Il Sole non scalda Luca
Clima pesante in Confindustria. Vicenza ha segnato lo spartiacque: tant’è che oggi in un "fondo" sul Sole 24 Ore, Guido Gentili non usa mezzi termini per fotografare la spaccatura fra la base degli industriali ed il proprio vertice.
"In quel mondo (maggioritario) della piccola e media impresa insofferente dei cerimoniali e dei dosaggi politici e per nulla abituata a far di conto con il reticolo degli incroci azionari e personali che caratterizzano il capitalismo all’italiana".
Detto in parole povere: la base della Confindustria non sta con il vertice. Un’immagine più volte evocata da Berlusconi e chiarissima nelle immagini tv di Vicenza: le prime due file della platea sedute e tristi; e dietro la base imprenditoriale ad applaudire l’intervento del presidente del Consiglio.
Il problema ora è il seguente: perché il Sole, giornale controllato dalla Confindustria, pubblica un fondo di questo tipo. Perché vuole prendere le distanze da Della Valle e Montezemolo? Perché vuole contrastare la deriva sinistra, ispirata da Pininfarina? O perché vuole mantenere una posizione equidistante, fino al punto da valorizzare oggi un dato positivo per l’economia come l’aumento delle esportazioni?
Forse tutt’e tre le ragioni insieme. A cui ne andrebbe aggiunta un’altra: il 90% degli iscritti a Confindustria sono piccole e medie imprese. Cioè, aziende che nulla hanno a che fare con "il reticolo degli intrecci azionari e personali del capitalismo all’italiana". Che trovano corrette le valutazioni del Presidente del Consiglio e non condividono la svolta a sinistra dell’organizzazione.
Anche perché, si tratta di aziende che non potranno sfruttare i benefici previsti dal Programma dell’Unione a favore delle grandi imprese; e che della politica economica di Prodi & Co. otterranno soltanto un aumento delle tasse e costo del lavoro più caro. Si tratta delle aziende che stanno sul mercato e che hanno permesso, con la loro innovazione, di far riprendere le esportazioni. Che non guardano chi guida la macchina, ma pensano a mettere la benzina nel motore dell’economia italiana.




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