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  1. #1
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    Predefinito "Un nuovo Cnl anti-Berlusconi"?

    "Un nuovo Cnl anti-Berlusconi"? l'intervista di Ferrero a Repubblica è un delirio

    Chi vuole può leggere qui l'intervista di Paolo Ferrero, a nome della Federazione della sinistra, rilasciata a Repubblica.

    Ritengo quest'intervista di Ferrero un delirio privo di qualunque base nella realtà. Sono le consuete fumisterie espresse per coprire un imbroglio e cioè indorare la pillola degli accordi per le regionali e di quelli successivi, agitando il fantasma del fascismo ed evocando il CLN. L'idea di determinare con il 3% (forse nemmeno quello) le strategie del centrosinistra, che punta invece all'asse con Casini e ha ben altri progetti, ricorda le fantasie di Bertinotti che pensava di spostare a sinistra Prodi con l'aiuto di Casarini.

    Aspettarsi che questa accozzaglia possa battere Berlusconi mi sembra illusorio e ritengo che il PdL vincerebbe lo stesso. In ogni caso, la previsione di un governo autosufficiente senza i voti della Federazione è improbabile già alla Camera ed è praticamente impossibile al Senato: sarebbe indispensabile un coinvolgimento diretto (che è quello che poi in realtà la Federazione vuole). La perla finale è però l'escamotage di utilizzare la legge elettorale attuale, che consentirebbe di mettere in atto questo dalemone e dunque di salvare la democrazia (!!!), per poi cambiare questa stessa legge elettorale salvifica durante la legislatura!

    Alla base di tutto, però, c'è quello che ritengo un errore di analisi. Se non si smette di utilizzare propagandisticamente l'equazione Berlusconi = Fascismo si cade vittime di un autoinganno e di un autoricatto di natura più morale che politica. Berlusconi è un nemico acerrimo ma non è il fascismo e non c'è nessun fronte unico da mettere in piedi. Il fronte unico e lo spettro del regime servono (servivano) solo a mobilitare l'elettorato facendo leva su un elemento mitologico. Un'analisi più rigorosa dimostrerebbe che se Berlusconi ha fatto gravissimi danni a questo paese, danni non minori ha fatto il centrosinistra, che oltretutto è quella parte politica che più di ogni altra si è adoperata per minare la costituzione (a partire dall'introduzione della legge elettorale maggioritaria e dal Titolo V). Anche le riforme del mercato del lavoro che hanno introdotto massicciamente la precarietà in Italia sono frutto prevalentemente dei governi di centrosinistra. Questo non vuol dire recuperare la teoria delle "due destre": se non c'è il fascismo, infatti, non c'è nemmeno il socialfascismo. Vuol dire solo che la presenza di Berlusconi non ci deve obbligare ad andare con D'Alema. Da 20 anni a questa parte non facciamo altro che andare con D'Alema e siamo finiti dove siamo.

    Meno grave, ma altrettanto significativo, è l'errore di chi parla pensando di contare ancora qualcosa e di poter determinare il comportamento di chi è più grosso di lui: non siamo noi a governare i processi ma ne siamo semmai in balìa.

    SGA

    materialismo storico: "Un nuovo Cnl anti-Berlusconi"? l'intervista di Ferrero a Repubblica è un delirio

  2. #2
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    Predefinito Rif: "Un nuovo Cnl anti-Berlusconi"?

    La dirigenza di PRC anche dopo l'era Ferrero ha deciso di insistere sulla linea della democrazia rappresentativa e non su quella partecipativa (l'esperimento del partito sociale dopo l'avvio mi sembra non si stia evolvendo in maniera sostanzionsa). Questo categorizzare l'azione politica in maniera istituzionale e parlamentarista in un epoca di bipolarismo porta poi a questo.

    Non è la via per rifondare il PRC. O Rifondazione si ripensa dall'origine o non ha futuro. Mi piacerebbe leggere i commenti dei compagni di rifondazione in proposito.

  3. #3
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    Predefinito Rif: "Un nuovo Cnl anti-Berlusconi"?

