Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Cuore Nero
    Ospite

    Predefinito L'american dream è finito. Si prospetta un nuovo 1929?

    L’american dream è finito di Eugenio Benetazzo
    autore del libro "Duri e Puri: aspettando un nuovo 1929"

    L’american dream è finito. Il sogno americano a cui milioni di persone hanno ciecamente aderito ha iniziato a dimostrare tutta la sua fugacità ed evanescenza, quasi come fosse una ridicola moda passeggera. Il sogno americano sta ormai producendo l’esatto opposto di tutto quello che aveva inizialmente promesso: malessere sociale e povertà endemica.
    Il sogno americano di tutti ricchi e benestanti è ormai un inquietante ricordo di quel periodo trendy che è stato lo yuppismo dilagante di fine secolo scorso: le conseguenze ormai devastanti sul piano socioeconomico e difficilmente rimediabili senza sacrifici pesantissimi, sono ormai incontrollabili, ma soprattutto solo all’inizio della loro prima fase di metamorfosi: la crisi della terza settimana ne è un esempio palese.
    Lo scenario planetario ormai delinea un vero e proprio mutamento epocale senza precedenti, un mutamento che presuppone per la prima volta nella storia della nostra civiltà occidentale un grado di povertà, disagio e malessere sociale delle attuali giovani generazioni inferiore a quello delle generazioni che le hanno preceduto: in buona sostanza i figli vivranno in uno stato di precarietà ed inquietudine economica superiore rispetto a quella dei loro stessi padri. Per la prima volta sono i genitori che devono sostenere i propri figli anche in età adulta e non più il contrario.
    Che la mattanza abbia inizio quindi: a cominciare dai polli. Ma non per quei poveri pennuti bipedi macellati negli allevamenti intensivi, quanto piuttosto per tutti quei nuovi morti di fame in giacca e cravatta con una occupazione a singhiozzo, finanziariamente agonizzanti per essersi indebitati con un mutuo al cento per cento per acquistare uno squallido bilocale in qualche degradata periferia suburbana. Questa nuova classe sociale è un fenomenale prodotto del turbocapitalismo multinazionale, direi quasi un sottoprodotto di scarto mal riuscito e non calcolato a tavolino. I nuovi polli da spennare e da macellare senza alcuna pietà.
    Povero Titanic Italia: i tuoi portavoce sono ormai ridotti al livello di meri replicanti mediatici o politici primedonne che stanno girando il più grande reality show mai prodotto e profumatamente strapagato con il denaro dei contribuenti italiani. Più che forze politiche, sarebbe opportuno chiamarle farse politiche. Povero Titanic Italia, il tuo freno a mano tirato con quei sei punti percentuali di PIL necessari solo per pagare gli interessi sul debito pubblico (ai tassi attuali) annientano ogni migliore speranza di un futuro senza sacrifici.
    Il volano del Miracolo Italiano caricato e messo in moto alla fine degli anni 60 attraverso la ammirevole trasformazione industriale del paese ha consentito a gran velocità il raggiungimento di livelli di benessere e prosperità che tutto il mondo ci ha invidiato. Adesso con quella stessa velocità ci stiamo impoverendo e depauperando grazie al diabolico contributo apportato anche dal cancro terminale del Titanic Italia: il suo sistema bancario.
    A tutta velocità siamo diretti verso un muro. Il muro del pianto. Il muro su cui infrangere le speranze e le aspettative di queste giovani generazioni di ragazzi e ragazze italiani, svenduti ed abbandonati proprio come i posti di lavoro che un tempo avrebbero dovuto ereditare od occupare, ma che ora grazie alla compiacenza politica delle attuali farse politiche di Roma (tranne la destra sociale) vengono spudoratamente regalati a paesi feccia come la Cina e l’India.
    Se ci fosse in Parlamento qualcuno a cui stesse veramente a cuore il destino ed il benessere del Popolo Italiano, non ci penserebbe due volte a bandire l’ingresso di prodotti provenienti dai paesi extracomunitari. Ma tutto questo non avviene. L’idea nazionalistica, quasi patriottica, di tutelare i propri confini ed il benessere delle proprie genti soccombe innanzi a quello del capitalismo disinibito creatore di flessibilità (o per meglio dire precarietà) nel mondo del lavoro e competitività (o per meglio dire delocalizzazione) nel mondo delle produzioni industriali.
    Con la scusante di questo liberismo economico, a tutti i costi e sopra tutti i costi, si sta compromettendo il benessere e la capacità di poter pianificare il futuro ad intere giovani generazioni di ragazzi italiani, intere generazioni di laureati e diplomati ridotti a fare i centralinisti dei call centre o i piazzisti per qualche azienda globalizzata, con l’unica conseguenza di consentire la nascita di una nuova forma di schiavitù legalizzata nel terzo millennio.
    Povero Titanic Italia, le tue genti proprio come i passeggeri di quella malcondotta imbarcazione sono ormai finiti. Finiti dalla morsa opprimente dei debiti contratti per sopravvivere o per circondarsi di beni superflui imposti dal bombardamento mediatico della globalizzazione. Il sogno americano ha prodotto una diabolica mutazione: per la prima volta è il popolo a preoccuparsi di chi si insedierà nei banchi di Roma con la prossima infornata elettorale. Siamo veramente arrivati al capolinea. Dovrebbero essere i governi a temere il popolo per cui fa gli interessi, e non il contrario. Con i fulmini e tempeste, io cavalcherò.

