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  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Se fosse Roma a ordinarci quando seminare, presto ci troveremmo a corto di pane

    Cosa ne pensate della figura di Thomas Jefferson?

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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Sto leggendo in questi giorni alcuni suoi scritti, trovando molti spunti interessanti che spero di postare presto se riesco.

  3. #3
    piemonteis downunder
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    Meglio di Milosevic.

    A parte gli scherzi: se hai voglia di postare qualcosa sara' interessante. A me piace come illuminista, come uno che aveva la convinzione di poter creare un nuovo stato, un nuovo tipo di democrazia, fondato sulla ragione, non sui pregiudizi passati. E' lui il vero inventore degli USA, della Costituzione, della dichiarazione di indipendenza. (La dichiarazione di indipendenza padana e' per meta' tradotta parola per parola da quella di TJ). Condizione basilare per il funzionamento di questo nuovo stato, per TJ, e' la separazione assoluta stato-chiese: nessuna chiesa, setta o culto deve avere uno status privilegiato, o diritti tipo ore di insegnamento a scuola, finanziamenti statali, ecc. La religione deve essere un fatto privato, individuale, e non influire sulle leggi dello stato, con le lobby dei preti che infestavano i paesi europei. Questo e' ancora oggi alla base della liberta' di opinione (almeno in teoria) negli USA. (Insomma, l'esatto opposto di quello che sostiene oggi un certo partito ex indipendentista...)

    Qualche contraddizione pero' la si trova anche in TJ: da un lato invoca il diritto all'immigrazione verso gli USA (che avevano bisogno di espandersi e popolarsi per diventare una grande potenza), dall'altro non riesce a capire perche' i nativi americani erano leggerissimamente incazzati di vedersi spingere sempre piu' all'interno e vedersi rubate le terre....di fronte alla loro legittima reazione TJ non trova di meglio da fare che invocarne lo sterminio, ethnic cleansing come diremmo oggi. In questo, sicuramente peggio di Milosevic.

  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Jefferson "padre virtuale" della Dichiarazione d'Indipendenza della Padania

    Infatti ho cominciato ad informarmi meglio su Jefferson quando qualche giorno fa, leggendo la dichiarazione d'indipendenza americana da lui scritta (salvo qualche correzione fatta successivamente dalla commissione) molte frasi mi suonavano familiari. La parte iniziale e quella finale della dichiarazione americana e di quella padana sono proprio sorelle, ed anche la parte centrale è stata un po' ripresa ("Egli... egli... egli..." --> "Lo stato italiano... lo stato italiano... lo stato italiano..."). E allora ho cominciato a leggere un libro "Federalismo e democrazia" venduto insieme a Libero (eh già, per trovare libri sul federalismo tocca comprare Libero...) qualche mese fa in cui sono riassunti i suoi pensieri, soprattutto su federalismo, confederalismo, potere, ecc.. Purtroppo non trovo sul web questi scritti tradotti, quindi mi ci vuole un po' di tempo per scriverli e postarli. Anche se non ho letto molto sull'immigrazione, ho potuto capire quello che tu dici (anche se almeno nella sua seconda presidenza fu vietata l'importazione di schiavi) e certamente riguardo gli indiani sono state commesse e teorizzate cose spaventose, in pratica un genocidio. Ma sulle sue teorie politiche, ci sono molte cose da studiare per qualsiasi membro di un movimento che vuol essere federalista o indipendentista. E magari applicarle meglio di come in certi casi ha fatto lui (indiani, ecc.).

  5. #5
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito I giudici nella comunità federale

