Prechè il Professore prende in giro i Manager. Gianni De Michelis - Tratto da Libero
Ero anch’io sabato mattina a Vicenza e ho quindi potuto assistere di persona alla straordinaria performance di Silvio Berlusconi.
Sgombriamo subito il campo dalla cosiddetta questione della claque: anche ammesso che duecentocinquanta sostenitori di Berlusconi si siano aggiunti all’ultimo momento, sta di fatto che a sentire il presidente del Consiglio vi erano oltre quattromila persone,la stragrande maggioranza delle quali imprenditori e che oltre l’ottanta percento dei presenti ha accolto le esternazioni di Berlusconi con un tifo da stadio.
Naturalmente ciò non esclude che sia legittimo esprimere giudizi diversificati rispetto alla sostanza dello sfogo del leader della Casa delle Libertà.
Il problema è se nell’esprimere tale giudizio si intende privilegiare un discorso sul metodo oppure sulla sostanza.
Visto che l’incontro di Vicenza era stato organizzato dalla stessa Confindustria con chiaro riferimento alla scadenza elettorale, pare a me che le questioni di sostanza dovrebbero prevalere su quelle di metodo.
Per questa ragione mi sembrano inadeguate e difensive le reazioni del vertice di Confindustria. E viceversa mi sembra che lo sfogo di Berlusconi volto a squarciare il velo di ipocrisia che aleggiava nel capannone della fiera di Vicenza sia stato, al di là delle questioni di galateo, assolutamente giustificato.
Prendiamo ad esempio il cuore delle argomentazioni del discorso di Montezemolo che ha preceduto quello di Berlusconi: esso è stato ben condensato dalla metafora automobilistica con cui il presidente di Confindustria ha voluto spiegare come la questione in ballo non fosse quella del pilota, ma quella della macchina e di conseguenza come il problema per la classe politica, oltre le elezioni, fosse quello del dimostrarsi capace ad assicurare lo svolgimento di un efficace pit-stop alla macchina Italia, onde consentirle di riprendere la corsa in condizioni di miglior competitività rispetto agli altri concorrenti.
Peccato che Montezemolo non abbia voluto o saputo completare la metafora con la ovvia considerazione che quindi il problema della scelta elettorale riguarda non il pilota, ma il meccanico o la squadra di meccanici capace di garantire la migliore e più spedita esecuzione del pit-stop.
Tale omissione ha permesso a Montezemolo di sfuggire all’ovvia conclusione che Prodi, e soprattutto la sua squadra di meccanici, sarebbe assolutamente incapace di realizzare un efficace pit-stop.
D’altronde lo aveva spiegato lo stesso Prodi il giorno prima quando aveva elevato un vero e proprio peana alla concertazione e al metodo del dialogo, il che non è di per sé da condannarsi ( e posso ben dirlo io che da ministro delle Partecipazioni Statali e da ministro del Lavoro negli anni 80 non mi sono mai sottratto a questo metodo), ma tale metodo comporta che alla fine chi governa sappia decidere anche nel dissenso di coloro con i quali ha dialogato.
Anche Prodi a dire il vero lo ha ammesso, però si è ben guardato da completare tale affermazione con la dichiarazione di essere pronto a decidere anche in dissenso, ad esempio, con quella Cgil con la quale pochi giorni prima si era detto in totale sintonia.
Dal che l’evidente impossibilità di risultare convincente rispetto ad una Confindustria che per bocca del suo presidente gli chiedeva di essere capace di superare la prova del pit-stop.
Il problema quindi non era e non è quello di una Confindustria che non vuole farsi tirare per la giacca, ma quello di un vertice della medesima associazione che non è capace o non ha il coraggio di giudicare le coalizioni in competizione sulla base proprio degli argomenti di analisi circa i problemi dell’azienda Italia che essa stessa ha voluto proporre all’attenzione nel corso proprio del convegno di Vicenza.
Che senso ha ad esempio sottolineare la contradditorietà con quella logica di concorrenza di cui si voleva evidenziare giustamente l’utilità per il Paese, di quel proliferare di aziende pubbliche e municipalizzate (e, aggiungeremo noi, anche di imprese cooperative spadroneggianti in settori strategici quali i grandi lavori, la grande distribuzione e la finanza) e non individuare contemporaneamente la prevalente responsabilità del cosiddetto centrosinistra in questa perversa involuzione della situazione italiana nel corso degli anni novanta.
Ha fatto bene quindi Berlusconi a denunciare l’ipocrisia di tale atteggiamento di falsa neutralità, anche se ora il suggerimento che vorremmo dargli è quello di completare la denuncia con la proposta.
Si concentri il presidente del Consiglio sulla questione del bicchiere mezzo vuoto, richiami all’ottimismo, ma non sfugga all’ammissione realistica delle difficoltà del paese, si renda conto che nei passaggi difficili l’opinione pubblica non si accontenta di vedere ricordato quello che è stato fatto, ma vuole soprattutto conoscere quello che si farà.
Parimenti del competitore non vuole giudicare tanto quello che ha fatto di sbagliato nel passato quanto capire se sarà meno capace di te nel futuro.
Ebbene proprio Vicenza dovrebbe convincere Berlusconi che su questo terreno egli può ancora convincere e quindi alla fine vincere.
Gianni De Michelis
tratto da www.nuovopsi.com
![]()
![]()
![]()




Rispondi Citando
