Nessuna guerra dei colonnelli nella Lega»
Ieri ha fatto tappa in città il segretario nazionale del Carroccio Giancarlo Giorgetti
«La sinistra al governo significherebbe una società italiana stravolta in modo irreparabile». Ha usato toni decisamente forti il segretario nazionale della Lega, Giancarlo Giorgetti, per lanciare la volata finale della campagna elettorale. È avvenuto ieri sera, nella tappa comasca al Birrificio di Camerlata, di fronte ad almeno 300 leghisti corsi ad ascoltarlo, tra i quali l'assessore regionale Ettore Albertoni.
«La vittoria dell'attuale minoranza - ha ribadito Giorgetti - significherebbe vivere per sempre senza la speranza di un cambiamento. Questo perché le loro idee sui matrimoni omossessuali e sul voto agli immigrati cambierebbero per sempre il volto della nostra società».
Sui valori della famiglia tradizionale, della difesa delle radici cristiane dell'Italia e sulla chiusura agli immigrati, il segretario nazionale del Carroccio ha invece chiamato allo scoperto gli alleati del centrodestra. «Sulle linee guida del nostro movimento - ha dichiarato Giorgetti - non ci devono essere tentennamenti di alcun tipo. Anche perché le idee forza della Lega sono quelle condivise dalle nostre genti e sono quelle che portano il consenso».
Nella prospettiva del voto politico del 9-10 aprile, e ancor più delle sue possibili conseguenze sulla Casa delle Libertà, Giorgetti è stato sibillino. «Parlare di correre da soli alle prossime amministrative è prematuro - ha osservato - ma noi staremo nell'attuale alleanza soltanto se tutti rispetteranno le nostre linee guida, come peraltro è avvenuto nell'ultima legislatura che ha visto l'accordo politico pienamente rispettato». Una situazione che, secondo il numero due del Carroccio, «a Como non sempre si è verificata, tanto che a suo tempo uscimmo dalla giunta comunale pur rispettando poi gli accordi sul programma».
Giorgetti ha affrontato anche le polemiche sorte nel partito dopo l'esclusione di Cesare Rizzi e Celestino Pedrazzini dai posti utili per tornare a Roma. «Non esiste alcuna guerra dei colonnelli nella Lega, partito che ha una sola linea che è quella di Bossi - ha detto - Semplicemente, abbiamo delle regole che spingono a un ricambio continuo a favore dei giovani meritevoli. E anche se i rappresentanti comaschi scenderanno da 2 a 1, la provincia sarà sempre ben rappresentata».
Infine, un accenno al prossimo referendum sulla Devolution - «Un passaggio decisivo per per l'Italia su cui ci aspettiamo il sostegno degli alleati e della gente» - e una certezza: «Le piccole e medie imprese e gli artigiani votano tutti Lega».
E.C.
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