Nell'altro 3d di Paolo Arsena si chiede un giudizio su Prodi, per ora sembra prevalere di poco la tesi che non sia il leader adatto per guidare il CentroSinistra....
Se non lui.. chi allora?


Nell'altro 3d di Paolo Arsena si chiede un giudizio su Prodi, per ora sembra prevalere di poco la tesi che non sia il leader adatto per guidare il CentroSinistra....
Se non lui.. chi allora?


Tanto per cominciare, dobbiamo metterci in testa che CHIUNQUE NEI PARTITI DELL'ULIVO, fino all'ultimo iscritto, deve sentirsi in grado di guidare la coalizione.
Facciamo sparire l'idea perversa del "salvatore della Patria".
Poi dei nomi particolarmente papabili (per particolari capacità personali e per aver finora ben incarnato lo spirito della coalizione) ci sono anche, ma secondo me E' MEGLIO NON NOMINARLI.
Allo stato attuale il leader del centrosinistra è Prodi. E basta.


In questo momento, nessun altro.


Ci vorrebbe un profilo da statista. Mastella.Citazione da Intervento Principale di by danny78
Se non lui.. chi allora?
![]()


Allora meglio ancora Buttiglione.
Sono sicuro che per fare il premier mollerebbe senza esitazioni il centrodestra.


Aggiudicato. Allora ticket Buttiglione-Mastella, con quest'ultimo vicepremier. Suggerirei anche qualche ministro in pectore: Raul Mantovani agli Esteri (così risolve la questione irachena riportando Saddam in patria), Luigi Berlinguer all'Istruzione (così completiamo la riforma Moratti), Cirino Pomicino alla Sanità (un omaggio al passato), Nunzio D'Erme all'Agricoltura (è un esperto di concimi).
Prodi, sei fritto!


Ramon.Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena
Raul Mantovani agli Esteri (così risolve la questione irachena riportando Saddam in patria)
A parte questo, il post era molto divertente.![]()


.... dimenticavo. Il ministero dell'attuazione del programma a D'antoni, così si mette seduto in poltrona, che è stufo di stare in piedi.


La demagogia elettorale del Professore
di Claudio Romiti
Più che di far ripartire il Paese (che in realtà sta già dando forti segni di ripresa), a Romano Prodi interessa spargere demagogia a piene mani con lo scopo di prendere voti. Tanto è vero che, col chiaro intento di compiacere le tendenze della sinistra più radicale, il capo dell’Unione ha rispolverato due vecchi cavalli di battaglia appartenenti al defunto Pci. Ovvero, la chimerica lotta all’evasione fiscale e l’altrettanto utopistica ridistribuzione del reddito in salsa rossa. Ciò sottintendendo un sostanziale nesso tra questi due vaghi obiettivi fondati sull’equità sociale, tanto per usare un’altra definizione di cui si abusa a piene mani in quelle lande politiche. Molto in sintesi, il messaggio lanciato da Prodi è piuttosto semplice. Egli, promettendo di scatenare una "feroce lotta" contro i biechi evasori, ritiene di poter utilizzare le presunte somme ricavate da simili iniziative per realizzare il regno della cosiddetta giustizia sociale; ovvero quell’immaginario Shangri-La nel quale una infinita pletora di politici di professione, burocrati e sindacalisti elargiscono ad ogni cittadino il suo pezzetto di benessere economico. Ergo, secondo Prodi e la gran parte dei suoi alleati, il miglioramento delle condizioni di vita della collettività non si fonda sullo sviluppo della libera iniziativa individuale, bensì esso dipende essenzialmente da decisioni di carattere politico-burocratico. Decisioni che intervengono direttamente sull’assegnazione delle risorse esistenti, un po’ come facevano i dittatori romani al crepuscolo della Repubblica, elargendo generosamente a clientes e soldati danaro e appezzamenti di terra depredati ad altri, con lo scopo di mantenersi al potere. Ebbene, dopo oltre duemila anni di storia, la ricetta proposta da Prodi & company non sembra molto diversa.
Infatti, l’idea di depredare chi produce attraverso una eccessiva fiscalità, utilizzando la giustificazione propagandistica della lotta all’evasione fiscale, a beneficio della propria base di consenso non appare dissimile dalle scelte amministrative di un Silla, di un Cesare o di un Ottaviano. D’altro canto, quando un politico lancia delle crociate per combattere il sommerso e, per sopramercato, promette di realizzare chimeriche ridistribuzioni di ricchezze esistenti sulla carta, dietro si cela l’intenzione di aumentare drasticamente le aliquote fiscali, “no more and no less”. Al contrario, il fronte liberale propone una filosofia diametralmente opposta a quella su esposta. Non, dunque, una suddivisione arbitraria, attraverso decisioni politico-burocratiche, di una "torta" che in tal modo diventerà sempre più piccola; bensì lo sviluppo di tutte quelle potenzialità economiche insite nella libera iniziativa, in modo tale da far lievitare a dismisura la “torta” medesima. E in estrema sintesi è proprio questo l’elemento che differenzia profondamente la Casa delle libertà e dall’Unione; ovvero il principio secondo cui prima di distribuirla la ricchezza deve essere prodotta. Oltre al fatto che niente di più efficiente del libero mercato delle idee e delle iniziative è in grado di realizzare quella distribuzione delle ricchezze che i sinistri personaggi guidati da Romano Prodi vorrebbero altresì ottenere per decreto, attraverso un ferreo controllo della mano pubblica. Insomma, la solita ricetta statalista ed illiberale la quale, se applicata, non può che condannare il sistema economico a ridistribuire solo povertà.


Ma è giusto... un po' di povertà ad ognuno, secondo un piano di equa ridistribuzione! Non ho mica capito, dobbiamo tenercela tutta noi, e agli amici & sodali dell'Unto (No, non PARIS dell'Unto! L'Unto del Signore...) nemmeno un po'. Eccheccavolo di democrazia serebbe questa?
I sinistri personaggi ringraziano per cotanto parere.