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    Se l'antiberlusconismo genera mostri

    di Salvatore Cannavò



    Ferrero è pronto ad accettare Casini premier pur di battere Berlusconi. D'Alema fa un accordo per diventare presidente del Copasir. Di Pietro sempre più duro. Eppure non siamo al fascismo e la pericolosità di Berlusconi, che pure esiste, si batte solo con un'opposizione sociale e una prospettiva di cambiamento sistemico

    L’antiberlusconismo, viscerale, irrazionale o strumentale, può generare dei mostri. Come quello apparso ieri sulle colonne di Repubblica dove il segretario di Rifondazione comunista ha dichiarato, in un evidente stato di disperazione: “Pronti ad accettare Casini premier pur di battere la destra di Berlusconi”.
    Il gioco in fondo è sempre lo stesso: Berlusconi è lo spauracchio, il pericolo, l’emergenza democratica, qualsiasi soluzione è accettabile, anche allearsi con Casini. In ossequio a questa analisi e a questa politica la sinistra italiana negli ultimi quindici anni ha, via via, accettato tutto: prima Occhetto e la sua “meravigliosa macchina da guerra”, una parte consistente, ma non Rifondazione allora, ha baciato il “rospo” Dini; poi, tutta quanta, è finita nelle braccia di Prodi-Ciampi e poi in quelle ancora più imbarazzanti di Prodi-Padoa-Schioppa. Ha votato la guerra, i sacrifici, i tagli alle pensioni, applicato i Cpt e inaugurato la precarietà con il pacchetto Treu. Il risultato è stato il suo suicidio politico e la conseguente scomparsa dal Parlamento.

