Maurizio Blondet
20/03/2006

BRUXELLES - Quando l’«Institut Transatlantique» ha inaugurato la sua attività a Bruxelles, il 12 febbraio 2004, con un ricevimento di gala, alla festa c’erano tutti gli eurocrati che contano: da Javier Solana, il «ministro degli Esteri» della UE, il primo ministro e il ministro degli Esteri del Belgio, Marie Noelle Lenoir che è la ministra francese alle politiche europee, e naturalmente i rappresentanti di tutte le organizzazioni ebraiche del vecchio continente.
Perché l’«Instituto Transatlantique» è una filiale dell’American Jewish Commitee (AJC), la massima organizzazione giudaica americana, nato con lo scopo di «rafforzare le relazioni tra Europa, America e (ovvio) Israele».
Il direttore esecutivo dell’AJC, David Harris, l’ha detto esplicitamente: l’Istituto «fa parte della campagna diplomatica globale per migliorare l’immagine di Israele» e naturalmente «per combattere l’antisemitismo in Europa».
Come non bastassero le lobby ebraiche europee, eccone un’altra di filiazione americana per cambiare la politica della UE e influire sull’opinione pubblica europea, che Israele giudica troppo filo-palestinese.
«Era tempo per noi di essere presenti là dove si prendono le decisioni europee», ha detto Jason Isaacson, responsabile internazionale dell’AJC.
E ha indicato tre «bersagli» per la nuova lobby ebraica: la Commissione, i media e la Corte dell’Aia, che si occupa fra l’altro del Muro che Israele si è costruita attorno.



La decisione di sbarcare con una lobby di tipo americano è stata presa, pare, dopo che un sondaggio ha rivelato che gli europei, a maggioranza, considerano la politica di Israele «pericolosa».
Le lobby o gruppi di pressione sono almeno tremila a Bruxelles: ogni gruppo d’interesse ha i suoi «occhi e orecchie», e stuoli di legali, per influire sulla legislazione europea, corrompere e dare ricevimenti allo scopo di distorcere nel senso voluto una direttiva o una decisione eurocratica.
Ma non c’è pericolo che la lobby giudaica si confonda nel mucchio.
Subito dopo l’Institut, in una ebraica gara di zelo, si è installata a Bruxelles l’ala europea del Congresso Ebraico Mondiale.
Il suo losco presidente Isaac Singer (che ha avuto guai giudiziari per essersi appropriato di milioni di dollari della lobby) proclamò allora (Romano Prodi era presidente della Commissione europea): «Prodi dice che terrà sotto controllo l’antisemitismo; noi siamo qui per tenere sotto controllo Prodi».
Aggiunse anche: «il nuovo ebreo è arrivato, e dovrete fare i conti con lui… Con la forza degli USA e Israele, cambieremo il mondo secondo i nostri metodi, non i vostri».
Non si può essere più chiari di così.
Né più intimidatori (Prodi se l’è fatta sotto, naturalmente).
Grazie, fratelli maggiori.

Maurizio Blondet



(Fonte: L’Humanitè, 5 marzo 2004)