«A Roma con Berlusconi, da soli nei Comuni»
Secondo Maroni a Varese la Lega dovrebbe correre con una propria lista per garantire il governo della città
Ministro Maroni, ha sentito che in Afghanistan vorrebbero condannare a morte un uomo perché si è convertito al cristianesimo?
«Gran brutto segnale. Anche perché non mi pare che venga dal cosiddetto Islam estremistico. Viene dall’Islam punto e basta. Quando soli e inascoltati denunciamo i pericoli che derivano dall’immigrazione islamica, dall’invasione degli usi e costumi, dalla svendita dei nostri valori, delle nostri tradizioni, della nostra cultura, ebbene veniamo tacciati di razzismo e rozzezza da parte di una sinistra salottiera radical-chic che da tempo ha perso ogni contatto col popolo».
A volte le critiche vengono anche da alcuni ambienti del centrodestra.
«Dal ventre molle del centrodestra. Spero, anzi sono certo, che il popolo sovrano non si farà ingannare da falsi buonisti, che in realtà non fanno altro che chiudere gli occhi per convenienza o per codardia. Nelle urne il popolo sovrano premierà chi da anni sta combattendo una battaglia per la difesa dei propri valori e della propria cultura. Noi andiamo fieri delle nostre radici».
La reciprocità, concetto riconosciuto nei consessi internazionali, viene sistematicamente violata.
«Abbiamo fatto inserire nel programma della Cdl che potranno entrare in Italia i cittadini extracomunitari provenienti soltanto da quei paesi che applicano a 360 gradi il concetto di reciprocità: è ora di finirla di fari i buonisti a senso unico».
Matteo Bianchi, assessore leghista al Comune di Morazzone, ha fatto approvare una delibera in cui il Comune stanzia 500 euro ad ogni bimbo nato nel Comune stesso purché cittadino italiano, o dell’Ue, o svizzero, che non abbia riportato condanne penali dei genitori per reati sui minori.
«Credo che grazie ad azioni efficaci come quella dell’assessore Bianchi avremo un grande successo. Auspico anche che in tutti i Comuni guidati dalla Lega o nei quali la Lega è in maggioranza si applichino iniziative analoghe».
Altro argomento di grande attualità riguarda la diminuzione dei premi Inail alle imprese artigiane.
«È vero. Ho firmato un decreto, in attuazione della Legge Finanziaria 2006 che prevede la riduzione dei premi Inail agli artigiani, categoria imprenditoriale sana, che lavora duro e che non ha mai ricevuto regali dallo Stato, contrariamente a quanto avvenuto per le grandi aziende assistite tipo Fiat. Stiamo cercando di convincere Berlusconi a dare il via libera definitivo ad un provvedimento equo, giusto, atteso da anni dagli artigiani».
Ancora sull’attualità: l’Istat ha detto che nel 2005 si sono registrati 158.000 nuovi occupati e la disoccupazione è scesa al 7,7%.
«Sono dati estremamente positivi, tanto più che vengono conseguiti in un periodo di crescita economica vicino allo zero. Stiamo raccogliendo i frutti della Legge Biagi, che non è vero che provoca precarietà (l’87% dei contratti è a tempo indeterminato), ma crea nuovi posti di lavoro e più efficienza nel mercato del lavoro. Siamo diventati un punto di riferimento in tutta Europa, ricevendo anche convinti applausi dall’Ue per quello che abbiamo fatto e che continuiamo a fare in tema di lavoro».
Veniamo alla Lega. Lei, ministro, ha detto che a Varese il Carroccio dovrebbe correre da solo.
Se fosse per la base, per il sentimento dei militanti, per l’esperienza maturata a Varese con la seconda giunta Fumagalli, cioè di coalizione, noi a Varese dovremmo andare da soli. E, ho detto, di conseguenza che non possiamo andare da soli a Varese e contemporaneamente in coalizione a Busto e Castellanza. In ogni caso la decisione verrà presa dagli organi competenti della Lega. Io non sono segretario provinciale, né nazionale, né federale (e mi guardo bene dall’esserlo). Sono un militante della sezione di Varese che ha a cuore il futuro della città. Vista l’ultima recente esperienza, dico che se dipendesse da me non avrei dubbi: a Varese la Lega deve andare da sola. E penso di interpretare il sentimento della stragrande maggioranza dei militanti varesini. In ogni caso l’importante è che la Lega vinca a Varese e che il prossimo sindaco sia un leghista.