    Ma tutto questo non è bastato, l’errore viene ancora perseverato, anche se il diabolicum assomiglia all’ultima spiaggia e nasconde l’illusione che sull’altare dell’antiberlusconismo tutto venga perdonato. Non è così. Non sarà così. Anche perché è l’analisi a essere sbagliata. Non siamo alla vigilia del fascismo e non c’è nessuna eversione costituzionale in atto. Berlusconi, e il berlusconismo, rappresenta un pericolo evidente perché continua ad attaccare le conquiste e i diritti del mondo del lavoro, gestisce, con la Lega, un vero e proprio razzismo istituzionale, rende inagibili le libertà individuali, sessuali, i diritti e le conquiste delle donne, continua la politica imperiale di guerra. Procede soprattutto in direzione di quella “torsione autoritaria” della società e della democrazia italiane che è stata inaugurata circa venti anni - e forse ancor prima all’epoca del Caf di Andreotti, Craxi e Forlani - e che si avvale della debolezza del movimento operaio. Berlusconi è pericoloso, quindi, e va battuto socialmente e politicamente ma non perché prepara il fascismo ma perché interpreta al meglio – grazie anche alla sua capacità di adesione allo spappolamento della società italiana – quell’ “americanizzazione compulsiva” del nostro paese, quel miscuglio di leaderismo, populismo e plebiscitarismo da cui l’Italia sembra essere avvolta e che è il risultato della sconfitta subita dai movimenti antagonisti e dall’opposizione agli inizi degli anni 80, con la conseguente vasta passivizzazione sociale che favorisce il potere e la presa di quell'impasto tra cultura di impresa e potere dei media che è il berlusconismo. Questa condizione, maturando un po’ alla volta, ha generato un fenomeno, particolarmente visibile in Italia, compresi i suoi corollari.
    Tra cui un’opposizione “democratica” – anzi, meglio, una minoranza parlamentare – compiutamente complice della situazione, incapace di vita politica fuori dal governo e che a ogni passaggio delicato e drammatico della vicenda italiana si prona ai piedi del Cavaliere per gestire insieme a lui la “Grande Riforma” del Paese. Una minoranza che ha avallato la riforma della Pubblica amministrazione voluta da Brunetta, che ha spianato la strada allo scippo del Tfr ai lavoratori, che ha inventato i Cpt per i migranti, ha avviato le politiche di precarizzazione del lavoro, vota convintamente a favore delle missioni di guerra. Costituisce il rimedio peggiore del male, visto che ogni volta che ha vinto le elezioni Berlusconi ne è stato avvantaggiato subito dopo.
    Ma espressione speculare, per quanto contraria, del berlusconismo – cioè dell’americanizzazione compulsiva è anche l’attuale antiberlusconismo, viscerale, radicale, spesso pura opinione e astratto dalla materialità delle contraddizioni sociali. Dalla radicalità delle argomentazioni e dalla contestazione del personaggio Berlusconi non sembra discendere, infatti, una capacità di presa sugli effetti della crisi, una critica agli attuali assetti sociali, ma anche democratici, della vicenda italiana e nemmeno la capacità di prospettare un cambiamento reale, un’alternativa sistemica all’altezza della crisi di sistema. Non sembra davvero un movimento che possa impensierire l’attuale governo-
    Sembra, anzi, che una certa americanizzazione della lotta politica, si sia pienamente impadronita anche della modalità di fare opposizione, in cui l’individualismo, l’invettiva radicale e veicolata dalla rete, l’assenza di azione collettiva, la personalizzazione, divengono gli ingredienti fondamentali. Sbagliamo oppure c’è una differenza abissale tra la manifestazione del 5 dicembre a Roma e quella del 12 dicembre a Copenaghen? La prima, canale di espressione di un disagio diffuso ma prontamente rifluito nell’azione individuale dei suoi protagonisti, riemersi forse nell’adesione istintiva, e poco comprensibile, al gesto di Tartaglia e incapaci di generare un movimento reale; la seconda, capace di interpellare una questione epocale del nostro tempo, di puntare il dito non solo contro gli attuali governi ma contro un intero sistema, ed espressione di realtà consolidate – Via Campesina, le Ong, i movimenti giovanili - in grado, forse, di sedimentare un nuovo “clima” internazionale.
    Manifestare contro Berlusconi è doveroso ma deve essere anche utile, finalizzato alla sconfitta politica e sociale dell’attuale blocco di potere – peraltro in evidente crisi interna e nei rapporti con il suo blocco sociale – e quindi in grado di articolare una presa sociale che l’antiberlusconismo attuale non sembra avere. Funziona per una manifestazione di opinione, legata a cittadini e cittadine senza identità sociale o di classe, inadatti a riversare la loro critica all’interno dei rapporti di produzione e di riproduzione, nel vivere concreto delle contraddizioni attuali.
    Tutto questo non sarebbe di per sé un problema: se esiste un movimento “democratico-radicale” di opposizione che si organizza con le proprie forme – la rete? – con le proprie parole d’ordine e i propri ritmi questo non impedirebbe a un movimento più radicato socialmente di realizzare un’analoga sua mobilitazione. In fondo, nel 2002 accanto ai Girotondi c’era un forte movimento No global che durò più a lungo e che ebbe una maggiore capacità di estensione.
    Il vero problema è che l’antiberlusconismo radicale, e un po’ astratto, serve solo a coprire l’unica strategia che la sinistra italiana – nelle sue accezioni maggioritarie, moderate o radicali – sembra conoscere: “l’union sacrée” contro la destra, il Comitato di liberazione nazionale, l’abbraccio di tutto e tutti quelli possono garantire di respingere un pericolo che poi, ogni volta, si ripresenta più forte e più pericoloso di prima. Perché, puntualmente, il Cnl non aggredisce i fattori che hanno portato la destra a vincere, non elimina le condizioni strutturali dello slittamento moderato e reazionario della società italiana e finisce per essere il miglior viatico – con il suo carico di disillusioni, incoerenze e spregiudicatezze – al rafforzamento della stessa destra. Ci può essere uno scenario peggiore di Berlusconi, è bene non dimenticare questo assunto.
    Eppure, si continua con un approccio strumentale. L’uscita di Ferrero, certamente, serve a salvaguardare la possibilità per quel partito di rientrare in Parlamento; le urla di Di Pietro servono a custodire gelosamente un ricco patrimonio elettorale; il Pd ha bisogno di rientrare nei gangli di potere e di garantirsi l’accordo con settori centristi, oggi apparentemente decisivi nella “governante” italiana. In tutto questo circo manca una voce alternativa, politica o sociale che si voglia. Nel 2002 c’era l’altermondialismo, oggi no. E’ chiaro che la costruzione di una nuova sinistra adeguata alla società italiana passa anche per la capacità di mantenere nervi saldi, lucidità di analisi e avversione ai vari opportunisminati. E nella possiblità reale di riconoscere, valorizzare ed estendere un movimento di opposizione sociale, autorganizzato, unificato, in grado di mettere in discussione l’attuale sistema. Solo così si potrà battere anche Berlusconi.

