Del tutto incredibile la diatriba tra Bertinotti e Diliberto (o Luxuria e Rizzo) se venga prima la difesa dei diritti della classe proletaria o quelli civili che poi valgono per tutti.
Direi la solita, immarcescibile, lotta tra poveri (intesa come discriminati, comunque) cui tanto punta "Il padrone" e cioè dividere quelli che, compatti, dovrebbero salvaguardare i diritti di tutti, discriminati come classe e discriminati come diritti civili.
Da sempre "Il padrone" ha giocato su questo e c'ha campato alla grande.
Sarei grata a chi mi trovasse quello splendido film "I compagni" in cui il primo segno di "cedimento" del primo sciopero a Torino i primi del novecento si ha quando, il padrone di una fabbrica chiama, per una piccola riparazione a casa un suo operaio che sta scioperando,stremato, quello, gli confessa (perché i padroni - ed i loro complici - sono bravissimi se vogliono, paternalisti e/o feroci, a seconda di ciò che fa più comodo) che non ce la fanno più i loro compagni e stanno per cedere. A quel punto il padrone sarà inflessibile, l'"intellettuale" che ha istigato gli operai a scioperai scappa, e un mbambino di un operaio che scappava da una manifestazione muore, per un colpo di fucile delle guardie.
Vecchia, vecchissima, immutabile storia!
E questi imbecilli si mettono a discettare se venga prima la diifesa della classe o quella dei diritti!