Toscana, Bondi vuole la testa di un giornalista Rai
«Via il caporedattore del Tgr».
E cita dati fasulli.
I Ds: «Scimmiotta Berlusconi»
21 Marzo 2006
di Marco Bucciantini / Firenze
STAI ATTENTO, GIORNALISTA
Vogliono la testa del caporedattore Rai3 di Firenze Franco De Felice, reo di dirigere un tg regionale «monopolizzato dai Ds e dalla Margherita. I dati dell’Osservatorio di Pavia, nei rilevamenti compiuti nel periodo 12 febbraio - 6 marzo, mostrano come il 60% dell’informazione politica sia appannaggio dell'Unione e solo il 23,7% sia dedicato alla Casa delle Libertà». L’accusa è di Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, e Denis Verdini, pari carica toscana. «È uno sconcio», quindi «il caporedattore Rai si deve dimettere. Abbiamo scritto una lettere al direttore generale Alfredo Meocci e al responsabile dei tg regionali Angela Buttiglione».
Dati fasulli, accuse, intimidazioni. È lo stile del Capo scimmiottato dai dirigenti. «Le dichiarazioni di Bondi non sono altro che un imitazione dello spettacolino di Vicenza, e delle ingiurie rivolte contro giornali e giornalisti dal presidente del Consiglio», ha replicato Giuseppe Giulietti, capogruppo Ds in commissione vigilanza Rai. Dati fasulli perché conteggiano nei totali le apparizioni istituzionali: «Minutaggio alla mano, la realtà è ben diversa. Nel Tg3 della Toscana dal 1 al 15 marzo, per servizi strettamente elettorali, il centrodestra ha ottenuto 117 secondi e il centrosinistra solo 62», fa Erasmo D’Angelis, presidente della Margherita in Toscana. Non si tratta solo di scostamenti di date (Bondi e Verdini cominciano il conto il 12 febbraio, D’Angelis 17 giorni dopo). Per arrivare ai numeri di Bondi, si sono messi dentro le parole del sindaco di San Giovanni d’Asso che parla di crete senesi e di tartufo. Il sindaco di Tavarnelle che si allarma per le rapine in villa della zona, quello di Sesto Fiorentino interpellato sulla crisi della fabbrica della Richard Ginori, il governatore Martini - da Montevideo, Uruguay - che parla degli accordi presi con il paese sudamericano. Cioè le “parole” istituzionali. Se invece si considerano i tempi dei passaggi tv strettamente correlati alla campagna elettorale per le politiche prossime venture, i numeri sono quelli che fornisce D’Angelis. Rovesciando il discorso, applicando lo stesso criterio ai tg nazionali ne verrebbe fuori una realtà “totalitaria” - per via delle presenze del governo - a favore della destra. «Ho parlato con il caporedattore - assicura Claudio Martini, governatore della Toscana - e mi ha spiegato che i dati dell’Osservatorio includono anche i servizi dedicati all’attività di Regione, province e comuni i cui sindaci o presidenti appartengono all’Unione». «La destra non è padrona dell’Italia e tanto meno degli italiani. Vorrebbe comandare tutti i mezzi di informazione e non tollera i giornalisti che, con autonomia e professionalità, svolgono il loro lavoro», spiega Vannino Chiti, coordinatore nazionale dei Ds e capolista dell’Ulivo in Toscana: «È la conferma che nel loro vocabolario le parole “democrazia” e “pluralismo” non esistono».




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