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    Muntzer il Sopravvissuto

  4. #4
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    Predefinito Rif: "Un nuovo Cnl anti-Berlusconi"?

    Aggrappati a Bersani
    TERZO FRONTE - Italia
    Scritto da Leonardo Mazzei
    Sabato 26 Dicembre 2009 105
    A proposito di un’intervista di Paolo Ferrero a la Repubblica
    Un’intervista di Paolo Ferrero a la Repubblica ci costringe a fare il punto sulla deriva degli ex Arcobaleno. Ex Arcobaleno?, dirà qualcuno più pietoso di noi: ma è proprio necessario ricordarglielo ancora? Sì è necessario, per il semplice fatto che questi, non contenti dei disastri compiuti, stanno allegramente perseverando su quella strada. Una coazione a ripetere che la dice lunga sulla tempra e il coraggio del ceto politico dell’ex corte bertinottiana.
    E’ questa una novità? No, è solo una conferma di quel che sapevamo. Ma in questi giorni c’è stata un’accelerazione che merita un commento.
    Per oggi ci limiteremo alla parte dei sinistro-federati (Prc, Pdci, più frattaglie varie). Nei prossimi giorni, non fosse altro che per una doverosa par condicio, ci occuperemo delle comiche disavventure del Santo pugliese e della sua barchetta sinistro-libertaria impegnata in un’improba regata con lo skipper di Gallipoli, al secolo Massimo D’Alema.

    «Anche con il diavolo»
    «Sono pronto ad allearmi anche con il diavolo, a questo punto». E’ questo l’incipit dell’intervista rilasciata da Ferrero il 21 dicembre, sembrerebbe nella doppia veste di segretario del Prc e della neonata “Federazione della sinistra”. A questo punto? Perché «a questo punto»? L’ex braccio destro del Pavone spennato, il ministrucolo che non seppe dire di no neppure alle misure securitarie d’emergenza (autunno 2007) si arrampica ora sugli specchi per giustificare la sua ennesima giravolta.
    Nel giugno scorso Ferrero proclamò: «O con noi o con l’Udc». Commentammo (vedi Alla frutta) che quel discrimine ci pareva improbabile ed artatamente esagerato. Ci chiedevamo infatti: «E che sarà mai l’Udc dopo aver digerito il democristiano Franceschini, il privatizzatore Bersani, il tecnocrate Letta, la teodem Binetti, il bombardatore D’Alema, l’americano Veltroni, l’odioso Rutelli?»
    Eravamo insomma convinti che quel discrimine fosse fasullo, un modo per far passare intanto il nuovo accordo con il Pd, con la ragionevole certezza che quello con l’Udc sarebbe venuto di conseguenza. Evidentemente non si trattava di una previsione difficile.
    Oggi non solo l’Udc va bene, ma (ce lo dice nell’intervista citata) andrebbe bene anche un Casini Primo ministro. Paolo Ferrero è appassionato di montagna, ma qui più che uno scalatore sembra un discesista, più ancora un’escursionista della domenica che sta precipitando a valle, magari inebriato dalla convinzione di aver elaborato chissà quale strategia politica.
    Ma perché tanta spregiudicatezza? Per due motivi: il primo è che bisogna cacciare Berlusconi a tutti i costi (ben venga dunque l’alleanza con il “diavolo”); il secondo è che comunque il Prc (o, se preferite, la Federazione della sinistra) al governo non andrebbe, perché l’attuale legge elettorale garantirebbe in ogni caso al centrosinistra una solida maggioranza anche senza Ferrero e Diliberto.
    Ma Ferrero non era quello dei “contenuti” che devono sempre prevalere sugli schieramenti? Ci sarebbe da ridere. Ma prima di andare a vedere la puerile costruzione iper-politicista avanzata nell’intervista a Repubblica, corre l’obbligo di rispondere alla domanda da cui siamo partiti: perché «a questo punto»? Ma perché le regionali si avvicinano, occorre fare gli accordi ovunque, e raccogliere qualche briciola (cioè qualche seggio) è sempre meglio di niente.
    Questa è la ragione. Tutti gli altri discorsi servono solo ad abbellire la dura realtà di una deriva senza fine, dove oggi la ciambella di salvataggio si chiama Bersani. Lì bisognerà aggrapparsi e lì si aggrapperanno.
    Ma se fosse “soltanto” così non sarebbe ancora niente. Il fatto è che, passo dopo passo, questi bertinottiani senza Bertinotti, costretti ad un matrimonio di convenienza con i cossuttiani senza Cossutta, stanno ripercorrendo in peggio il tragitto che li ha portati dove sono. Con la probabilità, qualora si andasse alle elezioni anticipate, di ritrovarsi nella maggioranza parlamentare a sostegno di un governo assai peggiore del Prodi 2006-2008.
    Per rendersene conto basta leggere i passi salienti dell’intervista a Repubblica.

