GLI IMMIGRATI FANNO LA FILA ALLA POSTA. EMBE'?
Elogio della coda. E' un indicatore della democraticità di uno Stato
di Dario Denni
Può essere mai un problema che 500.000 immigrati siano ordinatamente in fila per consegnare le richieste di lavoro? La mia risposta è no. E vi spiego perché. In un paese democratico, civile e onesto si fa la fila. Ognuno si mette in coda a chi lo precede. E non c'è nulla di male che questo avvenga anche di fronte agli sportelli dell'ufficio postale. Che si tratti di immigrati o che si tratti di italiani, la differenza non c'è. Se io vado a fare la spesa al supermercato, trovo la stessa fila di gente che in Russia chiede un prezzo di carne. Allora non vedo per quale motivo, gli immigrati che siamo stati capaci di accogliere non debbano ordinatamente fare la fila per consegnare la loro richiesta. È quindi una polemica assolutamente strumentale, che non fa parte di persone che hanno a cuore il destino del paese bensì vogliono solamente rottura, scontri sociali, a tutti i livelli e quindi anche che interrazziali. Nessuno come questo governo è mai stato all'altezza di regolare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. Il governo Berlusconi invece, c'è riuscito e l'ho fatto con una una legge che non poteva non tenere conto delle invasioni umane che arrivano in Italia, alla ricerca di una vita migliore di quella che hanno lasciato nel loro paese. Siamo in grado noi di offrire un futuro onesto a chi viene e non si lascia attrarre in dalla criminalità che ruota intorno al traffico degli stupefacenti e alla prostituzione? La risposta passa necessariamente attraverso la considerazione della persona. E tutto questo, implica che è possibile integrare solamente chi ha effettivamente la possibilità di inserirsi nel tessuto sociale italiano, e soprattutto ne ha voglia. Queste condizioni si danno in due casi: anzitutto quando c'è un lavoro. Non è falsa retorica dire che il lavoro nobili dall'uomo e quanti italiani lo sanno.... La seconda condizione è di tipo volontaristico e riguarda propriamente la sfera soggettiva e cognitiva dell'immigrato. Laddove questo ha voglia di apprendere i nostri costumi, la nostra lingua, la nostra identità nazionale, e solamente laddove ciò accada, ci troviamo di fronte un caso di integrazione. Negli altri casi significa negarsi questa prospettiva e chiudersi in una marmellata di etnie diverse e separate che non sanno dialogare e convivere in maniera civile. Mettetevi bene in testa che l'armonizzazione tra culture diverse passa attraverso la condivisione di metodi, di ordinamenti, di lingue, di costumi, di usanze. È questa la nazionalità condivisa. Probabilmente la stessa fila che ha fatto pochi giorni fa l'immigrato per depositare la sua richiesta di lavoro è tale e quale alla stessa che ho fatto io, pochi giorni fa quando sono andato in un ufficio Inps a depositare una dichiarazione sostitutiva presso gli sportelli appositi. La cosa fa parte di un aspetto organizzativo che volgarmente chiamiamo burocrazia ma che non va demonizzata fintanto che garantisce ordine, pari condizioni, classificazione e metodo. Vogliano quindi i signori della sinistra perdonarci se abbiamo arrecato si tanto fastidio agli immigrati e alla loro natura umana, ma fare la fila non è un reato, anzi rientra in un primo percorso di educazione del cittadino onesto che ha voglia di staccare un deprecato numeretto per dare ordine e raziocinio ad una mole di lavoro non indifferente. Voglio far presente che la mia stessa fila all'Inps non è diversa dalla fila che faccio nei castelli autostradali quando vado al mare. E non è diversa dalla stessa fila che faccio quando vado il cinema. Trovo la cosa un momento educativo per l'immigrato che è in Italia. Non è male che sappia che i posti di lavoro non abbondano, anzi sono pochi persino per gli italiani. Non sopporto nessun tipo di atteggiamento arrogante su questo fronte. Sono orgoglioso che questo governo abbia fatto emergere tutto il lavoro nero, che è la forma di sfruttamento più crudele del lavoratore, che lo umilia ad un patteggiamento e non lascia senza garanzie e senza contributi. Prodi, il bene amato Prodi, ha avuto persino al coraggio di dire che la legge Fini Bossi è scandalosa perché favorisce l'arrivo dei clandestini. Affermazioni così inique ma soprattutto così lontane dall'effettiva realtà dei fatti trovano luogo solamente in un clima acceso di campagna elettorale, ma non si può assolutamente pensare di dare le colpe agli altri quando si hanno precise responsabilità personali. Cosa ha fatto il professore ricopriva quando era alla guida della commissione europea? Lo sanno tutti e sono io qui a ripeterlo, che il fenomeno dell'immigrazione può essere contrastato solamente attraverso una politica omogenea dei paesi europei che siano in grado e capaci di dare una regolazione del fenomeno che non sia né razzista nè sessantottino. Si ricordi, poi, che i signori in fila per depositare il documento di lavoro hanno si, atteso molto, ma hanno avuto una costante e totale assistenza da parte degli uomini della protezione civile e a cui va tutta la nostra stima e riconoscenza per i loro operato in situazioni simili e anche quelle peggiori. In ogni caso non sono stati abbandonati dal governo. Se mi consentite le uniche persone che hanno avuto disagio sono gli impiegati italiani che si trovavano ore e ore dietro gli sportelli per poter ricevere queste domande e si sarebbero volentieri sottratti a tutto questo immane lavoro, che non rientra certo negli standard normali. Con ciò non voglio dire che il labirinto di gente in fila sia una cosa umana, laddove protratta per ore. Voglio sottolineare solo che non c'era alcuna alternativa valida, mentre in questo modo è stato possibile accogliere le richieste degli immigrati onesti che non rubano ma che vengono dal nostro paese in maniera civile e con tutta l'intenzione di lavorare, di integrarsi, di capire come funziona l'Italia e di quanto il nostro sistema non ne è più capace di assorbire queste fiumane di persone che conservano la speranza di un futuro migliore, che i loro paese di origine li ha negato. Probabilmente questi eventi hanno fatto chiarezza proprio su un punto preciso. Il nostro paese non non è quello che loro si aspettano. Non corrisponde alle precise attese di vita che gli immigrati hanno quando vengono in Italia. Non sarà certo la sinistra in grado di controllare il fenomeno. Ma intanto ha il coraggio di criticare. Intanto ha il coraggio ribaltare la verità dei fatti. Intanto denigra l'operato del governo. Intanto non offre soluzioni operative alternative. Il ruolo passivo del centrosinistra in questi cinque anni e l'estrema confusione del loro programma di governo li esclude dalla possibilità di saper gestire questi fenomeni sociali. Solamente accordando ancora una volta la fiducia al governo di centrodestra ma con più destra governo, sono convinto che tutto questo non avrà più luogo di essere.




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