Anche perché Varese è la città simbolo.
Varese è la culla della Lega, nei primi anni ’80 eravamo in pochi con Bossi: ricordo Pietro Reina, Fabio Binelli. La Lega non può permettersi di ammainare la bandiera. La mia personale opinione è che a Varese dobbiamo andare da soli. Così facendo, non solo possiamo vincere, ma possiamo garantire cinque anni di governo onesto e stabile alla città simbolo della Lega.
Il che significa avere mani libere?
«Ciò che succederà dopo il 10 aprile lo vedremo dopo. Se vinciamo le elezioni, rimando a ciò che Umberto Bossi ha detto ieri a la Padania: dobbiamo completare il processo di riforme con l’alleanza della Casa delle Libertà e con Berlusconi premier. Il Cavaliere ha garantito in questi cinque anni l’approvazione della devolution. La vittoria politica a livello nazionale ci consentirà di realizzare la seconda parte delle riforme, cioè il federalismo fiscale».
A Roma con Berlusconi, nei Comuni da soli?
«Abbiamo sempre tenuta distinta la logica del governo nazionale dal governo del territorio. Non a caso, pur essendo in coalizione a Roma e in Regione Lombardia, ricordo che nel 2004 decidemmo di correre da soli alle provinciali. Del resto, nel ’94, quando ci fu la prima esperienza di governo con Berlusconi, Bossi si oppose strenuamente sia al partito unico, sia al gruppo unico alla Camera e al Senato, ma soprattutto si oppose, chiedendo e ottenendo mani libere sul territorio».
Perché la Lega può permettersi queste scelte?
«La Lega è un partito solido perché ha radici profonde, è un partito stabile perché ha una leadership indiscussa, Umberto Bossi, ed è un partito con un progetto molto forte. Queste tre caratteristiche la mettono al riparo da scossoni post elettorali. Nessuno più della Lega può rappresentare elettoralmente e politicamente le regioni del Nord. Nessuno».
Però la Lega ora non guarda più solo alla Padania.
«Ci sono scenari che stiamo analizzando, alcuni dei quali molti interessanti, che vanno oltre la Padania, ma che ovviamente saranno influenzati dal risultato elettorale».
Ma dopo il voto di aprile cosa succede?
La Lega è entrata nella Cdl per un motivo semplice e chiaro: fare la riforma federale dello Stato. Se queste condizioni si ripresentano nel 2006 proseguiremo, altrimenti dovremo decidere cosa fare. E l’unico che può prendere questa decisione è Umberto Bossi.
E il polo autonomista, di cui si parla ogni tanto?
«Bossi già un dozzina di anni fa pensò a uno scenario “a tenaglia”, quando lanciò oltre alla Lega Nord, la Lega Italia Federale, cioè l’esportazione del modello federalista al di là dell’area padana. Questo progetto ambizioso non ebbe grande seguito, ma oggi per la prima volta, a differenza di allora, abbiamo dei leader autonomistici locali, non sono uomini della Lega “esportati”. Si tratta di movimenti locali che hanno deciso di fare un accordo politico con noi».
Il Movimento per le Autonomie?
«Io guardo con grande rispetto e interesse Raffaele Lombardo, perché ha accettato la sfida di correre in Sicilia sotto la bandiera della Lega Nord. Così facendo mette in gioco se stesso, non è un outsider: è un politico con una storia e una reputazione e si gioca tutto su questo tavolo. Avendo deciso di correre con il nostro simbolo, credo che ci sia una prospettiva molto interessante. Però tutto dipende dall’esito delle elezioni politiche. Per ora l’unica preoccupazione dei dirigenti e dei militanti della Lega Nord è fare una campagna elettorale per vincere le elezioni politiche. Tutto il resto sarà messo in agenda dopo il 10 aprile».
Ministro, negli ultimi giorni ci sono stati gli attacchi di Formigoni contro di lei: come li commenta?