    Eugenio Benetazzo
    Trader Professionista
    lottacontroilsistema@eugeniobenetazzo.com

  2. #2
    Cuore Nero
    Ospite

    Predefinito

    Maurizio Blondet
    26/11/2005

    Il leader della sinistra Romano Prodi indica la rotta che l'Italia dovra' seguire...
    Volete avere un'idea di che cosa farà la sinistra al governo?
    Per esempio: «un prelievo improvviso e coatto sulle giacenze e sui depositi monetari»: lo fece già Giuliano Amato, capo del governo nel 1991, sottraendo denaro dai nostri conti correnti.
    Poi, ancora «il congelamento dei BOT», che non vi saranno pagati, né capitale né interessi: lo fecero Ciampi e Prodi, apostoli dei poveri e dei lavoratori.
    Ma non basterà, naturalmente, a coprire i fabbisogni dello Stato.
    Non vorrete mica che i deputati dimezzino il loro stipendio da 10 mila euro mensili, o la signora Elisabetta Spitz, direttrice del Demanio (e incidentalmente moglie di Follini) subisca dei tagli sul suo emolumento annuo di 326 mila euro; o ancor meno che il segretario del Quirinale Gifuni si impoverisca accettando un taglio sul suo milione di euro annui.
    No, loro no.
    Sarete voi che dovrete continuare a pagare quegli stipendi.

    Ed ecco allora la prossima mossa del futuro governo delle sinistre: la «supertassa sulle rendite finanziarie».
    Non lo sta già dicendo Bertinotti?
    Sospiro di sollievo: ora pagheranno i Tronchetti Provera, i Passera, i De Benedetti, i Romiti.
    No, loro no.
    Toglietevi le illusioni.
    Per la sinistra, le «rendite finanziarie» sono ad esempio: il reddito virtuale della casa di vostra proprietà e che abitate (e di cui state magari pagando il mutuo), ossia quello che guadagnereste se, andando a vivere sotto i ponti, cedeste il vostro appartamento in affitto, insomma soldi che non avete.
    Questo tasseranno, e ancor più sulle seconde case.

    Altre «rendite» vostre: gli interessi (0% o anche –2% reali) sul conto corrente, o sul libretto di risparmio; quelli miserabili sui BOT e sulle obbligazioni dubbie che la vostra banca vi ha rifilato, mai superiori al 3%.
    Tutte «rendite» esposte indifese, ventre all'aria, al saccheggio sotto pretesto «sociale».
    Tassare i ricchi: imposta punitiva sui patrimoni, invoca Bertinotti.
    Il «patrimonio» cui pensa, il più facile da colpire, è la casa di proprietà, posseduta (per forza maggiore, mancando un mercato degli affitti) da 73 italiani su cento.
    Quella verrà supertassata ancora una volta.
    «Patrimoni» sono i vostri risparmi accantonati.
    Tronchetti Provera non ha risparmi, ha solo debiti.
    Romiti (Impregilo) è stato salvato dalla bancarotta per debiti affidandogli la commessa del ponte di Messina; la sinistra cancellerà quel progetto (ed è forse un bene), ma allora l'Impregilo percepirà miliardi di euro in penali e risarcimenti - è per questo che è stato varato il progetto del Ponte.
    Per Romiti, non per i siciliani.

