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Rif: Rosarno!
Ora tutto sarà più difficile
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Parla Alberto Conia, membro del collettivo che ha aiutato per anni gli immigrati
Chi, in questi anni, ha lavorato per aiutare i braccianti irregolari della Piana di Gioja Tauro, adesso ha paura. Non tanto che la rabbia degli abitanti e la ritorsione della mafia possa ritorcersi contro di loro, quanto per la vita degli stessi immigrati. Che, loro malgrado, hanno perso la testa, esplodendo in una collera soffocata per troppo tempo. Ma che questa volta sembra aver colpito il bersaglio sbagliato. Alberto Conia lavora per il Kollettivo Onda Rossa di Cinque Frondi, che per alcuni anni ha lavorato sia sul fronte umanitario, portando agli immigrati beni di prima necessità come cibo, coperte e vestiti, che su quello dell'assistenza legale. Alberto racconta come è la situazione nella Piana dopo gli incidenti di ieri e di oggi.
"La situazione è molto delicata. Ci sono 1500 ragazzi fra Rosarno e Gioia Tauro. E' più facile colpirli, in questo territorio assai esteso, soprattutto perchè non stanno tutti insieme. Alcuni sono appartati, isolati. Oggi non si fidano più. Abbiamo provato a daree assistenza e apporto di carattere giuridico legale, con avvocati impegnati in forma gratuita, ma la situazione è molto frammentata, perche i ragazzi sono gli stessi che si ritrovano a Foggia, o a Castelvolturno. Quando partono è difficile trasferire il materiale e la documentazione per seguirli dal punto di vista giuridico. In più, hanno perso la fiducia.
Capiscono perfettamente che la loro situazione non è per niente facile. Molti fanno parte di una fascia 'alta' di migrazione, quella che possiede parametri culturali per analizzare il contesto in cui si trovano costretti a lavorare. E ciò che è successo ieri è il risultato di questa mancanza di fiducia. Abbiamo provato a spiegarglielo che gli si sarebbe ritorta contro, una tale rabbia. Ma hanno perso la testa, e l'ira li ha accecati. La donna malmenata non apparteneva alle cosche, e la popolazione poi su queste cose non ragiona. Aggiungiamo che Rosarno è uno dei centri nevralgici della malavita calabrese, un luogo ad altissima intensità mafiosa. Per noi non sarà per niente facile ricominciare a lavorare con loro se la popolazione è contro. I membri del nostro collettivo non hanno ricevuto direttamente intimidazioni o minacce. Però stamani un gruppo di ragazzi mi si è rivolto dicendo: quelli che tu hai aiutato, guarda che cazzo stanno combinando in Calabria. Purtroppo la popolazione è abituata a guardare verso il basso, a prendersela con gli ultimi, non con i padroni o i mafiosi. Questa mentalità è distruttiva. Si sta toccando il fondo, noi sono due anni che lavoriamo coi migranti, e adesso non ci fanno entrare nel Paese. E' la stessa popolazione a impedire l'accesso. Da domani, quando i riflettori si spegneranno, noi temiamo che arrivi contro di loro la vendetta più subdola e spietata, quella della mafia. Temiamo per la loro vita.
E' un conflitto che scivola sempre di più verso il basso. Io non riesco a non definire xenofobo e razzista il comportamento di certe persone, così come le dichiarazioni del ministro Maroni. Ma anche nella popolazione manca la cultura dell'integrazione. Non sarà difficile tornare a lavorare, domani. Ma lo faremo lo stesso. E' come se in una notte fosse stato vanificato tutto quello che abbiamo costruito in questi anni. Cercheremo di non lasciarli soli, a dispetto di tutto. Sarà rischioso anche per noi, ma il mio viso lo conoscono, non potrei nascondermi".
Luca Galassi
PeaceReporter - Ora tutto sarà più difficile
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Rif: Rosarno!
Cristo si è fermato a ...Rosarno
TERZO FRONTE - Italia
Scritto da Moreno Pasquinelli
Venerdì 08 Gennaio 2010 20:44
Dalla parte della rivolta dei braccianti neri senza se e senza ma
Incazzati neri...