    Non è per mezzo del consolidamento o della concentrazione dei poteri che si realizza il buon governo, bensì tramite la loro distribuzione. Se questo grande paese non fosse già diviso in stati, sarebbe bene attuare comunque una divisione tal fatta, permettendo così a ciascuno di fare per sé quello che lo riguarda direttamente e di farlo molto meglio di un’autorità distante. A sua volta ogni stato sia diviso in contee, perché ciascuna si curi di quanto si trova entro i suoi confini; ed ogni contea sia divisa a sua volta in cittadinanze o comunità (township e ward), per gestire i dettagli più minuti, e ogni comunità in poderi, ciascuno governato dal suo legittimo proprietario. Se dovesse essere Washington a ordinarci quando seminare e quando mietere, presto ci troveremmo a corto di pane. E’ per mezzo di questa suddivisione delle amministrazioni, discendendo dal generale al particolare, che si possono gestire nel modo migliore gli affari umani, per il bene e la prosperità di tutti. Ripeto, io non accuso i giudici di errare consapevolmente e con cattive intenzioni; tuttavia anche un errore in buona fede dev’essere fermato, mentre tollerarlo conduce alla pubblica rovina. Così come, per la sicurezza della società, affidiamo i pazzi onesti al manicomio, dovrebbero essere allontanati dal tribunale quei giudici le cui erronee deviazioni ci stanno portando alla rovina. In effetti ciò potrebbe arrecare danno alla loro fama o alla loro fortuna, ma risparmierà la repubblica, che è la prima e suprema legge.

  6. #6
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito La necessità delle ribellioni e delle rivoluzioni (commento del curatore del libro)

    A causa della depressione economia che suguì la Rivoluzione, nell’agosto del 1786 gli agricoltori del Massachusetts si rivoltarono, chiedendo una moratoria dei pagamenti, l’abolizione della prigione per debiti e la possibilità del riscatto delle fattorie nei tribunali civili. La rivolta fu domata, ma il timore causato contribuirà a creare un clima favorevole alla centralizzazione del potere. Commentando la ribellione di Shays (l’agricoltore che la iniziò), Jefferson scrisse alcune delle affermazioni più radicali della sua intera riflessione dottrinaria. Ai suoi corrispondenti turbati per la rivolta Jefferson rispondeva esaltando le rivolte popolari in generale e quella del Massachusetts in particolare. Non solo i rivoltosi non avevano arrecato danni alla vita e alla proprietà dei loro concittadini, ma la ragione della loro sollevazione era l’eccessiva tassazione che l’assemblea dello stato aveva imposto per pagare i propri debiti. Jefferson comprese soprattutto che la ribellione sarebbe stata usata come pretesto per un tentativo di centralizzazione e consolidamento dei poteri.

  7. #7
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito 30 gennaio 1787, lettera a James Madison

    Malo periculosam libertatem quam quietam servitutem. Ritengo che qualche ribellione, di tanto in tanto, sia cosa buona e che sia necessaria al mondo politico quanto le tempeste lo sono a quello fisico. In genere le ribellioni fallite mettono in luce violazioni dei diritti del popolo che le hanno cagionate. Esse sono invero una medicina necessaria per la salute di tutti, prevengono la degenerazione del governo e aumentano l’attenzione per gli affari pubblici.

  8. #8
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito 13 novembre 1787, lettera a William Stevens Smith

    Quale paese può conservare le sue libertà se i suoi governanti non sono ammoniti di quando in quando che il loro popolo conserva il suo spirito di resistenza?

  9. #9
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    Predefinito Primo discorso inaugurale, 4 marzo 1801

    Apprestandomi ad assumere, miei concittadini, l’esercizio di doveri che abbracciano tutto ciò che avete di più caro e prezioso, è giusto che sappiate quelli che considero i principi fondamentali del nostro governo e che, di conseguenza, ispireranno la sua amministrazione. Li esporrò nel modo più sintetico possibile, elencandone i principi generali e senza scendere in eccessive specificazioni. Giustizia uguale e rigorosa per ogni persona, di qualunque condizione e idea politica e religiosa. Pace, commercio e sincera amicizia con tutte le nazioni, alleanze vincolanti con nessuna. Tutela dei diritti degli stati, che sono i governi più competenti per le questioni locali e i più sicuri bastioni contro qualsiasi tendenza antirepubblicana. Contenimento del governo federale entro i suoi ruoli costituzionali, ancora di salvezza della nostra pace interna e della sicurezza esterna. Gelosa tutela del diritto di voto del popolo, mite e sicuro correttivo degli abusi che altrimenti, ove mancassero rimedi pacifici, verrebbero eliminati dalla spada della rivoluzione. Rispetto assoluto delle decisioni della maggioranza, principio vitale delle repubbliche, dal quale non esiste altra deroga che la forza, che è il principio e l’origine immediata del dispotismo. Una milizia ben disciplinata, la nostra migliore garanzia in pace e nei primi momenti di guerra, finché le truppe regolari non possano prenderne il posto. Supremazia del potere civile su quello militare. Economia nella spesa pubblica, in modo ch’essa gravi in misura minima su chi lavora. Scrupoloso pagamento dei nostri debiti conservando, prima di tutto, la pubblica fiducia. Incoraggiamento dell’agricoltura e del commercio. Ampia informazione della pubblica opinione, davanti al cui tribunale vengono giudicati tutti gli abusi. Libertà di religione e di stampa e libertà della persona sotto la protezione dell’habeas corpus e processi con giurie scelte imparzialmente.

