iL CDM blocca le giunte di sinistra
«Gli extracomunitari non possono votare»
Annullate per illegittimità le delibere comunali di Torino e Ancona. L’ira della Turco

Fabio grosso
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No al voto per gli extracomunitari alle elezioni comunali. Lo ha deciso ieri il Consiglio dei Ministri. La notizia arriva come una bomba in una Torino ancora inebriata dai fasti olimpici e non troppo desiderosa di unire alla campagna elettorale per le elezioni politiche le inevitabili polemiche legate al voto amministrativo di maggio.
Se il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, nicchia nel commentare la clamorosa notizia, la Lega Nord piemontese esulta per una decisione che conferma la bontà di una lotta politica, quella del “no” secco all’estensione del voto agli extracomunitari a Torino città. Da mesi, infatti, il Carroccio è sceso in prima linea per contrastare la decisione di estendere il voto per le amministrative. Grazie al dialogo con la gente, alla raccolta firme e alle continue manifestazioni, la battaglia leghista è stata premiata dal Consiglio dei Ministri. «È una vittoria della Lega e del buon senso». È questo il commento a caldo del segretario nazionale della Lega Nord Piemont, Roberto Cota. «Questa decisione - ha poi precisato l’ esponente del Carroccio - è sacrosanta da un punto vista politico ed è profondamente in linea con la battaglia del Carroccio a difesa delle nostra identità». Cota ha poi fatto sapere che si tratta di «una decisione giusta dal punto di vista giuridico» dal momento che «è la Costituzione stessa a legare questo diritto alla cittadinanza». «Quella di Chiamparino - ha quindi aggiunto Cota - era una provocazione e questa ennesima bocciatura lo dimostra. Non si può utilizzare un atto amministrativo per fare propaganda politica». «Da un sindaco - ha infine concluso - ci si aspetterebbe più serietà». Anche Roberto Calderoli ha tenuto a ribadire che «il voto è il patto tra il cittadino e lo Stato e rappresenta la base della vita democratica di un paese». «La nostra Costituzione parla chiaro - ha spiegato Calderoli -: per votare è necessario essere cittadini italiani e non sono previste differenze tra elezioni amministrative, politiche o altro». Calderoli ha poi ricordato come «il termine elettorale previsto dalla legge rischi di non essere sufficiente non tanto per la quantità ma per la qualità», motivo per cui l’ esponente leghista aveva presentato, in questa legislatura, una proposta di legge che prevedeva, per l’acquisizione della cittadinanza, un esame sulla conoscenza delle lingua italiana e sulla conoscenza dei principi fondamentali del nostro ordinamento e delle nostre istituzioni, proprio come ha cominciato a fare l’Olanda».
Il provvedimento varato ieri dal Governo, su proposta del ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, ha nei fatti deciso «l'annullamento straordinario per illegittimità» delle delibere varate dai Consiglii comunali di Ancona e Torino. La decisione è stata presa, si legge nella nota resa pubblica dal Consiglio dei ministri, «a tutela dell’unità dell’ordinamento» e «a norma della legge numero 400 del 1988 nonché dell’articolo 138 del testo unico sugli enti locali». A questo punto il voto di Torino, che si terrà il 28 di maggio prossimo, sarà identico a tutte le votazioni sin qui svolte. «Sinceramente - commenta il segretario cittadino del Carroccio, Mario Carossa - non vedo perché non ci possa attenere alla attuale legislazione. I problemi legati all’immigrazione sono infatti ben altri rispetto alla questione del “voto si, voto no”». L’esponente leghista ha poi ricordato che «tutti i figli degli immigrati nati sul territorio nazionale godono del diritto di voto al compimento del diciottesimo anno di età». «Mettere troppa fretta e proporre con insistenza accelerazioni su questa delicata questione - ha conclusa Carossa - mi sembra un comportamento quanto meno sospetto».
La pretestuosità delle posizioni della sinistra si fa subito sentire. La decisione del Consiglio dei ministri ha infatti dato a Livia Turco, responsabile welfare per i diesse, l’assist per poter scendere a gamba tesa contro l’operato del governo Berlusconi. «È singolare che il governo che propone la devolution - hha attaccato ieri la Turco - poi annulli con argomenti pretestuosi provvedimenti che riguardano materie di stretta competenza dei comuni, peraltro attentamente vagliate da costituzionalisti e supportate da una forte partecipazione delle comunità locali e da tutte le forze politiche». La diessina ironizza poi con le posizioni del ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, a cui consiglia di «tacere per decenza» e spiega che per l’Unione sarà di primaria importanza il voto amministrativo agli immigrati «poiché riteniamo che esso rappresenti una grande misura di coesione oltre che di sicurezza per le nostre città». Non sono da meno i Verdi che, invece, attaccano in prima persona l’operato del Carroccio. «Altro che cacciarli via come propone la Lega - ha dichiarato - il coordinatore verde, Paolo Cento - semmai ora per gli immigrati che non sono rientrati nei 170 mila permessi di soggiorno, si preveda una sanatoria». «Dopo la vergogna delle file davanti agli uffici postali - ha continuato Cento - ora la Lega cavalca la solita intolleranza pensando di prendere qualche voto in più cacciando gli immigrati che non rientrano nei flussi migratori concordati». E via con la tiritera della destra xenofoba e razzista: «Amici della clandestinità sono proprio i leghisti che, con la legge Bossi-Fini e con la loro intolleranza, costringono all’illegalità uomini e donne che sono nel nostro paese per lavorare». Come la Turco, anche Cento spiega che sarà una delle prime preoccupazioni dell’Unione quella di «cancellare la Bossi-Fini» e «gestire i flussi immigratori garantendo accoglienza a quanti sono nel nostro paese per lavorare».


[Data pubblicazione: 18/03/2006]