«Momenti di tensione a Rosarno (Rc) nella serata del 7 gennaio. Scene di guerriglia urbana da parte di alcune centinaia di lavoratori extracomunitari impegnati in agricoltura e accampati in condizioni disumane in una vecchia fabbrica in disuso e in un’altra struttura abbandonata. A fare scoppiare la protesta il ferimento da parte di persone non identificate di alcuni cittadini extracomunitari con un’arma ad aria compressa». (Il quotidiano della Calabria)
... contro-incazzati bianchi
«Oggi 8 gennaio gli abitanti di Rosarno hanno occupato il municipio e bloccato la statale 18 in segno di protesta contro gli immigrati che da ieri si sono resi autori di danneggiamenti e atti di vandalismo. Intanto questa mattina il Ministro Maroni ha convocato una riunione al Viminale al termine della quale è stato deciso di costituire oggi stesso presso la Prefettura una task force». (Il quotidiano della Calabria)
La "guerra tra poveri", lungamente evocata, è quindi ufficialmente cominciata.
Tutto è partito dall'ennesima aggressione di alcuni teppisti bianchi contro alcuni indifesi proletari neri. Tutto è partito in una cittadina calabrese, ovvero in una regione che è la più povera e devastata del paese. Una regione dove capitalismo, politica e cosiddetta criminalità organizzata cono intrecciati in maniera indistricabile. Un'area dove l'agricoltura sopravvive grazie ad un sistema neo-schiavistico di sfruttamento. Un paese, Rosarno, dove mille e cinquecento immigrati di colore, oltre ad accettare paghe orarie da fame, vengono reclusi come bestie in tuguri fetidi.
Smettiamola di fare gli scongiuri contro l'intolleranza e il fascismo. Smettiamola per favore di parlare di razzismo! E smettiamola di usare il paravento della 'ndrangheta.
Qui siamo in presenza di un fenomeno terribile quanto completamente nuovo, che obbliga a riadeguare analisi sociale, paradigmi interpretativi, nonché il nostro stesso vocabolario sociale e politico.
I giovani (bianchi) che a intermittenza aggredivano i braccianti (neri), quelli che strutturati per bande, sin da ieri notte hanno tentato di rispondere alla legittima rivolta (gli è stato impedito dalla polizia), gli stessi che da stamattina hanno ripreso il controllo della cittadina, bloccando la statale e occupando il comune, non sono degli "sgherri fascisti", non sono aguzzini al servizio del capitale e degli agrari locali, né scagnozzi manovrati dalla questura. Né sono giannizzeri aizzati dalla 'ndrangheta, che ha invece interesse, proprio come la morigerata borghesia padana, alla pace sociale e al buon rendimento dei suoi soldi "sporchi" riciclati nell'agricoltura (non confondete la 'ndrangheta con quell'accozzaglia che va sotto il nome di "camorra", o i fatti in corso a Rosarno con l'eccidio di Castel Volturno).
Chi vuole consolarsi con queste categorie faccia pure, ma non tirerà un ragno fuori dal buco. La stessa accusa di razzismo è ormai niente di più che una floscia convenzione semantica. Qui non siamo più in presenza del classico clichè per cui dei bianchi "per bene", più o meno in alto sulla scala sociale, guardano dall'alto verso il basso l'immigrato e ne chiedono la ghettizzazione. Qui l'odio xenofobo per il colore della pelle si accoppia col disprezzo più viscerale verso i proletari immigrati, ovvero i deportati dall'imperialismo. Un'odio raddoppiato, esplosivo, carico di violenza. Qui si esprime la rabbia dei bianchi morti di fame, la barbarie purulenta e morbosa dei parvenu falliti, di una generazione che sognava di essere fuoriuscita dal proletariato e che si ritrova invece emarginata, spappolata, senza futuro.
Ma questo alibi non è sufficiente ad assolvere la marmaglia bianca. Prendersela con chi, oltre che più povero, vive in condizioni spaventose e, lontano dai suoi affetti e dalla sua terra natia, si guadagna il pane col sudore della fronte, merita non solo il più deciso diprezzo, merita un sacco di legnate. Poiché le legnate, contrariamente a quanto pensano certi pacifisti, hanno e come! un indiscutibile valore pedagogico. Nessuna rivoluzione in questo paese sarà possibile senza domare e contrastare le pulsioni di morte, senza ricordare ai proletari bianchi chi essi fossero e da dove vengono, senza un risveglio delle coscienze, che non avverrà coi libri o con gli appelli, ma nel fuoco di uno scontro sociale furibondo.