    Il politicismo dei movimentisti
    Spesso succede che il peggior politicismo, parente stretto del politicantismo, venga proposto da dirigenti di matrice movimentista. Non deve perciò stupire l’improbabile costruzione politicista del movimentista Ferrero.
    Tuttavia, stupore a parte, siamo qui di fronte ad un tentativo che fa acqua da tutte le parti. Leggiamo dall’intervista:
    Repubblica: Rifondazione non aveva rotto per sempre con i governi di centrosinistra?
    «Infatti noi non entreremmo a far parte di un eventuale esecutivo, se la coalizione dovesse vincere le elezioni. Si faccia un accordo di governo all'interno del fronte comune, fra le forze che lo condividono. La sinistra ne resterà fuori, non ripeteremo l'esperienza del governo Prodi».
    Repubblica: Senza mettere becco nella scelta del leader, dovesse essere anche Casini o un uomo del centro?
    «Senza mettere becco sul candidato premier, è una questione che riguarderebbe i partiti che hanno firmato l'accordo di governo».
    Repubblica: Una specie di neo-desistenza politica fra Rifondazione e il centrosinistra.
    «Io la chiamo una somma di voti per l'emergenza democratica».
    Repubblica: E poi il Prc ricomincerebbe come al solito a far ballare in Parlamento la coalizione.
    «Con l'attuale legge elettorale, il premio di maggioranza è tale da assicurare pieni margini di manovra all'accordo di governo».
    Ricapitoliamo il piano dello stratega piemontese: a) nasce un fronte comune antiberlusconiano (in pratica il “Cln” evocato da Casini); b) dentro quel fronte le altre forze fanno un accordo di governo, dal quale i sinistro-federati resteranno fuori; c) il premio di maggioranza renderà ininfluente i voti di questi ultimi; d) tutti vivranno felici e contenti: Casini andrà a Palazzo Chigi, per Fini si schiuderanno le porte del Quirinale, il Pd tornerà al governo benché dimagrito, a Di Pietro un posto si troverà.
    Già, ma per fare quale politica? E chi se ne importa! Sicuramente una politica antipopolare ed atlantica, ma chissenefrega: gli astuti sinistro-federati mica saranno al governo, né nella maggioranza parlamentare, si saranno invece ritagliati un angolino per la loro opposizione di facciata.

    Una concezione disperata e disperante
    Possiamo dire che una simile concezione della politica è disperata? Sicuramente, per chi prova a seguirne la logica interna, possiamo affermare che è disperante.
    E’ disperata e disperante perché non è minimamente credibile, ma se per pura ipotesi lo fosse sarebbe anche peggio.
    La costruzione ferreriana altro non è che la formula del 1996 in versione 2010. Giustamente l’intervistatore richiama infatti alla memoria la “desistenza”. Anche allora lo schema era quello di battere Berlusconi, portare a casa un buon numero di parlamentari, che avessero però il curioso “privilegio” di essere ininfluenti. Berlusconi venne battuto, i parlamentari vennero eletti, ma non ebbero quel “privilegio” e finì come finì. Perché dovrebbe andare diversamente questa volta?
    Naturalmente, ogni previsione di questo tipo è sostanzialmente impossibile, ma comunque lo schema poteva senz’altro funzionare meglio con il sistema uninominale e maggioritario di allora che con quello attuale, proporzionale con premio di maggioranza. La sicurezza spacciata da Ferrero è dunque un patetico bluff di un disperato costretto a sparare “certezze” laddove l’incertezza la fa da padrona.
    Ma ipotizziamo per un attimo che i calcoli di Ferrero siano giusti. Bene, il messaggio che invia al suo elettorato è il seguente: votateci ma non troppo che altrimenti rischiamo di diventare “influenti”, mentre noi – da “ininfluenti” – scateneremo una grande opposizione, che dovrà però stare bene attenta a non far cadere il governo per quanto antipopolare esso sia, altrimenti al posto del “diavolo” con il quale ci siamo alleati, tornerebbe il bau-bau di cui ci siamo liberati. E, soprattutto, correremmo il rischio di dover votare di nuovo con il pericolo di poter tornare “influenti”.
    Difficilmente può esistere una concezione più subalterna di questa.

