Fiat e governo ai ferri corti
Maroni nega la cassa integrazione
Il consiglio dei ministri ha approvato il piano di reintegro degli esuberi che prevede il reimpiego dei lavoratori ultracinquantenni. Ma il piano lascia fuori i mille lavoratori della Fiat per i quali il ministro del Welfare, Roberto Maroni, sembra intenzionato a non concedere la cassa integrazione in deroga e mettendo in moto, di fatto, la macchina dei licenziamenti.
Maroni ha espresso "forte perplessità" sulla concessione della cassa integrazione in deroga alla Fiat perche' questo e' un istituto usato per quei settori che non hanno la possibilita' di accedere alla cassa come le piccole imprese del tessile e quelle colpite dalla crisi dell'aviaria.
"Abbiamo messo - ha affermato il ministro - un tetto massimo di 3.000 lavoratori, dentro questo tetto ci sono tutte le situazioni che sono sottoposte alla nostra attenzione e in piu' abbiamo lasciato un margine. Se ci sara' un accordo tra sindacati e imprese ci saranno tutti i lavoratori indicati dal ministro Pisanu (i 1.300 lavoratori dell'area di Ottana), tutti i lavoratori del polo tecnologico dell'Abruzzo e in piu' i lavoratori delle altre imprese che non hanno ancora sollecitato l'intervento ma a favore delle quali questo provvedimento puo' essere adottato. Non so se ci sia la Fiat - ha aggiunto - non mi pare stando alle ultime dichiarazioni che questa sia interessata. Ha chiesto un'altra cosa, un prepensionamento di sette anni con deroga alla legge di riforma delle pensioni, tutta a carico dello Stato. Noi confermiamo che dal 2008 valgono i requisiti pensionistici previsti dalla riforma, non puo' essere diversamente essendo il nostro un Governo serio".
Stando così le cose, per i dipendenti della Fiat c'è il serio rischio che il 20 maggio prossimo scatti il licenziamento, non essendoci più margini di ricorso ulteriori alla cassa integrazione. Per evitarlo, secondo quanto risulta al quotidiano Repubblica, essi dovrebbero entrare in un meccanismo che, in assenza della mobilità lunga con le previste garanzie, passa per il licenziamento certo e l'ipotesi incerta di ricollocazione.
I sindacati sul piede di guerra. "L'eventuale rifiuto della cassa integrazione in deroga espresso dal ministro Maroni sarebbe un clamoroso errore, in primo luogo nei confronti dei lavoratori Fiat", sostiene il componente della segreteria nazionale Ugl Metalmeccanici, Giovanni Centrella. "Il vero problema riguarda la volonta' di affrontare il tema", aggiunge il segretario nazionale della Fim-Cisl, Bruno Vitali, secondo il quale "La cassa integrazione in deroga, in realta' e' applicabile se ci sono le volontà politiche. "E' gia' stato fatto, tra l'altro, in passato. Ed è un provvedimento che addirittura lo stesso Maroni, anche in sede di confronto sindacale, non aveva escluso perche' ricordando che e' a discrezione del governo".
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