E la sinistra e i cristiani decidano, se vogliono stare con gli schiavi in rivolta, o se, paolinamente, vogliono legittimare lo schiavismo, il rispetto di Cesare, e inculcare l'obbligo della sottomissione al padrone e alle sue leggi.
Vi saranno i dotti che ci suggeriranno, nello scontro tra due disperazioni, nella guerra tra poveri, di prendere una posizione equidistante, neutrale, equivicina, indifferentista.
Impossibile! Ce lo impedisce non solo la nostra coscienza, ce lo impedisce la ragione politica. Una battaglia di strada non è un alterco da bar, o un'oziosa contesa parlamentare. E' il terreno in cui cittadini di norma assopiti, piegati da lavoro o rimbambiti dalle tv, annunciano il loro risveglio, agiscono collettivamente, costruiscono solidarietà e organizzazione, sondano la propria forza e quella dei nemici. In poche parole le battaglie di strada non hanno solo un altissimo valore simbolico, sono una vera e propria scuola, una palestra politica e di vita nella quale pochi giorni possono avere il valore di molti anni di quiete.
E' dalla parte dei braccianti neri che occorre stare, senza se e senza ma. Essi si sono autorganizzati per dare una lezione a gente che è stata silente davanti alle aggressioni subite, a gente che li emargina e li calpesta come esseri umani, che li tratta come cani randagi. Bene hanno fatto a ribellarsi, dimostrando che se essi sono esseri umani gli altri sono solo dei maiali.
Sono dalla loro parte la giustizia, la dignità e pure il diritto. La loro rivolta ha quindi un significato enorme. Chi non ha venduto l'anima al diavolo ha capito, ha capito che se si ribellano gli ultimi, i più deboli e indifesi, allora insorgere contro l'oppressione non solo è sacrosanto ma anche possibile. Una loro sconfitta, una loro umiliazione, il loro isolamento come appestati, avrebbe un significato altrettanto nefasto: che non si riuscirebbe a scalfire il putrido blocco sociale che va da Berlusconi fino all'ultimo morto di fame che sogna di diventare come lui, passando per quello sterminato e smidollato ceto medio abbarbicato ai suoi comfort miserabili come un cane al suo osso rinsecchito.
Ci volevano uomini della Sierra Leone, del Ghana o della Nigeria a ricordarci che questa società è uno schifo, che il sistema è fradicio, che il capitalismo è criminogeno, che le istituzioni sono allo sbando e che la legge è pur sempre quella del più forte. Ci volevano loro a ricordarci che esistono la schiavitù malamente salariata e la lotta di classe.
Non possiamo che dire loro grazie! Grazie per la vostra lezione politica e morale.
Cristo si è fermato a ...Rosarno
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Rif: Rosarno!
Triste sì, ma non perdere la bussola!
Leggevo stamattina sul blog di La Grassa Conflitti e strategie il suo breve intervento sui fatti di Rosarno intitolato Triste, ma se continua così…. Il ragionamento di La Grassa sembra essere di buon senso e quindi incontestabile. Se voglio mettere dieci persone su una cinquecento non può che finire a scazzottate. Verissimo. In questo caso al proprietario della cinquecento andrebbe semplicemente ricordato che se vuole portare con sé dieci persone sarebbe meglio un furgone. In ogni caso gli si concederebbe il beneficio della buona fede, anche se pregna di imbecillità. Ma La Grassa utilizza questo esempio in modo infingardo, senza porre la domanda cruciale: chi vuole che questi lavoratori immigrati siano qui per sottoporsi ad uno sfruttamento bestiale e ad una vita in condizioni di sub-umanità?