    La (futura) legge elettorale
    Ma Ferrero, nel tentativo alquanto goffo di salvare la faccia, rispolvera anche un altro argomento, quello della legge elettorale. Per il segretario del Prc, in caso di elezioni anticipate, il fronte comune dovrebbe avere «al centro due questioni-chiave. Primo: difesa della democrazia e legge sul conflitto di interessi. Secondo: una futura legge elettorale, sul modello tedesco, per chiudere con la sventurata stagione del bipolarismo».
    Domanda: quando mai ci si può presentare alle elezioni politiche – a maggior ragione in uno scenario di crisi come l’attuale – prescindendo dalle questioni economiche, sociali, della politica internazionale?
    Inoltre, lasciando qui perdere la mitica legge sul “conflitto di interessi”, sempre all’ordine del giorno quando Berlusconi è al governo e puntualmente accantonata ogni volta che ci va il centrosinistra, chi l’ha detto che il sistema tedesco sia di per sé anti-bipolare?
    Sicuramente, nelle stesse classi dominanti che hanno voluto il bipolarismo è in atto una riflessione sulla necessità di passare ad un sistema più funzionale. L’obiettivo è sempre lo stesso, la “governabilità”, nel senso della miglior gestione dei loro interessi di classe, accompagnata dalla sterilizzazione preventiva di ogni opposizione. Nello specifico della situazione attuale il problema per lorsignori è quello di formare un blocco abbastanza potente da poter mettere all’ordine del giorno una linea di pesanti sacrifici per le masse popolari.
    Probabilmente oggi il sistema tedesco, voluto anche da Casini, risponde meglio a quell’esigenza. E’ quindi apparentemente curioso che tale sistema venga richiesto con impeto degno di miglior causa dai sinistro-federati.
    Ma è curioso anche perché non si capisce come possano essere così sicuri di risalire al 5%. Forse il 5% previsto dal sistema tedesco potrà essere tradotto in italiano nel 4%, ma non gli basterebbe ancora.

    Le elezioni regionali
    Nelle elezioni regionali si ha la riprova del fatto che il sistema tedesco non è di per sé anti-bipolare. Alle regionali si vota infatti con il sistema proporzionale con sbarramento ma, guarda caso, i sinistro-federati sono i primi a mettere al centro la necessità delle alleanze. Dunque non è affatto vero che quel sistema svincoli dalla logica delle “coalizioni forzose”, quando è invece del tutto evidente che lo sganciamento da quella logica non è una mera questione di meccanismi elettorali, quanto piuttosto un fatto di volontà politica.
    Ed è proprio alla questione delle regionali che ci riporta, assai significativamente, la parte finale dell’intervista di Ferrero, che si conclude con questa affermazione: «Pronti a sostenere Vendola in Puglia ma a Sinistra e Libertà chiediamo di difenderci in Lombardia dai diktat Pd di Penati».
    Insomma, altro che storie, l’accordo va fatto ovunque, anche in regioni come la Lombardia dove non è certo in ballo il governo della regione. E va fatto con chiunque, anche con il Pd di Penati, confindustriale e mezzo leghista.
    Sinceramente dobbiamo ringraziare Ferrero per la sua chiarezza, nella certezza che lui non potrà ringraziarci per la nostra previsione elettorale: una sberla ancora più dura di quella delle europee.
    Ma lo ringraziamo anche per un altro motivo: l’aver confermato il segreto di Pulcinella dell’operazione Casini-Fini-D’Alema per un governo d’emergenza.
    Un’operazione talmente chiara, talmente antipopolare, così platealmente benedetta dalle oligarchie e dai padroni d’oltreoceano, da richiedere fin da ora l’approntamento di un fronte d’opposizione democratico e popolare.


