OMNIA SUNT COMMUNIA
I fuochi di marzo a Parigi e Milano
Cominciamo dalle domande.
Come mai in Italia per l’introduzione di leggi sul lavoro e il precariato (Treu, legge 30 etc.) assai più gravi del CPE, non abbiamo avuto niente di simile alle mobilitazioni che stiamo vedendo in Francia?
Perché a Milano la risposta ad una manifestazione di nazisti è stata lasciata solo ai giovani di alcuni centri sociali ed è degenerata in scontri violenti con la polizia?
In apparenza sembrerebbero fatti, circostanze e soggetti diversi per essere comparati tra loro, eppure, stando alla prima pagina di “Liberazione”, quanto accadeva a Parigi andava bene e quanto era accaduto a Milano no. I fatti si sono incaricati di smantellare l’ipocrisia di una prima pagina e di una chiave di lettura sbagliati.
A Parigi infatti, già dalla sera del sabato 11 marzo tutte le manifestazioni contro la legge sul precariato sono spesso degenerate in durissimi scontri con la polizia, tanto che un sindacalista di Sud (il sindacato di base francese) è ridotto in coma per le botte ricevute dalla gendarmeria e si contano quasi duecento arresti.
A Milano gli arrestati a seguito degli scontri dell’11 marzo sono accusati e condannati pesantemente, mentre il perbenismo bipartizan scendeva in piazza “contro la violenza” facendosi egemonizzare dalla destra e omettendo completamente la gravità del fatto che in “Una Repubblica nata dalla resistenza” i nazisti potessero manifestare per le strade di Milano. Solo in ritardo – e di fronte all’enormità del fatto – la magistratura ha aperto un’inchiesta sulla manifestazione dei nazisti.
Ma torniamo alla domande.
In Francia vediamo alcuni sindacati, movimenti sociali, forze della sinistra, studenti mobilitarsi rapidamente, con frequenza e con determinazione contro una legge ritenuta iniqua socialmente.
In Italia i sindacati ufficiali, le vecchie leadership “professionali” dei movimenti e i partiti della sinistra da mesi tirano continuamente il freno a meno in attesa delle elezioni del 9 aprile. Si era addirittura diffusa la paura della propria ombra anche alla vigilia della riuscitissima manifestazione contro la guerra del 18 marzo.
L’unità “di classe” in Francia dà l’impressione di poter cambiare le cose o quantomeno di poter far revocare una legge iniqua. In Italia, al contrario, la politica della “sinistra” manda a dire che – oltre la ritualità di alcuni momenti di protesta - non sono mai prevedibili cambiamenti significativi di leggi, provvedimenti o scelte dei governi.
Gli scontri di Milano sono imputabili anche a questa divaricazione tra “politica” e istanze sociali.
Se la piazza dove avrebbero manifestato i nazisti fosse stata riempita due ore prima da migliaia di persone, dai sindacati, dai partiti, dai centri sociali, la manifestazione dei nazisti non ci sarebbe stata senza neanche dover tirare un sampietrino. Aver abdicato a questa funzione ha lasciato soli i giovani di alcuni centri sociali che hanno cercato di riempire, con modalità anche discutibili, un vuoto politico. Di questo e su questo occorre cominciare a discutere fuori dai denti…anche alla luce dei fuochi di marzo in Francia che ci mandano un segnale completamente diverso.
TUTTO E' DI TUTTI