Ormai più nessuno (alcuni però ce ne sono ancora) pensa che gli immigrati facciano quei lavori che gli italiani non vogliono fare, questa è la filastrocca che i fessi hanno ripetuto per tanti anni e che è servita a far accettare il lavoro immigrato nei vari comparti produttivi fuori da ogni garanzia contrattuale. È chiaro che se un padrone ha a disposizione dei lavoratori immigrati che può sottopagare e per i quali non ha obblighi contrattuali questi non si fa scrupoli morali a metterlo al suo servizio per giunta con una legislazione che lo favorisce in quanto costringe tanti immigrati ad essere irregolari quindi clandestini quindi ricattabili. Questa forza-lavoro a prezzi stracciati fa gola a tutti i padroni, piccoli e medio-piccoli in particolare, e contribuisce purtroppo alla riduzione del potere contrattuale dei lavoratori locali che così si trovano a dover fare i conti con una concorrenza che li costringe a vendersi anch’essi a prezzi ribassati e a ritmi di lavoro forsennati. Quando ero ragazzo durante la stagione estiva andavo nei campi della Capitanata foggiana per la raccolta dei pomodori, peperoni, melanzane, carciofi, uva, barbabietole da zucchero. Con me c’erano tanti altri ragazzi oltre che uomini e donne adulte. Questa circostanza oggi è improponibile per il semplice fatto che ci sono a disposizione schiere di migranti (nel vero e proprio senso che si spostano di qua e di là al seguito dei lavori da svolgere nei campi) che lavorano come ciucci e per i quali le retribuzioni sono al minimo del minimo, fuori di qualsiasi tutela sindacale, che vivono accampati in bidonville dove le condizioni igieniche sono del tutte assenti, ciò suscitando molto spesso il ribrezzo della gente che vede in loro dei selvaggi.
In questo contesto la presenza degli immigrati genera contraddizioni spesso violente con le popolazioni locali che vedono in loro il segno evidente della mancanza di prospettiva per il proprio futuro. Il corno del problema non è quello di limitarsi a denunciare il razzismo e la xenofobia (che ci sono e vanno duramente contrastati) ma provare a rovesciare l’ordine dei fattori e far emergere gli interessi che sono a monte di situazioni del genere e quale potrebbe essere la giusta strada da percorrere per non rimanere ingabbiati in una logica inconcludente e funzionale alla fin fine allo stato di cose presente. Per limitarci alle situazioni tipo quelle di Rosarno, chi beneficia della presenza degli immigrati? Sono padroni e padroncini che in combutta con amministratori locali, polizie e delinquenze locali e forti di una legge che li protegge e favorisce ottengono il risultato di vedere crescere i propri profitti in modo esponenziale. Ma visto che non possono farlo senza pagare pegno riescono a deviare l’attenzione – scaricando così la contraddizione – sull’anello debole costituito dai migranti che sono quindi indicati alle popolazioni come i responsabili del degrado e quant’altro.
La sfida che bisogna lanciare perché si possa aprire uno spiraglio è quella di far capire in particolare ai giovani proletari (che spesso sono i più rabbiosi contro gli immigrati) che è loro interesse far sì che le condizioni del lavoro siano tutelate e sottoposte ad un rigido controllo contrattuale, che i responsabili sono tutti coloro che da questa situazione continuano a guadagnarci in termini economici oltre che di consensi elettorali.
I fatti di Rosarno ci costringono a guardare in faccia la realtà fuori da sentimenti pietistici del cavolo, che oltre a non servire a nulla alimentano nuove tensioni, ma sempre tenendo dritta la barra, perché è proprio in mare aperto ed agitato che si fatica di più a governare la nave ed è qui che si dimostra di avere capacità di governo. Ma questo realismo lo dobbiamo sempre inscrivere nel grande cerchio della ricomposizione delle forze sociali che non hanno niente da guadagnare da questo sistema, e che quindi hanno l’interesse a non scannarsi come i capponi di Renzo ma a trovare la strada giusta che necessariamente passa per la costruzione di un unico fronte di lotta e di organizzazione tra lavoratori immigrati e italiani. C’è nulla da fare, l’alternativa è cadere nel leghismo combinato nelle varie salse che cavalca demagogicamente le ansie e le preoccupazioni dei ceti popolari per sottometterli però alle ferree leggi della valorizzazione capitalistica.
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Rif: Rosarno!
Citazione:
Originariamente Scritto da
Epifanio
La sfida che bisogna lanciare perché si possa aprire uno spiraglio è quella di far capire in particolare ai giovani proletari (che spesso sono i più rabbiosi contro gli immigrati) che è loro interesse far sì che le condizioni del lavoro siano tutelate e sottoposte ad un rigido controllo contrattuale, che i responsabili sono tutti coloro che da questa situazione continuano a guadagnarci in termini economici oltre che di consensi elettorali.
Il punto nodale è tutto qui.
Ma come?
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Rif: Rosarno!
