà. In due occasioni: riconoscibili da tutti, nel luogo più sacro per Silvio Berlusconi, lo stadio di San Siro. Dove il premier ha cominciato la sua straordinaria avventura di conquistatore dell'Italia. Dove, si è capito, la parabola volge al basso. E' stata davvero la serata dell'addio. La serata in cui il premier ha capito di essere solo di fronte alle sue responsabilita'.
Finora il Presidente del Consiglio aveva sempre trovato nel calcio e nel suo Milan un'oasi, un rifugio dalle difficolta' in cui la sua condizione di politico al servizio delle destre lo ha relegato. E' stato infranto anche l'ultimo diaframma. Il re è nudo. Nessuno sconto a Silvio Berlusconi capo del governo degli ultimi cinque anni italiani, nessuno sconto arriva nemmeno dai quei tifosi che lui ha portato al successo e alle emozioni durante l'epopea legata ai trionfi di Arrigo Sacchi e di Fabio Capello.
Ieri, in occasione della gara di addio di Demetrio Albertini, il Presidente del Consiglio in carica fino al 10 aprile è entrato nel suo stadio. E' stato accolto da bordate di fischi piovute da ogni settore e da parte di migliaia di persone. Una tempesta che ha fatto fatica a placarsi. Una tempesta ripresa alcuni minuti più avanti quando, al termine della gara, Demetrio Albertini ha preso il microfono per ringraziare tutti quelli che doveva per la sua splendida carriera.
E quindi ha ringraziato, giustamente, anche il presidente del Milan alla cui azione sono legati i successi del centrocampista. Non appena Albertini ha pronunciato quel grazie rivolto a Berlusconi sono partiti di nuovo i fischi laceranti, sempre più crescenti. Di una gran parte del popolo rossonero.
Era la partita di addio di Albertini, verrà ricordata anche come l'addio di Berlusconi al legame simbiotico con i tifosi del Milan. Per quella che era la sua gente, la sua famiglia, è diventato semplicemente un politico. Da giudicare.