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    Predefinito Un unico fronte antiimperialista?

    BIELORUSSIA: AHMADINEJAD SI CONGRATULA CON LUKASHENKO PER VITTORIA ELETTORALE
    Teheran, 22 mar. - (Adnkronos/Dpa) - Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si e' congratulato oggi con il collega Aleksandr Lukashenko per la sua rielezione, riferisce l'agenzia stampa iraniana Isna. Ahmadinejad ricorda la prossima visita di Stato di Lukashenko a Teheran ed esprime l'auspicio di un ampliamento dei rapporti bilaterali.

  2. #2
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    Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha bocciato la proposta
    di risoluzione delle Nazioni Unite: "In sostanza è un ultimatum"
    Iran, la Russia non condivide bozza Onu
    Khamenei: "Resisteremo alle pressioni"
    A favore di Teheran si è schierato anche il presidente venezuelano Chavez: "Gli imperialisti Usa fanno minacce per via del petrolio"


    L'ayatollah iraniano Ali Khamenei
    TEHERAN - L'Iran non accetterà risoluzioni dell'Onu che siano contrarie ai propri interessi per quanto riguarda il programma nucleare. Lo ha dichiarato oggi la guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei. E la Russia è pronta ad appoggiare il Paese. Infatti il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov, attualmente impegnato in una visita in cina insieme al presidente Vladimir Putin, ha dichiarato che la Russia non condivide la bozza di risoluzione da presentare al consiglio di sicurezza dell'Onu sul dossier nucleare iraniano. A favore dell'Iran si è pronunciato anche il presidente venezuelano Hugo Chavez, che ha accusato gli Stati Uniti di minacciare l'Iran a causa del petrolio.

    "L'uso della tecnologia nucleare civile è necessaria al progresso di ogni Paese e quindi la nazione iraniana resisterà ad ogni pressione a riguardo - ha detto Khamenei - non accetteremo mai decisioni del Consiglio di Sicurezza contrarie ai nostri interessi nazionali".

    Khamenei, che in virtù della costituzione ha l'ultima parola su tutti gli affari di Stato, ha ricordato come l'Iran abbia già in passato respinto risoluzioni dell'Onu. Il riferimento è alla risoluzione 598 del 1987 che imponeva di sospendere le ostilità della guerra Iran-Iraq. Ma allora, ha sottolineato l'ayatollah, l'Iraq occupava migliaia di chilometri quadrati di territorio iraniano. Per questo Teheran ha accettato la risoluzione solo nel luglio 1988, dopo aver respinto le forze nemiche.

    L'Iran può sicuramente contare sull'appoggio russo: "Il progetto in sostanza è un ultimatum, contiene articoli che di fatto preparano il terreno all'introduzione di sanzioni contro Teheran", ha detto il ministro Lavrov all'agenzia russa Interfax, riferendosi alla bozza di risoluzione dell'Onu. "Così come si presenta la bozza, difficilmente la potremo sostenere", ha ammonito. Per Lavrov il progetto di risoluzione intende "togliere la competenza dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica Aiea) sul dossier nucleare iraniano e trasferirla al Consiglio di sicurezza dell'Onu.
    Riteniamo anche questo un passo ingiusto".

    Per Lavrov, non è il consiglio di sicurezza a doversi interessare del programma atomico di Teheran, ma l'Aiea. Russia e Cina, ha detto il ministro, "non sono d'accordo con il tentativo di strumentalizzare la questione del nucleare iraniano per risolvere alcuni problemi politici di un'agenda unilaterale". "L'importante - ha proseguito il ministro russo - è impedire violazioni al regime di non proliferazione nucleare; su questo occorre concentrare gli sforzi della comunità internazionale".

    Ancora più netta a favore dell'Iran la posizione di Chavez: "Gli imperialisti Usa hanno invaso l'Iraq cercando il petrolio e per il petrolio stanno minacciando l'Iran, non perchè gli iraniani stiano sviluppando un qualche tipo di bomba nucleare", ha detto ieri il presidente venezuelano, in occasione dell'inaugurazione di una centrale elettrica.