    Aggrappati a Bersani

  5. #5
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    Predefinito Rif: "Un nuovo Cnl anti-Berlusconi"?

    Certe cose fanno venire voglia di votare Berlusconi.. Non so quanto stia ironizzando eh...

  6. #6
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    Predefinito Rif: "Un nuovo Cnl anti-Berlusconi"?

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    Sono due facce della stessa medaglia, il meno peggio non esiste!

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  7. #7
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    Predefinito Rif: "Un nuovo Cnl anti-Berlusconi"?

    Un nuovo C.L.N. è ciò che noi di Humus ci auguriamo e per il quale lavoriamo.
    Ovviamente,prevedendo sicure "battute di spirito", noi siamo per un nuovo C.L.N., ma che sia composto da tutte quellele formazioni politiche e singoli individui che combattono in toto questo sistema politico e le diverse faccie di cui è composto, faccie che vanno dalla cosiddetta Federezione di sinistra alla Fiamma tricolore.

    A pugno chiuso!

  8. #8
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    Predefinito Rif: "Un nuovo Cnl anti-Berlusconi"?

    Citazione Originariamente Scritto da Patriota Rosso Visualizza Messaggio
    Un nuovo C.L.N. è ciò che noi di Humus ci auguriamo e per il quale lavoriamo.
    Ovviamente,prevedendo sicure "battute di spirito", noi siamo per un nuovo C.L.N., ma che sia composto da tutte quellele formazioni politiche e singoli individui che combattono in toto questo sistema politico e le diverse faccie di cui è composto, faccie che vanno dalla cosiddetta Federezione di sinistra alla Fiamma tricolore.

    A pugno chiuso!
    Un CLN simile potrebbe funzionare solo in un momento di palese straordinarietà degli eventi politici della nazione (stato totalitario in senso stretto e militarizzato, guerra civile) e non in uno stato del sistema fluido e liquido come quello odierno.
    Oltretutto prima bisognerebbe interrogarsi su come le strutture che dovrebbero comporre un organismo simile (parlo delle strutture e non dei singoli che ne fanno parte) possano essere considerate potenziali di abbattimento del sistema.
    Infine c'è la fase propositiva. Abbattere per costruire. Ma cosa? Come? Come trovare una convergenza?

  9. #9
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    Predefinito Rif: "Un nuovo Cnl anti-Berlusconi"?

    Ferrero, genio e sregolatezza!

    Un po' di alcaseltzer per loro e i loro (pochi) elettori e lo stracotto di sinistra verrà tranquillamente digerito dal resto d'Italia.

  10. #10
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    Predefinito Rif: "Un nuovo Cnl anti-Berlusconi"?

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Un CLN simile potrebbe funzionare solo in un momento di palese straordinarietà degli eventi politici della nazione (stato totalitario in senso stretto e militarizzato, guerra civile) e non in uno stato del sistema fluido e liquido come quello odierno.
    Oltretutto prima bisognerebbe interrogarsi su come le strutture che dovrebbero comporre un organismo simile (parlo delle strutture e non dei singoli che ne fanno parte) possano essere considerate potenziali di abbattimento del sistema.
    Infine c'è la fase propositiva. Abbattere per costruire. Ma cosa? Come? Come trovare una convergenza?
    Caro Sandinista,ovviamente non sono d'accordo.
    Non credo che per creare un nuovo CLN che possa considerarsi movimento di massa si debba aspettare,per estremizzare, fiumi di sangue.
    E comunque noi siamo abbastanza avanti nella teoria, e i problemi che te hai giustamente posto li abbiamo già da tempo affrontati e per quanto ci concerne quasi risolti.
    Basilare è comunque la volontà di intraprendere una discussione sincera e costruttiva se si è realmente intenzionati a percorrere questa strada.

    Noi siamo disponibili!

    C'è nessun altro????

    A pugno chiuso!

 

 
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