20milioni di sterline al premier per le elezioni, senza passare per il tesoriere del partito
Lo scandalo dei finanziamenti «personali» potrebbe accelerare la successione. Gordon Brown è già pronto a prendere il posto del compagno di partito
Nuvole nere si stanno addensando sul numero 10 di Downing Street. In una serie di rivelazioni a catena è emerso che il primo ministro ha raccolto fondi segreti per conto del suo partito per più di 20 milioni di euro, promettendo ai generosi contribuenti un titolo di Lord e un posto alla camera alta del parlamento di Sua Maestà. In conclusione di una difficile settimana, che ha costretto per ben due volte il premier britannico a navigare a vista nelle acque di Westminster, le ultime rivelazioni sembrano aggiungere un chiodo in più al coperchio che lentamente si sta chiudendo sulla bara della premiership di Tony Blair. Tre giorni fa una massiccia ribellione di deputati del suo partito lo ha costretto ad affidarsi per la prima volta al voto favorevole dei Conservatori per passare una legge, e a inizio settimana il premier si è districato per un soffio dallo scandalo che ha rischiato di coinvolgere il suo ministro della cultura in un giro di tangenti legato al nostro premier. E ora, la storia del cosiddetto peerage for money , cioè prestiti non denunciati in cambio di posti alla camera dei Lord, rischia di rendere ancora più difficile la lotta per la sua sopravvivenza. Da quando, prima delle elezioni dello scorso maggio, il primo ministro laburista ha promesso che si sarebbe ritirato prima della fine del suo mandato, sono infatti cominciate le scommesse sul momento del suo ritiro. Il candidato favorito alla successione è il ministro delle finanze Gordon Brown, ma l'attaccamento di Blair alla poltrona di primo ministro non gioca a favore di una transizione pacifica. Tanto che qualcuno ha ipotizzato che dietro le nuove rivelazioni sui fondi neri si nasconda proprio lo zampino del Cancelliere dello Scacchiere. L'ultimo scandalo è esploso mercoledì scorso, quando Jack Dromey, tesoriere del partito Laburista, ha dichiarato pubblicamente di non essere stato messo a conoscenza dei prestiti milionari che hanno aiutato a rimpinguare i conti del partito per affrontare le scorse elezioni politiche. La dichiarazione ha lasciato tutti sorpresi e costretto il premier a venire allo scoperto. Alla consueta conferenza stampa di metà mese Blair ha infine accettato piena responsabilità per l'accaduto, senza però spiegare i motivi reali che l'avrebbero convinto a lasciare il suo tesoriere all'oscuro della manovra finanziaria. La rivelazione è particolarmente imbarazzante per il primo ministro, che si è sempre vantato di aver introdotto maggior trasparenza nelle regole che governano il finanziamento ai partiti. Nessuno sospetta che i soldi siano finiti nelle tasche di qualcuno, ma l'accusa è che il premier - già criticato da molti per le sue tendenze autocratiche - abbia segretamente fatto di Downing Street una struttura autonoma che agisce, anche grazie a fondi come questi, in modo totalmente indipendentemente dal resto del partito. Un portavoce del Labour ieri ha assicurato che i prestiti dovranno essere ripagati con i dovuti interessi, e che sono stati richiesti solo perché le banche commerciali hanno rifiutato di finanziare ulteriormente il partito. Nel frattempo, ieri il governo ha cercato di gettare acqua sul fuoco. Dal campo di Brown si sono affrettati a negare qualsiasi coinvolgimento nelle rivelazioni fatte dal tesoriere. E da quello di Blair hanno negato la connessione fra le donazioni e la nomina a Lord. I tre principali donatori hanno ritirato la loro candidatura, e il premier ha assicurato che presto varerà regole più trasparenti per il finanziamento dei partiti e la nomina dei membri della camera alta del parlamento. Una volta questo era un titolo ereditario concesso solo dalla monarchia. Oggi, invece, è un titolo onorifico dispensato da tutti i partiti, in particolar modo da quello al potere. Un'ipotesi di riforma ventilata ieri dal governo prevede fondi statali per affrontare le spese elettorali. Ma quando per una campagna si arrivano a spendere quasi 30 milioni di euro come ha fatto il Labour all'ultima tornata, sembra difficile che un interveto pubblico possa bastare.
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...006/art90.html




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