    "E' una menzogna, non c'è prova di ciò. Sono assolutamente certo che è falso che il governo iraniano stia sviluppando la bomba atomica", ha aggiunto Chavez. Il Venezuela è uno dei pochi Paesi che all'inizio del mese hanno votato a Vienna contro la risoluzione dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea) che ha interessato il Consiglio di sicurezza dell'Onu del dossier iraniano.

    (22 marzo 2006)

  3. #3
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    C'E' MOSCA NEL FUTURO DELLA BIELORUSSIA Mercoledì, 22 Marzo 2006 - 00:07 - di Carlo Benedetti



    Putin e Lukashenko In Bielorussia le elezioni presidenziali che si sono svolte domenica scorsa hanno registrato la totale vittoria del Presidente uscente, il cinquataquattrenne Aleksandr Lukascenko. Un record di voti dell'82 per cento che ricorda le vecchie consultazioni "blindate" del periodo sovietico. Ma se in quei tempi le opposizioni (che pure esistevano a Minsk come nelle altre regioni dell'Urss) non trovavano la forza per uscire allo scoperto, ora il contesto politico della nuova gestione socio-istituzionale, ha evidenziato - pur con tutte le repressioni possibili - l'esistenza di un fronte unitario del "no". E le prove di tali "novità" sono evidenti: contro Lukascenko si sono battuti esponenti come il liberale Milinkievic, il socialdemocratico Kozulin e il filo-americano Gaidukevic; tutti sostenuti da una serie di coalizioni collegate anche agli ambienti dell'emigrazione bielorussa e ad agenzie dell'intelligence statunitense. Ne consegue che un'analisi reale della consultazione di domenica non può essere fatta solo sulla base dei risultati usciti dalle urne.
    Proprio perché la spaccatura che si registra nel Paese - nel quadro generale della risaputa evanescenza delle ideologie - non consente valutazioni improvvisate. Non solo, ma ci ricorda che non si possono fare scommesse sul futuro se prima non si cominciano a raccogliere conclusioni relative all'esame del passato. Ed ecco che si scopre che in questi primi anni post-sovietici, caratterizzati dalla gestione di Lukascenko, la Bielorussia è rimasta ancorata alle vecchie tradizioni manifestando sempre una sorta di pigrizia intellettuale.

    In pratica il potere di Minsk ha cavalcato l'onda lunga scaturita all'implosione dell'Urss. Ha accentuato il valore delle tradizioni. ha sottolineato l'importanza della comunità slava e l'unione con la Russia, mettendo in evidenza i "pericoli" esterni. In particolare l'oltranzismo polacco, l'isolazionismo della Lituania, l'aggressività statunitense.
    E' così accaduto che gli oppositori di Lukascenko si sono ritrovati a combattere aiutati da alleati che, se da un lato hanno portato dollari ed idee, dall'altro hanno provocato una concreta reazione a livello popolare.
    Come conseguenza di tutto ciò il risultato delle elezioni di domenica è stato paurosamente falsato proprio dalla attività e dalla propaganda di precise centrali internazionali. Per paradosso si può dire che i maggiori "aiutanti" di Lukascenko sono stati gli ideologi della Cia, i fanatici di "Solidarnosc", i nazionalisti di Vilnius ed anche gli "arancioni" di Kiev che auspicano una rivoluzione analoga in terra bielorussa.
    Sul teatro di Minsk si è combattuta una guerra di tipo particolare. E la dimostrazione si può riscontrare anche nel tipo di reazioni registrate subito dopo il voto. Con i leader del movimento d'opposizione "Zubr" (il "Bisonte") i quali, collegati alle formazioni "Porà" dell'Ucraina, hanno subito parlato di un "voto-truffa", con il dissidente Vladimir Kobets che ha parlato di un potere "che si regge col terrore" e con i media occidentali che continuano ad insistere sul tema di un "Lukascenko ultimo dittatore in Europa". In pratica tutti ancorati alla linea di Bush e della Rice.