Solidarietà con gli immigrati di Rosarno
Uniamoci contro il razzismo e lo schiavismo
Migliaia di immigrati sono scesi in piazza a Rosarno per reagire ad un atto di violenza razzista criminale. Una banda razzista ha sparato nel campo dove vivono gli immigrati ferendone alcuni. Dopo questa ennesima aggressione armata migliaia di immigrati hanno giustamente reagito con la voglia di affermare la propria dignità e umanità. E' una lotta per affermare una vita migliore contro le brutali condizioni di schiavismo e di super-sfruttamento a cui sono costretti. Nello stesso tempo è una lotta per difendere la stessa vita contro le aggressioni armate, i continui soprusi e atti di violenza razzista da parte della criminalità organizzata, delle istituzioni e di settori della popolazione locale.
Di fronte a questa reazione si è scatenata una canea razzista, criminale e repressiva contro gli immigrati cercando di capovolgere la realtà e la verità.
Per questo come Coordinamento Stoprazzismo vogliamo esprimere la nostra solidarietà e far giungere a tutti gli immigrati di Rosarno e alla loro lotta la nostra vicinanza e il nostro sostegno.
Bisogna rompere la solitudine nella quale sono costretti a vivere e a lottare tanti immigrati e immigrate per continuare a denunciare le responsabilità del governo e delle istituzioni che hanno varato leggi razziste, pacchetti sicurezza, respingimenti e provvedimenti xenofobi che alimentano il dilagare del razzismo e della violenza
Siamo con le migliaia di fratelli e sorelle immigrati che in questo paese lottano per una vita migliore e dignitosa, siamo con chi coraggiosamente ogni giorno lotta per la propria umanità calpestata da leggi disumane, odiose e razziste.
Vogliamo continuare a impegnarci insieme a loro per costruire un futuro migliore e una vita più degna per tutti.
Perciò ci rivolgiamo agli antirazzisti e alla gente solidale, alle comunità degli immigrati e del volontariato, alle forze che hanno costruito la manifestazione nazionale antirazzista del 17 ottobre, ai protagonisti dei Comitati solidali antirazzisti di prendere un'iniziativa unitaria e di schierarsi al fianco della lotta degli immigrati di Rosarno per la dignità umana e la civiltà contro il razzismo e lo schiavismo per costruire una nuova solidarietà e una vita migliore per tutti.
Coordinamento nazionale Stoprazzismo
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Rif: Rosarno!
Rosarno e tutto il resto
Nella vicenda di Rosarno sono rimasto colpito da alcune cose che dovrebbero allarmare. La trasmissione di Rai Uno del pomeriggio diretta da Sposini ha dato vita ad un collegamento con Rosarno riservata ai "bianchi." Tra questi anche un avvocato il quale si è lamentato dell'ingratitudine dei neri che vivrebbero nel degrado per loro scelta e che vengono pagati "normalmente" per il loro lavoro. Queste cose, del tutte clamorosamente contrarie alla verità, venivano avallate da altro "portavoce". Mi ha colpito l'atteggiamento "comprensivo" e di consenso dell'intervistatore che ad un certo punto ha costretto lo stesso Sposini a tagliare la trasmissione che stava assumendo un tono di condanna piena di pregiudizi per le vittime dello schiavismo della mafia calabrese. Nessun portavoce della comunità africana è stato intervistato.. Sono state mostrate soltanto le ferite al braccio di uno di loro. I massmedia televisivi italiani hanno privati le vittime anche della "voce"-
Sarebbe interessante avere una anagrafe delle proprietà agricole, delle aziende per le quali lavorano gli africani. Magari scopriremmo che appartengono quasi tutte ad uomini della 'ndrangheta che, con la collaborazione di mafiosi africani, si arricchiscono con il lavoro degli schiavi. Sono convinto che la stragrande maggioranza degli africani presenti in Calabria siano stati "importati" da famiglie mafiose per procurarsi lavoratori privi di diritti e ricattati dal loro stato di clandestinità. Purtroppo tantissimi immigrati , vengono schiacciati non soltanto dalla ferocia delle condizioni imposte dagli imprenditori italiani ma anche dalla violenta intermediazione della criminalità organizzata dei loro paesi che spesso è basata su minacce verso i familiari tenuti in ostaggio
Mi ha colpito la dichiarazione del Presidente della Repubblica che si è riferito alla vicenda di Rosarno preoccupandosi soltanto dei problemi della cittadinanza ed ha chiesto di fermare senza indugio ogni violenza. Oggi, la stampa di tutto il mondo, ha avuto giudizi molto severi sull'Italia razzista e si è mostrata allarmata della nostra crescente xenofobia. Il Presidente della Repubblica dovrebbe valutare
meglio i riflessi che ha sulle popolazioni del continente africano avranno gli avvenimenti di Rosarno o i racconti che fanno alle loro famiglie ed alle loro comunità di come vengono trattati in Italia. L'Italia si sta facendo una sinistra fama di paesi di razzisti. Napolitano avrebbe potuto spendere qualche parola di solidarietà e di conforto per i disperati sfruttati dalla mafia di Rosarno. Avrebbe potuto dire al mondo ed all'Africa che l'Italia non è solo razzismo.