«Ribadisco che io non rispondo agli insulti isterici. Prendo atto positivamente, però, dalle dichiarazioni di Formigoni che qualcosa è cambiato. Oggi dice: sì, c’è un problema con Maroni, ma non con la Lega. Le cose sono cambiate in meglio, dunque. Solo dieci giorni fa Formigoni dichiarava “se non arriverà una smentita all’intervista di Bossi a Panorama bisognerà innescare iniziative per garantire il governo della regione anche senza la Lega”. Le smentite non sono arrivate. Qualche giorno prima dichiarava al Corriere della Sera: “Vedo questa sgradevolezza della Lega che continua a pensare di essere chissà chi. E invece sono soltanto sgradevoli e autolesionisti, perché questa scompostezza sfacciata, villana e rozza non rimarrà senza conseguenza”. Si riferiva alla Lega. Se oggi invece dice che i problemi con la Lega li ha risolti e ce li ha solo con me, mi sembra un grande e positivo passo avanti del Governatore, perché riconosce che queste posizioni sulla Lega sono superate».
Tutto superato davvero?
«A differenza di Formigoni io non faccio mai questioni personali, ma sempre e solo politiche. Se lui ha risolto i problemi con la Lega che in modo così forte aveva denunciato solo pochi giorni fa, non posso che essere felice».
Ultimamente il governatore non è stato tenero nei confronti del Carroccio.
«Formigoni, prima che con me se l’è presa con Calderoli e con lo stesso Umberto Bossi, chiedendo l’intervento di Berlusconi per smentire Bossi. Ma ora i problemi che lui ha posto sulla Lega “sfacciata, villana e rozza” sono superati: benissimo».
Formigoni ha anche detto che lei non potrà più fare il ministro.
Io sarò eternamente grato a Umberto Bossi per l’esperienza che mi ha fatto fare, come militante della Lega e come ministro per ben due volte. Se il mio segretario federale mi chiederà di fare nella prossima legislatura il semplice militante sarò onorato di farlo. Quello che succederà a me e alla Lega dentro o fuori dal governo dipenderà esclusivamente dalle decisioni di Umberto Bossi. Spero solo che Formigoni non abbia anche lui l’ambizione di fare il segretario della Lega. Il segretario della Lega per i prossimi 50 anni si chiama Umberto Bossi.
«Bossi ha detto pochi giorni fa: se Formigoni lasciasse il Pirellone darebbe una mano alla sinistra per dire che noi ci muoviamo non con il rispetto delle istituzioni. Risposta di Formigoni: è un problema interno a Forza Italia, la Lega ne stia fuori. Ora mi pare singolare che sia Formigoni a voler interpretare il pensiero leghista».
Un po’ la vicenda di Ulisse.
«Esatto, allora Ulisse tornò da Troia e trovò i Proci che pretendevano di succedergli, e li sbaragliò tutti. Ci sono tanti pretendenti, fuori e dentro la Lega, che vorrebbero prendere il posto di Bossi. Ma io so che Bossi non ha alcuna intenzione di mollare. Ed è un bene per la Lega: finché c’è Bossi, c’è la Lega. Quindi mi auguro che per i prossimi 50 anni Bossi continui ad essere il nostro capo».
E lei, ministro?
«Io non mi metto tra i Proci. Quando Bossi deciderà di smettere di fare politica io lo seguirò: sono nato con lui e non ho alcuna intenzione di proseguire dopo di lui. Quindi non sono in competizione con chi ha ambizioni diverse dalle mie».
Si è parlato di Giancarlo Giorgetti.
«Con Giorgetti ho un buon rapporto, ci sentiamo tutti i giorni: non c’è nessun braccio di ferro tra me e lui. Senza Giorgetti alla guida della Lega Lombarda in questi due anni difficili dovuti alla malattia di Bossi, probabilmente non saremmo qui. Certo, tanti altri hanno contribuito: da Calderoli a Castelli, a Gobbo. Ma il ruolo che ha avuto Giorgetti è stato fondamentale nella tenuta del movimento. Certo, magari su alcune cose abbiamo avuto opinioni diverse, ma il 95% del lavoro è stato fatto in accordo. Non esistono problemi. E la Lega farà un ottimo risultato elettorale».
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