
Originariamente Scritto da
Italianhawk83
I conservatori italiani continuano a doversi "adeguare". Il nove aprile si vota, e continua a non esserci un partito che porti avanti le tradizionali battaglie conservatrici. E soprattutto, torniamo sempre lì, non ce n'è uno che abbia il coraggio di definirsi tale. Tutto questo è drammatico per un Paese che conta decine di partitini, uno per ogni conventicola, per ogni parcellizzatissima sfumatura ideologica. A sinistra ci sono i cattoprogressisti, i socialisti blairiani, i movimentisti sfasciagenova, i resistenti iracheni, i marxisti-leninisti, gli stalinisti e i trotzkisti.
Dall'altra parte, il centro della destra può contare su parecchi cespugli, ma che non mi interessano per niente. La destra, invece, è sempre vuota. Non c'è nessuno a coprire uno spazio politicamente immenso. Che però l' "asse" finian-rautiano (leggi "giamaican-statalista") immagina - se va bene - come claustrofobico, da 0,5% delle speranze di voto. Ma in realtà non lo immagina neanche, perché non lo ha mai conosciuto.
Che destra è, per i demo-socialisti col tricolore, quella che parla di America, di libero mercato, di Israele e di embrione? Che razza di destra è quella dello stato minimo, del federalismo, dell'atlantismo "radicale" e dell' antieurismo? Non c'è, perché a "destra" continuano ad essere i nipotini - anche se col cellulare umts - di un socialista massimalista, anticlericale e rivoluzionario. Che ha fatto cose grandi e pessime, ma questo è solo il bilancio della storia e non della nostra vicinanza ideale. Di cui non ci può essere traccia.
La solitudine dei conservatori italiani continua a scorrere su due binari: da un lato An continua a stingere il tricolore e a promuovere il "rinnovamento" finiano. Quello che sa perfettamente cosa distruggere, ma che ha grossi problemi sul come costruire e dove andare. Parlate a Fini di conservatorismo anglo-americano e comincerà a sudare freddo; forse cercherà di mascherare la sua ignoranza totale su Burke e Kirk, ma il suo tentativo sarà comico.
Ora è l'uomo delle "istituzioni", che della "politica" non può occuparsi. Se poi lo inchiodate sul terreno delle idee forti e dei modelli storici, allora sarà proprio costretto, tra capogiri e quasi svenimenti, ad attaccarsi a De Gasperi, Einaudi e forse pure ad Andreotti.
Il secondo binario della desolazione è quello dei partitini dell’ ultra-“destra”. Di questi ce ne sono a bizzeffe, nascono per progressiva scissione dell’atomo neofascista e si dividono appena qualcuno si rivela troppo poco antiamericano o socialista. E’ l’apoteosi del numericamente incredibile: sono una marea di siglette e non se ne trova uno, che ci sia già o che stia spuntando, che sia un po’ meno fascistissimo, anti-yankee o – spesso – filocubano e cheguevarista.
Il tempo dei conservatori italiani non è ancora venuto. Quello delle mollette per turarsi il naso e votare il meno peggio, durerà ancora per molto.
Italianhawk