    E le pensioni?
    Saranno «riformate»: e i sindacati non muoveranno un solo gemito di protesta (loro che vivono con 2 mila miliardi annui di denaro estratto dai portafogli dei lavoratori), quando sarà al potere la loro sinistra.
    La Germania ha già ridotto del 25% le pensioni, e nel 2004 non ha pagato le tredicesime: ecco un esempio di «riforma» che sarà subito imitato.
    Dopotutto, Schroeder è di sinistra, e così il suo ministro, l'ex terrorista rosso Joska Fischer.
    Tanto, non ci saranno manifestazioni di piazza né scioperi generali di protesta.
    E se poi le cose vanno davvero male, faranno come l'Argentina: blocco dei depositi bancari. Permesso di ritirare solo 200 euro la settimana.
    Non dovete credere a me.
    Credete a Eugenio Benetazzo, che sulla situazione italiana ha scritto un libro coraggioso, spietatamente ben informato e agghiacciante, che disturba l'orchestrina degli idioti: «Duri e Puri» (1).

    Benetazzo è un trader professionista e operatore di borsa indipendente, con una cultura (che i trader normali non hanno) sulla storia dell'economia.
    Non parla di politica in questo libro; non critica la sinistra o Berlusconi.
    Enumera freddi fatti, che portano alle conclusioni che avete letto più sopra.
    L'idea di Benetazzo è che l'Italia è il Titanic.
    La metafora «profetizza l'inabissamento del nostro Paese sia a livello sociale ed economico, e descrive il comportamento dei passeggeri», ossia noi italiani.
    Le orchestrine dell'idiozia televisiva e calcistica, pagate dai padroni che sono già saliti sulle scialuppe per primi, stanno ancora suonando.
    Per distrarci.
    E non farci sapere che i compartimenti del nostro transatlantico sono già allagati.
    Già: perché non è che l'Italia «rischi di affondare».
    Sta già affondando da mesi.

    La nostra piccola industria è devastata in tutti i settori in cui era «forte» (tessile, oreficeria, meccanica, calzaturifici, mobili) dalla competizione cinese.
    Perché i nostri micro-imprenditori (ex operai, diventati ricchi, ma rimasti ignoranti) hanno continuato a sviluppare questi settori stramaturi, non avendo i mezzi intellettuali per lanciarsi nelle attività che vinceranno in futuro: «biotecnologie, informatica applicata, energia, trasporti di terza generazione», enumera Benetazzo.
    «Tutte le inefficienze degli anni passati adesso si iniziano a pagare. Il conto sarà salato, e lo si paga con posti di lavoro in meno».
    E' solo questione di mesi, e poi - tra il 2006 e il 2007 - i posti di lavoro cominceranno a scomparire a cascata, a migliaia.
    Il nostro popolo che adora il «posto fisso» forse smetterà di guardare l'«Isola dei famosi»?

    Si affollerà attorno alle scialuppe?
    Non ci sono scialuppe.
    Siamo un popolo con sei milioni di analfabeti.
    Un popolo che non ha studiato, e che è avanzato negli ultimi 20 anni di storia senza mai pensare un minuto, cullandosi nell'illusione che il suo dozzinale benessere sarebbe stato eterno.
    Ma la Cina, di analfabeti, ne ha 300 milioni: che però si accontentano di 30 euro mensili per fare i braccianti e i cavatori.
    Perché mai i nostri analfabeti dovrebbero reclamare salari migliori?
    I posti ben pagati per analfabeti sono già tutti occupati: da deputati, eurodeputati, magistrati e consulenti regionali (2).