Saviano e Don Ciotti si sono distinti per le cose assai giuste che hanno scritto sulla vicenda. Saviano in particolare apre nuovi squarci nella realtà della mafia spingendo la sua analisi verso orizzonti del tutto nuovi.
Colpisce il silenzio della CGIL nazionale che ha lasciato ad un burocratico comunicato della CGIL calabrese il commento degli avvenimenti senza gettare il suo peso morale e politico nella vicenda.La CGIL sa bene che la risposta civile e democratica alla gravità della questione immigrazione non può che venire da una svolta culturale e politica a cominciare dall'introduzione del Salario Minimo Garantito e l'abolizione delle leggi razziste (che non chiede).
LoJero, Presidente della regione calabria, scarica tutte le responsabilità sullo Stato secondo un copione diventato osceno, indecente, e che non si vergogna di riproporre. Parla di duecentomila euro promessi dallo Stato e non dati che sono più o meno due suoi stipendi di Oligarca. Lojero e tutti i suoi colleghi politici oligarchi della Regione, aiutati dalle loro parentele e clientele, divorano gran parte delle risorse della Calabria. Politici e mafiosi sono due cancri che affliggono la Calabria. Basta dare uno sguardo alle leggi emanate dal Consiglio Regionale per rendersi conto della entità mostruosa delle ingiustizie che si consumano in questa Regione. IL federalismo, appoggiato in modo miope da Napolitano, finirà con il fare regredire la Calabria e l'Italia ad un passato remoto precedente l'illuminismo.
Pietro Ancona
medioevo sociale
www.spazioamico.it
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Rif: Rosarno!
Citazione:
Originariamente Scritto da
Sandinista
Il punto nodale è tutto qui.
Ma come?
Infatti è il punto nodale. Immagino Sandinista che da me non vuoi la risposta assopigliatutto perché non potrei dartela ma penso che sarai d'accordo sul fatto che per poter sviluppare questo lavoro i comunisti devono abbandonare qualsiasi idea astratta della lotta di classe e sbracciarsi nelle situazioni concrete creando collegamenti, momenti di discussione, proposte di organizzazione che vadano a contrastare tutte le resistenze che potrebbero nascere a tale riguardo. Resistenze che riguardano sia i lavoratori "autoctoni" sia immigrati. Per i primi si tratta di far capire, agendo nella pratica, che affrontare le questioni dei migranti non significa fare opera di umanitarismo da anime belle ma significa creare condizioni di unificazione delle condizioni di lavoro e dei diritti. Si tratta cioè di lavorare sulla materialità delle condizioni di lavoro e di vita. Se i lavoratori capiscono che l'accettazione della differenziazione crea la condizione del peggioramento di tutti già è un grande passo in avanti. Per le resistenze dei secondi (i migranti) si tratta di contrastare le resistenze legate alla maggiore vendibilità della propria forza-lavoro, cioè i migranti devono impegnarsi sul terreno della rivendicazione dei propri diritti in modo che i padroni non abbiano da poter scegliere chi si vende meglio a discapito di chi giustamente richiede il rispetto delle condizioni contrattuali. Lavoro difficile ma inevitabile se ci sta a cuore non solo la questione dei migranti ma la questione sociale in generale.
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Rif: Rosarno!
