questa è l'unica cronaca che sono riuscito a trovare, purtroppo non sono riuscito a trovare altre cronache più dettagliate, circa i disordini e le violenze, in occasione della visita dei savoia a napoli, a cui parteciparono militanti di destra, sia governativa e sia radicale fascioberluschina, in quell'occasione, a destra da parte di chi oggi ipocritamente, manifesta contro le manifestazioni violente degli altri, non ci fu nessuna condanna, anche da molte realtà arrivarono anche attestati di solidarietà ai manifestanti violenti, ed in quel caso la polizia lasciò fare.
La cosa più ridicola di questa vicenda, è che circa un anno dopo, la fiamma tricolore, che si era distinta nelle violenze, presentò come capolista alle elezioni, nella circoscrizione ischia napoli centrale, il vice presidente di alleanza monarchica andrea isernia, dimostrando che razza di pagliacci sono sia i fiammisti, che con questa candidatura, dimostrano, che a loro dei savoia non importava nulla, e che usarono la retorica neoborbonica, solo per avere visibilità, contestando in maniera violenta, i potenti di ieri, senza rischiare contestando i potenti di oggi, e quelli di alleanza monarchica, che pur di avere una candidatura, si presentano nelle liste, dello stesso partito, i cui militanti un anno prima, li avevano presi a botte ed a pesci in faccia
http://ilmattino.caltanet.it/hermes/...LE/3/PRIMO.htm
Domenica 16 Marzo 2003
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IL RIENTRO
DEI SAVOIA
MARISA LA PENNA
Il lungo, freddo, violento, dissacrante, pomeriggio di contestazione inzia poco dopo le 13, quando il sole, ancora tiepido, illumina lo scalone di marmo della cattedrale. Al principio ha il sapore di una festa, con bandiere, fischietti, canti, slogan e colori. Poi si trasforma in una sequela di tafferugli, con spintoni, lancio di sanpietrini, sputi, parolacce, drappi dati alle fiamme, tensione. Con una giovane donna che finisce in ospedale. Con la polizia in tenuta antisommossa. Alla fine vince la protesta e i reali rinunciano alla Messa, e bypassano, sia pure per qualche ora, la puntata al Duomo assediato evitando così, nella migliore delle ipotesi, un coro di fischi che sarebbe stato trasmesso dalle tv di mezza Europa.
I primi ad arrivare all’appuntamento con la contestazione sono, ovviamente, i neoborbonici. Sono ”armati” di ogni bendidio: fischietti antisavoia, drappi con i colori dello stemma della casa. E finanche di bottiglie di vino ”Brigante” fatto apposta per l’occasione, da ”donare” ai Savoia. C’è Nino Funaro, consigliere comunale di Forza Italia («Ma sono qui solo in veste di neoborbonico» precisa subito). Ci sono esponenti di Fiamma Tricolore, ci sono dodici genovesi del Movimento Indipendentista ligure che contano di chiedere ai Savoia un risarcimento da settantamila miliardi di vecchie lire. Ci sono addirittura dei parroci. Vengono srotolati striscioni di ogni tipo: «Jatevenne», «Vade retro Savoia», «Contro i Savoia senza se e senza ma». Qualcuno intravede uova, pomodori , arance che potrebbero servire per un lancio contro gli ospiti reali. Poi, in lontananza, provenienti da via Foria, si avvertono cori, ripetono slogan che i napoletani conoscono bene. Stanno arrivando i disoccupati, sono quelli di Forza Lavoro Disponibile, sventolano il tricolore, innalzano cartelli contro i Savoia («Chiediamo lavoro, ci mandano i Savoia», «Ieri come oggi, siamo sempre briganti».) Sono accolti come dei guerrieri prima di una grande battaglia. Pacche sulle spalle, scambio di sorrisi con i contestatori storici dei Savoia mentre le facce dei dirigenti di polizia e ufficiali dei carabinieri si rabbuiano. Le cose si mettono male. E si mettono ancora peggio quando, dall’altro lato della via, provenienti da piazza Nicola Amore, arrivano quelli del ”Sindacato Azzurro”, pure di destra, più colorati, più organizzati. Hanno realizzato una grande corona di cartapesta sotto la quale le donne danzano urlando canti di protesta, altri portano delle grandi uova pasquali. Poi arriva Forza Nuova con Salvatore Lezzi. Ora la contestazione diventa più difficile da gestire. E così quando un anziano ex funzionario dell’Enel, orgoglioso di ”tifare”Savoia, tira fuori il drappo con lo stemma sabaudo si scatena il primo parapiglia. Insulti, parolacce, spintoni. Si teme il peggio, la folla avanza, l’anziano viene costretto, dai ”suoi” a ritirarsi nella cattedrale, passando per un ingresso secondario.
A un certo punto corre voce che i reali possano entrare da Largo Donnaregina. Un folto gruppo di manifestanti si sposta, così, in un improvvisato corteo fino all’altro ingresso, un altro presidio, da lì i Savoia non passeranno, urlano.
Intanto davanti al Duomo l’atmosfera diventa rovente, passano in una sorta di corteo simpatizzanti dei reali, sono ben vestiti, hanno un’aria di altri tempi, vengono ”intercettati” subito dai manifestanti. E inizia l’oltraggio con acqua lanciata senza pietà, monetine, e finanche sanpietrini. I tafferugli si riaccendono quando viene tirato fuori un altro drappo sabaudo che viene strappato dalle mani del sostenitore dei Savoia e bruciato sul sagrato della chiesa dopo aver tolto la parte con i colori della bandiera italiana. Dopo l’azione gli aderenti a Forza Nuova si esibiscono in un saluto romano. Poi è la volta del mantello blu delle guardie del Pantheon ad essere strappato dalle spalle di un monarchico e ad essere dato alle fiamme. C’è una donna che si sente male, è presa dalle convulsioni, arriva un’ambulanza, la porta via. Qualche ora dopo i monarchici contesteranno l’operato della polizia: «La gestione della sicurezza è stata fortemente deficitaria» dirà il principe Carlo di Somma, vicepresidente della deputazione di San Gennaro, polemizzando con i responsabili delle forze dell'ordine che, a suo avviso, «non hanno saputo difendere i diritti di coloro che avrebbero voluto radunarsi per una celebrazione religiosa. Alle 17, quando il vento raggela i manifestanti, i cronisti e i curiosi, arriva la notizia: i reali rinunciano. E così la piazza si svuota, i manifestanti a gruppetti si allontanano. Ma è una mossa strategica ben assestata. Alle 18,30 con diverse ore di ritardo la famiglia reale fa il suo ingresso al Duomo sotto gli occhi di pochi curiosi. La contestazione riprenderà davanti al Circolo dell'Unione e davanti all’Hotel Vesuvio: farà ritardare gli appuntamenti previsti dalla tabella di marcia. Davanti all’albergo un contestatore lancerà un fumogeno: verrà identificato - F.D.G. 26 anni abitante in via Santa Teresella agli Spagnoli ai Quartieri Spagnoli - e denunciato dalla polizia.




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