    Un Paese che perde quote di mercato, e intanto è schiacciato dalle tariffe più alte del mondo per elettricità, energia, telefoni (non vorrete mica che paghi Tronchetti Provera); strangolato dalla burocrazia più principesca del pianeta, da presidenti di ASL con salario fra i 150 e i 300 mila euro annui (pari a quello del presidente degli Stati Uniti, per capirci).
    Schiacciato sotto il tallone del costo di Ciampi (200 milioni di euro l'anno), quel Ciampi che si commuove quando parla della «patria» - ed ha perfettamente ragione, visto che la patria ha dato tanto a lui.
    E dalle banche.
    Volete farvi un'idea di cosa accadrà di voi, se state pagando un mutuo, e il tasso primario dell'euro salirà di uno o due punti?
    C'è bisogno di spiegare che la vostra rata di mutuo passerà da 780 a 940 euro mensili?

    Leggete Benetazzo, vi dà anche buoni consigli.
    Molti dovranno vendere le case che non possono più pagare.
    Che cosa avverrà della bolla finanziaria che fa costare 160 mila euro appartamentini che sono covi per scarafaggi?
    Di colpo, il vostro habitat da scarafaggi varrà, diciamo 100 mila euro.
    O anche meno.
    Insomma, il libro di Benetazzo è in qualche modo l'appendice pratica del mio «Schiavi delle Banche», scritto da uno specialista del settore.
    I suoi consigli mi sono piaciuti.
    Meno mi è piaciuto il consiglio implicito di cominciare a linciare qualche politico per la strada, pour encourager les autres.
    E' un buon consiglio (è troppo tardi per fare qualcosa d'altro), ma imperfetto; perchè dimenticare presidenti di ASL, Gaetano Gifuni, direttori del Demanio, manager di aziende pubbliche, l'insieme delle burocrazie inadempienti che ci derubano?
    Tanto, non servono a nulla.

    Maurizio Blondet

    ________________________________________
    Note
    1) Eugenio Benetazzo, «Duri e puri - aspettando un nuovo 1929 - come salvare i propri risparmi e sopravvivere a un mutamento di scenario epocale senza precedenti», Edizioni La Riflessione, 126 pagine, 10 euro.
    2) Ho appena saputo a Roma che un noto picchiatore rosso, che da anni organizza le occupazioni illegali di case altrui, ha ricevuto dal sindaco Veltroni un fondo di 2 milioni di euro per organizzare meglio «l'assistenza ai senzacasa». Il picchiatore in questione era stato presentato da Rifondazione a candidato eurodeputato; è stato il primo dei non eletti. Il poveretto ha dunque visto sfumare uno stipendio di 22 mila euro mensili netti. Bisognava pur compensarlo con qualche spicciolo, 4 miliardi di lire dei contribuenti. La sua banda di picchiatori e occupatori di case è diventata una specie di ONG di Veltroni, un ente sociale pagato dai cittadini; compresi coloro che hanno l'appartamento occupato dai picchiatori.


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  3. #3
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    ASCOLI PICENO. CERTI UOMINI NON CERCANO QUALCOSA DI LOGICO, COME I SOLDI. NON SI POSSONO NE' COMPRARE NE' DOMINARE. NON CI SI RAGIONA E NON CI SI TRATTA. CERTI UOMINI VOGLIONO SOLO VEDER BRUCIARE IL MONDO.
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    Predefinito American Dream

    E se gli U.S.A. avranno una crisi economica? E se gli U.S.A. hanno un debito pari a 17 volte il PIL nazionale? E se crollasse l’economia mondiale? Saremmo poveri ma liberi !!!