    E' anche vero, comunque, che su Minsk gravano una serie d'accuse che vengono da numerose organizzazioni intergovernative le quali criticano aspramente la situazione dei diritti umani in Bielorussia. Lo stesso parlamento del Consiglio d'Europa - ricordiamolo - ha espresso "una profonda preoccupazione che la Bielorussia non sia più in grado di soddisfare i requisiti stabiliti dal Consiglio d'Europa per il rispetto di un sistema di democrazia pluralista, lo stato di diritto e i diritti umani". E sempre in questo contesto va rilevato che la Bielorussia è stata posta sotto esame dal Comitato contro la tortura, che ha espresso preoccupazione per "le numerose e continue notizie di torture e altri trattamenti o punizioni crudeli disumani o degradanti, commesse da agenti dello Stato, o con il loro assenso, in particolare nei confronti di oppositori politici del governo e dei manifestanti pacifici, comprese sparizioni, pestaggi e altri atti in contrasto con la Convenzione". Sempre tale Comitato ha raccomandato che "le autorità smettano di evitare di indagare su queste continue violazioni dei diritti umani" e "considerino l'istituzione di una commissione nazionale indipendente, governativa e non governativa sui diritti umani, con poteri effettivi, fra i quali anche quello di promuovere i diritti umani e indagare su tutte le denunce di violazioni contro di essi".

    Sono tutte accuse che ricadono su Minsk e sullo stesso Lukascenko. Ma il problema centrale è che ancora oggi il Paese non è riuscito a liberarsi da un passato che pesa. La nuova presidenza repubblicana si troverà ora a fare i conti con questioni che non possono più essere taciute. La Bielorussia dovrà necessariamente fare - politicamente - i conti con le opposizioni interne. Ma dovrà anche difendere la sua forma di Stato bloccando le intrusioni americane, polacche, lituane ed ucraine. Lo scontro è già duro e per ora non si vedono sbocchi di mediazione. Il caso bielorusso è complesso e delicato ed è reso ancor più grave dalla presenza a Minsk della direzione generale della CSI, la confederazione di Stati Indipendenti nata sulle ceneri dell'Urss. Situazione questa che fa ritenere che l'obiettivo della Cia, della Casa Bianca, del Pentagono e di tutte le altre forze che si sono battute contro la leadership di Lukascenko, sia proprio quello di un attacco frontale alla stessa Csi sostenuta dalla Mosca di Putin. E' un'ipotesi, certo; ma potrebbe essere proprio questa ipotesi a portare, indirettamente, Lukascenko sempre più vicino a Putin. Due presidenti uniti in un'alleanza "slava" carica, forse, di progetti comuni a lungo termine. Come dire che il futuro della Bielorussia si decide a Mosca.

  4. #4
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    Questo è un buon giorno.

    Ricapitolando: intesa militare russo-cinese. Vertice di Shangai con India(corteggiata ora dagli USA), Cina e Russia.
    Russia e Iran.
    Bielorussia e Russia.
    Venezuela-Cuba-Russia-Iran.

    Good Luck John Wayne!

    Piuttosto avete letto che l'ambasciatore italiano in Bielorussia andrà in piazza con gli "oppositori" mercenari? "Per capire", ha detto alla stampa.
    Ma che bella cosa! Che bel paese l'italia! Sempre più giù nell'inferno dei golem dell'imperialismo yankee.

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    Nemo..questo è l'unico paese al mondo ad aver conferito la medaglia d'oro ad un mercenario ....

  6. #6
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    Sottoscrivo quanto detto da Capitano nemo e da Pietro...
    Non so se riusciranno a creare un fronte antimondialista, ma se così fosse, dovremmo iniziare a domandarci, come è stato fatto sabato alla manifestazione, cosa faremo noi qui...

  7. #7
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    è tutta la SCO+gli osservatori India e Iran Mongolia, + altri paesi come Venezuele e Cuba.

 

 

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