Citazione:
Originariamente Scritto da
Epifanio
Infatti è il punto nodale. Immagino Sandinista che da me non vuoi la risposta assopigliatutto perché non potrei dartela ma penso che sarai d'accordo sul fatto che per poter sviluppare questo lavoro i comunisti devono abbandonare qualsiasi idea astratta della lotta di classe e sbracciarsi nelle situazioni concrete creando collegamenti, momenti di discussione, proposte di organizzazione che vadano a contrastare tutte le resistenze che potrebbero nascere a tale riguardo. Resistenze che riguardano sia i lavoratori "autoctoni" sia immigrati. Per i primi si tratta di far capire, agendo nella pratica, che affrontare le questioni dei migranti non significa fare opera di umanitarismo da anime belle ma significa creare condizioni di unificazione delle condizioni di lavoro e dei diritti. Si tratta cioè di lavorare sulla materialità delle condizioni di lavoro e di vita. Se i lavoratori capiscono che l'accettazione della differenziazione crea la condizione del peggioramento di tutti già è un grande passo in avanti. Per le resistenze dei secondi (i migranti) si tratta di contrastare le resistenze legate alla maggiore vendibilità della propria forza-lavoro, cioè i migranti devono impegnarsi sul terreno della rivendicazione dei propri diritti in modo che i padroni non abbiano da poter scegliere chi si vende meglio a discapito di chi giustamente richiede il rispetto delle condizioni contrattuali. Lavoro difficile ma inevitabile se ci sta a cuore non solo la questione dei migranti ma la questione sociale in generale.
Infatti la domanda posta era ed è aperta, non retorica, senza risposta definitiva.
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Rif: Rosarno!
Sabato 09 Gennaio 2010 09:00
di Damiano Zito - Le intimidazioni e le violenze, in Calabria,
avvengono con una certa frequenza, ma difficilmente si vede la gente
per strada che manifesta contro le prevaricazioni, per questo motivo
quello che sta succedendo a Rosarno è significativo per una terra
difficile come la Calabria.
Gli africani della piana di Gioia Tauro si sono ribellati dopo che
alcuni di loro sono stati colpiti con un’arma ad aria compressa. Lo
scorso anno due ivoriani vennero feriti con un’arma da fuoco, anche in
quell’occasione l’indignazione sfociò in una manifestazione ma senza
tafferugli. Gli africani vivono come bestie, ammassati in edifici
abbandonati, lavorano nei campi, raccolgono arance e mandarini. Una
situazione da “terzo mondo”. La loro condizione disperata li ha
portati a non aver cura di niente dopo la violenza subita e accecati
dalla rabbia hanno distrutto tutto ciò che gli veniva a portata di
mano per le strade di Rosarno. La gente è spaventata, i giornali
riportano le notizie di qualche ferito anche tra i cittadini rosarnesi
e, mentre scrivo, leggo che circa sette extracomunitari sono stati
arrestati.
Citando Roberto Saviano viene da chiedersi: “come abbiamo fatto a
diventare così ciechi, asserviti, rassegnati e piegati, mentre gli
ultimi degli ultimi, gli africani, sono riusciti a tirar fuori più
rabbia che paura e rassegnazione?”. Le comunità africane di Rosarno e
di Castel Volturno, non bisogna dimenticarlo, sono le uniche due
comunità che si sono ribellate alle mafie. A settembre del 2008 per
mano dei casalesi venivano uccisi sei africani e nella cittadina
casertana si scatenò un clima di guerriglia urbana simile a quello che
in queste ore ha avvolto Rosarno. Gli africani si sono sostituiti a
noi, ai calabresi, ai campani, agli italiani. Loro si ribellano alle
umiliazioni subite. In Calabria dove la presenza dello Stato si
avverte come il vento in una giornata calda ed afosa d’estate, gli
africani si sono integrati solo grazie all’impegno di alcuni
volontari. Altrimenti per il resto della popolazione sono come dei
porci in un porcile, lasciati a sé stessi, per servirsene quando ce
n’è bisogno.
Dopo quest’ultima protesta è probabile che in tanti chiedano di
mandarli via, alcuni lo stanno già facendo, perché questo è il destino
di chi in Calabria non vuole piegare la testa. O viene cacciato, o se
ne va spontaneamente. Chi rimane, invece, è destinato ad essere
isolato e a subire. Quasi come nei racconti di James Joyce che in
“Gente di Dublino” analizza il tema dalla paralisi morale e della
fuga, a differenza che mentre nei racconti dello scrittore irlandese
la fuga non viene mai intrapresa, in Calabria avviene spesso.
Il desiderio di una vita tranquilla, lontana dalle ribellioni ha un
prezzo da pagare: il silenzio e quindi la rabbia da tenere rinchiusa
nel petto anche quando si è l’oggetto diretto di un sopruso.