    Nessuno lo dice. Tutti fanno orecchie da mercante. Persino le marionette della politica, che vanno da sinistra a destra, evitano di parlarne; anzi, hanno l’ordine di non parlarne proprio in pubblico!
    Mi riferisco alla possibile, e ahimé molto probabile, crisi economica mondiale legata al dollaro e all’economia statunitense. Una crisi molto pericolosa, non solo per il nuovo continente ma anche per tutta la vecchia Europa; ricordiamo infatti, che il biglietto verde è la moneta di scambio utilizzata per tutte le transazioni commerciali: uno per tutti, il petrolio.
    Sarà un amaro dispiace per coloro che credono ancora al miraggio dell’american dream, ma questo sogno americano sta per diventare un incubo vero e proprio.
    Quello che non viene detto da nessuno è che il debito americano, inteso come debito interno ed estero, ha superato di molto quello che all’epoca ha fatto sprofondare il paese nella crisi nera del 1929.
    Ma snoccioliamo qualche dato: il totale del debito pubblico sommato a quello commerciale delle corporate USA è arrivato a quota 33mila miliardi di dollari[1][1], che tradotto in numeri è corrisponde a 33.000.000.000.000 dollari, e in vecchie lire: 66.000.000.000.000.000, cioè 66 milioni di miliardi.
    Non male come debito, vero?
    Questo immenso valore che corrisponde al 294% del PIL, il Prodotto Interno Lordo, ha superato però anche il record precedente della Grande Depressione del 1929, che era del 270%. Quindi 76 anni dopo il terribile crollo di Wall Street, la situazione economica del paese ha superato di ben 24 punti in percentuale il rapporto debito/PIL dell’epoca!

    Nonostante questi dati, c’è qualcuno che è molto più pessimista: il miliardario statunitense Warren Buffet ha stimato un buco di ben 180mila miliardi di dollari, pari a 17 volte il PIL.
    Capirete a ben donde, che sulla situazione economica di un paese come gli Stati Uniti d’America, e cioè del paese fautore della democrazia e della libertà, vige la massima e più assoluta segretezza, o se volete, disinformazione.
    Comunque sia, è sotto gli occhi di tutti come, dalla deflagrazione della bolla finanziaria speculativa della “new economy” all’inizio del 2000 che ha bruciato letteralmente moneta per 8,5 mila miliardi di dollari, la situazione è andata peggiorando, proprio durante la politica da far west del texano George Walker Bush junior. Però è anche vero che è stato proprio il presidente-guerriero a tenere su l’economia con le guerre preventive, perché se la macchina bellica si dovesse inceppare, per qualsiasi motivo, i nodi verrebbero subito al pettine. Ecco perché ogni, più o meno 2 anni, si deve mobilitare l’esercito USA!
    Abbiamo avuto nel 2001 la guerra in Afghanistan - immediatamente dopo il crollo delle Torri Gemelle che hanno, guarda caso, sostituito il crollo di Wall Street -, poi nel 2003 (dopo 2 anni!) c’è stata la guerra in Irak, che continua tuttora. Per cui se il ragionamento fila, dovremo attenderci quest’anno, nel 2005, una guerra contro qualche obiettivo militare. Nella lista nera ufficiale c’era l’Irak (che adesso è una democrazia rappresentativa, sic!), e c’è Iran, Corea del Nord e Siria; nella lista, ovviamente non ufficiale, ci sarebbero tutti gli stati del mondo che vanno a toccare gli interessi economici e/o energetici degli Stati Uniti, e tra coloro ovviamente rientrano quelli che hanno avuto la bruttissima idea di passare dal dollaro all’euro: Irak (nel 2000), Corea del Nord (2002), Venezuela (2000) e Iran (2002).
    Proprio quest’ultimo è un paese membro dell’OPEC, e nel corso del 2002 (secondo le dichiarazioni di un membro della Commissione Parlamentare per lo Sviluppo) ha iniziato ha convertire il 50% delle riserve della Banca Centrale Iraniana da dollari a euro, e anche la Corea del Nord, agli inizi di dicembre dello stesso anno, ha annunciato il passaggio alla valuta europea per i suoi scambi commerciali.
    Non è una strana coincidenza che i paesi che hanno iniziato a scegliere l’euro al posto del dollaro sono diventati “l’Asse del Male”?