  10. #10
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito 2 febbraio 1816, lettera a Joseph C. Cabell

    No, mio caro amico, il mezzo per avere un governo buono e fidato non sta nell’affidare ad un unico organo tutto il potere, ma nel dividerlo fra molti, distribuendo a ciascuno esattamente le funzioni che è in grado di assolvere. Che al governo nazionale siano affidate la difesa della nazione e le relazioni estere e federali; ai governi degli stati le leggi, i diritti politici e civili, la polizia e l’amministrazione di quanto concerne lo stato nel suo complesso; alle contee le materie di interesse locale e a ciascuna comunità minore gli affari che la interessano direttamente. E’ dividendo e suddividendo la grande repubblica nazionale in queste repubbliche minori fino alla ripartizione più minuta, finché si giunga all’amministrazione da parte di ciascun individuo della propria fattoria; è attribuendo ad ognuno la direzione di ciò che può tenere d’occhio personalmente, che tutto verrà fatto per il meglio. Che cosa è stato a distruggere la libertà e i diritti dell’uomo in ogni forma di governo esistita sotto il sole? L’estendere e il concentrare tutti i poteri e tutte le funzioni in un solo corpo. Sono convinto che, a meno che l’Onnipotente non abbia decretato che l’uomo non debba mai essere libero (e crederlo sarebbe bestemmia), si scoprirà che il segreto consiste nel farsi egli stesso depositario, nella misura in cui è capace di esercitarli, dei poteri che lo riguardano e nel delegare soltanto quelli che vanno al di là delle sue capacità, mediante un processo sintetico, a gradi sempre più elevati di funzionari, in modo da conferire sempre meno poteri mano a mano che i delegati rappresentano sempre più una oligarchia. Le repubbliche elementari rappresentate dalle comunità, dalle contee, dagli stati e dall’Unione federale formerebbero così una gradazione di autorità, ciascuna fondata sulla legge, investita ciascuna della sua sfera di poteri delegati e costituenti per davvero un sistema di freni e contrappesi per il governo. Là dove ciascun individuo partecipa alla direzione della propria comunità , o di alcune delle repubbliche superiori e sente di contribuire al governo degli affari, non solo un giorno all’anno in occasione delle elezioni, ma ogni giorno; quando non vi sarà uomo nello stato che non sia membro di uno dei suoi concili, grande o piccolo, questi si farà strappare il cuore dal petto piuttosto che permettere che il suo potere gli sia carpito da un Cesare o da un Bonaparte. Quanto possa essere forte un’organizzazione del genere lo abbiamo visto in occasione dell’embargo. Io sentii le fondamenta le governo vacillare sotto i miei piedi per l’azione concertata delle township della Nuova Inghilterra. Non vi fu un singolo individuo in quegli stati che non si gettasse a corpo morto nell’azione; e sebbene nel complesso gli altri stati fossero notoriamente favorevoli alla politica del governo, ciò nonostante l’organizzazione di quella piccola minoranza egoista le consentì di far prevalere la sua volontà su quella dell’Unione. Come Catone, ai suoi tempi, concludeva ogni suo discorso con le parole “Carthago delenda est”, così io concludo sempre con l’esortazione, “dividete le contee in comunità”. Cominciate con l’istituirle per una sola funzione; dimostreranno ben presto per quali altre esse siano lo strumento migliore. Dio benedica voi e tutti i nostri governanti e dia loro la saggezza, così come sono certo che avranno la volontà di guardarci della degenerazione di un governo unico e dalla concentrazione di tutti i poteri nelle mani dell’uno, dei pochi, della gente per bene o dei molti.

 

 
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