Gli africani ci stanno insegnando che agendo insieme, si può
cancellare la paura e il senso di frustrazione, ci stanno insegnando
il sano principio dell’inviolabilità della persona umana. La
degenerazione della loro protesta non deve indurci nell’errore di
scambiare i ruoli, di considerare loro come i criminali e gli altri
come dei benefattori che vogliono pulire il territorio. È facile
etichettare. Il loro gesto è l’ultimo stadio di una sofferenza covata
nel tempo e dovuta all’ostilità mostrata da un’Italia che considera
criminale chi è senza casa, senza soldi e viaggia su un barcone,
rischiando la vita in cerca di un futuro migliore da dare a sé stesso
e alla propria famiglia. Mi chiedo come facciamo noi, che abbiamo
avuto antenati morti per la mancanza di cibo mentre andavano in giro a
chiedere l’elemosina, a non capire la loro situazione. Come facciamo a
restare inermi davanti allo sfruttamento delle loro braccia, dei loro
corpi magri, nutriti da arance e mandarini.
Davvero non riusciamo a capire che quella degli africani di Rosarno e
di Castel Volturno è una vera e propria denuncia? Non vogliono
sottostare, non vogliono rassegnarsi. Stanno chiedendo rispetto e
libertà. Noi cosa siamo in grado di dargli? Sarebbe meglio non
prendere in considerazione le dichiarazioni di alcuni politici, sempre
se non vogliamo credere alla favola di alcuni disperati senza tetto e
senza dignità che hanno deciso di sfondare vetrine poiché criminali,
magari trafficanti di cocaina e che vengono a rubarci il lavoro.
Gli africani pagheranno la loro violenza. Ma si assuma la propria
responsabilità chi ha alimentato il razzismo verso chi ha un colore
della pelle diverso dal nostro o non professa la nostra stessa
religione, si assumano responsabilità coloro che alimentano l’odio
verso questa gente, facendo credere agli italiani che il male di
questo Paese sia la diversità culturale e non le mafie che
rappresentano invece il cancro incurabile di una Repubblica fondata
sul sangue dei giudici Falcone e Borsellino.
(da: http://www.strill.it)
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Rif: Rosarno!
COMUNICATO STAMPA
8 gennaio 2010
ROSARNO, EVERYONE: "RIVOLTA IMMIGRATI SFRUTTATI DA MAFIA RISCHIA DI
DIVENTARE PRETESTO PER NUOVE POLITICHE XENOFOBE"
A Rosarno, infiammata da proclami xenofobi da parte delle Istituzioni,
la cittadinanza chiede l'espulsione dei "clandestini", che protestano
nelle strade contro la persecuzione e lo sfruttamento della
'Ndrangheta. Le forze di Polizia, in assetto antisommossa, stanno
trattando con violenza i manifestanti stranieri. "Il Ministro degli
Interni Maroni - membro del partito anti-stranieri, antieuropeista e
secessionista Lega Nord - ha proclamato attraverso tutti i media
nazionali la 'tolleranza zero' verso gli immigrati senza permesso di
soggiorno, rilanciando l'allarme immigrazione e sollecitando
espulsioni di massa e repressione". Lo denunciano Roberto Malini,
Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne,
organizzazione per i diritti umani. "Il Governo italiano, anziché
combattere la mafia e lo sfruttamento dell'immigrazione e impegnarsi
nel dialogo e nell'assistenza sociale verso le famiglie immigrate,
sembra voler fare della protesta un motivo per incrementare le azioni
di persecuzione razziale. Il vero problema sono le mafie," prosegue
EveryOne, "che muovono in Italia quasi duecento miliardi di euro ogni
anno, controllando imprese, finanza e politica. Razzismo, xenofobia e
provvedimenti governativi che favoriscono il crimine organizzato
rendono le Istituzioni inerti contro la 'Ndrangheta e le altre
organizzazioni criminali. Ci auguriamo" concludono gli attivisti, "che
le Autorità europee e internazionali quali la Commissione europea, il
Consiglio d'Europa e le Nazioni Unite condannino duramente il
comportamento delle autorità italiane, intimando il rispetto dei
diritti fondamentali dei migranti e la cessazione immediata di ogni
azione persecutoria".
Per ulteriori informazioni:
+39 3408135204 :: +39 334 3449180
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com