    Avrete capito che non c’entra nulla la produzione di armi nucleari da parte dell’Iran e della Corea del Nord, come d’altronde non centravano assolutamente nulla le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein: sono solo scusanti mediatiche per convincere il “gregge disorientato”, come lo chiama simpaticamente Noam Chomsky[2][2]. L’obiettivo è invece quello di bloccare con le “armi della democrazia” USA: missili, bombe intelligenti, napalm e uranio impoverito, ogni forma di comportamento che possa mettere a repentaglio l’allarmante situazione economica statunitense, o che possa creare un precedente per altri paesi (magari agli undici paesi membri dell’OPEC).
    Guerra a parte, per comprendere l’origine di tutta questa gravosa situazione bisogna tornare indietro nel tempo di quasi un secolo, per la precisione fino al 23 dicembre 1913, data questa della “federal reserve act”, e cioè della legge sulla “riserva federale” che ha stabilito il nuovo sistema bancario nazionale (assolutamente fraudolento) basato non più sull’oro ma sul niente. Questa è la più grande truffa che sia mai stata fatta.
    Tale legge ha infatti creato la banca centrale, la Federal Riserve (banca privata e non governativa nelle mani dei Burattinai), che ha un enorme potere, quello di stampare carta-moneta. Da quel momento la Federal Reserve ha iniziato a stampare moneta priva di controvalore, per cui carta-straccia, e non si più fermata.
    Detto in parole povere: la banca privata chiamata Federal Reserve, ha stampato dal 1913 montagne di dollari privi di valore che hanno inondato il mondo intero. Tutti i vari paesi industrializzati e non, se li sono accaparrati - perché il dollaro è la moneta di scambio principale - convertendo addirittura le proprie riserve nazionali.
    Morale: tutti i paesi del mondo hanno fatto riserva e incetta di questa carta-straccia, e oggi purtroppo per noi, è arrivato il momento di passare alla cassa!

    Una delle soluzioni praticabili dai governi, per tentare di risolvere la crisi e economica o almeno limitarne i danni, sarebbe quella che fu messa in atto dal presidente John F. Kennedy nel 1963 (esattamente 50 anni dopo la nascita della Fed!). Con l’ordine esecutivo 11110 Kennedy dava al Ministero del Tesoro (invece della FED) il potere di “emettere certificati sull’argento contro qualsiasi riserva d’argento, argento o dollari d’argento normali che erano nel Tesoro”. In pratica, per ogni oncia d’argento contenuta nei forzieri del Tesoro, il governo poteva emettere nuova moneta; moneta con controvalore!
    In tutto Kennedy fece stampare ben 4,3 miliardi di dollari (8600 miliardi di vecchie lire di allora), e questo stava per mettere fuori gioco la Federal Reserve, perché permetteva al governo di pagare il debito, liberandolo dalla stretta mortale della banca centrale! Una cosa non da poco. Infatti qualche mese dopo e nella città simbolo del denaro e del gioco d’azzardo (?), Kennedy viene assassinato deliberatamente. Un avvertimento chiaro ai futuri presidenti che avessero voluto estinguere il debito. E infatti, la prima cosa che fece il presidente Lyndon è stata proprio quella di ritirare tutte le monete emesse da Kennedy.
    Monete che avevano una particolarità molto interessante: invece della scritta “Federal Reserve Note”, che sta a indicare, ieri come oggi, la “proprietà privata” dei soldi della banca privata centrale, avevano la scritta: “United States Note”, a sottolineare che i soldi erano di proprietà degli Stati Uniti e quindi dei cittadini americani. Una bella differenza!
    Viene da chiedersi a questo punto chi sia l’effettivo proprietario dell'euro. Purtroppo nella moneta europea non compare la scritta: “Pagabili a vista del portatore”, per cui non sono nostri ma della banca privata centrale europea, la BCE! L’euro quindi è una moneta valida solamente perché noi ne accettiamo il valore nominale stampato sopra: un semplice numero, che non corrisponde ad alcun controvalore di oro e/o argento! Quindi dal punto di vista teorico, le banche in futuro potrebbero rifiutarsi di riconoscere e accettare questa moneta proprio perché NON è pagabile al portatore. Probabilmente non succederà mai, ma per non saper né leggere né scrivere, è bene che ci prepariamo psicologicamente ad accettare nuove monete prive di interessi (che creano solamente il debito) e molto lontane dalle banche.
    Uomo avvisato...

    U$A CHE GRAN SIGNORA, MA IL MONDIALISMO E' UNA STATA DI CERA.
    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

 

 

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